Gli animali di Chernobyl ci svelano quanto noi umani siamo insignificanti

tratto da: https://www.corriere.it/animali/bonnie-e-co/notizie/gli-animali-chernobyl-ci-svelano-quanto-noi-umani-siamo-insignificanti-b4881cfe-8d5c-11e9-98ba-037337dafe50.shtml?fbclid=IwAR3tGCBEQQmMkrRN3UlTLT77L_LEeA8JBhXQTjav29IuCHiHzPqYtsd2J00


Gli animali di Chernobyl ci svelano quanto noi umani siamo insignificantiUn bisonte immortalato da una delle trap cam del Chernobyl Centre 
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Nella quarta puntata di «Chernobyl» (un piccolo capolavoro sulla stupidità criminale della burocrazia totalitaria, in onda da questa settimana su Sky Atlantic) c’è una lunga sequenza dedicata ad una squadra di decontaminazione cui è stato assegnato un compito spaventoso: uccidere e seppellire sotto una colata di cemento tutti gli animali presenti nell’area, perché contaminati dalle radiazioni. Bacho, il caposquadra, è un reduce dell’Afghanistan e conosce l’orrore della guerra, ma ciò nondimeno è sconvolto: Dovete ucciderli con un solo colpo, è un ordine – scandisce ubriaco di vodka –. E vi ammazzo se li fate soffrire». Questo accadeva nel maggio del 1986. E poi? Che cosa è successo negli anni successivi? Ci sono animali a Chernobyl trentatré anni dopo l’esplosione?
Chernobyl, per quanto possa suonare impossibile, è oggi una delle oasi naturali più ricche di biodiversità del pianeta: è, letteralmente, un paradiso terrestre. Peter Hayden, un documentarista neozelandese, nel 2007 è entrato nella zona contaminata, dove dal 1986 non vive più un solo umano, e ha raccontato la storia di una gatta di tre anni e dei suoi micetti, di un giovane lupo solitario che finalmente trova la sua compagna, di due cuccioli di orso che esplorano le case abbandonate… e poi cervi e cavalli selvatici, aquile e cinghiali, alci e civette, castori e linci, insetti multicolori e vegetazione lussureggiante. Il documentario si intitola «Chernobyl Reclaimed: An Animal Takeover» e merita davvero di essere visto. Tre anni fa un inviato del National Geographic ha compiuto un viaggio analogo e ha raccontato con uguale meraviglia l’esplosione della vita animale intorno alla centrale che tuttora emette radiazioni. Come è possibile? 
La scomparsa dell’uomo ha significato la scomparsa dei pesticidi, dei gas di scarico e di ogni altra forma di inquinamento, nonché dei cacciatori e delle automobili, migliorando drasticamente, nel giro di pochi anni, la qualità dell’ambiente e le opportunità di vita. E questo spiegail ripopolamento impetuoso della fauna selvatica, tranne che per un dettaglio: la radioattività. Gli studiosi non hanno una spiegazione certa, ma l’ipotesi più probabile è che l’attesa di vita degli animali sia troppo breve per consentire lo sviluppo di cellule tumorali; in aggiunta, gli animali si riproducono molto più rapidamente di noi e dunque, in assenza della pressione antropica, ristabiliscono senza difficoltà l’equilibrio eventualmente intaccato da morti premature. Infine, non sono state rilevate mutazioni genetiche significative, tranne il piumaggio di un uccello e poco altro. 
A me pare che questa storia contenga più di un insegnamento. Tanto per cominciare, cancella una volta per tutte le immagini apocalittiche legate al disastro nucleare: anziché un deserto dove sopravvivono giusto i coleotteri, come ci hanno insegnato i film di fantascienza e i rapporti degli esperti, il paesaggio post-atomico è invece una copia del Giardino dell’Eden prima che Dio ci creasse. O, detto in un altro modo: gli umani pacificamente intenti alla loro vita quotidiana sono più pericolosi per la natura dell’esplosione simultanea di 200 bombe di Hiroshima (questa è stata la potenza di Chernobyl). E tuttavia, per un tragico contrappasso, sono anche le sole vittime dell’incidente: siamo noi, infatti, gli unici esseri viventi che non possono vivere a Chernobyl, perché moriremmo di cancro e non riusciremmo a riprodurci abbastanza in fretta per evitare l’estinzione. E anche qui c’è un insegnamento: via via che ci allontaniamo dallo stato naturale migliorano le nostre condizioni individuali (per dire, viviamo il doppio dei nostri cugini scimpanzè), ma peggiorano le nostre probabilità di sopravvivenza al di fuori della sfera tecnologica in cui siamo immersi fin dalla nascita (anzi, dal concepimento). L’apocalissi nucleare, che è poi il rovescio impaurito della nostra sfrenata ambizione prometeica a comandare l’universo, non è affatto un’apocalissi: tutt’al più è l’estinzione di una specie. La nostra. 
Qui sta secondo me l’ultimo e più importante insegnamento degli animali e delle piante di Chernobyl: noi umani non abbiamo tutto questo potere, non siamo così importanti. Noi umani non siamo i signori della Terra né i padroni della natura, e per quanti disastri possiamo combinare restiamo insignificanti e marginali. Possiamo fare molto male a noi stessi, questo sì: ma neppure l’esplosione di una centrale nucleare riesce a cancellare la natura. Al contrario, la rende infinitamente più ricca e lussureggiante. Smettiamola dunque di voler salvare il pianeta: è noi stessi che potremmo dover salvare.

Il Biologico in Italia

Perché dire no ai pesticidi
Numerose pubblicazioni scientifiche, studi tossicologici ed epidemiologici dimostrano la tossicità di molte sostanze impiegate in agricoltura e la loro pericolosità per la salute umana.
I prodotti fitosanitari (o pesticidi, nell’accezione anglosassone) si sono rivelati assai più pericolosi di quanto fosse stato inizialmente previsto, sia per gli equilibri eco-sistemici sia per la salute umana.
Mentre per decenni ci si era concentrati sugli effetti tossici di queste sostanze nei soggetti ad esse direttamente esposti per motivi occupazionali, la preoccupazione di scienziati e medici di tutto il mondo si è progressivamente spostata sulla popolazione generale e soprattutto sugli organismi in via di sviluppo, notoriamente assai più sensibili a queste sostanze.
Sono ormai passati oltre 50 anni da quando una scienziata statunitense, Rachel Carson, scrisse un libro importantissimo e a quell’epoca rivoluzionario. Si intitolava ‘Primavera silenziosa’ e parlava del fatto che gli uccelli stessero scomparendo dai campi americani, i primi in cui furono utilizzate in maniera massiccia le sostanze chimiche (una buona parte delle quali era frutto dalla ricerca bellica).
Da allora molte cose sono cambiate: leggi e norme hanno proibito alcuni pesticidi, come l’atrazina, i controlli sui cibi che arrivano dai campi alla nostra tavola sono più stringenti e in molti casi i residui presenti su ciò che mangiamo sono diminuiti, ma..
… i pesticidi hanno conquistato il mondo, assieme all’agricoltura industriale, e stanno trasformando le campagne dell’Asia, dell’Africa, dell’America Latina in un grande contenitore di sostanze chimiche.
Oggi il quantitativo globale dei pesticidi accumulati nel suolo, nell’acqua, nel nostro corpo e addirittura nell’atmosfera è incredibilmente più alto, perché si stratta, in buona parte, di sostanze che non si degradano, ma si accumulano negli organismi viventi e nell’ambiente.
Se i residui nei cibi che arrivano sulle nostre tavole sembrano almeno teoricamente sotto controllo, è invece totalmente fuori controllo – perché nessuno studio viene compiuto in questo ambito – il risultato sulla nostra salute dell’assunzione di tanti principi chimici differenti con la dieta quotidiana. Si tratta di un vero e proprio cocktail di sostanze chimiche sui cui effetti si sa ancora troppo poco per poterli considerare sicuri.
Cosa è l’agricoltura biologica
È un metodo di produzione agricola che si basa sul rispetto dei cicli naturali minimizzando l’impatto sull’ambiente delle attività dell’uomo secondo questi principi:
  • Mantenere la fertilità della terra con l’apporto costante di sostanza organica
  • Coltivare utilizzando solo sostanze di origine naturale e con il divieto di utilizzo di prodotti di sintesi chimica (pesticidi, diserbanti, concimi chimici)
  • Praticare la rotazione delle colture per evitare l’eccessivo sfruttamento del suolo
  • Mantenere la biodiversità utilizzando specie vegetali per la coltivazione e razze animali per l’allevamento più adatte alla diversità degli ecosistemi locali
  • Allevare il bestiame all’aria aperta, alimentato con foraggi biologici e senza l’uso di antibiotici in via preventiva o come promotori della crescita
  • Escludere per le produzioni biologiche l’utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM)
A definire tutto questo insieme di norme sono i  regolamenti europei (CE 834/2007 e CE n.889/2008) che entrano nel merito dei dettagli: se non si rispettano questi principi non si ha diritto alla definizione e alla certificazione bio. Coltivare con il metodo biologico significa quindi produrre nel rispetto dell’ambiente, preservando le risorse naturali, suolo, acqua, aria e seguendo la stagionalità per produrre cibo sano per i cittadini.

Liberi dai pesticidi: l’Italia comincia dai Comuni

Distanze di sicurezza per l’uso dei pesticidi, informazione ai cittadini, sostegno al biologico in città e sui campi: dai territori e dalle associazioni le richieste al piano di azione nazionale sui fitofarmaci.

Vallarsa, dove chi non coltiva bio deve attivare una polizza assicurativa per il risarcimento di spese e danni prodotti dall’inquinamento causato dalla sua attività. Belluno, che volente o nolente si è ritrovata nell’area di produzione del prosecco e nel grande abuso di pesticidi. Carmignano, che dopo il divieto d’uso del glifosato su tutto il territorio comunale e l’approvazione del regolamento che vieta pesticidi sul verde urbano, punta a diventare 100% bio entro la fine del prossimo anno. E ancoraMelpignano, dove il Comune concede terreni ai giovani e ai disoccupati a patto che coltivino biologico, e piantino almeno una specie tradizionale. Infine, Tollo, dove i coltivatori bio danneggiati dalla dispersione accidentale di pesticidi da campi vicini hanno diritto a un indennizzo. Sono solo cinque dei quasi 70 comuni italiani che hanno regolamentato l’uso dei pesticidi: una lista parziale destinata ad allungarsi.

“Liberi dai pesticidi”, il convegno che dà voce ai Comuni

Sono i loro sindaci a raccontare le storie di comunità locali che si sono attivate per salvaguardare la salute dei cittadini e dell’ambiente partendo dai regolamenti cittadini: divieto di pesticidi nei giardini pubblici, sulle alberature e le aiuole, soprattutto nei parchi giochi e nelle scuole. Ma anche aiuto concreto a chi, nelle aree agricole periurbane, vuole coltivare senza ricorrere alla chimica di sintesi. Lo hanno fatto nel convegno “Liberi dai pesticidi: l’Italia comincia dai Comuni” organizzato da Cambia la Terra, la campagna voluta da FederBio con Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente e Wwf. Un incontro che si è tenuto proprio in coincidenza con una delle tappe per la realizzazione del prossimo Piano di Azione per l’uso sostenibile dei pesticidi (Pan), alla revisione presso i ministeri competenti, prima di essere avviato alla consultazione pubblica.

Mammuccini: “diamo voce all’impegno dei Comuni liberi da pesticidi”

“Aumento delle superfici coltivate ad agricoltura biologica, eliminazione dei pesticidi dannosi per le specie protette nelle aree tutelate in base alle direttive Ue (siti Natura2000), tecniche bio per la gestione del verde pubblico e privato in città, controllare la dispersione di fitofarmaci a seguito dei trattamenti dei campi, distanze di sicurezza tra case e campi dove si usa chimica di sintesi così come tra coltivazioni biologiche e non per evitare contaminazioni accidentali. Molte delle richieste che una vasta coalizione di associazioni ha rivolto al governo per la redazione del nuovo Pan prendono spunto proprio dalle pratiche virtuose dei Comuni liberi dai pesticidi cui oggi abbiamo voluto dare eco”, dice Maria Grazia Mammuccini, portavoce di Cambia la Terra. “Con Federbio e una vasta coalizione di associazioni del biologico, ambientali e della società civile (Aiab, Associazione per l’agricoltura biodinamica, Fai, Firab, Greenpeace, Isde-Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Wwf) abbiamo chiesto l’apertura di un confronto che porti passi in avanti rispetto al precedente PAN del 2014, un atto di indirizzo che di fatto non ha definito obiettivi tangibili e monitorabili di riduzione d’uso dei pesticidi di sintesi chimica e ha dato priorità a metodi che ne fanno largo uso invece di favorire pratiche agricole rispettose della salute dei cittadini e dell’ambiente come l’agricoltura biologica e biodinamica”.
È insomma un’Italia che parte dalle esperienze locali, dall’impegno concreto di sindaci e amministratori locali, dalle richieste di gruppi di cittadini organizzati sui territori (ad esempio quelli che hanno promosso le Marce contro i pesticidi nel Veneto, o il Gruppo No Pesticidi che si muove sui social a colpi di decine di migliaia di adesioni) quella che si incontra nel convegno Liberi da pesticidi. Per portare non solo il racconto di esperienze che stanno funzionando ma anche delle proposte agli indirizzi futuri della politica nazionale sull’agroecologia.

Perché i Comuni dicono no ai pesticidi?

Tanti i motivi per dire no ai pesticidi e tutelare il territorio che amministrano. I sindaci riuniti a Roma da Cambia la Terra ne hanno ricordati alcuni durante i loro interventi. È Edoardo Prestanti, Sindaco di Carmignano (Prato), a sottolineare che in un “contesto come quello del pistoiese con la massiccia presenza di monocolture, aziende florovivaistiche e in un’area di forte industrializzazione, occorre ripartire dal basso. A me piace chiamarla un’alleanza per la democrazia dei beni comuni”. Annunciando l’arrivo di un apiario di comunità “perché le api sono sentinelle straordinarie della qualità ambientale”, è il Sindaco di Melpignano (Lecce) Ivan Stomeo a puntare sui Comuni d’Italia. “Sono un motore straordinario: occorre ripartire da queste realtà anche quando si parla dello straordinario potenziale dell’agroecologia. Noi lo stiamo facendo”. Spetta al Sindaco di Tollo (Chieti) Angelo Radica coniare lo slogan della giornata: piccoli passi, veloci. Parlando della sua realtà – l’84% di territorio coltivato a vitigni a pergola – spiega: “intervenire in una situazione come questa può essere esplosivo. Noi stiamo applicando la politica dei piccoli passi. Ma veloci. E tutto passa sempre per una grande attenzione all’informazione. Informazione che deve essere capillare e costante: così si può tenere aperto il dialogo e il confronto con la popolazione”. A Vallarsa (Trento), spiega il Sindaco Massimo Plazzer, “abbiamo voluto operare in modo tale che le generazioni future non si ritrovino a dover far fronte ai danni causati dall’agricoltura intensiva. Per questo abbiamo introdotto assicurazioni e fideiussioni”. “L’agricoltura per un territorio è importantissima”, spiega il Sindaco di Belluno Jacopo Massaro. “È importante perché significa che quel territorio non è ceduto all’abbandono. Penso che l’agricoltura di qualità sia il valore aggiunto per un’area che punta sul turismo. Ma l’obiettivo non può essere centrato attraverso il conflitto. Il conflitto non paga. Paga invece un sistema di incentivi e disincentivi per chi sceglie il biologico e chi no”.

Quali sono le richieste?

Le richieste che sono emerse dall’incontro romano sono puntuali. Ridurre tutti i rischi: adozione di tecniche biologiche per la manutenzione delle aree non agricole (rete viaria, ferroviaria) con particolare attenzione al verde pubblico e privato. Affrontare con adeguati sistemi di monitoraggio e controllo la cosiddetta ‘deriva’ (ovvero la dispersione dei pesticidi) per garantire la tutela della popolazione, dei corpi idrici e delle produzioni biologiche che rischiano il declassamento in caso di contaminazione. Introdurre delle distanze minime dalle abitazioni e dalle coltivazioni biologiche dai campi convenzionali. Durante i trattamenti con fitofarmaci di sintesi garantire una adeguata informazione ai cittadini residenti nelle aree rurali. Valutare nuove regole per i principi attivi ritrovati con maggiore frequenza nelle acque a seguito del monitoraggio condotto dall’Ispra. Colmare il ritardo del Pan rispetto all’agricoltura biologica, puntare al raggiungimento del 40% della superficie agricola coltivata a bio con strumenti idonei di formazione, consulenza e informazione. Eliminare dai siti Natura2000 i pesticidi di cui è stata accertata la nocività per habitat e specie delle Direttive UE biodiversità, promuovendo la conversione al metodo al biologico per le aziende nelle aree protette. Rafforzare gli investimenti in ricerca e innovazione per l’agroecologia verso tecniche colturali che escludano o riducano drasticamente la necessità d’uso dei pesticidi. Promuovere progetti di formazione e di supporto tecnico per l’innovazione e per la diffusione di approcci agroecologici e mezzi di lotta biologica anche sostenuti da adeguati investimenti su strumenti e sistemi di monitoraggio agrometeorologico. Coinvolgere nel percorso di applicazione del Pan, oltre alle istituzioni pubbliche, le Associazioni agricole, ambientaliste, dell’agricoltura biologica, dei consumatori e il mondo scientifico. 

“Liberi dai pesticidi”, chi ha partecipato

Al convegno, oltre a Jacopo Massaro (Sindaco di Belluno), Edoardo Prestanti (Sindaco di Carmignano -Prato), Ivan Stomeo (Sindaco di Melpignano -Lecce- e delegato Anci all’Energia e rifiuti ), Angelo Radica (Sindaco di Tollo – Chieti), Massimo Plazzer (Sindaco di Vallarsa -Trento) partecipano Maria Grazia Mammuccini, portavoce di Cambia la Terra e ufficio di presidenza FederBio; Carlo Zaghi, Direzione generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali Ministero dell’Ambiente; Emanuela Pace, ricercatrice Ispra; Laura Viganò, ricercatrice Crea; Patrizia Gentilini, medico oncologo e membro di Isde Italia – Medici per l’ambiente; Daniela Sciarra, responsabile filiere agroalimentari Legambiente; Federica Luoni, Area Conservazione Natura Lipu; Franco Ferroni, responsabile Agricoltura & Biodiversità Wwf; Elisa Mussio, Pesticide Action Network (Pan)-Europe Campaigns and Communications assistant; il Comitato Marcia Stop Pesticidi; Renato Bottiglia, coordinatore del Gruppo No Pesticidi.

Memo-ninfea - Newsletter Estate 2019

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Per info costi e prenotazioni: Jasmìn 348 952 2072 - Deepak 348 858 5711

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Pratica di danza, movimento consapevole integrato all'esperienza di qualità archetipe di dee di tradizioni diverse. Un invito ad immergersi nell'universo femminile, assaporare aspetti diversi, condividere e riscoprire se stessi nel movimento e nella vera bellezza. Evento esclusivo per donne.

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IN FORMA NEL POST PARTO – MAMMA & BAMBINO

Dal 21 giugno al 2 agosto, il venerdì, dalle 10.00 alle 11.00

Un ciclo di 7 incontri (4 di Bioginnastica e 3 con l’ostetrica) per mamme e bambini (a partire dai 40 giorni dopo il parto, e fino alla fase di pre-gattonamento) per ritrovare armonia e integrazione dopo il parto, tenendo accanto a sé il proprio piccolo.

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CORSO PREPARTO “RI-PARTO-RI-AMO”
PER COPPIE CHE HANNO GIÀ FIGLI


26/06 – 3 e 10/07 ore 9.30-12.00 (solo per le mamme)
17 e 31/07 – 7/08 ore 19.00 -21.00 (per la coppia)


Un percorso con l'ostetrica di 6 incontri (di cui 3 di coppia), per prepararsi ad affrontare nuovamente il parto, l’accoglienza e l’accudimento di un nuovo bambino.

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BABY MASSAGGIO E CONTATTO

Da giovedì 27 giugno alle ore 09:30

Un percorso di 4 incontri per conoscere tocchi e massaggi per entrare in un contatto dolce e profondo con il nostro bimbo. Le coliche, lo stress e l’evoluzione psico-motoria sono alcuni dei temi trattati assieme all'ostetrica e condivisi nel gruppo. Per mamme e papà con bambini fino alla fase di pre-gattonamento.

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MANOVRE SALVAVITA PEDIATRICHE

4 luglio ore 19.00 - 7 settembre ore 9.00

Lezione teorico - pratica sulle manovre di disostruzione pediatrica, con un'ostetrica istruttrice dell'American Heart Association. Prenotazione obbligatoria. Evento gratuito con tessera associativa a Mamaninfea®.


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Dall'8 al 29 luglio, il lunedì dalle 11.15 alle 12.15

La ginnastica per la gravidanza ti aspetta in edizione estiva, ma con la consueta formula: frequenti quando vuoi! Prima lezione di prova gratuita. 

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Tornano gli appuntamenti estivi con la Bioginnastica®! Tre incontri speciali per dedicarsi a se stessi e alla cura del proprio benessere.

lunedì 8 luglio ore 20 - 22.30
SPALLE, BRACCIA E ZONA CERVICALE

lunedì 5 agosto ore 20 - 22.30
BACINO, ZONA LOMBARE E PAVIMENTO PELVICO

lunedì 2 settembre ore 20 - 22.30
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Non smettiamo di leggere ai bambini

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In tante di quelle favole, sovente sottovalutate, si nasconde il senso della vita, le difficoltà che fisiologicamente s’incontreranno lungo i cammini, il coraggio e la gioia di superarle o semplicemente accettarle, lasciare che scorrano, come acqua che le rocce non possono arginare. E anche qui sta l’autentico maturare: il comprendere che non si può combattere il tutto e sempre, che è sterile e controproducente il farlo; saggezza sta nel cercare di navigare l’oceano dell’esistere, e grande godimento interiore nel bramare a farlo con la maggiore dignità possibile.Che ognuno possa scoprire l’incanto dell’infanzia, la magnificenza del chiaroscuro in tocchi sapienti, e i volti sorpresi, spaventati dei bambini, dinanzi all’imprevisto della narrazione. Cosa accadrà durante il prossimo capitolo? Cosa accadrà, nel domani della nostra vita?A volte scriveremo noi stessi, ipotizzando già una fine degna di quel romanzo, a volte invece attenderemo, con ansia oppure no – e sarà giusto così – ciò che sarà giacché forse, forse, come dice qualcuno “È tutto già scritto”, o forse qualcosa più in alto dell’umana comprensione farà in modo che il capitolo scorra come deve, e soltanto il tempo lo renderà chiaro.
tratto da:
https://comune-info.net/non-smettiamo-di-leggere-ai-bambini/

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Due giornate assolutamente gratuite a Casa di Tano. Da non perdere

da Riccardo Barba:

cari amici di Casa di Tano
vi invitiamo ad un evento molto interessante, è una rara occasione per vedere in diretta il rito del Mandala eseguito da un gruppo di monaci  tibetani che vivono in esilio in India; vengono dal tempio di Drepung monastery a Mongot... fanno parte di un istituto che si occupa della diffusione della cultura tibetana nel mondo.
Il  Mandala è una rappresentazione simbolica del  cosmo 
e della sua perfetta complessità e nel rito buddista tale bellissima e complessa realizzazione eseguita con milioni di granelli colorati finisce con la dissoluzione dello stesso, a rappresentare la vacuità  e l'impermanenza delle cose.
Tale pratica diventa una forma di meditazione a cui potremo partecipare insieme ai monaci stessi...
sarà  realizzato il mandala della prosperità ...domenica sera dopo la dissoluzione ,le polveri saranno distribuite ai partecipanti.
Durante le due giornate ....assolutamente gratuite... sarà possibile assistere anche ad  altre rappresentazioni della cultura tibetana.