Contadine GasP, una rete di piccoli produttori veronesi


 

LA CUCINA CONTADINA direttamente a casa tua

 


Coldiretti, mercato al coperto di Campagna in centro città. Al via i lavori per l’apertura a dicembre

 Un mercato contadino al coperto nel centro città con l’obiettivo di creare uno spazio per acquisti e degustazioni di prodotti a km zero ma anche di incontro e di educazione alimentare.

E’ questo il progetto di Coldiretti Verona che, forte del successo dei 10 mercati di Campagna Amica nei quartieri del comune di Verona e di quelli in provincia, a dicembre inaugurerà il mercato al coperto nel quartiere Filippini, in via Macello 5/a, a pochi passi da piazza Bra.

Il mercato sarà aperto il sabato e la domenica dalle 8 alle 13. In uno spazio di circa 700 metri quadrati totalmente ristrutturato, i cittadini consumatori potranno trovare aziende agricole veronesi con prodotti freschi e di stagione a km zero, e vivere esperienze sensoriali attraverso laboratori, assaggi guidati dai produttori e giornate a tema. A bambini e ragazzi, in collaborazione anche con le scuole, saranno dedicati momenti formativi. Le iniziative dedicate alla degustazione dei prodotti sarà organizzata da Coldiretti Verona in collaborazione con la Cooperativa Sociale Centro di Lavoro San Giovanni Calabria.

Il progetto, piuttosto articolato, prevede la fruizione dello stabile principale del complesso storico conosciuto come “Ex macello”.

Alla presentazione di avvio dei lavori, preceduta da un video che illustra l’evoluzione del progetto, partecipano Federico Sboarina, Sindaco di Verona, Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto e Verona, Maurizio Ascione Ciccarelli, vice presidente di Agec e Gianfranco Zavanella, presidente della Cooperativa sociale Centro di lavoro San Giovanni Calabria.

A presentare l’iniziativa è stato l’attore e regista Solimano Pontarollo, direttore artistico di Teatro Satiro off – Casa Shakespeare.

I lavori di ristrutturazione dell’area, in gestione a Coldiretti Verona assegnataria del bando Agec, inizieranno la settimana prossima.

“Vogliamo proporre alla cittadinanza e ai turisti il meglio dell’agricoltura veronese attraverso la vendita diretta dei prodotti. Desideriamo altresì che il mercato diventi un punto di riferimento dove poter fare una spesa consapevole, sicura, di qualità e garantita dai produttori oltre che un luogo da frequentare per assistere a iniziative ed eventi di cultura del cibo.

Le tradizioni veronesi, le ricette delle nonne ma anche consigli su come alimentarsi correttamente fanno parte del progetto della Fondazione Campagna Amica che coinvolge in tutta Italia migliaia di imprenditori agricoli in centinaia di mercati. Ci auguriamo che tutti i veronesi, a partire dai residenti del quartiere, apprezzino e frequentino il nuovo mercato”, precisa Daniele Salvagno.

“L’Amministrazione comunale sta intervenendo da tempo sulla qualificazione di aree cittadine. Questa si trova in una buona condizione ma va maggiormente valorizzata. E’ un quartiere da far conoscere a turisti ma anche agli stessi veronesi”,

ha detto il Sindaco Sboarina che ha evidenziato l’importanza di portare in centro città la tradizione e la cultura agricola veronese.

“Il rione fa parte della nostra storia e attraverso questo intervento, per cui ringrazio la Coldiretti, si valorizza un’area incastonata come una perla nel centro storico”.

Maurizio Ascione Ciccarelli ha evidenziato come

“quest’area ha avuto vicissitudini sfortunate ma vogliamo dare un nuovo segnale. Lo spirito di Coldiretti ha sposato in pieno i nostri intendimenti di sviluppare un luogo aperto alla cittadinanza”.

“E’ significativo in questi momenti creare uno spazio sociale. – ha detto Gianfranco Zavanella – Noi saremo il braccio operativo nel seguire il progetto del laboratorio alimentare e servizi di tipo sociale”.

Già dal fine settimana, in occasione del Tocatì, le aziende di Coldiretti Verona proporranno laboratori didattici sull’olio, il miele e sulla lana della pecora Brogna dedicati ai bambiniSaranno presenti dalle 10 alle 18 anche aziende agricole con prodotti tipici in vendita.

Questa sera alle 18 il progetto del mercato sarà illustrato ai residenti del quartiere durante un aperitivoorganizzato da Coldiretti in collaborazione con la Prima Circoscrizione e il Comitato Rionale Filippini.

dal sito COLDIRETTI VERONA

Lunedì 30.11.2020 – «Indovina chi… incontriamo in cucina?»: cena interculturale online

 


Al via anche quest’anno, per la settima volta a Verona, il progetto «Indovina chi viene a cena?» trasformato per l’occasione in un’ edizione online, ovvero in «Indovina chi… incontriamo in cucina?».

Grazie a Cookpad Italia, che dialogherà e cucinerà via Zoom con le famiglie ospitanti, l’associazione culturale Veronetta129 continuerà a coordinare con l’entusiasmo di sempre l’incontro tra le persone. Sulla pagina Facebook «Indovina chi viene a cena? Verona» troverete informazioni e aggiornamenti.

Il prossimo incontro online, durante il quale si potranno cucinare ricette di diversi paesi raccontate da persone straniere ma residenti a Verona, sarà lunedì 30 novembre alle ore 17,30.

Vuoi partecipare? Iscriviti scrivendo una mail a info@veronetta129.it (l’iscrizione prevede anche la tessera dell’associazione che ha la durata di una intera edizione di Indovina chi viene a cena e che quindi varrà per i prossimi incontri proposti e il costo di 5 euro); due giorni prima dell’incontro riceverai un link-zoom e «la lista della spesa»; durante l’incontro chiacchiera con il/la protagonista dell’incontro e, se vuoi, cucina anche tu il piatto proposto; aspettiamo le foto del piatto che hai preparato o un commento sull’esperienza.

Come da progetto, la famiglia ospitante riceverà un contributo libero per coprire le spese. Quindi, se volete e ne avete la possibilità, puoi sostenere il progetto con una «donazione libera a indovina» a questo IBAN: IT08J0503411711000000000477.

Da marzo 2014 a gennaio 2020 a Verona si sono organizzate 81 cene con 372 ospiti accolti, 33 famiglie coinvolte e 31 nazionalità rappresentate. Sono questi i numeri del progetto di relazione per mezzo del cibo, che sta diventando anche a Verona una piccola ma grande modalità per conoscere da vicino la cultura e le tradizioni del paese d’origine di tante persone ospitanti di origine straniera che vivono nel territorio già da tanti anni.

Il link all’evento Facebook.

Per maggiori informazioni: 334.5291538 – info@veronetta129.it

Corso di panificazione alla Biolca

 Corso di panificazione


Sabato 12 dicembre dalle 9.00 alle 14.00
Con Maurizio Babetto

Obiettivo del corso è fornire le conoscenze adeguate per farsi il pane in casa, utilizzando farine integrali biologiche e adottando il metodo della lievitazione naturale.

Questo tipo di lavorazione rende il pane più digeribile e assimilabile e porta beneficio all’organismo perché stimola i naturali processi di riproduzione della flora batterica intestinale.
Il programma prevede lo svolgimento di tutte le fasi della produzione artigianale del pane: preimpasto, lievito madre, impasto, cottura, degustazione.

Dove e quando: Sabato 12 Dicembre dalle ore 9,00 alle 14,00 presso la sede Biolca a Battaglia Terme PD.
Quota di partecipazione
 per i soci Biolca: € 50 (comprensiva di degustazione della pizza autoprodotta nel corso della lezione).  Chi non è socio deve aggiungere la quota associativa di € 22 che dà diritto a ricevere il mensile Biolcalenda per un anno.
Per informazioni e iscrizioni: tel. 049 9101155 (Biolca) o 345 2758337 (Martina) o info@labiolca.it

GDO forza motrice per le vendite del bio, vale il 47% del mercato

Supermercati sempre più centrali nelle vendite di prodotti biologici. A confermarlo e sottolinearlo è l’ultimo report di Focus Bio Bank 2020. I dati elaborati sono quelli raccolti da Bio Bank dal 1993 per i negozi bio e dal 2001 per la Gdo, fino al 2019. Poco prima che la pandemia battesse alle porte del Pianeta e delle nostre case. Come tutta risposta, nel 2020 le vendite di prodotti biologici sono in crescita dell’11%.

I punti vendita della grande distribuzione a guardare i numeri dello studio, in dieci anni sono diventati forza motrice delle vendite del settore. La loro quota, infatti, è salita dal 27% al 47% sul totale del mercato interno tra supermercati, specializzati, altri canali e ristorazione. I negozi specializzati, invece, sono scesi dal 45 al 21%. Un vero e proprio testacoda. Le vendite di alimenti biologici nella Gdo sono stimate in 2 miliardi di euro nel 2020. Ma rallenta il ritmo di crescita: +2% nel 2019, +5% nel 2020, mentre negli anni precedenti si viaggiava a due cifre, con punte fino al 43%. Parallelamente continua a crescere anche il numero di prodotti bio a marchio della grande distribuzione, passati dai 4.300 del 2018 ai 4.700 del 2019, segnando un +8%. Anche in questo caso in frenata rispetto ai quattro anni precedenti. Restano 26 le catene censite. Nel 2019 è entrata nel rilevamento Leader Price, con una dote di 65 referenze a marchio Leader Price Bio, ma è uscita Auchan, acquisita da Conad. Confermate le prime tre catene: Coop con 750 referenze bio a marchio, seguita da Esselunga con 485 e Pam Panorama con 366. Solo nove catene hanno meno di 100 referenze e si tratta in gran parte di discount. Sono 8 le catene censite con alimenti equosolidali presenti nelle proprie marche. Avanzano anche le marche della cosmesi bio o naturale, presenti in 11 catene. Una crescita frenata dalla mancanza di una normativa europea e dalla scorciatoia facile del prodotto un po’ più “verde” ma non certificato.

Specializzati: cresce l’aggregazione
Sul versante specializzati le vendite si stimano a 924 milioni di euro nel 2020, segnando un deciso +8%. Sono 1.339 i negozi bio rilevati da Bio Bank nel 2019 (-1%). Sembra quindi rallentare il fenomeno delle chiusure. Ma resta comunque elevato il turnover, con più di 200 negozi in entrata e altrettanti in uscita. A gettare la spugna sono soprattutto i piccoli negozi che hanno fatto la storia del biologico, mentre crescono quelli con superfici oltre i 150 metri quadrati. Nel 2019 i negozi legati alle catene scendono per la prima volta dal 2011, attestandosi al 42%, in gran parte per la razionalizzazione in atto nelle reti Cuorebio e NaturaSì e l’acquisizione di Biobottega e Piacere Terra, passati a NaturaSì. Si concentra così ulteriormente il già ristretto panorama delle catene specializzate in Italia. Sono invece il 35% del totale i negozi indipendenti aderenti ai programmi promozionali: Ki Ama Bio di Ki Group e Come Voglio Bio di BiotoBio. I negozi aggregati (catene e programmi promozionali) sono arrivati quindi al 77% del totale. A conferma che in un mercato sempre più competitivo è difficile salvarsi da soli.

Riaffermare la bio-identità
E non è solo questione di numeri. Ma soprattutto del ruolo e del peso che il bio ha assunto nelle strategie e nella comunicazione della Gdo. Quello che più colpisce, anche guardando a ciò che accade in altri Paesi europei, è la capacità della grande distribuzione generalista di fare propri i temi chiave del bio. La scommessa è sulla capacità dei negozi di riscoprire la propria vocazione originaria: comunicare la storia e i valori del biologico, il legame privilegiato con i produttori e la conoscenza dei prodotti. Nei negozi specializzati l’esperienza d’acquisto deve avere un sapore identitario, riconoscibile, autentico. Ma il canale storico, che rappresenta questo mondo al 100%, fatica a ricalcolare la sua posizione per riaffermare il proprio ruolo guida e la propria bio-identità.

(Fonte: Corriere Ortofrutticolo)

Pesticidi: via col vento

pesticidi

Uno studio dell’Istituto per l’ambiente di Monaco di Baviera mostra come le misure attuali non siano sufficienti per impedire il trasporto attraverso l’aria di sostanze della chimica di sintesi

I pesticidi spesso si diffondono per chilometri nell’aria e finiscono sui campi coltivati a biologico. La deriva di sostanze della chimica di sintesi, alcune delle quali altamente pericolose, è un grave problema per gli agricoltori biologici. Inoltre, pone un notevole rischio per la salute degli agricoltori, dei residenti e della natura. Anche perché il contatto con i pesticidi nell’aria è come il fumo passivo: del tutto involontario e difficile da evitare. La denuncia viene da una nuova indagine promossa da Greenpeace Svizzera.

“I pesticidi non rimangono dove vengono utilizzati, ma a volte vengono trasportati per diversi chilometri per via aerea. Ma tutto ciò viene semplicemente ignorato: non esiste né un monitoraggio nazionale della deriva dei pesticidi né studi approfonditi sugli effetti di tali pesticidi volatili sulla salute di agricoltori e residenti”, dichiara preoccupata Alexandra Gavilano, responsabile Agricoltura e clima di Greenpeace Svizzera.

Indagine in 4 aziende bio

Su incarico di Greenpeace Svizzera, i ricercatori dell’Istituto per l’ambiente di Monaco di Baviera hanno indagato la presenza di pesticidi e metaboliti in quattro aziende agricole biologiche tra maggio e novembre 2019, utilizzando i cosiddetti collettori passivi. Sono stati esaminati un vigneto in Vallese, due fattorie nel canton Argovia e una frutticoltura nel canton Turgovia. Risultato: nelle aziende agricole sono stati rinvenuti un totale di 13 diversi principi attivi di fungicidi, sette principi attivi di erbicidi e tre diversi di insetticidi o acaricidi. Anche le sostanze poco volatili si diffondono con il vento aderendo alle particelle di polvere. Fra queste figura il tanto discusso glifosato, un erbicida sospettato di essere cancerogeno.

Il vigneto vallesano presenta l’esposizione più elevata. I viticoltori convenzionali, infatti, utilizzano in parte elicotteri e droni per applicare i pesticidi. È stato trovato anche del bromopropilato, un composto chimico non più ammesso dal 2010.

Misure insufficienti

Lo studio esplorativo fornisce quindi chiare indicazioni che le misure attuali non sono sufficienti per impedire il trasporto di pesticidi attraverso l’aria.

La deriva di pesticidi è un problema per gli agricoltori biologici, afferma il responsabile media di Bio Suisse David Herrmann, commentando i risultati. Nel peggiore dei casi, sono costretti a declassificare i loro prodotti con conseguenze finanziarie drammatiche. Greenpeace chiede pertanto alle autorità e ai politici di garantire che l’agricoltura biologica sia protetta da questo fenomeno.

Un recente studio condotto tra aprile e novembre del 2019 nel cantone svizzero dei Grigioni, sempre dall’Istituto per l’ambiente di Monaco di Baviera (Umweltinstitut), aveva dimostrato come i pesticidi impiegati nei meleti in Val Venosta si ritrovano – trasportati dal vento – fino in Val Monastero in Svizzera, in pratica viaggiando per molti chilometri.

E l’anno scorso uno studio dell’Università di Neuchâtel aveva dimostrato che il 93% dei campi coltivati in modo biologico sull’Altopiano svizzero sono contaminati da neonicotinoidi, considerati tossici per le api.

tratto da: https://www.cambialaterra.it/2020/11/pesticidi-via-col-vento/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterCLT

Il cibo bio riduce il rischio di diabete

diabete

I risultati dello studio di NutriNet-Santé: la presenza di residui di pesticidi di sintesi nell’alimentazione convenzionale può favorire lo sviluppo del diabete di tipo 2

I benefici del cibo biologico per la salute e l’ambiente sono ben consolidati. Molti studi hanno già dimostrato l’importanza del biologico nella riduzione del rischio di obesità, nel corretto funzionamento del cervello o nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Ma favorire il consumo di alimenti da agricoltura biologica nella propria dieta potrebbe anche aiutare a prevenire i rischi del diabete di tipo 2. Insomma minor rischio di diabete tra i consumatori di prodotti bio.

I consumatori di prodotti bio

I dati pubblicati da NutriNet-Santé indicano che i consumatori di prodotti biologici hanno il 35% in più di possibilità di non sviluppare il diabete rispetto ai consumatori che utilizzano meno prodotti biologici. Inoltre, consumare il 5% in più di prodotti biologici porta a “una diminuzione del 3% del rischio diabete di tipo 2”.

Grazie ai dati generati dall’unità di epidemiologia nutrizionale NutriNet-Santé, una delle più importanti al mondo, forte di 170 mila volontari, una équipe franco-americana ritiene che i maggiori consumatori di alimenti etichettati AB, cioè senza pesticidi, erbicidi chimici, fertilizzanti artificiali e senza l’uso di ormoni della crescita, abbiano ridotto di oltre un terzo le possibilità di avere il diabete di tipo 2 rispetto a chi consuma meno prodotti biologici. La tesi è contenuta nel recente studio pubblicato nell’International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity, rivista medica che si interessa degli aspetti comportamentali della scienza dell’alimentazione e lo studio dell’attività fisica.

Uno studio prospettico

E’ la prima volta che uno studio prospettico, cioè che segue una popolazione nel tempo, mette in evidenza il legame tra consumo di prodotti biologici e rischio di diabete di tipo 2. L’ipotesi giudicata più plausibile dagli autori dello studio per spiegare la relazione è quella della presenza accresciuta di residui di pesticidi di sintesi nell’alimentazione convenzionale.

Lo studio, condotto dal 2014 al 2019, si basa su 32.256 membri dell’unità di volontari Sono stati inclusi soltanto quelli che hanno risposto ad un questionario molto dettagliato sulla natura delle loro consumazioni. Cosa che ha permesso di avere una stima molto approfondita della quantità di ogni tipo di prodotto consumato: verdure, prodotti animali, bio, ha spiegato l’epidemiologa Emmanuelle Kesse-Guyot dell’istituto francese di ricerca per l’agricoltura l’alimentazione e l’ambiente (Inrae), prima firmataria di questo studio.

Oltre 32 mila partecipanti allo studio

Degli oltre 32 mila partecipanti allo studio, il 76% erano donne. I ricercatori hanno trovato un’importante correlazione tra il genere e l’impatto del consumo di prodotti biologici. Emmanuelle Kesse-Guyot ha spiegato a Le Monde: “Vediamo un effetto particolarmente marcato nelle donne, con una riduzione del rischio del 65% nelle maggiori consumatrici di prodotti biologici, ma nessun effetto statisticamente significativo negli uomini, che rappresentano il 24% del gruppo esaminato”.

I ricercatori hanno ripartito le persone incluse nello studio in cinque gruppi in funzione della proporzione di alimenti bio che hanno indicato di consumare. Nei quattro anni di studio sono stati rilevati un po’ meno di 300 casi di diabete. Gli autori hanno studiato la ripartizione di questi casi correggendo la loro analisi con gli effetti legati allo stato economico, l’attività fisica e l’indice di massa corporea, il fumo e l’alcool. La conclusione è stata che i maggiori consumatori di prodotti bio hanno un rischio inferiore del 35% di contrarre un diabete di tipo 2 in rapporto ai non consumatori.

tratto da: https://www.cambialaterra.it/2020/11/il-cibo-bio-riduce-il-rischio-di-diabete/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterCLT

Corso teorico/pratico di olivicoltura biologica

CORSO GRATUITO  (Psr Veneto 2014-2020 – Misura 16.1 progetto Biofertimat)

TECNICHE DI OLIVICOLTURA BIOLOGICA, 

presso sala Consiliare Villa Nichelosa Loc. Platano di Caprino V.se

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE A : info@aveprobi.org




Calendario biodinamico 2021

È disponibile il Calendario delle semine, dei trapianti, delle potature e delle lavorazioni 2021.

Quest'anno parliamo in modo particolareggiato dell'organismo agricolo. Tutti i contenuti sono costruiti coinvolgendo nella stesura dei consigli, orticoltori, agricoltori, vivaisti, apicoltori, un gruppo di esperti in grado di riportare risultati e confrontarli per una maggiore attendibilità. Si configura come un vero e proprio calendario, che si può appendere al muro e che riporta ogni mese le indicazioni per le semine e le lavorazioni, uno spazio per le annotazioni giornaliere e una serie di consigli utili derivati dalle esperienze in campo dei nostri collaboratori.

Si può acquistare su: www.labiolca.it



Sarà eSpecial l’edizione 2021 del Biofach

 Ora è ufficiale: le edizioni 2021 di Biofach, la principale fiera mondiale per gli alimenti biologici e, in contemporanea, di Vivaness, la fiera internazionale per la cura naturale della persona saranno digitali. Si chiameranno rispettivamente Biofach e Vivaness eSpecial e sono in programma dal 17 al 19 febbraio prossimi.

L’organizzazione di NürnbergMesse mette fine alle incertezze, dovute alla situazione pandemica che sta purtroppo continuando a travolgere l’intera Europa, e annuncia la nuova strategia. Una mossa che consentirà la pianificazione sicura per l’intero settore  a livello globale.

Petra Wolf, membro del consiglio di amministrazione della NürnbergMesse, ha dichiarato: “Nelle ultime settimane abbiamo intrattenuto un fitto dialogo di confronto con le principali realtà del settore. Una cosa è certa: il comparto del bio ha voglia di interazione, di fare networking, di conoscere e scoprire tendenze e innovazioni, soprattutto in questi tempi eccezionali”.

La versione digital del salone di Norimberga si propone dunque di soddisfare tale desiderio e calendarizza una serie di opzioni innovative alternative alla fiera in presenza. Dalle presentazioni virtuali di aziende e prodotti, a forum di discussione online e altri format per il networking con esperti del settore. Le sofisticate funzioni di matchmaking aiutano inoltre le parti interessate a trovare gli espositori di loro interesse.

Non mancheranno neppure i tradizionali momenti di formazione e i seminari. Il Biofach Congress del 2021 avrà una reale portata globale e verterà su strategie e politiche da implementare per ricostruire il futuro al motto di “Shaping transformation. Stronger. Together”. 



Panettone Melegatti da 750 g venduto sottocosto a 0,99 €. Com’è possibile? Chi comanda sullo scaffale?

 


La mezza pagina pubblicitaria sul quotidiano la Repubblica Milano annuncia la possibilità di comprare nei supermercati Iper un panettone Melegatti da 750 grammi a 0,99 €. A fianco compare la scritta “prezzo bomba”. In effetti il prezzo è straordinariamente sottocosto, perché da anni non si vedevano listini così bassi nemmeno nei giorni immediatamente precedente il Natale, quando bisogna svuotare i magazzini. Per rendersi  conto di quanto sia assurdo il prezzo basta osservare la foto della penne rigate Barilla posizionate a fianco dal panettone, che a prezzo pieno costano quasi quanto il dolce di Natale. Come è possibile proporre a 0,99 € un prodotto che nella grande distribuzione, al pari di Maina, Bauli, Balocco o Motta, viene venduto intorno ai 5-7  €/kg, quando non è in promozione con sconti del 50% circa.

Il panettone rappresenta uno dei punti di eccellenza della pasticceria industriale per tanti motivi. La ricetta è regolamentata dal Decreto 22 luglio 2005, che prevede l’impiego di farina, burro, uova, uvetta e canditi. La normativa indica solo le quantità minime degli ingredienti, e per questo motivo ci possono essere alcune differenze tra una marca e l’altra, anche se l’incidenza maggiore sui costi è forse collegata al tempo di lievitazione e alla qualità di alcune materie prime (canditi e uvetta). C’è poi da considerare il tempo di lavorazione, c’è chi lo sforna in 24 ore e chi invece ne impiega 72. L’aspetto da sottolineare è che stiamo parlando di uno dei pochissimi prodotti da forno industriali preparato con lievito madre, abbinato a piccole quantità di lievito di birra. Si tratta di un dolce di alta qualità, lontanissimo da merendine, biscotti e altri snack ottenuti con lievito chimico e pronti in poche ore, che però sono venduti a prezzi decisamente elevati se confrontati con il panettone (da 5 a 8 €/kg).

Se il dolce industriale natalizio venisse trattato con un ricarico simile a quello delle merendine dovrebbe essere venduto a 9-10 €/kg. Perché allora il prezzo medio sugli scaffali risulta dimezzato e in qualche caso addirittura quasi svenduto come nel caso di Melegatti? Per capire la situazione bisogna fare un passo indietro. I produttori vendono i dolci di Natale ai supermercati a 3-4  €/kg, includendo in questa cifra un margine di guadagno molto risicato. Le catene usano il panettone come prodotto civetta per attirare i consumatori e scelgono una marca a rotazione da vendere allo stesso prezzo di acquisto (o sottocosto come nel caso del dolce Melegatti proposto da Iper), per la felicità dei clienti.

La cosa da sottolineare è che la decisione su quali panettoni o pandori mettere in promozione la prende la catena di supermercati e non il produttore, per questo è abbastanza normale per le grandi marche scoprire il loro panettone offerto a prezzi bassissimi a loro insaputa. In un simile contesto si inserisce la concorrenza tra le catene, per cui tutti si devono adeguare e i listini dei dolci di natale scendono vertiginosamente. La politica dei listini bassi da un lato triplica le vendite di panettoni e pandori, ma dall’altro svilisce l’immagine di un prodotto di pasticceria che, ormai, viene considerato dai consumatori al pari di biscotti e merendine. A questo punto viene spontaneo chiedersi fino a che punto è corretto spingersi con gli sconti e falsare i prezzi dei prodotti, che in questo modo perdono valore commerciale e vengono considerati dai consumatori come una comodità e non come un prodotto di qualità come sarebbe giusto?

articolo tratto da: https://ilfattoalimentare.it/panettone-melegatti-sottocosto-supermercati.html