LETTERA DALLA CINA AGLI AGRICOLTORI VERONESI: “SIAMO CON VOI”

“Non dimenticheremo mai che l’Italia è stata sempre a fianco nostro quando eravamo nei momenti 
difficili. Perciò vogliamo esprimere la nostra vicinanza alle vostre aziende. 
Vincerete questa battaglia contro l’epidemia e quando tutto sarà finito, torneremo a sviluppare
 i nostri interessi reciproci”.
Sono le parole di Chen Guanghao, direttore generale del dipartimento provinciale per la Cooperazione economica del Sichuan, grande provincia cinese che conta 90 milioni di abitanti, indirizzate a Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona, che con la Cina ha intrapreso da due anni un rapporto di collaborazione commerciale inizialmente incentrata sul tartufo, di cui la provincia cinese è grande produttrice, ma che poi si è allargata ad altri settori.
“L’amicizia tra la nostra Provincia e il vostro Paese è sempre profonda – scrive Chen Guanghao -. Non dimenticheremo mai che nel 1988 fu il governo italiano ad aiutarci nella costruzione del più grande centro per le emergenze nel Sichuan, durante il terremoto di Wenchuan, senza chiedere alcuna compensazione. E sempre italiani erano i 14 esperti di pronto soccorso che portarono in salvo più di 900 feriti nella città di Mianyang. Il miglior modo di ringraziare per un aiuto è aiutare l’altro a propria volta. La situazione epidemica in Cina sta migliorando e perciò la squadra medica del Sichuan ha potuto arrivare in Italia per assistere attivamente i vostri ospedali”.
Nel Sichuan, spiega il dirigente cinese, la diffusione del virus è stata contenuta e anche le criticità a carattere economico sono state alleviate. “La provincia ha ripreso complessivamente la produzione e il lavoro – sottolinea -. Quando l’epidemia sarà finita, le opportunità offerte dall’integrazione delle iniziative strategiche della Nuova Via della Seta o “Una Cintura e una via” e della costruzione della sfera economica Chengdu-Chongqing si moltiplicheranno e il Sichuan inaugurerà una nuova fase di perfezionamento in campo industriale e miglioramento della capacità produttiva. In quel momento, quando anche l’amicizia di lunga data che ci lega sarà ancora più solida e profonda, la cooperazione tra le vostre aziende e il nostro dipartimento sarà più stretta. Apriremo le nostre porte per discutere di sviluppo e benefici reciproci”. Chen Guandghao incoraggia le imprese agricole veronesi a rimanere fiduciose: “Combattiamo strenuamente insieme per vincere la battaglia finale contro l’epidemia”.


Un messaggio che rincuora le aziende agricole, in un momento così difficile. “Questa lettera ci fa molto piacere perché conferma il rapporto non solo professionale, ma anche umano che si è instaurato tra noi e i colleghi cinesi – rimarca Paolo Ferrarese (nella foto), presidente di Confagricoltura Verona -. Abbiamo avuto un proficuo scambio in particolare con la Fondazione Italia Cina, per la promozione degli investimenti del Sichuan in Italia, guardando con grande attenzione alla Via della Seta, che, quando quest’emergenza sarà finita, aprirà grandi opportunità per le nostre aziende per l’import-export”.


SOS MANODOPERA: “IN VENETO SERVONO 7 MILA LAVORATORI PER FRAGOLE E ASPARAGI”

“Avviata la campagna degli asparagi, è imminente la raccolta delle fragole. Per la raccolta di queste e delle colture estive (come meloni, pesche, insalate ecc.) servono nel veronese circa 4 mila lavoratori stagionali, circa 7 mila in Veneto. Ancora sette giorni e il frutto rosso sarà maturo a Verona, ma senza la forza lavoro straniera minori quantità di fragole scaligere arriveranno sulle tavole dei consumatori”. E’ questo il grido di allarme lanciato dall’osservatorio regionale di Coldiretti che ha elaborato i dati di Veneto Lavoro sulla base delle presenze nello stesso periodo del 2019. “I nostri produttori sono preoccupati –  commenta Daniele Salvagno presidente di Coldiretti Veneto e Verona che, unendosi all’appello del Presidente nazionale Ettore Prandini, chiede alla Commissione europea di intervenire rapidamente per far sì che gli Stati membri dell’Unione Europea favoriscano l’attraversamento delle frontiere nazionali da parte dei lavoratori transfrontalieri che operano nel settore agricolo al fine di garantire le forniture alimentari, con il regolare svolgimento delle attività nei campi durante la stagione primaverile.
“Non bastano – spiega Salvagno – i pur importanti risultati che abbiamo ottenuto, dalla proroga dei permessi di soggiorno, alla possibilità di far lavorare in campagna i parenti sino al 6° grado. Servono la riapertura delle frontiere e la semplificazione dei voucher insieme alla possibilità di occupare per le attività agricole di raccolta anche i lavoratori messi in cassa integrazione a seguito del blocco delle altre attività. A questo proposito lanciamo un forte appello ai parlamentari della nostra regione affinché nei prossimi provvedimenti in discussione in Parlamento questi problemi trovino risposte”.
Secondo le stime di Coldiretti Veneto con la chiusura delle frontiere nell’Unione Europea si rischia di perdere opportunità di lavoro in un settore che conta circa 75 mila stagionali, operai meccanici e specializzati compresi. “Gli ingressi – conclude Salvagno – iniziano proprio in questo momento con la maturazione di ortaggi e frutta per poi rialzarsi nuovamente verso l’estate e a settembre con le vendemmie programmate. Da marzo ad aprile sono necessari in Veneto circa 7 mila stagionali di cui 4 mila unità nel veronese, mille nel rodigino, 900 a Padova e nel 500trevigiano”.

tratto da: http://www.corriereortofrutticolo.it/2020/03/31/sos-manodopera-veneto-servono-7-mila-lavoratori-fragole-asparagi/

La posizione di Assobio sull’emergenza. Il biologico accende la speranza

Sempre più consumatori utilizzano e apprezzano la qualità delle filiere biologiche italiane con conseguente aumento della produzione e delle vendite proprio in questo periodo. Lo constata Assobio, l’associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici e naturali, che tuttavia pone l’accento anche sulle “aree in grande difficoltà” a fronte della gravissima emergenza in atto, specialmente per quanto riguarda il mondo della ristorazione e delle mense, che attualmente sono costrette all’utilizzo della cassa integrazione. Fatta salva la particolare attenzione che deve essere rivolta alla salute dei lavoratori, fornendo presidi sanitari adeguati, Assobio consiglia di utilizzare tutte quelle iniziative di “job rotation” che aiutano a non appesantire il lavoro di chi si trova in prima linea, grazie alla disponibilità, all’impegno e al coraggio con i quali è possibile mantenere l’indispensabile servizio delle forniture alimentari. Oltre ad una collaborazione fra i vari reparti delle aziende, è indispensabile – sottolinea Assobio – che, specialmente nei punti vendita, si cerchi di limitare il più possibile il formarsi di assembramenti, deleteri per il rischio di contagio, con orari adeguati alle necessità dei consumatori. “Per fare questo e per evitare stress eccessivi e non sopportabili da parte dei lavoratori – sostiene il presidente Roberto Zanoni (nella foto) – si suggerisce l’inserimento di giovani, magari a tempo determinato, per ricoprire ruoli che integrano e alleggeriscono il lavoro degli altri operatori”. In questo modo si potrà contribuire a creare nuovi posti di lavoro, anche se solo temporanei, in un momento di grande incertezza occupazionale.
“Una particolare attenzione sarà rivolta anche alla filiera agricola, garantendo pagamenti puntuali e il giusto prezzo a tutti gli operatori che coraggiosamente continuano a garantirci l’approvvigionamento alimentare” precisa Roberto Zanoni.
L’individuazione del prezzo giusto dei prodotti biologici per la salvaguardia di aziende agricole e consumatori è un tema caro ad Assobio. Per assicurare un futuro prospero alla filiera del biologico e garantire al consumatore un prodotto sano e sicuro, è necessario salvaguardare prima di tutto gli agricoltori. Il fatto che ciò venga sostenuto da Assobio non è sorprendente per chi vuole indirizzare in modo coerente i processi produttivi del biologico, sostenere il mercato e proteggere l’ambiente. Gli agricoltori devono essere messi nelle condizioni di lavorare serenamente ed essere adeguatamente compensati, specialmente in questo momento in cui è divenuta complessa l’esportazione e sono stati vietati i mercati locali. È determinante per il futuro del biologico e del pianeta pagare in modo corretto chi produce in maniera coerente.

tratto da: https://www.greenplanet.net/la-posizione-di-assobio-sullemergenza-il-biologico-accende-la-speranza/

CORONAVIRUS, DE CASTRO: “SEI MILIARDI PER GLI AGRICOLTORI EUROPEI”

”Garantire un’immediata iniezione di liquidità agli agricoltori italiani ed europei in gravi difficoltà a causa della pandemia di coronavirus, facendo ricorso ai fondi non ancora impegnati dello Sviluppo rurale per l’attuale periodo di programmazione 2013-2020 che, come annunciato dal commissario Wojciechowski, ammontano ad almeno 6 miliardi di euro a livello Ue”. Lo ha reso noto Paolo De Castro (nella foto), coordinatore S&D alla commissione Agricoltura dell’Europarlamento, al termine della riunione dei coordinatori di tutti i gruppi politici, a cui ha partecipato il commissario europeo all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, in videocollegamento da Varsavia.
”Il commissario – ha indicato l’europarlamentare PD – ci ha anche assicurato che oltre alla libera circolazione delle merci, la situazione è stata sbloccata per la libera circolazione dei lavoratori agricoli, che potranno utilizzare corridoi verdi per muoversi da uno Stato membro all’altro, come da noi richiesto”.
“Sul fronte della liquidità da accordare ai produttori – ha spiegato De Castro – la nostra richiesta è di trasferire eccezionalmente i finanziamenti del Fondo per lo sviluppo rurale, per i quali non sono già stati programmati investimenti specifici, verso le risorse destinate ai pagamenti diretti alle imprese agricole”.
Per De Castro, inoltre, considerando la criticità a reperire fondi privati, si potrebbe innalzare la quota di finanziamento europeo, ma sempre nell’ambito dell’ammontare dei fondi accordati allo Stato membro. Sarebbe un modo per aiutare, ad esempio, il comparto dell’ortofrutta”.
“Il commissario e tutta la direzione generale dell’Agricoltura, che ringrazio, stanno continuando a lavorare non solo sulla flessibilità finanziaria, ma anche sulla messa a punto di nuove misure strutturali – ha detto De Castro -. Abbiamo bisogno infatti di un supporto immediato allo stoccaggio privato per molti prodotti invenduti, in particolare per gli agricoltori che hanno perso le forniture al comparto Horeca, in attesa di creare canali commerciali alternativi”.
“E’ il momento di scelte politiche ambiziose – ha concluso De Castro – che diano risposte concrete e immediate da dare ai nostri produttori e all’intero sistema agroalimentare europeo, per non lasciarli in balia di se stessi”.
tratto da: http://www.corriereortofrutticolo.it/2020/04/01/coronavirus-de-castro-sei-miliardi-per-gli-agricoltori-europei/

CIMICE, VIA LIBERA ALLA VESPA SAMURAI. COLDIRETTI VERONA: “SI APRONO NUOVE PROSPETTIVE”

Contro la cimice asiatica, c’è il via libera alla diffusione della vespa samurai, nemica naturale della cimice asiatica.  La Conferenza Stato Regioni – evidenzia Coldiretti Verona – ha approvato il provvedimento per l’introduzione dell’insetto contrastante. La cimice asiatica l’anno scorso ha causato danni sul territorio regionale che superano 150 milioni di euro e sul territorio provinciale 105 milioni di euro. Oltre 13mila ettari di pere, mele, pesche, nettarine e kiwi sono stati interessati dalla voracità della cimice asiatica, particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili e compromettendo seriamente parte del raccolto. Una vera emergenza per sistema produttivo perché capace di colpire centinaia di specie coltivate e spontanee.
“Nei mesi di maggio e giugno l’insetto sarà particolarmente attivo – precisa  Daniele Salvagno (nella foto), presidente di Coldiretti Veneto e Verona – motivo per cui organizzare al più presto un coordinamento con il Servizio fitosanitario nazionale al fine di essere operativi con l’assistenza tecnica e un monitoraggio costante sui risultati”.
La lotta alla cimice asiatica è particolarmente difficile perché è in grado di nutrirsi praticamente con tutto, si muove molto per invadere sempre nuovi territori da saccheggiare ed è resistente anche ai trattamenti fitosanitari. “Il via libera alla vespa samurai, un insetto antagonista delle dimensioni di poco più di un millimetro, apre dunque – conclude Salvagno – nuove prospettive anche se ci vorrà tempo prima di avere risultati significativi”.
La provincia veneta più colpita è Verona in cui è presente il numero maggiore di imprese nel settore frutticolo (4849) e il maggior numero di ettari coltivati (13.122), specie a pesche e nettarine, mele, kiwi, pere e altri frutti. I danni per singole colture sono oltre 16 milioni di euro per le pere, oltre 43 milioni di euro per le mele, oltre 16 milioni per pesche e nettarine, oltre 18 milioni di euro per kiwi e 10 milioni di euro per altri frutti per un totale di oltre 105 milioni di euro. (Fonte: Regione Veneto e stime Coldiretti Veneto su dati ISTAT e Regione del Veneto).
tratto da: http://www.corriereortofrutticolo.it/2020/04/01/cimice-via-libera-alla-vespa-samurai-coldiretti-verona-si-aprono-nuove-prospettive/

RACCOLTA FRAGOLE, A VERONA FIOCCANO RICHIESTE DI STUDENTI E DISOCCUPATI

Giovani, universitari, stagionali della ristorazione, operai dell’industria rimasti senza lavoro. Sono decine le richieste di lavoro che arrivano in questi giorni a Confagricoltura Verona, anche attraverso i social, per la raccolta delle fragole, che inizierà la settimana prossima, e altri lavori in campagna. Richieste che fioccano da tutto il Veneto ma anche dall’Emilia Romagna e dal Trentino in seguito all’appello di Piergiovanni Ferrarese (nella foto di apertura)presidente dei giovani di Confagricoltura Verona, che, data l’emergenza manodopera causata dalla mancanza dei braccianti dell’Est Europa, bloccati nei loro Paesi, aveva proposto di reclutare nei campi tutti quei ragazzi che sono a casa per la chiusura di bar e ristoranti e lo stop alle lezioni all’Università.
“Non ci sorprendono le molte richieste arrivate in questi giorni da parte di studenti universitari, dipendenti della ristorazione e di fabbriche chiuse; non ci sorprende perché era facilmente prevedibile – sottolinea Piergiovanni Ferrarese (nella foto) -. Il problema rimane quello denunciato pochi giorni fa, ossia la mancanza di uno strumento flessibile per poter integrare nelle nostre aziende queste persone. Lo strumento esiste, c’è ed è il voucher. Lo abbiamo usato, lo conosciamo, è la risposta giusta. Strumento flessibile e dalla facile attivazione, capace di dare le corrette tutele ai lavoratori temporanei. Siamo felici di apprendere che sia stato depositato un emendamento in materia. Certo, deve ancora passare il vaglio di ammissibilità e poi l’esame in commissione, ma ci auguriamo che vada in porto in breve tempo. Oggi più che mai mi auguro che la politica sappia velocizzare certi iter, così poco calzanti al momento che stiamo vivendo”.
Con il via imminente alla raccolta delle fragole e degli asparagi, il problema della carenza di manodopera sta diventando drammatico. E non si tratta solo di fragole: dalla preparazione delle viti per la vendemmia alla raccolta degli ortaggi, dalla potatura degli olivi ai seminativi, in Italia servono subito, secondo le stime del Centro studi di Confagricoltura, 200.000 operai agricoli. Di questi, 4.000 sono necessari per l’agricoltura veronese. E se non arrivano c’è il rischio che molto prodotto resti sulle piante. Di qui l’appello del presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, perché si facciano arrivare nei campi anche i cassintegrati e i percettori del reddito di cittadinanza e a definire in tempi rapidi un nuovo decreto sui flussi, che consenta di utilizzare anche lavoratori non comunitari.
Conferma Francesca Aldegheri, referente di giunta di Confagricoltura Verona per il settore frutticolo: “Già l’anno scorso avevamo avuto la problematica della carenza di manodopera a causa delle quote insufficienti di lavoratori extracomunitari, ma ora con il coronavirus la situazione sta precipitando. Molti lavoratori comunitari attualmente ci scrivono o ci chiamano per dirci che non vogliono venire in Italia o non possono, perché le frontiere sono chiuse. È vero che a livello normativo è stato allargato il range di manodopera alla parentela fino al sesto grado, mentre prima era fino al terzo, ma anche se l’aiuto in famiglia è prezioso non è sufficiente a garantire le raccolte. La natura non aspetta nessuno e non si ferma neanche davanti al coronavirus”.

24 marzo I distretti del cibo per rilanciare l’agroalimentare

Agroalimentare, diciotto milioni di euro per finanziare i distretti del cibo e garantire così risorse per il rilancio di filiere e territori. Con questi obiettivi lo scorso febbraio è stato pubblicato il bando del ministero delle Politiche agricole che definisce i criteri perla creazione e il consolidamento dei distretti del cibo. Si tratta di realtà diffuse in tutto il territorio italiano. I termini per la presentazione delle , originariamente in scadenza il 17 aprile, sono stati prorogati, alla luce dell’emergenza Covid 19, al 18 maggio. Le finalità di questi distretti sono varie: promuovere lo sviluppo, la coesione e l’inclusione sociale, favorire l’integrazione di attività caratterizzate da prossimità, garantire la sicurezza alimentare, diminuire l’impatto ambientale delle produzioni, ridurre lo spreco alimentare e salvaguardare il territorio e il paesaggio rurale attraverso le attività agricole e agroalimentari.
“Investiamo nella progettazione territoriale”, ha dichiarato in un’intervista la ministra Teresa Bellanova, “per favorire la crescita dell’Italia. Dobbiamo sbloccare energie e investimenti. L’agricoltura e l’agroalimentare sono un motore di idee, progetti, nuovi posti di lavoro. Di futuro. Abbiamo lavorato con le Regioni per mettere a punto un bando, il primo, che dia stimolo a una nuova stagione dei distretti del cibo. C’è molto interesse e fermento in tutti i territori, già questa è una scommessa vinta. L’Italia può essere un laboratorio di buone pratiche, investendo sull’economia circolare, sulla ricerca e su formule più forti di collaborazione tra agricoltori, allevatori, imprese di trasformazione e istituzioni. Noi ci siamo e vogliamo accompagnare questo sviluppo”.
Proprio in questi giorni anche l’Umbria ha iniziato i lavori per la presentazione del progetto dei distretti del cibo da presentare al Mipaff. Un incontro che ha visto riunite le organizzazioni agricole, le associazioni dell’agroindustria e dei produttori biologici, l’università, gli agronomi e i tecnici del Parco tecnologico agroalimentare 3A.

tratto da:
https://www.cambialaterra.it/2020/03/i-distretti-del-cibo-per-rilanciare-lagroalimentare/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterCLT