Antica Fiera del Rosario a Breonio di Fumane


Anche quest'anno si svolgerà l'Antica Fiera del Rosario in Località Breonio di Fumane (Vr), fiera dei prodotti agricoli della montagna.

Aveprobi
in collaborazione con Veneto Agricoltura e l'Istituto di Istruzione Superiore "Stefani-Bentegodi", allestirà la Mostra pomologica di vecchie varietà di mele e pere, coltivate nella montagna veneta, con circa 80 varietà in esposizione.

CONFERENZA: "Vaccini si, quando servono, obbligo NO"

Maria Grazia ci fa sapere:
Ciao a tutti vi comunico che venerdì 13 ottobre ore 20.30, presso la sala Olimpica del comune di Bosco
ci sarà la conferenza tenuta dal dott Bellavite (nostro concittadino onorario, docente di patologia 
all'università di Verona nonche ricercatore) sul tema : vaccini si, quando servono, obbligo  NO. 

Vi prego di condividere il più possibile perché sia i freevax che i vaccinisti convinti, trovino un punto di accordo comune, visto che tutti tengono alla salute dei propri bambini. 

L'ingresso è gratuito e aperto a tutti anche residenti in altri comuni!

Inglese per vinificatori


Mercoledì 25 ottobre a Sant'Ambrogio





I nuovi limiti per i PFAS proposti in Veneto, per quanto bassi, non sono protettivi per la salute umana

COMUNICATO STAMPA

I valori limite proposti dalla Regione Veneto per le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), non sono, non possono e non devono essere considerati come protettivi per la salute umana. Tanto più se il criterio utilizzato per la loro definizione è quello “spannografico” come recentemente dichiarato dal Presidente della Regione Veneto che pur considera, finalmente quello delle PFAS un “problema serissimo”
Per le sostanze tossiche e cancerogene, e le PFAS sono tra queste, il valore nelle acque ad uso umano, come nelle altre matrici fondamentali per la vita, deve essere zero.
Qualsiasi valore guida è, infatti, privo delle necessarie basi scientifiche e molto spesso rappresenta solo un valore possibile da raggiungere con le attuali tecnologie.
Deve essere messo in atto quindi ogni intervento ed azione per garantire  subito acque salubri e pulite alle popolazioni e in particolare ai bambini, alle donne in gravidanza e ai malati.
Da  anni la posizione dell’Associazione italiana medici per l’ambiente- ISDE,  espressa nella   Carta programmatica,  è chiarissima in tema di inquinamento delle acque ad uso umano.
ISDE ritiene che Istituzioni debbano  intervenire per contrastare in ogni modo l’inquinamento ambientale e nella fattispecie  per eliminare gli inquinanti già presenti nell’acqua ad uso potabile senza ammetterne di nuovi. Non si rende salubre e potabile l’acqua ope legis  attraverso decreti regionali, leggi nazionali o direttive europee
L’acqua è salubre e potabile quando non contiene sostanze tali da rappresentare un pericolo per la salute umana e quindi, nella fattispecie, non deve contenere  nella maniera più assoluta alcun quantitativo di PFAS.

5 Ottobre  2017


Per Informazioni:
Associazione Medici  per l'Ambiente - ISDE Italia
Via XXV Aprile, 34 - 52100 Arezzo
Tel: 0575-23612 - e-mail: isde@isde.it

Web: www.isde.it

Sicurezza alimentare: quale ruolo per il bio?


Organic Action Network italiano, in collaborazione con IFOAM e i governi italiano e messicano, presenta un incontro sul tema della sicurezza alimentare, indagato attraverso le potenzialità dell’agricoltura biologica. L’appuntamento è a Roma, presso la sede della FAO, venerdì 13 ottobre, dalle ore 13.
Ecco tutte le informazioni sull’evento e il programma.

Sicurezza alimentare: quale ruolo per il bio?

Partiamo dal titolo. L’evento – tecnicamente un side-event della 44esima plenaria del Comitato sulla Sicurezza Alimentare della FAO – è stato così denominato dagli organizzatori: Accrescere la sicurezza alimentare attraverso pratiche agricole sostenibili. Quale ruolo per l’agricoltura biologica?
L’idea è quella di passare in rassegna “le molteplici funzioni dell’agricoltura biologica”, in particolare quelle che possono dare un contributo concreto ai temi dalla sicurezza in campo alimentare, così come al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’ONU.
«La sostenibilità – scrivono gli organizzatori presentando l’evento – haa che fare con l’integrità ecosistemica, il benessere sociale e la resilienza economica. L’evento si pone l’obiettivo di aiutare a comprendere come l’agricoltura biologica contribuisca ad ognuna di queste dimensioni di sostenibilità quando parliamo di sicurezza alimentare».
Durante l’appuntamento, si sottolineerà quindi il “potenziale straordinario” che offre l’agricoltura biologica. Un potenziale che deriva dall’approccio olistico di tali tecniche, che “combina la dimensione dell’ecosistema con l’inclusività sociale e la resilienza ambientale ed economica”.
Sarà in particolare indagato il contributo dell’agricoltura bio al raggiungimento di alcuni obiettivi SDG. In primis, il numero 2, che riguarda proprio la fame nel mondo. Non solo. Per gli organizzatori, l’agricoltura bio«aiuta anche a conseguire gli obiettivi 3. “Buona salute e benessere”, 6. “Acqua pulita e igiene”, 12. “Consumo e produzione responsabile”, 13. “Azione per il clima” e 15. “Vita sulla terra”».

Sicurezza alimentare a Roma: il programma

Gli interventi in programma aiuteranno i partecipanti ad avere un quadro completo sulle diverse caratteristiche dell’agricoltura bio. Caratteristiche “che la rendono cruciale per l’accrescimento della sicurezza alimentare, fornendo al contempo servizi per l’ambiente e per la salute sociale”.
Si parte alle 13 con i saluti istituzionali di rito, per poi introdurre Eva Torremocha, vice presidente di IfoamOrganics International. A seguire, intervento di un rappresentante del Crea.
Si passerà poi all’analisi di casi studio concreti: Messico e Italia. Nel secondo caso interverranno Matteo Bartolini, di Organic Action Network Italia, e Raffaella Mellano della Società Agricola Mellano S.S.
Alle ore 14 sarà la volta di Nadia Scialabba, Senior Officer per l’Organic Agriculture Programme della FAO. Seguirà un dibattito.
Concluderà i lavori l’ambasciatore Pierfrancesco Sacco, rappresentante permanente italiano all’ONU.

Ministro Martina: no al rinnovo

Dopo il no francese al rinnovo dell’autorizzazione per altri 10 anni dell’utilizzo di glifosato in Europa, arriva anche lo stop del Ministro Martina. Il titolare del dicastero dell’agricoltura ha affidato a Twitter la propria decisione.
Non è ancora chiaro se il no sia condiviso con gli altri membri del governo Gentiloni o se si tratti di un’iniziativa personale di Maurizio Martina. Intanto l’Ue rinvia la decisione sull’argomento. L’autorizzazione, lo ricordiamo, scadrà il 31 dicembre prossimo.
Vediamo tutti gli ultimi dettagli.

Ministro Martina: no al rinnovo

“No al rinnovo dell’autorizzazione europea per il Glifosate. Italia leader agricoltura sostenibile #StopGlifosato”: con questo tweet, arrivato il 3 ottobre, il Ministro Martina annuncia il suo parere contrario al rinnovo dell’erbicida più utilizzato al mondo.
D’altronde, il titolare del dicastero all’agricoltura non fa altro che ribadire una posizione nota da tempo. In una recente intervista al settimanale Terra e Vita, rispondeva così a una domanda sul rinnovo dell’autorizzazione europea per l’erbicida:
«Siamo stati contrari e la nostra posizione resta questa. Dobbiamo lavorare ad alternative sostenibili per l’ambiente e dal punto di vista economico per i produttori».
Resta da definire la posizione del governo italiano sul tema, essenziale in sede di valutazione del rinnovo dell’autorizzazione a livello europeo.

Coalizione #StopGlifosato, appello al Ministro Martina e a tutto il governo Gentiloni

Su questo tema è di recente intervenuta anche la Coalizione #StopGlifosato che riunisce 45 sigle italiane dal mondo dell’ambientalismo. Oltre che al Ministro Martina, la Coalizione si è rivolta a Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute, e Gian Luca Galletti, dell’Ambiente, per riaffermare il no al rinnovo all’autorizzazione europea per l’erbicida.
La Coalizione denuncia il “pressing delle multinazionali dei pesticidi sulle agenzie europee, rapporti favorevoli delle stesse agenzie in parte ricavati con il ‘copia e incolla’ degli studi fatti dalle aziende produttrici”. Ricorda inoltre come ci siano “forti e fondati sospetti di cancerogenicità, certezze di inquinamento delle acque e malformazione degli organismi acquatici”. In tale situazione, viene ribadito il ruolo “fondamentale” che l’Italia può svolgere nel processo decisionale europeo:
«È necessario – scrivono – che il Governo italiano confermi il parere contrario al rinnovo dell’autorizzazione del glifosato per altri 10 anni, assumendo la leadership di una coalizione di Paesi che mettono al primo posto la salute dei cittadini, la qualità dell’agricoltura e del cibo e la difesa dell’ambiente».
Il modello, secondo la Coalizione, è quello dell’Austria, che ha chiesto, tramite l’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, che la Commissione UE avvii “un’indagine sulla valutazione di rischio relativo al glifosato condotta dall’EFSA, proponendo che non si assumano decisioni in sede europea prima di aver fatto chiarezza sulla procedura seguita da questo agenzia”.

L’Ue rinvia la decisione

Intanto la Commissione europea rinvia la decisione sull’autorizzazione all’erbicida. Il Paff, il comitato Ue per i fitofarmaci, si è infatti riunito il 5 e il 6 ottobre. In queste date era prevista una votazione sull’argomento, ma l’organismo ha deciso di non inserire il voto nell’ordine del giorno, limitandosi a una semplice discussione sulla bozza di regolamento.
La prossima riunione del Paff è prevista per il 23 ottobre. Poi ancora il 12 e 13 dicembre. L’autorizzazione per l’uso di glifosato scadrà il 31 dicembre di quest’anno: la decisione dovrebbe quindi arrivare entro quella data. In caso ci fosse accordo tra i Paesi membri, la votazione potrebbe essere anche fissata durante una riunione straordinaria del comitato.




Percorsi di lettura a Negrar


IT.A.CÀ Rovigo. Festival del Turismo Responsabile

Da venerdì 13 a domenica 15 ottobre 2017,
36 iniziative per vivere il territorio con autenticità


Nell'anno Internazionale per il turismo sostenibile, indetto dall'ONU, sbarca per la prima volta anche a Rovigo IT.A.CA’ migranti e viaggiatori - Festival del Turismo Responsabile, giunto alla 9a Edizione Nazionale.

IT.A.CA’ si propone come una piattaforma di innovazione sociale creando sinergie tra tutti coloro che vedono nel turismo responsabile un'opportunità per rigenerare il tessuto economico e sociale del loro territorio.

Dal 13 al 15 ottobre, a Rovigo e in provincia, oltre 40 realtà locali, propongono una ricca proposta di eventi aperti a tutti: itinerari a piedi, in barca e in bicicletta, workshop, degustazioni, presentazione di libri, mostre, concerti e tante iniziative per scoprire e valorizzare le eccellenze culturali, artistiche, enogastronomiche, del nostro territorio. Un’occasione per scoprire una nuova idea di turismo basata sui concetti di sostenibilità e responsabilità

INFO: 
338.14.70.208 Rossella Ruzza (Ass.ne TeradaMar) | 335.74.90.329 Sara Miotto (COSPE Onlus)Coordinamento Polesine - Festival IT.A.CÀ. Migranti e Viaggiatori -Festival del Turismo Responsabile
Website | www.festivalitaca.net  
Facebook | It.a.cà. migranti e viaggiatori -Festival del Turismo Responsabile

Il clima sta cambiando. Ora cambiamo noi!


Durante quest’ultima lunghissima estate anche in Italia gli effetti del cambiamento climatico, dovuto all’effetto serra, si sono sentiti in modo drammatico. Caldo intenso e continuo, afa, siccità e incendi, hanno prodotto danni e disagi a persone, animali e piante. Mi ha colpito particolarmente sapere che, per la prima volta a memoria d’uomo, in molti territori la vendemmia è cominciata prima di ferragosto e quasi ovunque è stata anticipata di almeno un mese. Ho anche visto e, non mi era mai successo in tutta la mia vita, le tende ombreggianti, montate negli orti a protezione dei pomodori per proteggerli dal calore del sole, così intenso da “cuocerli” sulla pianta! Un sole forte, che non dà tregua. Un calore che spacca la terra, inaridisce fiumi e torrenti, svuota gli invasi, fa perdere anzitempo le foglie agli alberi e ne asciuga i frutti. Il cambiamento del clima è assodato e progressivo e la Terra ha sempre più sete! L’acqua è sempre più una risorsa indispensabile da gestire con attenzione in tutti i suoi usi. L’assenza di acqua, sta rendendo progressivamente invivibili, vaste aeree della terra, dove vivono popolazioni già povere, rendendo inevitabile la loro fuga verso territori meno aridi.
Giornali e TV in questi mesi, hanno richiamato la nostra attenzione sul problema della presenza dei migranti in Italia e in Europa, ma non ci hanno detto che, oltre alla guerra, sono causa del fenomeno delle migrazioni di massa, carestia e povertà dovute alle conseguenze del cambiamento climatico e alla diseguaglianza nella concentrazione e disponibilità delle risorse nella varie zone del Pianeta.
Fenomeni come la migrazione di massa e tutte le sue conseguenze sulle persone, sulle città e sui territori, sono destinati ad aggravarsi con l’accentuarsi del fenomeno della concentrazione della ricchezza e delle risorse nelle mani di pochi.
Se una delle grandi sfide globali che l’umanità dovrà affrontare, è una redistribuzione più equa delle risorse tra gli abitanti del Pianeta, a livello locale e personale dobbiamo imparare a gestire con più saggezza energia, acqua e cibo, per limitare l’impatto dei cambiamenti che stiamo vivendo. Risorse preziose come l’energia, l’acqua e il cibo, oltre che essere prodotte e distribuite in modo più ecologico ed efficiente, devono essere risparmiate ed usate con saggezza evitando sprechi e dispersioni. Siamo stati abituati a vivere in modo sprecone ed esagerato e a desiderare sempre più cose, in una rincorsa alla sazietà e alla felicità, che è sempre un po’ più in là. “L’asticella” dei nostri desideri, viene spostata sempre un po’ più in alto, ma la nostra serenità e felicità interiore, non arriva. Credo che allora sia venuto il tempo di uscire dalle nostre ipertrofiche “zone di comfort” per abituarci a vivere con meno cose e meglio, in modo più efficiente e coerente con i nostri bisogni reali e con le necessità della comunità degli umani e dell’ambiente che ci circonda.
tratto da:
https://viveresostenibile.wordpress.com/sfoglia-il-mensile/selezione-articoli-ok/il-clima-sta-cambiando-ora-cambiamo-noi/

Biologico in Italia: aumenta la produzione e anche il consumo. Tutti i dati su alimenti, motivazioni e canali di vendita

Lo scorso 8 settembre sono stati presentati al SANA (Salone internazionale del biologico e del naturale) di Bologna i dati riguardanti l’andamento del biologico in Italia nel 2016. Numeri che riportano crescite a due cifre sia per quanto riguarda la produzione agricola che i consumi, confermando ancora una volta che il settore gode di ottima salute. I numeri sull’agricoltura biologica, raccolti dal Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica) mostrano una crescita del 20% sia per quanto riguarda le superfici che gli operatori. Il settore interessa quasi 1.800.000 ettari, corrispondenti al 14,5% della superficie destinata a uso agricolo. Le aziende sono oltre 70mila, il 4,4% delle aziende agricole italiane.
La regione in cui si trova la maggior estensione è la Sicilia, seguita da Puglia e Calabria: nel complesso ospitano quasi la metà della superficie coltivata a biologico. Per quanto riguarda gli orientamenti produttivi, la maggior estensione è destinata a colture foraggere (19%), prati e pascoli (18%) e cereali (17%). Seguono l’olivo, il pascolo magro e la vite. Gli ortaggi occupano solamente il 2,4% della superficie, estensione che però nel 2016 ha visto una crescita del 48%.
I numeri sull’agricoltura biologica, raccolti dal Sinab mostrano una crescita del 20%
Secondo Francesco Giardina, coordinatore del rapporto Sinab “La leva principale della crescita è ancora quella dei programmi di sviluppo rurali. L’aumento delle superfici destinate a ortaggi però è svincolata da questi programmi e indica un effetto trainante del mercato. Un altro aspetto positivo per lo sviluppo è dato dal fatto che la lavorazione dei prodotti agricoli, prima localizzata lontano dalla produzione, si sta spostando al sud.” Diventa in questo modo più vicina la realizzazione dei distretti rurali e agroalimentari come modelli di integrazione fra diverse realtà presenti in un territorio, per consentire la valorizzazione delle risorse naturali, umane e culturali di una regione.
biologico
Il 65% degli acquisti bio è stato fatto al nord, il 24% al centro e solo l’11% al sud
Ma veniamo ai consumi: nel 2016 le vendite di prodotti biologici, considerando tutti i canali, hanno raggiunto i 3 miliardi di euro, con una crescita del 14% sull’anno precedente; crescita che sale al 20% se consideriamo solo la grande distribuzione organizzata. Questa tendenza si conferma – anche se un po’ rallentata – nel primo semestre del 2017. L’incidenza dei prodotti bio è pari al 3% circa sul totale dell’agroalimentare. Fra gli alimenti più venduti troviamo uova (12 uova su 100 vendute sono biologiche), gallette di riso e pasta. È stato notevole però nel 2016 l’incremento di carne e vini, settori quantitativamente poco importanti, ma cui si riconosce una forte potenzialità di crescita. Interessante anche la crescita di frutta, ortaggi, latticini e grassi da condimento. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, il 65% degli acquisti bio è stato fatto al nord, il 24% al centro e solo l’11% al sud.
Qual è il motivo di questa crescita, ancora più importante se confrontata con la situazione sostanzialmente stagnante del comparto agroalimentare? Per Antonella Giuliano di Ismea “I nuovi trend del settore alimentare non sono legati a bisogni, ma riguardano in particolare il desiderio di benessere. I consumatori cercano un cibo che renda felici. Le attese nei confronti dei prodotti alimentari riguardano aspetti come salute, sostenibilità, novità e autenticità, tutti valori che il biologico va a soddisfare.”
I numeri dell’osservatorio Sana, curato da Nomisma, e basato sulle interviste fatte a 850 italiani, confermano questa ipotesi. Gli aspetti che orientano i consumatori negli acquisti – in base alle loro stesse dichiarazioni – vedono al primo posto i benefici per la salute, seguiti da rispetto per l’ambiente e semplicità delle ricette. Il numero di chi acquista prodotti biologici è in continuo aumento: hanno fatto questa scelta almeno una volta, nel 2016, il 78% delle famiglie italiane. Per chi vede nel biologico una filosofia di sviluppo, il fatto che una famiglia abbia almeno una volta acquistato un prodotto da agricoltura biologica può sembrare poco rilevante, ma certamente indica una sempre maggior diffusione di una categoria di alimenti fino a pochi anni fa considerata di nicchia. D’altra parte il 60% degli acquirenti del bio (corrispondente al 47% delle famiglie italiane) consuma alimenti biologici almeno una volta alla settimana, dimostrando un elevato grado di “affezione”.
I principali canali di acquisto sono supermercati e ipermercati e da un paio d’anni anche i discount offrono prodotti biologici, con buoni risultati. Questi prodotti in effetti sono sempre più presenti nella grande distribuzione, sempre più visibili e alcuni generi, come le gallette di riso, si trovano più facilmente a marchio bio piuttosto che convenzionali. Per quanto riguarda le motivazioni, chi acquista biologico dichiara di farlo principalmente per aspetti relativi a salute e sicurezza (76% degli acquirenti), seguono qualità (34%), assortimento (29%) e rispetto per l’ambiente (29%).
Otto famiglie italiane su dieci hanno acquistato almeno una volta nell’ultimo anno alimenti 100% vegetali
Chi sono gli acquirenti del biologico? I numeri dell’osservatorio individuano famiglie con reddito alto, con figli sotto i 12 anni, e una maggior prevalenza fra vegetariani e vegani. Quest’ultima categoria, che secondo stime recenti comprende circa otto italiani su cento, è molto interessante per il mercato del bio perché da un lato vegetariani e vegani consumano con più frequenza prodotti biologici, mentre dall’altro sono sempre di più gli italiani che ogni tanto acquistano prodotti 100% vegetali, come le bevande di riso o di soia, oppure i burger di seitan. Lo sviluppo di prodotti che siano allo stesso tempo 100% vegetali e biologici è quindi visto con grande interesse dal mercato. Tanto anche un’azienda come Golfera, guidata dalla quarta generazione di norcini, ha deciso di avviare una linea di salumi bio e una di affettati e burger vegetali. E Granarolo, oltre ai “classici” prodotti lattiero-caseari propone una linea 100% vegetale che comprende bevande di riso e di soia, burger vegetali, yogurt e gelati di soia.

Secondo i dati dell’osservatorio Sana, otto famiglie italiane su dieci hanno acquistato almeno una volta nell’ultimo anno alimenti 100% vegetali, quota che sale al 99% fra i consumatori di prodotti biologici. Quali sono i piatti più gettonati? Piatti pronti, bevande vegetali, prodotti panati e sostituti del formaggio. Queste preferenze mettono in evidenza una contraddizione che sembra comune al mercato degli alimenti salutistici: gli italiani dichiarano di preferire prodotti sani, con un’elevata componente vegetale e ricette semplici, ma prediligono i piatti pronti (in aumento da un paio d’anni), le cui liste degli ingredienti non sono sempre apprezzabili, o per lo meno sono piuttosto lunghe e complicate.
Numeri alla mano, non è subito chiaro come si possa conciliare un 14% dei terreni agricoli coltivato in modo biologico con un’incidenza di questi prodotti pari “solo” al 3% del paniere agroalimentare. Questa discrepanza è dovuta in parte all’export, che ha un valore di circa 2 miliardi di euro (in crescita del 15% sul 2015), ma anche al fatto che, come abbiamo visto, buona parte dei terreni ad agricoltura biologica sono destinati a pascoli e foraggi, mentre solo una piccola parte – che però sta crescendo – è usata per colture di pregio, come frutta e ortaggi.




tratto da:
http://www.ilfattoalimentare.it/biologico-italia-aumento-sana.html

Incotro tecnico suolo - Sprea depositi


INVITO 7 OTTOBRE DOGANA LAZISE: Francesco Panella "I giorni del Miele"


INVITO Convegno "Un orto per guarire"

COMUNICATO STAMPA DEL 28/09/2017

“Un orto per guarire”. Questo il titolo del convegno che, sabato 7 ottobre dalle 9,15 a Verona
nella sala Rossa della Provincia, vedrà presentare l'attività di agricoltura sociale della “Fattoria
Margherita”, gestita a Oppeano dalla Cooperativa La Mano 2. Una realtà iscritta all'elenco
regionale delle fattorie sociali che vede da anni la Cooperativa La Mano 2, in stretta
collaborazione con la cooperativa sociosanitaria Gav, “Giovani Amici Veronesi”, affrontare, con
le risorse agricole di cui dispone, le disabilità psichico-intellettive e quella fisico-sensoriale.
L'attività della fattoria sociale "Margherita" si sviluppa anche attraverso il progetto, decollato da
aprile, che ha visto la realizzazione di un orto terapico.
Il convegno sarà aperto dalla lettura di una poesia di Alda Merini, e vedrà quindi gli interventi,
moderati da Francesco Albertini, presidente della Cooperativa Gav, della psicologa Roberta
Ottolini che parlerà di “Orticoltura quale strumento riabilitativo del disagio e delle disabilità”; del
presidente della Cooperativa La Mano 2, Gianbattista Polo, che parlerà di “Criteri adottati nella
progettazione e realizzazione dell’orto terapeutico di Fattoria Margherita”; Chiara Rossi,
psicologa della Comunità Gav che interverrà su “Ciò che accade nell’orto accade nella psiche”;
del direttore Servizi Sociosanitari dell'Ulss 9 Scaligera, Raffaele Grottola, che parlerà di
“Agricoltura Sociale e Servizi alla persona”. All'incontro saranno presenti anche il sindaco di
Oppeano, Pierluigi Giaretta, il consigliere provinciale Stefano Marcolini, il presidente provinciale
di Federsolidarietà, Erika Dal Degan, ed il presidente provinciale della Confederazione italiana
agricoltori, Andrea Lavagnoli. Seguirà un dibattito sul tema.
L'attività di agricoltura sociale in base alla quale Fattoria Margherita, gestita dalla cooperativa La
Mano 2 è iscritta all'elenco regionale delle fattorie sociali è caratterizzata da progetti di
integrazione sociale in ambito lavorativo, ma soprattutto dall'attivazione di percorsi abilitativi e
riabilitativi mediante sottoscrizione di convenzioni con enti pubblici e privati.
I profili di professionalità presenti nel Centro Servizi, in campo agronomico e socio sanitario,
consentono di realizzare una progettazione abilitativa e riabilitativa sia con l'ortoterapia, le
piante aromatiche officinali, con gli animali, sia con le attività di pittura e decorazione legate
all'agricoltura. Gli spazi esterni e interni sono attrezzati accessibili e rispondenti alle normative di
sicurezza, per assicurare, in ogni periodo dell'anno, la continuità delle attività, all'interno dei

percorsi occupazionali, terapeutici e riabilitativi individuati per ogni persona.




Più ecologia e meno agrochimica: parliamo di PAC al futuro

#CAMBIAMOAGRICOLTURA
DALLA PAC ALL’AGRICOLTURA PER I TERRITORI
Sabato 7 ottobre 2017, ore 9.30-13.00, nell'ambito degli eventi che precedono il G7 agricoltura

Da sempre l’Europa sostiene la propria agricoltura attraverso la PAC, Politica Agricola Comunitaria, destinandovi una quota preponderante del proprio bilancio. Nell'attuale programmazione gran parte di queste risorse è appostata sul ‘primo pilastro’, strumento di sostegno al reddito delle aziende basato sul criterio delle superfici coltivate. Un criterio che, nel sostenere le grandi imprese agricole, non fornisce però stimoli a perseguire risultati in termini ambientali e sociali che rispondano al principio ‘public money for public goods’. Negli anni, le riforme della PAC, soprattutto attraverso il pilastro dello ‘Sviluppo Rurale’, hanno in parte corretto questa distorsione, indirizzando molte imprese verso investimenti virtuosi, ma i risultati restano inferiori alle attese. Gli aiuti pubblici che premiano le aziende di maggiori superfici infatti assecondano la concentrazione fondiaria invece di favorire l’ingresso di nuove figure di agricoltori, e non supportano in misura sufficiente il presidio degli spazi rurali in aree svantaggiate, che spesso dipendono da aziende attive su piccole superfici. I sostegni garantiti dal primo pilastro non premiano la crescita dei livelli occupazionali, né la sostenibilità ambientale e la salubrità dei prodotti immessi sul mercato, finendo col sostenere una agricoltura che, su ampie superfici, fa ricorso a fertilizzanti chimici e prodotti dannosi per l'uomo e per l'ambiente: è il caso di pesticidi come il glifosato. Tuttavia negli ultimi anni si è affermato concretamente un modello alternativo, che ha i suoi punti forti nella crescita a due cifre delle produzioni biologiche e biodinamiche, che mettono in campo un approccio circolare in grado di garantire maggiore fertilità dei suoli, valorizzare la biodiversità, mitigare il cambiamento climatico, dimostrando nei fatti anche la capacità di garantire il reddito per le aziende agricole a fronte di superiori livelli occupazionali. Si tratta di un segnale forte ed importante, incoraggiato dagli orientamenti e dalle aspettative dei consumatori.
La PAC ora affronta un percorso di riforma che riguarda tutti noi cittadini, contribuenti e consumatori, interpellando la nostra visione di un’agricoltura che produca cibo sicuro e sano, che innervi e presidi i territori, sostenga le comunità rurali generandovi opportunità di lavoro e prenda parte, insieme agli altri settori produttivi, alle grandi sfide di sostenibilità, dalla lotta all’inquinamento alla tutela della biodiversità e del paesaggio, al contrasto e mitigazione del cambiamento climatico. Per gli effetti che la PAC produce sui territori, la discussione non può essere lasciata nelle mani di pochi, e deve essere liberata dai condizionamenti delle lobby agroindustriali che invece chiedono il mantenimento dello status quo.
Per far emergere queste aspirazioni la coalizione #cambiamoagricoltura si è già fatta promotrice di una massiccia partecipazione di cittadini alla consultazione sulla PAC svoltasi la scorsa primavera, e ora intende promuovere un momento di riflessione su come vorremmo che la PAC cambiasse, per essere più a misura di imprese agricole che compiono la scelta di presidiare attivamente il territorio rurale, a partire dalla conservazione delle risorse ambientali da cui la stessa agricoltura dipende: la biodiversità, l’acqua, il suolo.
Per una agricoltura capace di mantenere e riprodurre le risorse naturali e di assicurare la produzione di alimenti salubri, incoraggiare consumi alimentari equi e sostenibili, condividere le sfide di mitigazione e adattamento climatico, servono nuove regole nella destinazione dei contributi con cui la comunità europea assicura sostegno al lavoro degli agricoltori. Per questo occorre assumere l’innovazione in chiave agroecologica come pilastro su cui orientare i sostegni comunitari, puntando su misure che valorizzino il ruolo dell’agricoltura sia nella sua funzione di produttrice di cibo che di gestione del territorio rurale.

L'evento è organizzato nell'ambito dell'iniziativa #Cambiamoagricoltura in collaborazione con la rete Mercato & Cittadinanza di Bergamo


L'iniziativa #CAMBIAMOAGRICOLTURA è promossa da una rete aperta di associazioni di cui fanno già parte:

AIAB - Associazione per l'Agricoltura Biodinamica - FAI Fondo Ambiente Italiano - Federazione Pro Natura - Federbio - ISDE Italia Medici per l'Ambiente - Legambiente - LIPU Birdlife Italia - WWF Italia

www.cambiamogricoltura.it 

EVENTI: sabato 7 ottobre, progetto GRAFIS

Il progetto Grafis sui grani antichi procedere speditamente, in allegato trovate la locandina del prossimo evento in programma per sabato 7 ottobre a Marano vicentino
Sarà una bellissima occasione per ascoltare l'intervento del ricercatore Salvatore Ceccarelli e partecipare alla Festa del Mais Marano.




Presentazione associazioni gruppo COLTIVIAMOFUTURO


Comunichiamo che domenica 8 ottobre a San Zenone degli Ezzelini (Tv), presso l'Oasi San Daniele, ci sarà la presentazione del gruppo di Associazioni ColtiviAMOfuturo che sta lavorando molto contro l'uso eccessivo del suolo, il dilagare delle monocolture e i danni da pesticidi.

Iniziano i mercatini in Valpolicella


VALPOLICELLA IN VILLA, sabato 23 settembre ore 17.00


Coltiviamo la BIODIVERSITA'


15 jours pour arrêter le massacre!

Chère amie, cher ami,
Nous avons une fenêtre de tir inespérée pour forcer la Commission européenne à interdire pour de bon les pesticides néonicotinoïdes responsables de plus de 20 ans de massacre intensif des abeilles…
… Mais il faut agir vite : dans deux semaines, il sera trop tard !
Envoyez sans tarder votre pétition aux députés européens en cliquant ici.
A la demande des apiculteurs, le Parlement européen est en train de préparer une procédure d’initiative (1) pour protéger les abeilles et l’apiculture…
…Sauf que ce texte ne fait pas une seule fois mention des pesticides néonicotinoïdes !
Les députés sont en train de décider de l’avenir des abeilles en Europe, sans mentionner une seule fois l’une des principales causes de leur déclin - qu’on pourrait enrayer en se débarrassant une bonne fois pour toutes de ces poisons !
Une centaine d’études scientifiques ont déjà été publiées qui montrent les effets dévastateurs des pesticides néonicotinoïdes sur les abeilles (2). Les deux dernières en date, effectuées en conditions réelles, sur le terrain, ont montré une mortalité de 23 % supérieure pour les abeilles mises en contact avec ces produits par rapport aux colonies non contaminées (3).
Pire : même à petite dose, ces pesticides sont capables de décimer une colonie tout entière ! En agissant sur le système nerveux central des abeilles, les néonicotinoïdes perturbent leur comportement : désorientation, diminution des vols pour faire des réserves, propension des abeilles à quitter la ruche, difficulté à entretenir leur habitat et élever une nouvelle reine, plus grande vulnérabilité aux parasites et champignons qui pullulent désormais dans les ruchers… (2) (3)
Malgré toutes ces preuves irréfutables, la Commission européenne rechigne à interdire complètement ces produits sur le territoire européen.
Car derrière elle, ce sont des centaines de lobbyistes qui travaillent d’arrache-pied pour défendre les intérêts colossaux des entreprises de l’industrie agrochimique - on parle de plusieurs milliards d’euros de bénéfices par an sur ces seuls pesticides !
En 2013, après des années de lutte des citoyens et des apiculteurs, la Commission a promulgué un moratoire partiel pour calmer les défenseurs des abeilles : les néonicotinoïdes seraient interdits seulement en certaines saisons, et sur certaines cultures…
Un plan taillé sur-mesure pour l’agrochimie, qui pouvait continuer à écouler ses produits tout en prétendant qu’ils n’étaient pour rien dans le déclin dramatique des abeilles.
L’année suivante, la consommation de pesticides tueurs d’abeilles avait bondi de 31 % (on est passé de 387 tonnes de néonicotinoïdes en 2013, à 508 tonnes en 2014)… (4)
… Et peu de temps après, les autorités sanitaires européennes tiraient la sonnette d’alarme : le déclin des abeilles était en train de s’accélérer en Europe. (5)
Tout ça parce que les institutions européennes n’ont pas osé aller à l’encontre des intérêts des lobbies, et interdire fermement, et en toutes saisons, les pesticides tueurs d’abeilles !
C’est pourtant ce moratoire partiel qui a été reconduit l’année dernière, et qui sera sans doute reconduit dans les années à venir, si nous ne coupons pas court à l’influence des lobbies sur la Commission européenne.
Mais aujourd’hui, nous avons un moyen de contraindre la Commission européenne d’interdire ces poisons – sans que les lobbies puissent s’interposer…
Il suffirait que les députés européens insèrent un amendement dans la procédure d’initiative sur l’apiculture qu’ils sont en train de préparer, pour que l’interdiction s’impose à la Commission européenne, et qu’elle soit obligée de répondre à la demande des députés.
Pour tous les défenseurs des abeilles et de la nature, ce serait un tour de force magistral, et un beau pied-de-nez fait aux lobbies de l’agrochimie, qui auront bien du mal à saboter cette nouvelle interdiction surprise comme ils l’ont fait avec la précédente.
Ils sont déjà quasiment parvenus à rendre caduque l’interdiction votée par les députés français l’été dernier ?
Leur pouvoir de nuisance est gigantesque. Mais cette fois, nous avons pour nous notre plus grande force : notre nombre, et notre capacité à faire pression sur des députés européens qui nous doivent leur élection– ainsi que leur réélection…
Alors ne perdez pas une minute : signez dès maintenant votre pétition aux députés européens pour obtenir la fin des pesticides tueurs d’abeilles en Europe !


Ici chez POLLINIS, toute l’équipe est sur le pied de guerre pour obtenir l’inscription de l’interdiction des néonicotinoïdes dans cette résolution européenne sur les abeilles et l’apiculture.
Nous avons déjà rédigé un amendement, et multiplions les rendez-vous avec les députés influents pour les convaincre de le déposer.
Avec des dizaines, des centaines de milliers de citoyens derrière nous, croyez-moi, ils auront du mal à nous dire non !
C’est pourquoi il est vraiment important que vous preniez deux petites minutes pour cliquer sur ce lien et signer la pétition, et pour diffuser ce message le plus largement possible autour de vous – en le transférant à vos amis par email par exemple, ou en partageant cette action sur les réseaux sociaux.
Un grand merci par avance pour votre engagement dans cette bataille cruciale pour l’avenir des abeilles et de tout l’environnement qui en dépend!

Bien cordialement,
Nicolas Laarman
Délégué général

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Références :

(1) 2017/2115(INI) Perspectives et défis pour le secteur apicole de l’Union européenne.
(2) Voir par exemple Worldwide integrated assessment on systemic pesticides.
(3) L’exposition chronique aux néonicotinoïdes réduit la santé des abeilles dans les cultures de maïs N.Tsvetkov, O.Samson-Robert, K. Sood, H.S. Patel, D.A. Malena, P.H. Gajiwala, P. Maciukiewicz, V. Fournier, A. Zayed Doi:10.1126/science.aam7470.Science. 30 Juin 2017;356(6345):1395-1397.
Spécificité nationale des effets des néonicotinoides sur les abeilles domestiques et sauvages A. Woodcock, J.M. Bullock, R.F. Shore, M.S. Heard, M.G. Pereira, J. Redhead, L. Ridding, H. Dean, D. Sleep, P. Henrys, J. Peyton, S. Hulmes, L. Hulmes, M. Sárospataki, C. Saure, M. Edwards, E. Genersch, S. Knäbe, R.F. Pywell Doi:10.1126/science.aaa1190.Science. 30 juin; 356(6345):1393-1395.
(4) L’utilisation des insecticides « tueurs d’abeilles » est toujours en forte augmentation, Stéphane Foucart, LeMonde.fr - 27.05.2016
(5) EU scientific workshop on bee health and sustainable pollination - European Food Safety Authority and the European Commission’s Directorate General for Agriculture and Rural Development, 10 March 2016