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Giovedì 23, giornata in campo


www.stopglifosato.it è online

Gli elementi essenziali della campagna (cos’è il glifosato, chi siamo, le istanze etc.) sono distribuiti su una “one page” per una lettura semplice e di facile comprensione e  per rendere l'esperienza di navigazione intuitiva e piacevole. Le call to action sono evidenziate da icone, posizionate al centro della pagina, che suggeriscono e invitano l’utente (cittadino o organizzazione) a compiere le azioni per diffondere i messaggi della campagna e raggiungere gli obiettivi prefissati.  Ampio spazio è stato dato ai social network attraverso icone e link e con una sezione “News” rappresentata proprio da una “vetrina” sulla nostra pagina facebook (news dalla coalizione) e su twitter (notizie dal mondo). La seconda parte sito è rivolta agli utenti che desiderano approfondire i contenuti della campagna e il tema glifosato/pesticidi ed è suddivisa in due macroaree “Approfondimenti” e “Comunicazione”. Nella prima  è possibile consultare documenti scientifici, tecnici e divulgativi: http://www.stopglifosato.it/letture-e-approfondimenti/
 
 . In particolare,  c’è una sezione riservata alla IARC visto che lo studio scientifico dell’agenzia è quello di riferimento da cui ha preso avvio la campagna. Nella sezione “Dalla coalizione”( http://www.stopglifosato.it/dalla-coalizione-stopglifosato/
 
 ) abbiamo ritenuto opportuno evidenziare i lavori scientifici e divulgativi sull’erbicida curati delle organizzazioni della coalizione. Infine, c’è una parte sulla normativa comunitaria e nazionale sui pesticidi (http://www.stopglifosato.it/normativa-di-riferimento/
 
).
In “Comunicazione” ci sono tutti i documenti (lettere e comunicati) che esprimono le azioni politiche e verso la stampa svolte dalla coalizione (http://www.stopglifosato.it/comunicazione/comunicati-stampa/
 
) e i materiali, in bassa definizione per il web e in alta per la stampa (manifesto, logo, banner, poster, flyer), scaricabili per chi vuole promuovere i messaggi della campagna (http://www.stopglifosato.it/comunicazione/materiali/
 
).
 Per quanto riguarda le attività sui social network in vista del prossimo appuntamento europeo del 23 giugno, vi invitiamo a divulgare i banner che riportano i claim della campagna scaricabili dal sito in più versioni (social media kit):http://www.stopglifosato.it/comunicazione/materiali/
 
. Per un’azione efficace in queste fase decisiva sul destino dell’erbicida è fondamentale che tutte le organizzazioni, soprattutto quelle molto attive ed influenti sui social network, diffondano e condividano gli stessi messaggi in modo costante fino alla data in cui il comitato d’appello dovrà esprimersi. A tale proposito metto in copia anche i referenti delle associazioni che si occupano della comunicazione web.
 Infine, invitiamo a chi non l’avesse ancora fatto ad aggiornare i materiali  di comunicazione StopGlifosato sui propri siti (in particolare l’ultima versione del manifesto, logo e banner) scaricandoli dalla sezione “Kit di comunicazione
 
” del sito www.stopglifosato.it
 
 

Burocrazia suicida: chi usa meno pesticidi viene multato!

Non ci si crede, ma è quello che succede. Se un agricoltore nel fare un trattamento antiparassitario utilizza dosi inferiori a un certo standard previsto dall’etichetta compie un illecito, e va incontro a pesanti sanzioni pecuniarie da parte delle autorità sanitarie.
Spiego meglio. Tra gli obblighi del P.A.N., Piano Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi, c’è la compilazione del Quaderno di Campagna, in cui l’agricoltore deve registrare i trattamenti effettuati per difendere la coltura dai parassiti. Nel quaderno si indica la superficie trattata, la coltura, l’avversità contro la quale si tratta, il prodotto impiegato e i dosaggi. Le etichette dei fitofarmaci, tra le altre cose, riportano le dosi di prodotto da impiegare per ettolitro di acqua e/o per unità di superficie. Una dosa minima e una massima.
Tali indicazioni, almeno per quanto riguarda le dosi minime, sul piano tecnico sono da intendersi come puramente indicative, come sanno tutti i tecnici e gli agricoltori, in quanto nella realtà vanno modulate in relazione a diversi fattori: prima di tutto lo sviluppo stagionale della chioma, perché stante che su una foglia deve andare una certa quantità di prodotto per essere efficace, è palesemente diverso trattare tre foglie oppure tremila. O no? Poi dipende dalla tecnica di distribuzione, più o meno efficiente: le irroratrici a tunnel, che rappresentano la più avanzata tecnologia di distribuzione in quanto recuperano il prodotto che non si deposita sulla chioma bersaglio, annullando la deriva nell’ambiente, abbattono, in questo modo, la quantità di prodotto distribuito per ettaro, soprattutto all’inizio della stagione, quando la chioma, essendo poco sviluppata, intercetta poco, e quindi gran parte della miscela viene recuperata, fino ad oltre il 70%. Quindi, per fare un esempio concreto, se l’etichetta di un certo prodotto parla di un chilogrammo per ettaro come dose minima, questa è da intendersi per un trattamento a chioma piena e con una macchina irroratrice di tipo tradizionale, non innovativa. Bene, se io registro sul quaderno di campagna una dose più bassa, e per i motivi che ho detto può essere più bassa anche del 70%, mantenendo l’efficacia del trattamento, l’ispettore sanitario mi multa. Si parla di sanzioni da 30.000 euro già irrogate nell’anno in corso per questo motivo.
Non credo che sia necessario aggiungere altro per spiegare la totale assurdità di una situazione in cui un comportamento virtuoso per la salute dell’operatore e dell’ambiente viene sanzionato come illegale da parte della stessa autorità sanitaria. La riduzione dei dosaggi, tra l’altro, abbinata al miglioramento dell’efficienza di distribuzione, è uno degli strumenti chiave per ridurre sia il rischio di residui sul prodotto finale sia il rispetto di alcune regole sull’accumulo nell’ambiente, in particolare i 6 kg per ettaro all’anno di rame per la viticoltura biologica e ora anche per la produzione integrata.
L’unico vero rischio che può comportare un sottodosaggio è la selezione di ceppi resistenti di parassiti, in particolare quando si utilizzano principi attivi sistemici e citotropici ad azione mono-sito (analogamente a quanto può accadere con gli antibiotici), prodotti con la chimica di sintesi, ma anche in questo caso il concetto di sottodosaggio va rapportato alla situazione reale e non a quella teorica. Nessun problema invece per i tradizionali prodotti di contatto come il rame o lo zolfo: il peggio che può succedere è una riduzione dell’efficacia, ma anche questa deve essere valutata in relazione alla pressione del parassita e alle condizioni meteorologiche che lo favoriscono, o meno. Inutile sparare ai passeri con il cannone.
Quindi, fino a che il Ministero della Sanità non avrà emanato un decreto (o forse basta una circolare) che esclude la possibilità di sanzionare il sottodosaggio, per non incorrere nelle sanzioni gli agricoltori hanno due possibilità: la prima, spruzzare nuvole di pesticidi in largo eccesso anche quando non necessario; la seconda, falsificare il quaderno di campagna e scrivere che, avendo 10 ettari, ne ho trattati soltanto tre.
La stupidità della burocrazia non ammette una terza possibilità.

Maurizio Gily è direttore di Millevigne e docente presso il Master di in Cultura italiana del Vino


tratto da:
http://www.slowfood.it/slowine/burocrazia-sudicia-usa-meno-pesticidi-viene-multato/

In pesticidi sostanze che alterano ormoni, nuovi criteri Ue

(ANSA) - BRUXELLES, 15 GIU - Dopo mesi di attesa, polemiche e un pressing sempre più elevato anche da parte del Parlamento europeo, la Commissione Ue ha fissato i criteri per identificare i perturbatori endocrini nei pesticidi e biocidi, ovvero quelle sostanze, naturali e chimiche, che possono alterare il funzionamento del sistema ormonale e dunque provocare seri danni alla salute di uomini e animali. Si seguirà un approccio "fortemente scientifico" e si adotterà la definizione che ne dà l'Oms. Bruxelles ha presentato due atti legislativi, che dovranno essere approvati da Consiglio e Parlamento, che elencano "i criteri scientifici che consentiranno una più accurata identificazione delle sostanze chimiche che sono perturbatori endocrini, nei pesticidi e nei biocidi", si legge in una nota. Oltre ai criteri, la Commissione ha fissato una serie di iniziative per minimizzare l'esposizione ai perturbatori: nel breve termine punteranno su ricerca e cooperazione internazionale, nel medio termine sulla metodologia per i test, e nel lungo termine sulla regolamentazione.

CAMBIAMENTI CLIMATICI. Concorso


La storia della scuola agraria di Isola della Scala


LA RIVOLTA DEL PAESE DEL PROSECCO: BASTA PESTICIDI SULLE VIGNE!

In tempi di crisi economica e occupazionale, è una notizia che impressiona: nel trevigiano un intero paese si scaglia contro la proliferazione delle vigne per la produzione di prosecco attraverso la chimica. Nonostante sia uno dei vini italiani più conosciuti al mondo, per gli abitanti di Revine Lago, è ora di porre un limite alle coltivazioni che appestano l’ambiente e aggravano la salute con i pesticidi. Il piccolo centro in provincia di Treviso conta 2000 residenti, e già in 800 hanno firmato un appello a Maurizio Martina, per fermare la loro terra “dall’invasione dei pesticidi”. 

ASSEDIATI DAI PESTICIDI

A guidare la rivolta contro l’eccesso di chimica nei campi della zona è un produttore biologico, Luciano De Biasi,fondatore del comitato “Basta vigneti”, che si lamenta l’impossibilità di coltivare in modo biologico a causa della pesante presenza di pesticidi. ”Sono costretto – dice De Biasi, come riportato da Repubblica – a consegnare l’uva alla cantina come se fosse prodotta in modo convenzionale in quanto risulta contaminata da pesticidiprovenienti dai vigneti confinanti. Anche lo scorso anno ho fatto analizzare un campione di uve ed è risultato non conforme al decreto ministeriale n. 309 del 13.01.2011 perché è stata riscontrata la presenza di ben quattro pesticidi sopra i limiti consentiti”. A questo si aggiunga che ogni volta che piove, vengono passate ulteriori dosi di fitofarmaci sulle vigne.  La questione è delicata, il prosecco docg è una potenza economica, lo scorso anno ha venduto a livello internazionale più bottiglie del diretto competitore, lo champagne. Eppure gli abitanti di Revine Lago, incluso il sindaco, sono determinati ad andare avanti con la battaglia, se non proprio fino a vietare l’uso dei pesticidi, permettendo solo la coltivazione biologica, almeno fino a limitarne pesantemente l’uso.

IL PRECEDENTE DEL MANCOZEB

Del resto, non è la prima volta che gli abitanti della zona si rivoltano contro l’eccessivo uso di pesticidi. Già nel 2012, come raccontava Giulio Meneghello sul Salvagente, furono forti le proteste contro l’uso del mancozeb, un anticrittogamico riconosciuto ufficialmente come interferente endocrino e già allora dichiarato “verosimilmente cancerogeno per l’uomo”, che veniva utilizzato regolarmente nelle colline della Valdobbiadene. Trecentomila chili di un prodotto potenzialmente causa di  ipotiroidismo o ipertiroidismo, cancro alla tiroide e danneggiare sia le donne incinte che i loro feti, sparsi anche con l’utilizzo degli elicotteri, nonostante fosse vietato dal 2007. Allora nonostante gli studi scientifici sul mancozeb fossero già conosciuti era stata concessa l’autorizzazione a finire le scorte del prodotto già acquistato, e questo quando persino il Consorzio del Prosecco aveva sconsigliato l’uso di quel pesticida. Eppure il mancozeb non è mai stato ritirato dal commercio e risultata ancora in uso tra quelle colline.

tratto da:
http://www.testmagazine.it/2016/06/08/la-rivolta-del-paese-del-prosecco-basta-pesticidi-sulle-vigne/9179/

Glifosato, la Commissione propone rinnovo autorizzazione per 18 mesi


video su:
https://www.youtube.com/watch?time_continue=65&v=djtlxW9Gs_o

I fattori della terra viva, seconda puntata. (attenzione alla nuova data)


Tour segreti 2016


LE ALTERNATIVE ALL’USO DEL RAME IN AGRICOLTURA

I metalli pesanti non sono soggetti a ulteriori degradazioni nell'ambiente, e anche il rame rientra in questa categoria. Questo metallo è utilizzato soprattutto in viticoltura (ma non solo) per il controllo della peronospora, ed il suo uso a dosi elevate nel tempo ne determina un progressivo accumulo all'interno del suolo con particolare riferimento ad aree a vocazione vitivinicola.
Un agricoltore che voglia coltivare nel rispetto dell’ambiente dovrà applicare strategie e metodi di controllo per ridurre l’uso dei sali di rame, anche tramite il ricorso a sostanze alternative.

Il rame viene utilizzato in agricoltura come antifungino, ed il suo uso è autorizzato anche in agricoltura biologica. In agricoltura biodinamica il suo utilizzo non è consentito sulle colture orticole, ma è ammesso in frutticoltura e viticoltura in caso di necessità; rientra infatti nei prodotti ammessi solo per colture speciali e permanenti, e per piante ornamentali. Il dosaggio non dovrà comunque essere superiore ai 3 kg di rame metallo per ettaro all’anno (ogni formulato commerciale contiene una percentuale variabile di rame metallo, in base al tipo di prodotto).
I 3 kg/ha/anno vanno calcolati nella media di un arco di tempo di 5 anni usando preferibilmente al massimo 500 gr. per ogni trattamento. Nell’arco di un quinquennio non dovranno essere superati i 15 kg/ha/anno, nel caso vi sia un’annata sfavorevole (disciplinare Demeter). Si tratta di un basso dosaggio.
I prodotti rameici devono essere utilizzati in via preventiva, in relazione ai momenti critici determinati da temperature, umidità relativa e piovosità. Mentre per ottimizzare efficacia e quantitativi sarà opportuno utilizzare attrezzature idonee ed efficienti: occorre nebulizzare il getto in maniera adeguata per poter garantire una buona copertura della foglia (sopra e sotto) e della vegetazione. Durante i trattamenti sarà fondamentale evitare il punto di gocciolamento dovuto ad un accumulo eccessivo di liquido sulla foglia; questo accumulo potrà determinare la caduta a terra del liquido con conseguente spreco del prodotto, favorendo anche e soprattutto il bioaccumulo del metallo nel terreno. A tal proposito è consigliabile l’uso di appositi ugelli antideriva per effettuare i vari trattamenti. Mentre una stesura omogenea sulla foglia fornisce risultati migliori garantendo una copertura ottimale, completa ed uniforme. Questo vale comunque per ogni tipologia di trattamento fogliare.
Un uso eccessivo e sconsiderato di questo metallo può portare ad una serie di problematiche non indifferenti, depositandosi nei primi strati di terreno con ripercussioni negative per la vita microbica e lo sviluppo di batteri, funghi e lombrichi, determinando anche una selezione dei lieviti. Il rame è di fatto un metallo pesante ed il suo accumulo nel suolo può avere conseguenze negative, come evidenziato anche da Stefania Tegli, ricercatrice del Dipartimento di scienze delle produzioni agroalimentari e dell’ambiente dell’Università di Firenze: “Il rame che viene utilizzato come antiparassitario tende in pratica ad accumularsi nell’ambiente, in particolare nel suolo. E, dal terreno, può raggiungere e inquinare le falde acquifere, determinando gravissimi rischi ambientali ed ecotossicologici su un ampio spettro di organismi e microrganismi”. Oltre a questo inconveniente, spiega Tegli, vi è un ulteriore rischio: “Il rame determina un aumento allarmante, nella microflora degli agroecosistemi, della percentuale di batteri resistenti agli antibiotici, che finiscono col costituire una sorta di serbatoio di geni per l’antibiotico-resistenza. Questi geni sono presenti su elementi mobili del loro genoma, i plasmidi, che possono essere trasmessi con facilità anche ai batteri patogeni di uomo e animali, rendendoli così a loro volta resistenti agli antibiotici e vanificandone di fatto l’azione profilattica e terapeutica in medicina umana e veterinaria”. 
Uno dei settori maggiormente interessati è senza dubbio la viticoltura, per quanto riguarda il controllo della peronospora, nella quale il rame viene utilizzato da circa 130 anni.
Altro problema riguarda la mancanza di vitalità e di attività biologica di molti terreni, privi di humus e sostanza organica, i quali non sono più in grado metabolizzare e degradare eventuali molecole nocive (ovviamente sempre entro certi limiti). Questa azione di filtro e bonifica da parte del suolo è data anche dalla presenza della flora. Un terreno sano e vitale copre un ruolo ecologico molto importante, arrivando a svolgere la funzione di vero e proprio “organo”.
Il rame è comunque un metallo pesante ed è difficile da degradare; per questo sono in corso attività di ricerca per poter individuare strategie e sostanze alternative al suo uso. Non è cosa semplice sostituire il rame poiché rimane (tra i vari rimedi ammessi in agricoltura biologica e biodinamica) quello più efficace. Non è cosa semplice, ma non impossibile. È comunque possibile limitarne i quantitativi.
Elevate concentrazioni di rame all’interno del terreno potrebbero altresì generare fenomeni di tossicità su alcune colture, soprattutto in suoli leggeri e acidi. Questo fenomeno è quasi nullo, invece, in presenza di colloidi umici (humus) grazie al sequestro del metallo, ed anche in terreni argillosi e calcarei. In questi terreni il rame rimane bloccato grazie alla presenza di sostanza organica umificata che immobilizza il metallo.
RIMEDI
La riduzione dei quantitativi di rame si ottiene indiscutibilmente attraverso l’applicazione di una buona agronomia complessiva di base. Ciò è valido per tutte le colture interessate (e non). In agricoltura biodinamica vanno applicati rimedi che siano a favore degli equilibri, evitando quei rimedi pensati invece contro un problema (insetti-cida, fungi-cidaanti-parassitario ecc.), creati per eliminare, debellare, distruggere.
La resistenza delle piante alle malattie è condizionata principalmente da fattori ambientali e agronomici. Sicuramente quello che è l’andamento climatico e stagionale può condizionare fortemente la pressione di una malattia fungina (temperature, umidità, piovosità). Anche la collocazione di un terreno ha una notevole rilevanza in questo senso (esposizione, ventosità, aerazione, luminosità).
a)      Il primo elemento da considerare è senza dubbio il terreno. La qualità del suolo, la sua fertilità, la sua vitalità, la sua struttura (così come la biodiversità ipogea) sono fattori centrali per il sano sviluppo di una pianta. La capacità drenante di un terreno rappresenta un fattore determinante poiché i ristagni favoriscono le varie malattie fungine. Lo stesso inerbimento sotto questo aspetto, per quanto riguarda le colture arboree, rappresenta un vantaggio. Un efficace copertura erbacea previene il ristagno idrico (l’altezza della vegetazione dovrà rimanere bassa). Andrà dunque favorito il drenaggio.
A tal proposito sono da evitare passaggi ripetuti e frequenti con macchine pesanti, soprattutto su terreno umido e bagnato. Ciò determina compattamento e asfissia con conseguenze negative per la fertilità e la vitalità del suolo. Sono da privilegiare macchine leggere utilizzate in maniera appropriata.
b)      Una fertilizzazione corretta ed equilibrata favorisce la qualità della linfa delle piante, stimolando le naturali autodifese ed una buona formazione dei tessuti. Le migliori opzioni sono (da impiegare in base alle possibilità o necessità): compost biodinamico ben trasformato, sovesci plurispecie, humus di lombrico. Senza mai dimenticare i preparati biodinamici, ed in particolar modo il 501 a base di Silicio. Il Silicio stimola la formazione dell’acido ialuronico incrementando le naturali autodifese. Tramite il Silicio è auspicabile un indurimento dei tessuti vegetali con aumento della resistenza agli attacchi parassitari. Viceversa l’uso di concimazioni azotate spinte determina una eccessiva vigoria delle piante con conseguente indebolimento delle pareti cellulari, arrivando a limitare le naturali capacità di difesa. Un eccesso di vigoria può essere determinato anche da abbondante disponibilità idrica. Proprio le malattie fungine sono favorite da tessuti poco sviluppati o non lignificati correttamente (più appetibili ai patogeni). Dunque la resistenza delle pareti cellulari è determinante, e questa resistenza potrà essere garantita da un ottimale equilibrio vegeto-produttivo. Inoltre una eccessiva disponibilità di sostanze azotate (non elaborate) riduce nei vegetali la produzione di polifenoli.
c)      Tramite l’applicazione di potature sensate è possibile migliorare lo stato fitosanitario della pianta. Decisivo sarà il microclima all’interno della chioma che dovrà permettere la circolazione dell’aria ed un ottimale ingresso della luce. Ombreggiamento e umidità, invece, potranno favorire la formazione di patologie. Anche il sesto d’impianto dovrà garantire una adeguata circolazione dell’aria e permettere l’ingresso della luce solare. Le potature verdi possono offrire ottimi vantaggi, così come un corretto diradamento.
d)     Sarà necessario utilizzare Varietà e Cultivar idonee al clima e all’ambiente di coltivazione.
Per quanto riguarda le sostanze alternative al rame (che possono permettere di ridurne i dosaggi) è possibile utilizzare vari rimedi. Di seguito alcuni di questi.
Bentotamnio (500-600 grammi per ettolitro). È un prodotto a granulometria fine (polvere) costituito da bentonite, alghe litotamnio e farina di roccia potassica. Si tratta di un corroborante potenziatore delle difese naturali dei vegetali. La bentonite è un’argilla di origine vulcanica costituita principalmente da Ossido di Silicio, Alluminio (fillosilicati) e da micronutrienti naturali. Mentre le alghe litotamnio apportano Carbonato di calcio, Magnesio e numerosi microelementi di origine marina. Oltre a migliorare lo sviluppo dei vegetali il bentotamnio crea una barriera protettiva sulla superficie fogliare utile nella prevenzione di crittogame e fitofagi.  
Pròpoli per uso agricolo di qualità. L’efficacia e la validità della Pròpoli dipende dalla sua qualità.
Decotto di Equiseto (Equisetum arvense). Grazie al contenuto di Silicio e Sali solforici rinforza la pianta e previene le micosi. Eventualmente utilizzare Equiseto raccolto nel proprio territorio nel mese di giugno; è possibile conservare tramite essiccazione.

Aggiornamento contenimento AFIDE DEL CIPRESSO

Progetto:
Contenimento dell’Afide del Cipresso (Cinaria cupressi)
con tecniche a basso impatto ambientale

Nota di aggiornamento

A partire dalla primavera 2016 l’Università di Padova e Agrea hanno effettuato un intenso monitoraggio su cipressi presenti nell’area del Lago di Garda, alta pianura e colline veronesi.
Dalle osservazioni condotte  fino ad oggi non sono state individuate colonie vive di  
C. cupressi in nessuno dei siti campionati ed in particolare:
·     non si sono trovate  colonie vive di afidi, neanche su esemplari fortemente sintomatici;
·     si notano ancora presenza di esuvie  segno della presenza passata dell’afide
·     sono frequenti, sui rametti in prossimità dei ricacci e lungo il tronco,  emissioni di resina che potrebbero essere ricondotte alla risposta della pianta allo stress subito.

Questi risultati sono compatibili con l’andamento stagionale della scorsa estate, particolarmente caldo e secco che, come noto, limita fortemente lo sviluppo dell’afide ch invece ama estati miti e piovose.

In questo contesto appare inutile procedere con la sperimentazione prevista per la verifica dell’efficacia di prodotti a basso impatto impiegabili per il controllo dell’afide, e si propone di rimandarla al prossimo anno.
Può essere comunque interessante procedere con il test in un unico sito con l’obiettivo di raccogliere comunque delle prime informazioni circa la fitotossicità dei prodotti e l’eventuale efficacia su colonie tardive di C.cupressi che potrebbero comparire, anche senza fare danni, a fine estate.

Vi terremo informati dei prossimi sviluppi.

Dr. Lorenzo Tosi
AGREA S.r.l. – Centro di Saggio

Membro del Comitato Tecnico Scientifico
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In relazione alla iniziativa:
"Contenimento dell’Afide del Cipresso (Cinaria cupressi)
con  tecniche a basso impatto ambientale"

promossa dalla Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e dall’Associazione Terra Viva Verona,

si comunicano agli enti patrocinanti i primi risultati (rassicuranti) elaborati dal comitato scientifico (Università di Padova e Centro di Saggio Agrea srl)

Vi terremo al corrente degli sviluppi futuri e nel contempo Vi porgiamo i nostri più cordiali saluti


Dr Vittorio Betteloni 
per l’Associazione Terra Viva Verona


Enti patrocinanti:
IRVV  (Istituto Regionale Ville Venete)     
Comune Marano                                           
Comune Peschiera del Garda                       
Acque vive Sona e Somma Campagna         
Comune Cavaion                                          
Comune Lazise                                                         
Consorzio Vini Bardolino                             
Comune di Malcesine                                   
Comune Negrar                                            
Comune Gardone Riviera                             
Comune di Dolce                                          
Comune di San Pietro in Cariano                                         
Comune di Costermano                                
Comune di Sona                                           
Comune di Mozzecane                                 
Scuola di Agraria di Monza                          
Comune di Gorizia                                        
Comune di Garda                                         
Consorzio Vini Valpolicella                          
Garda Musei                                                 

Parliamo di pesticidi e salute


Glifosate: possibile divieto dal 1° luglio

Continuano le difficili trattative in Unione europea sull'utilizzo del glifosate. L'autorizzazione all'utilizzo della sostanza erbicida scade il prossimo 30 giugno e il suo rinnovo è stato messo in discussione da uno studio dello Iarc (l’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità) che ha classificato la molecola come “probabilmente cancerogena”.
Tuttavia l’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) la pensa in modo opposto in base ad altri studi, e proprio per questo i dubbi degli Stati membri sono elevati: continuare o no a utilizzare il glifosate?
Il problema è che la Commissione europea ha scelto di non decidere. Gli Stati membri, infatti, non hanno ancora trovato un accordo nonostante i tempi siano molto stretti. E così, è molto probabile che Bruxelles decida di lasciare ai singoli Stati membri la facoltà su cosa fare nel proprio paese.


I rischi di questa direzione sono molteplici: dal 1° luglio, alcuni paesi potrebbero già vietare l'utilizzo del glifosate, scatenando notevoli disparità all'interno dell'Ue e soprattutto compromettendo l'attività lavorativa di migliaia di aziende agricole, che per il momento non hanno una sostanza alternativa al glifosate.

articolo tratto da:

Glifosato, non è finita: riunione straordinaria per il rinnovo

Sarà l’ultimo assalto, forse quello decisivo. La battaglia sul rinnovo dell’autorizzazione europea per il glifosato verrà deciso in una riunione straordinaria del Comitato fitosanitario permanente il prossimo lunedì 6 giugno. Le grandi imprese dell’agrochimica che commercializzano questa sostanza attiva presente in centinaia di erbicidi non si rassegnano all’idea di perdere la base di un business da decine di miliardi di euro. Così, dopo due riunioni andate a vuoto per l’incapacità di raggiungere una maggioranza qualificata, gli Stati membri tenteranno nuovamente di raggiungere l’accordo. Il 30 giugno scade l’autorizzazione all’uso e alla vendita del glifosato nell’Unione europea: senza un rinnovo, la sostanza potrà essere acquistata per un periodo transitorio di sei mesi. Poi, l’utilizzo sarà consentito per un altro anno prima del definitivo calo del sipario.
La riunione del Comitato fitosanitario è un fuori programma che rinfocola i sospetti delle organizzazioni ambientaliste e del mondo del biologico, sulle barricate da mesi contro l’estensione del permesso per il glifosato. Una battaglia cominciata oltre un anno fa, quando l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) lo ha classificato come «probabile cancerogeno per l’uomo»....

.. il resto dell'articolo lo greggi su:

http://www.rinnovabili.it/ambiente/glifosato-riunione-straordinaria-rinnovo-333/

Nuovo Concept Store Agroalimentare in provincia di Verona



Per nuovo Concept Store Agroalimentare in provincia di Verona, cerchiamo piccole aziende ARTIGIANALI del territorio (km0 o territorio nazionale ovviamente a seconda delle disponibilità di ognuno) con prodotti alimentari DI QUALITÀ (sia materie prime che prodotti finiti) disposte a collaborare in ambito di Share-Marketing e Co-Working. Abbiamo a disposizione un locale in provincia di Verona e ci piacerebbe poter creare una rete di collaborazioni tramite l'AFFITTO DI SPAZIO, per dare vita ad una "bottega" dove poter acquistare (oltre che CONOSCERE E ASSAGGIARE) prodotti locali e di qualità. Mettiamo a disposizione una zona vendita dedicata (già allestita o da allestire) per una quota mensile da concordare a seconda del prodotto. Il ricavato delle vendite viene calcolato a parte e rimane all'azienda produttrice (ovviamente a seconda del prodotto, del suo successo e dell'impegno necessario alla vendita, potrebbe essere richiesta una percentuale sulle vendite realizzate). Trattasi di un locale predisposto per rivendita pane, pasticceria, gastronomia, con l'idea di inserire anche caffetteria e gelateria (probabilmente anche un piccolo laboratorio alimentare, da valutare). Noi ci occupiamo della gestione del locale e della promozione e vendita dei prodotti delle aziende partner, oltre all'organizzazione di eventi per la presentazione del produttore e del suo lavoro ("Incontro con il produttore", con assaggio o dimostrazioni e consigli sull'utilizzo). Sarebbe conveniente per entrambi: a noi permetterebbe di abbattere i costi iniziali di avvio e mensili (oltre finalmente a realizzare un sogno!), alle aziende "partner" d riuscire ad avere non solo visibilità, ma anche un vero e proprio guadagno, con il minimo sforzo. Credo fermamente in questo progetto che sto sviluppando da anni, credo nella condivisione e nella collaborazione tra noi piccole aziende artigiane alimentari (e non, perche' no?). Abbattendo le vecchie barriere mentali e unendo le forze si possono ottenere davvero grandi risultati! L'assetto economico e soprattutto commerciale del nostro Paese è cambiato, si sama non si accetta e l'errore più grande è pensare di poter continuare con la vecchia mentalità imprenditoriale. Invece è necessario capire che quando le cose mutano noi non dobbiamo fare altro che adeguarci e seguire nuove strade! Perché conviene: - poter sfruttare un'ottima vetrina in un negozio vario e non monoprodotto - la possibilità di far assaggiare direttamente il proprio prodotto - abbattere sensibilmente i costi di una rivendita diretta con un piccolo investimento mensile - poter far conoscere il proprio prodotto senza fatica e senza troppe spese anche in termini di tempo - possibilità di organizzare presentazioni e degustazioni dei vari prodotti direttamente nei nostri spazi con la presenza del produttore - conoscere e venire a contatto con altri professionisti per condividere esperienze e conoscenze Siamo interessati a valutare produttori di: - pane - gelato - pasticceria e croissanteria - cioccolateria, creme, prodotti dolciari - gastronomia - mozzarelle FRESCHE e latticini vari - salsa di pomodoro e sughi vari - vino - birre artigianali - farine macinate a pietra POSSIBILMENTE BIO - riso, pasta e cereali - verdura e frutta fresca km0 anche Bio - caffè, te', spezie - miele - sottoli, sottaceti e scatolame DI QUALITÀ - insaccati ...e tutto ciò che vorrete proporci! Chi fosse interessato ci contatti con urgenza all'indirizzo elisabettalbano@gmail.com . Siete tutti invitati a condividere questo progetto con i vostri contatti!

Bella idea di festival nel veronese


"QUELL'ANDARSENE NEL VIOLA DEL CAMPO" frammenti d'arte e musica

Interventi artistici:
10 giugno alle 19 espongono: Graziella Menichelli, Maurizio Zanolli, Paolo Perbellini, performance
Martin Menichelli, Tommaso Sartori, alla tromba Zeno Fatti, 
Paola Bellinato suggestioni poetiche

17 giugno alle 19 espone: Zeno Buzzacchi, poesie a fior di labbra Chili e Paola Bellinato

8 luglio alle 19 espongono: Paolo Brentegani performance Anna Perlini, al sax Daniele Pasquali

Passi accanto a cento persone e ti sono tutti indifferenti, poi c'è n’è una dentro la quale ci sei tu. La stessa cosa sono i luoghi. Quel luogo pulsa, ti trasmette una scossa ai sensi, c’è una voce, un cuore che batte dentro lo spessore dei muri, rende sensibile l’invisibile.
Questo è il campo di lavanda dell’Azienda agricola Campo San Martino, è luogo che chiama con la forza seduttiva di chi sa farsi guardare con occhi che vanno oltre il visibile.
Luogo delle contraddizioni nel quale convivono elementi che in apparenza non si toccano.
Campo di lavanda e arte come incontro virtuoso che accoglie tra le sue trame.

Come arrivare: provenendo da Verona sulla statale VR BS, al secondo semaforo di Castelnuovo svoltare a sx in direzione Valeggio S.M., percorsi 400 m sulla sx c’è il bivio di via C. Marx, in angolo
c’è rivenditore di macchine agricole Bagnoli. Si tiene la sx in via Marx e dopo 500 m, dopo la curva a gomito di fianco alla ferrovia ci sono le coltivazioni di lavanda e le strutture di Campo San Martino al n 12.

Per informazioni: 347 4636759, 335 7769042

Corso di Orto sinergico nel vicentino

9-10-11 settembre 2016
Relatore: Federico Ceccato
Corso teorico-pratico per la realizzazione di un orto sinergico. Gli orti sinergici rompono completamente l’idea di orto come “micro-fabbrica” di ortaggi lineare, schematica e faticosa e la trasforma in un organismo vivente in cui la priorità è data invece alla fertilità della Terra. Il corso si svolge venerdi 9, sabato 10 e domenica 11 settembre presso l’Azienda agricola biologica Bellin Carmen a Noventa Vicentina (VI).
In seguito all’agricoltura convenzionale, sia a livello aziendale che privato, il suolo dei nostri terreni sta diventando sempre più povero. Gli orti sinergici rompono completamente l’idea di orto come “micro-fabbrica” di ortaggi lineare, schematica e faticosa e la trasforma in un organismo vivente in cui la priorità è data invece alla fertilità della Terra. Questo non solo permette alte rese a livello nutritivo e quantitativo, ma risulta estremamente piacevole a chi attraversa l’orto generando stati d’animo positivi e spesso terapeutici. Molta attenzione infatti è data alla forma delle aiuole, ai colori, alle siepi e soprattutto ai fiori.

È un’agricoltura che richiede minimi dispendi di energia, ma grazie alla fertilità, ci dona in cambio cibo, salute e bellezza. Utilizzando questa tipologia di coltivazione viene restituito alla Terra in termini energetici più di quanto si prende, promuovendo i meccanismi di auto-fertilità del suolo, attraverso varie semplici tecniche che ognuno di noi può applicare. È una tipologia di agricoltura adatta all’autoconsumo, si slega dalle ottiche del mercato e ogni lavoro è svolto manualmente. Questo permette di non inquinare e di essere liberi da macchinari e dal petrolio.
Vantaggi rispetto all’orto tradizionale: non necessita di vangatura tutti gli anni, non servono concimi, non serve togliere l’erba grazie alla pacciamatura permanente, con i fiori si attirano gli insetti utili e non servono più i pesticidi, l’irrigazione è automatica e ramificata, la nostra schiena è sforzata al minimo,  abbiamo più tempo da dedicare ad altro, il portafoglio non risente di spese se non le poche iniziali, non servono diserbanti nei passaggi.

GLIFOSATO, L’OMBRA DEI BIG DEL BIOTECH DIETRO IL PARERE DELLA FAO


Dietro il parere congiunto del gruppo di esperti della Fao e dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Jmpr), che “scagionerebbe” il glifosato dal rischio per la salute umano, si cela un enorme conflitto d’interesse. Alcuni dei firmatari del rapporto presentato a soli due giorni dalla votazione della Commissione sulla ri-autorizzazione all’utilizzo, sono legati all’Ilsi, considerata una delle maggiori lobby agroalimentare a livello mondiale, dentro cui sono in atto tentativi di scalata tra multinazionali del settore.

ILSI, LA LOBBY DI MONSANTO, NESTLÉ E COCA COLA

A denunciare il profilo ambiguo di Alan Boobis e Angelo Moretto, è stata Greenpeace, che con una nota ha dichiarato che entrambi “hanno legami con l’Istituto Life Sciences International (Ilsi). Ilsi Europa riceve la maggior parte dei suoi finanziamenti di esercizio e di ricerca da aziende private, inclusi i produttori di glifosato Dow e Monsanto. E l’Istituto di Salute e Scienze Ambientali dell’Ilsi, (Hesi) è finanziata principalmente da aziende private, tra cui, anche qui, i produttori di glifosato Dow, Monsanto e Syngenta“. Tra i membri dell’Ilsi ci sono altri big mondiali come Nestlé, Coca cola, Exxon, Pepsi, Pfizer, McDonald, Novartis, Procter & Gamble.

IL PANEL DI ESPERTI CHE LAVORANO ANCHE CON L’ILSI

Nello specifico, Alan Boobis  è e il vicepresidente della Ilsi Europa, e allo stesso tempo è il co-presidente del progetto Risk21 gestito dall’Hesi. Secondo Greenpeace, “Boobis è stato un membro attivo di Ilsi nel corso di molti anni e anche agito come consulente per aziende come Sumitomo Chemical”. Angelo Moretto, invece, è un membro del team direttivo del progetto Risk21, ed è membro del consiglio di fondazione Hesi. Moretto si sarebbe dimesso da un panel sui pesticidi di esperti scientifici dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, per non aver dichiarato un interesse finanziario relativo alla valutazione delle sostanze chimiche. Un altro membro che fa parte del panel di esperti del Jmpr è Aldert Piersma , scienziato senior presso l’Istituto Nazionale per la salute pubblica e l’ambiente nei Paesi Bassi e consulente per progetti di Salute e Scienze Ambientali Istituto di Ilsi.