Tutti in Val di Gresta per questa bella iniziativa


Sabato 8 aprile 2017 Nomesino (comune di Mori – Val di Gresta – Trentino)
Il gruppo di lavoro della Val di Gresta in collaborazione con “Noi e il Cavallo” e l’associazione “Schaff mat Päerd” organizza una giornata teorico-pratica, con prove in campo,
dedicata all’analisi dei vantaggi della trazione animale in orticoltura, nell’ottica di preservare la fertilità biologica del terreno.
Sono previsti anche cenni teorici e pratici inerenti alla psicologia del cavallo in relazione al lavoro nei campi.

60 anni dopo la firma del Trattato di Roma : Tutti a Roma per un'altra Europa

Roma – 25 marzo 2017: APPELLO ALLA MOBILITAZIONE

Una alimentazione sana e di qualità, un lavoro decente, una politica agricola giusta e sostenibile in una Europa dei Popoli e della Solidarietà

Invitiamo le organizzazioni membri del Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC), i gruppi di alleati, i cittadini e tutto il movimento contadino e per la sovranità alimentare in Europa a prendere parte alla mobilitazione del 25 Marzo - 60 anni dopo la firma del Trattato di Roma - per un' Europa diversa, un' Europa che si prenda cura della sua popolazione e non protegga gli interessi delle imprese, per una politica agricola che si traduca in alimenti qualità, a salari dignitosi per i produttori, a un lavoro dignitoso e che protegga l'ambiente.

Gli obiettivi del Trattato di Roma e della Politica Agricola Comune (PAC) non sono che vuote promesse dopo 60 anni.

Al loro posto abbiamo assistito ad una serie di misure attuate dalle istituzioni europee e soddisfacenti solo per un’agenda commerciale dettata dagli interessi delle grandi imprese.

Malgrado la loro inclusione nel testo fondatore del 1957, gli obiettivi quali assicurare una vita appropriata alla popolazione agricola, la stabilizzazione dei mercati e la garanzia di approvvigionamento alimentare in derrate alimentari europee a prezzi accessibili a tutti i consumatori, sono stati ignorati in larga misura nelle politiche agricole negli ultimi decenni.

Dato il debito residuo dovuto al mondo contadino, alle zone rurali dell'UE e al resto del popolazione europea, il Coordinamento Europeo Via Campesina, insieme ad un'ampia coalizione di associazioni della società civile – attraverso l’impegno manifestato dal nostro membro italiano e ospite della riunione, ARI (Associazione Rurale Italiana), il cui lavoro ha permesso un'apertura della piattaforma ECVC a una vasta gamma di movimenti e organizzazioni sociali in Italia - organizzerà una serie di azioni per recuperare gli obiettivi iniziali di sicurezzaalimentare di questo accordo e, allo stesso tempo, respingere la dimensione produttivistica che, attualmente, è emersa.

Al suo posto noi vogliamo l’integrazione di una visione adatta alle sfide attuali della nostra società, come quelle relative alla salute pubblica, all'ambiente e alla giustizia sociale. 

Tutti e tutte insieme questo 25 MARZO per una PAC al servizio dei Popoli!

60 anni di politiche distruttive sono abbastanza!

Per la Terra, il lavoro, la salute e la dignità!


ARI STA ORGANIZZANDO CON ECVC UNA MOBILITAZIONE COORDINATA E UN TRASPORTO COLLETTIVO VERSO ROMA PER IL 25, SE SIETE INTERESSATI A PARTECIPARE CONTATTATECI A info@assorurale.it

Troverete in allegato:

La canapa come anti inquinamento in Sardegna

Prende il via nel Sulcis il progetto per l'uso della Canapa a basso contenuto di Thc, detta sativa, ovvero utile, come anti inquinamento, diversa da quella indica, proibita perché definita "droga leggera".


Sarà l'agenzia regionale Agris a studiare come la pianta sia in grado di estrapolare dal terreno componenti altamente inquinanti tramite la fitodepurazione dei metalli pesante presenti, quali piombo, cadmio e zinco.

Inoltre, capirà se sia o meno possibile usare le coltivazioni per nuove occasioni. Infatti, dalla canapa sativa si possono produrre oli, biocarburanti, tessili, artigianato, materiali edili e fibre.

La ricerca è stata lanciata da alcuni consiglieri regionali insieme a Roberto Zurru, direttore di Agris e Gianluca Carboni, responsabile scientifico della sperimentazione.

Agris, in collaborazione con esperti dell'Università di Sassari e di Sardegna Ricerche, avrà a disposizione 10 terreni che variano tra i 2.500 e i 5.000 mq, sia inquinati che puliti per tre anni.

Secondo Luca Pizzuto, consigliere regionale sardo, il progetto è utile per dare il via allo sviluppo di una nuova tipologia di industria che può essere integrata anche in altri territori problematici.

Il mondo si sta dirigendo verso la legalizzazione della Canapa, come spiega un altro consigliere regionale, Paolo Flavio Zedda, e partire dalla Sardegna e dal Sulcis, potrebbe dare il via a questo processo di legalizzazione e creare nuove prospettive lavorative.

tratto da:

http://www.riusa.eu/it/notizie/2017-canapa-come-anti-inquinamento.html

da: ASSOCIAZIONE RURALE ITALIANA

EUROPA, MARZO 1957-2017. 

UN CIBO SANO E DI QUALITA’, UN LAVORO DEGNO, UNA POLITICA AGRICOLA GIUSTA E SOSTENIBILE IN UNA EUROPA DEI POPOLI E DELLA SOLIDARIETA’. 
“Terra, lavoro, salute e dignità” 

1. Il 25 marzo 2017 sarà il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma che ha dato vita alla CEE e alla Politica Agricola Comune (PAC) con i suoi obiettivi originali, quali quello di garantire una vita giusta alle comunità agricole, stabilizzare i mercati, garantire l’approvvigionamento alimentare della Europa con prezzi degli alimenti che fossero accessibili a tutti i consumatori. 
2. Oggi questi obiettivi sono tutti largamente disattesi, ma noi, lavoratori della terra, contadine/i e braccianti, di questo paese sentiamo con forza la responsabilità di produrre un’alimentazione sana e di buona qualità a cui possano accedere tutti, in particolare quanti, spinti dentro una spirale di povertà dalle politiche neoliberiste, dalla ristrutturazione del mercato del lavoro e, più in generale, da una crisi economica che continua ad arricchire un numero sempre più ristretto di persone, hanno visto ridurre i loro consumi alimentari ormai dal 2011 (ISTAT). La spesa per generi alimentari e bevande (media mensile) era di 477,08 € del 2011, nel 2013 era di 460,72€, di 436,06€ nel 2014 e risalire a 441,5€ nel 2015

3. La povertà assoluta in Italia tocca l’11,7% delle famiglie che dipendono da un salario operaio. Sale, nel 20015, al 32,1 % delle le famiglie di soli stranieri nel Nord. Cresce se misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013). Per i comuni che hanno una popolazione inferiore a 50.000 abitanti – essenzialmente collocati in territori rurali – la povertà relativa, pari all’ 11,2% delle famiglie, è di almeno due punti percentuali più alta di quella delle famiglie che vivono in area metropolitana. La crisi del sistema agricolo nazionale, in particolare delle piccole e medie aziende agricole e agroalimentari, è in parte responsabile di questo processo di impoverimento e, in parallelo, dell’aumento dello sfruttamento del lavoro, sia di quello del coltivatore diretto e della sua famiglia che di quello dei braccianti e dei lavoratori che movimentano i prodotti nell’indotto della grande distribuzione organizzata. 

4. In aggiunta la qualità del cibo sempre più spesso inquinato da pesticidi proposti come indispensabili ad una agricoltura ormai ostaggio delle industrie a monte ed a valle della produzione. In effetti i pesticidi, secondo l’ultimo Rapporto EFSA, sono presenti in quasi la metà dei cibi che arrivano sulle nostre tavole e in più del 27% dei casi sotto forma di residui multipli. Si valuta che in un pasto completo si possono trovare mediamente residui di 8-13 pesticidi, con punte massime di 91: ne risulta quindi un quadro di vasta contaminazione dell’ambiente e della catena alimentare con danni gravi prima di tutto su chi distribuisce questi prodotti e poi su chi si alimenta, in modo particolare sui bambini. Inoltre secondo l’ultimo Rapporto ISPRA queste sostanze sono ormai ampiamente presenti nelle acque superficiali e profonde ed il loro numero è purtroppo in costante aumento. 

5. Le politiche decise dai governi della UE, la più grande potenza agroalimentare del Pianeta, hanno continuato inesorabilmente a riproporre misure distruttive del tessuto produttivo agricolo, incapaci di fornire una via di uscita dalla crisi, distruggendo diritti fondamentali – come il diritto al cibo sano – e costruendo un sistema agroalimentare insostenibile, ad assoluto vantaggio di un pugno di speculatori finanziari e gruppi monopolistici, nazionali o transnazionali. La politica agricola comunitaria è, quindi un problema di tutti. Primi fra questi dei lavoratori a cui viene sottratto una parte del reddito per essere riversato nel finanziamento pubblico di questa politica. Questi soldi, ripartiti ingiustamente tra le aziende agricole e agro alimentari, sostengono un’agricoltura industrializzata, a forte impatto ambientale, che produce materie prime di scarsa qualità che daranno un cibo di altrettanta scarsa qualità che finirà nel piatto dei consumatori meno abbienti. 
6. In Italia poco più di un milione di aziende agricole (1.163 mila) ricevono una parte dei fondi della PAC (“pagamenti diretti” - sostegno al reddito) per un valore totale (nel 2014) di 3,9 miliardi di €. 

Ma: 
- Le aziende agricole che ricevono fino a 5.000€ all’anno sono un milione, cioè l’87% del totale delle aziende e hanno ricevuto il 26% dei fondi stanziati, per un totale di un miliardo, cioè una media di 1.000 € ad azienda. Per il resto, il 13% delle aziende riceve i 2/3 dei fondi restanti. 
- Le aziende che ricevono 150.000€ ed oltre di sostegno, sono 1.280, cioè lo 0,11% del totale delle aziende che riceve poco più del 9% del totale dei fondi, per una media aziendale di 285.00€ 
- Le aziende che ricevono più di 500.000€, sono solo 90, si spartiscono quasi 79 milioni di €, con una media aziendale di circa 880.000€ (cioè lo 0,01% delle aziende da sole prendono poco più del 2% del totale della somma erogata in Italia) 

Corso di ortoterapia


28 febbraio a Zevio


Pesticidi nel Po: erbicidi e atrazina (serviranno 8 anni solo per dimezzarla)

Pensavamo di esserci liberati dell’atrazina, bandita da 25 anni dalle coltivazioni, e invece le ultime analisi dell’acqua del Po ha scoperto che ce n’è ancora tanta nell’acqua del grande fiume e ci vorranno ancora parecchi anni prima di eliminarla. Nel bacino del Po c’è una contaminazione importante da pesticidi che riguarda la maggior parte delle acque superficiali e una grande parte delle acquesotterranee, in molti casi sono superati i limiti di legge. Secondo il rapporto Ispra siamo in presenza di una situazione inaccettabile «anche sulla base del confronto con i limiti di legge. Obiettivo dello studio, come dichiarato, è però quello esaminare l’inquinamento in una prospettiva di sostenibilità ambientale, valutandone non solo la dimensione spaziale e i livelli, ma anche la dimensione temporale». Questo può essere fatto attraverso l’analisi della contaminazione di alcune sostanze non più in uso, la cui evoluzione dipende ormai solo dalle caratteristiche intrinseche delle stesse e da quelle dell’ambiente. In poche parole si sono cercati i veleni che non avrebbero dovuto esserci per legge da oltre dieci anni.  

L’atrazina è ancora rilevata, anche se in basse concentrazioni, nei fiumi e nelle acque sotterranee: ci vogliono 8 anni affinché la concentrazione della sostanza nel fiume Po si dimezzi; nelle acque sotterranee del Bacino, invece, l’atrazina rimane stabile e a livelli circa 4 volte più alti rispetto ai corsi d’acqua. Il motivo? Nelle acque sotterranee vengono a mancare quasi del tutto i meccanismi di degradazione e la concentrazione evolve con i tempi di ricambio estremamente lenti delle falde. 

IL RAPPORTO  
Il rapporto ha coinvolto le Regioni e le Agenzie regionali/provinciali per la protezione dell’ambiente che effettuano il monitoraggio nell’ambito dei programmi di rilevazione previsti dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 mentre l’Ispra ha fornito gli indirizzi tecnico-scientifici, raccolto ed elaborato i dati ed ha evidenziato le criticità riscontrate. 

COSA SONO I PESTICIDI  
I pesticidi sono le sostanze utilizzate per combattere organismi ritenuti dannosi e come tali possono essere pericolosi per tutte le forme di vita. Ci sono quelli definiti prodotti fitosanitari  utilizzati per la protezione delle piante e per la conservazione dei vegetali, e i biocidi impiegati in vari campi di attività (disinfettanti, preservanti, pesticidi per uso non agricolo, ecc.). Spesso i due tipi di prodotti utilizzano gli stessi principi attivi


«La regolamentazione europea dei pesticidi ha una lunga tradizione ed è fra le più articolate e complete a livello mondiale - scrive l’Ispra -.

2017 appello per parchi veneti


L'ORTO ALLEGRO


Vitigni resistenti alle malattie, ecco i “magnifici dieci”

UDINE. «Una giornata davvero importante per l'agricoltura, per la ricerca ma anche per l'esercizio virtuoso della nostra specialità regionale». Così l'assessore regionale alle Risorse agricole e forestali Cristiano Shaurli, alla presentazione - con il delegato del ministero delle Politiche agricole, Salvatore Parlato, - delle 10 nuove varietà vite (5 a bacca rossa e 5 a bacca bianca), resistenti alle malattie iscritte dall' agosto di quest'anno nei registri, disponibili alla coltivazione. Frutto di oltre 15 anni di ricerca dell'ateneo di Udine e dell'Istituto di genomica applicata (Iga), i primi vitigni resistenti alle malattie in Italia sono stati selezionati dopo centinaia di incroci, decine di migliaia di piante valutate, oltre 500 micro-vinificazioni ripetute negli anni all'Unione Italiana Vini di Verona e ai Vivai Cooperativi di Rauscedo. Gli incroci sono stati eseguiti all'Azienda agraria universitaria “Antonio Servadei” di Udine, dove sono state valutate oltre 24 mila piante derivanti da incrocio. «Un esempio positivo - rimarca l'assessore Shaurli - perché nasce da una forte sinergia tra pubblico e privato, con aziende pronte a co-partecipare e l'istituzione Regione lungimirante nel dare sostegno decennale al progetto. Positivo perché - aggiunge l'assessore - riconosce le eccellenze della nostra regione e che vanno dalla filiera lunga del vino alla leadership mondiale nel vivaismo viticolo, visto che oltre il 40% delle barbatelle da vite mondiali sono prodotte qui, e perché dimostra quanto siano infondati i timori reciproci fra agricoltura e ricerca». Shaurli ha espresso contrarietà a «colture massificanti in mano solo a multinazionali ma ciò non vuol dire non capire che le nuove sfide dell'agricoltura passano anche dalle nuove tecnologie, a partire dalla sostenibilità ambientale, dal biologico, alla riduzione di fitofarmaci e consumo d'acqua. La nostra piccola regione conferma avanguardia sui temi della ricerca e mette a disposizione della comunità internazionale le primi viti resistenti registrate in Italia».  I “magnifici dieci” vitigni hanno ottenuto nel 2015 la copertura con brevetto europeo e internazionale e sono stati inseriti nel registro nazionale italiano al ministero delle Politiche agricole. 
Questi i nomi dei vitigni: Fleurtai, Soreli, Sauvignon Kretos, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Cabernet Eidos, Cabernet Volos, Merlot Khorus, Merlot Kanthus, Julius, i primi 5 a bacca bianca, i secondi a bacca rossa. 
Il progetto di ricerca è stato avviato nel 1998 per ridurre l'utilizzo di pesticidi in questo settore e rispondere alla situazione critica della viticoltura in Europa, attività agricola tra le più impattanti sull'ambiente, che, pur occupando soltanto il 3,3% della superficie agricola, utilizza ben il 65% di tutti i funghicidi impiegati in agricoltura.

tratto da: http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2016/01/18/news/vitigni-resistenti-alle-malattie-ecco-i-magnifici-dieci-1.12799156

Stop glifosate

Cos’è un ICE
L’iniziativa dei cittadini europei (ICE) è uno strumento per chiedere che la Commissione europea
proponga una legislazione in una delle materie di competenza dell’UE. Un ICE deve essere firmata da almeno un milione di cittadini dell'Unione europea con soglie minime raggiunte in almeno sette Stati membri.
Il contesto dell’ICE contro il Glifosato
Nel corso dell'ultimo anno e mezzo, la campagna contro la ri‐approvazione del glifosato ha mobilitato in modo impressionante l’opinione pubblica in molti paesi dell'UE. Grazie alla collaborazione di una rete di organizzazioni e iniziative, si è riusciti a bloccare i piani della Commissione per rinnovare la licenza glifosato per altri 15 anni. Anche l’estensione tecnica di 18 mesi della licenza per l’uso del glifosato proposta dalla Commissione non è riuscita a vincere con una maggioranza qualificata degli Stati membri dell'UE. Questo è stato un grande risultato!
La Commissione ha decretato ancora una proroga di 18 mesi per attendere la decisione dell’Agenzia
europea delle sostanze chimiche (ECHA) su una possibile classificazione del glifosato, che si pronuncerà entro novembre 2017. La Commissione deciderà se rinnovare la licenza per il glifosato ‐ e in caso affermativo, a quali condizioni ‐ entro la fine del 2017 al massimo.
Una campagna basata su un ICE consentirà di utilizzare questo tempo prima della classificazione
dell'ECHA per continuare a mobilitare l’opinione pubblica e portare la battaglia contro i pesticidi ad un livello successivo.
L'Ice contro il glifosato ha le seguenti finalità:
Formare una rete europea di organizzazioni per fare pressione sulla Commissione europea e sui singoli
stati membri per vietare l'uso del glifosato
Collegare il dibattito sul glifosato con le più ampie domande di riforma delle procedure di autorizzazione
e di obiettivi vincolanti di riduzione dell'uso di pesticidi in Europa
Garantire che si mantenga alta l'attenzione sulla decisione che il parlamento europeo dovrà prendere
sulla ri‐approvazione dell'uso del glifosato
Difendere il principio di approvazione, in connessione con le campagne contro il ttip e ceta
Rafforzare l'idea di un'Europa in cui cittadini possano essere parte attiva
Testo ICE depositato alla Commissione Europea (la traduzione ufficiale sarà resa disponibile dalla
Commissione entro fine gennaio)
Titolo (75 caratteri, massimo è 100):
Bandire il glifosato e proteggere le persone e l'ambiente da pesticidi tossici
Oggetto (193 caratteri, il massimo è 200):
Chiediamo alla Commissione europea di proporre agli Stati Membri il divieto dell’uso del glifosato, di riformare la procedura di approvazione dei pesticidi, e di fissare obiettivi di riduzione obbligatoria in tutta l'UE per l'uso di pesticidi.
Obiettivi principali (440 caratteri, massimo 500):
Bandire l’uso di erbicidi a base di glifosato, la cui esposizione è stata collegata al cancro negli esseri
umani, ed è causa del degrado degli ecosistemi;
garantire che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione della loro regolamentazione da parte dell’UE sia basata solo su studi pubblicati, commissionati dalle autorità pubbliche competenti al posto dell'industria dei pesticidi;
stabilire a livello UE un’obbligatoria ampia riduzione dell’uso dei pesticidi, al fine di realizzare un futuro senza pesticidi.
Prime organizzazioni europee promotrici
● We Move Europe (WeMove.EU) – European NGO
● Health and Environment Alliance (HEAL) – European Network
● Pesticide Action Network Europe (PAN Europe) – European Network
● Greenpeace – Global NGO
● Corporate Europe Observatory (CEO) – European NGO
● Campact ‐ German NGO
● GLOBAL2000 (Friends of the Earth Austria) – Austrian NGO
● Skiftet – Swedish NGO
● Danmarks Naturfredningsforening – Danish NGO
Bozza di tempistica
Il testo dell'ICE è stato accettato dalla Commissione europea e il prossimo 25 gennaio sarà ufficialmente registrato. Da quel momento sarà tecnicamente possibile raccogliere le firme.
Entro la fine di ottobre dovranno essere raccolte almeno un milione di firme in almeno 7 stati membri, secondo degli obiettivi minimi per ogni stato.
Entro fine novembre l'ECHA darà il suo parere finale sulla classificazione di rischio associato al glifosato e trasmetterà le sue raccomandazioni alla commissione europea
Il 21 dicembre scade la proroga sull'uso del glifosato, e il parlamento europeo dovrà decidere in merito.
Per questo l'idea è di partire con la raccolta i primi di febbraio, e consegnare le firme entro ottobre.
Raccolta firme 
Le firme saranno raccolte principalmente online, sulla piattaforma ufficiale (elaborata da wemove.eu)
incorporando il "widget" sul proprio sito.
A chi firma sarà anche richiesto di lasciare il proprio contatto mail, nel rispetto delle regole sulla privacy.
Gli indirizzi così raccolti saranno archiviati sia nella piattaforma di raccolta firme (wemove.eu) che messi a disposizione dell'associazione che ne ha promosso la raccolta sul proprio sito o attraverso i propri canali..
Saranno disponibili anche moduli cartacei, come strumento di raccolta firme nelle strade.
Nel corso dei mesi di raccolta sarà utile coordinare momenti di comunicazione congiunta sui Social
(facebook, twitter, etc..) che mediatici (flash mob, convegni, etc..), mettendo in rete al meglio gli

strumenti delle organizzazioni intenzionate a collaborare, per invitare tutti a firmare!

Rassegna stampa: Arena


Ogm, Ue si spacca e non decide su tre mais transgenici

BRUXELLES - L'Unione europea si spacca di nuovo e si mostra incapace di decidere sull'autorizzazione a coltivare tre mais Ogm sul territorio dell'Unione. I rappresentanti degli Stati membri nel comitato permanente Ue per piante, animali, alimenti e i mangimi (Paff) non sono riusciti a esprimere la maggioranza qualificata necessaria per approvare o respingere la richiesta di autorizzazione di tre mais Ogm resistenti ai parassiti. Si è trattato del primo voto con le nuove regole che permettono ai singoli Paesi di vietare la coltivazione sui rispettivi territori nazionali anche in presenza di un'autorizzazione a livello Ue. L'Italia ha votato a favore dell'autorizzazione di tre nuovi mais transgenici. Anche se l'esito del voto si è concluso con un nulla di fatto, dalla votazione è emerso che si sono pronunciati a favore, oltre all'Italia, anche altri Paesi che hanno vietato le coltivazioni Ogm sul proprio territorio come l'Olanda. Altri, come Germania e Belgio, si sono astenuti riflettendo la spaccatura dei rispettivi governi sul tema, mentre altri ancora si sono schierati con la Francia, che ha votato contro.

Da un punto di vista giuridico, ora la Commissione potrebbe convocare il comitato d'appello, andare nuovamente al voto e, in caso di equilibri immutati, decidere autonomamente di autorizzare i tre mais. Ma potrebbe, come successo più volte in passato, anche scegliere di sospendere la decisione. La settimana prossima il Collegio dei commissari discuterà del funzionamento del processo di autorizzazione Ue per Ogm e sostanze chimiche e nel giro di qualche settimana potrebbe proporre eventuali modifiche. 

"Vedere l'Italia votare a favore dell'introduzione di queste sementi geneticamente modificate è uno schiaffo ai nostri agricoltori", attacca Marco Affronte, dei Verdi europei. "Il voto di oggi è un chiaro segnale che non c'è interesse per le colture transgeniche nell'Ue", che invece "dovrebbe voltare pagina una volta per tutte", dice Franziska Achterberg di Greenpeace Europa. L'associazione delle industrie biotech europee Europabio ricorda che i "tre prodotti sono stati in attesa di autorizzazione per 15 anni e più" e invita la Commissione "ad approvarli a meno che una maggioranza qualificata di Stati membri si opponga". Ma il nuovo quadro legislativo non ha cambiato la situazione di impasse che si presenta regolarmente quando si deve decidere sugli Ogm. La palla torna quindi nel campo della Commissione che "intende ora riflettere sulle prossime tappe", ha dichiarato un portavoce dell'Esecutivo Ue.

"Il voto italiano a favore della coltivazione dei tre mais Ogm, oltre a dare la zappa sui piedi all'agricoltura europea, è pura ipocrisia, dato che in Italia queste colture sono già vietate. Come spiega il ministro Martina questo autogol? -, chiede Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura sostenibile Greenpeace Italia -. Gli europei, con gli italiani in testa, chiedono agricoltura sostenibile, e non quella intensiva e dannosa per l'ambiente promossa dalle multinazionali dell'agrochimica".

Da parte sua, il dicastero chiarisce:

"Il ministero delle Politiche agricole ha confermato oggi il suo approccio rispetto alla coltivazione di Ogm in campo, dando come indicazione di voto l'astensione, che equivale da sempre alla contrarietà nel comitato competente Ue dove votano i ministeri della salute europei".

tratto da:
http://www.repubblica.it/ambiente/2017/01/27/news/ogm_ue_si_spacca_e_non_decide_su_tre_mais_transgenici-157020391/