da MAG VERONA: Un Accordo di Sussidiarietà per lo sviluppo locale sul Baldo

Verona, 22 gennaio 2022 – È stato firmato stamane a Palazzo Malaspina Nichesola a Caprino l’Accordo di sussidiarietà tra Unione Montana del Baldo-Garda, Associazione Marchio del Baldo, Mag Verona e Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino. Il documento stabilisce una nuova collaborazione tra pubblico e privato per la promozione dei territori dei nove Comuni che fanno parte dell’Unione Montana.

Si tratta di una innovazione importante per lo sviluppo del territorio: di fatto, l’Accordo di sussidiarietà è tra i primi sottoscritti da Unioni montane e aggregazioni di Comuni a livello nazionale. Da oggi sarà quindi possibile non solo promuovere i prodotti tipici, ma anche coordinare e progettare attività che valorizzino i territori di Brentino Belluno, Brenzone sul Garda, Caprino Veronese, Costermano sul Garda, Ferrara di Monte Baldo, Malcesine, Rivoli Veronese, San Zeno di Montagna e Torri del Benaco, in un’ottica di sostenibilità ambientale e sociale.

L’Unione Montana il 18 novembre 2021, con la deliberazione n.31, aveva approvato l’accordo per la promozione del territorio del Monte Baldo, attraverso il marchio “Baldo”, quindi tramite l’attività dell’Associazione cui afferisce. «Questo progetto territoriale è frutto del lavoro di tante figure e realtà, d’altronde bisogna collaborare per far conoscere questo bellissimo territorio – ha affermato il presidente dell’Unione Montana del Baldo-Garda Maurizio Castellani -. La sussidiarietà orizzontale è un valore importante per la pubblica amministrazione, che però da sola può procedere fino a un certo punto nel rispondere ai bisogni dei territori che amministra. Siamo all’inizio di un nuovo percorso che promette di fare un buon lavoro per il paesaggio, l’ambiente, la sostenibilità, temi centrali non solo per questo territorio ma anche per i nostri giovani».

Natascia Lorenzipresidente dell’Associazione Marchio del Baldo, realtà che conta ad oggi 40 tra produttori e attività dell’ospitalità e della promozione sportiva e culturale, ha evidenziato che «qualche anno fa questo tipo di collaborazione sarebbe stato impensabile. Ora questo documento ci rafforza nella relazione tra pubblica amministrazione e realtà d’impresa del Baldo. Questo è un territorio che ha una propria autenticità, che va difesa e promossa in chiave sostenibile. E ora abbiamo uno strumento importante per dare voce ai nostri associati, che lavorano da anni in questa direzione».

Alla realizzazione dell’Accordo di sussidiarietà ha concorso, nell’ambito del progetto “Storie dal Baldo” (POR FESR 14-20 della Regione Veneto), anche Mag Verona, che opera dal 1978 a sostegno dell’economia sociale, la finanza etica e l’innovazione nel Terzo Settore. Il presidente Antonio Tesini ha quindi sottolineato che «l’accordo abbraccia il mondo economico, sociale ed ambientale e può dar vita a un laboratorio capace di portare avanti insieme tutte queste istanze. Dobbiamo avere a cuore un’economia che sia amica dell’ambiente e lavori in ottica di responsabilità sociale».

La continuità tra territorio e mondo del vino è stata quindi esaltata da Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino, che il 14 aprile 2021 ha ottenuto dal ministero della Politiche agricole il riconoscimento del disciplinare di produzione della sottozona Montebaldo Bardolino DOC. Una novità che ridà vita alla storica denominazione del “distretto” vinicolo del Monte Baldo, individuato già nel 1825 all’interno dell’area di produzione del Bardolino. «Aver sottoscritto questo accordo è per noi molto importante e porteremo avanti questo impegno, con attenzione al rispetto della responsabilità sociale dei nostri produttori. Ora uniamo le forze verso un’unica direzione».


 

26 gennaio in Valpolicella

 


Dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella

AnteprimaAmarone inizialmente prevista a Verona il 4 e 5 febbraio prossimi, slitta a giugno. Una riprogrammazione dovuta, e decisa all’unanimità dal ConsorzioValpolicella, per garantire un adeguato svolgimento della manifestazione con la consueta presenza di esperti e stakeholder di livello internazionale. Le nuove date dell’evento scaligero saranno comunicate a breve, mentre rimane confermato il programma originariamente previsto – e impossibile da rispettare a febbraio - a cui si aggiungeranno eventi speciali dedicati al re della Valpolicella. “Vogliamo tornare in presenza e vogliamo farlo nel migliore dei modi – ha detto il presidente del Consorzio, Christian Marchesini -, lo dobbiamo ai nostri produttori e a una denominazione che nel 2021 ha registrato una stagione importante sul fronte delle vendite. Per questo a febbraio, assieme a Nomisma Wine-Monitor, presenteremo un focus di mercato sulle performance di AmaroneRipasso e Valpolicella in Italia e nel mondo”.

Epidemie e allevamenti intensivi: l’aviaria torna a diffondersi in Italia

Il rischio di nuove pandemie

Gli abbattimenti degli animali, oltre al fattore etico, hanno un grande impatto economico, ma si tratta di una misura necessaria a limitare la diffusione dell’epidemia e ridurre il rischio di infezione umana. Nei giorni scorsi, nel Regno Unito, si è purtroppo già registrato il primo contagio di una persona in questa nuova ondata europea di influenza aviaria. Si tratta per fortuna di un evento raro, poiché le varianti in circolazione possono trasmettersi agli esseri umani solo tramite stretto contatto con volatili infetti, come è avvenuto nel caso del signore inglese contagiato.

Ma a preoccupare le autorità sanitarie di tutto il mondo è l’alta frequenza di mutazione di questi tipi di virus, con la “concreta possibilità che da un serbatoio animale possa originare un nuovo virus per il quale la popolazione umana risulta suscettibile dando modo alla malattia di estendersi a livello globale, provocando quindi una pandemia.”, come si legge sul sito dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, l’ente nazionale di riferimento sull’aviaria.

Perché gli allevamenti intensivi sono un ambiente ideale per i virus? 

Quando numerosi individui geneticamente molto simili sono costretti a vivere a stretto contatto tra loro si crea una condizione ideale per la diffusione delle epidemie, ed è proprio la situazione che troviamo negli allevamenti intensividi tutto il mondo. Se a questo si aggiunge che spesso gli animali allevativengono spostati anche su lunghe distanze, abbiamo una seconda condizione che facilita la diffusione dei virus. E non perché le misure di biosicurezza nei nostri allevamenti siano carenti, ma semplicemente perché questi ambienti creano, di fatto, un habitat ideale per gli agenti patogeni.

Non a caso, l’ultimo rapporto dell’EFSA indica tra le misure consigliate per contrastare i virus dell’aviaria la riduzione della densità degli allevamenticommerciali, soprattutto nelle zone in cui queste attività sono maggiormente concentrate, come avviene nelle regioni della Pianura Padana maggiormente colpite dal virus

Come possiamo affrontare le cause dell’epidemia? 

Per adesso il governo italiano ha stanziato 30 milioni di euro in finanziaria per aiutare le attività messe in ginocchio dall’epidemia di aviaria, ma è chiaro che senza cambiamenti strutturali ci sarà una (o più di una) “prossima volta”. Senza affrontare le cause delle epidemie assisteremo a un circolo vizioso che divora fondi pubblici.Oltre 14 milioni di polli e altri volatili domestici abbattuti in più di 300 focolai, migliaia di aziende coinvolte e danni per milioni di euro (più di mezzo miliardo, secondo le stime di categoria). Sono i numeri dell’epidemia di influenza aviariache negli ultimi tre mesi ha colpito anche l’Italia, in particolare il Veneto e la Lombardia, dove si trova la maggior parte dei grandi allevamenti di volatili. L’Italia è il primo Paese europeo per numero di volatili domestici infetti, secondo solo alla Germania se si considerano anche le specie selvatiche.L’Italia, come gli altri Paesi europei, dovrebbe invece cogliere la grande occasione dei fondi messi a disposizione dalla nuova Politica Agricola Comune (PAC), votata a fine 2021 dal Parlamento Europeo, per investire su una vera transizione del sistema degli allevamenti intensivi, che imbocchi l’unica strada possibile per ridurre impatti ambientali e rischi per la salute: diminuire la densità e il numero degli animali allevati, parallelamente alla promozione di diete sane e a base vegetale. È quanto abbiamo chiesto al ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli in occasione degli incontri svolti in dicembre sulla redazione del Piano Nazionale Strategico italiano sulla PAC. Solo poche settimane prima, le attiviste e gli attivisti di Greenpeace erano entrati in azione nel  porto di Ravenna, dove avevano scalato alcuni silos e bloccato l’ingresso di uno dei principali stabilimenti italiani destinati all’importazione di soia sudamericana per alimentare i nostri allevamenti intensivi

Cambiamo questo sistema malato

È l’intero sistema della zootecnia intensiva che deve essere cambiato. La filiera mangimistica divora infatti grandi quantità di terreni e risorse, spesso a scapito di preziosi ecosistemi naturali, con impatti ambientali e sanitari insostenibili: quando gli equilibri naturali vendono compromessi, aumenta il rischio di nuoveepidemie. Secondo l’IPBES, l’organismo scientifico delle Nazioni Unite sulla biodiversità, sono circa 850.000 i virus che potrebbero avere la capacità di trasferirsi agli esseri umani, come avvenuto con Sars-CoV-2.  Il problema degli allevamenti intensivi sta emergendo con sempre maggiore chiarezza anche nelle sedi politiche: occorre promuovere un cambiamento che certamente va affrontato in modo graduale, ma che è urgente e necessario, se non vogliamo trovarci a fare i conti sempre e solo con le devastanti conseguenze di un sistema malato.

Cardi, preziosi per la nostra salute

Parenti stretti dei carciofi, sono una verdura tipica dell'inverno. Ricchi di fibre e sali minerali, aiutano l'organismo a smaltire le tossine

Ricchi d’acqua, fibre e sali minerali, i cardi uniscono un alto potere saziante a un bassissimo apporto calorico, che li rende ideali anche a dieta. Hanno modeste quantità di zuccheri (1,7 %), di proteine (0,6%) e di grassi (0,1 %). Buono, invece, l’apporto di fibre (1,5%).

Contengono molti i minerali:

  • potassio
  • ferro
  • rame
  • sodio
  • magnesio
  • zinco
  • manganese
  • calcio
  • fosforo.


Tra le vitamine troviamo quelle del gruppo B (B1, B2, B5, B6), ma soprattutto un importante contenuto di folati e una discreta quantità di vitamina C.  I cardi sono un alimento molto prezioso per la salute, aiutano il fegato, perché come i carciofi, i cardi sono epatoprotettivi grazie alle loro proprietà depurative e anticirrotiche. Tra le sostanze ritenute responsabili di questa proprietà c’è la silimarina. Si tratta di una miscela di tre principi attivi (silibina, silicristina e silidianina), di cui è ricco il cardo mariano, o cardo latteo. La silimarina viene impiegata in caso di intossicazioni causate da alcool, epatite, droghe o addirittura funghi velenosi, in particolare l’Amanita Phalloides. Ma la silimarina è conosciuta e adoperata anche nell’ambiente sportivo. Grazie alle sue proprietà è infatti in grado di ridurre gli effetti tossici a carico del fegato dovuti all’assunzione di steroidi anabolizzanti orali. Alcuni studi riportano, tra le doti dellasilimarina, anche quella di stimolare la produzione di latte materno. Gli effetti epatoprotettivi, diuretici e antiossidanti dei cardi sono legati anche alla presenza di cinarina. Questa sostanza protegge le cellule del fegato, stimola la produzione della bile, favorisce lo svuotamento della colecisti e stimola il deflusso della bile nel duodeno. È infatti utilizzata per il trattamento di diverse patologie legate al fegato e per il trattamento del colesterolo alto. Sotto forma di tintura madre la cinarina si mostra utile anche nella cura di calcoli alla cistifellea.

I cardi sono una ricca fonte di flavonoidi e polifenoli antiossidanti, infatti, i polifenoli hanno mostrato un ampio spettro di effetti fisiologici: possiedono attività antiallergiche, antiaterogeniche, antinfiammatorie, antimicrobiche, antiossidanti, anti-trombotiche, cardioprotettive e vasodilatorie.  La fonte principale di antiossidanti è rappresentata dai semi del fiore di cardo, utilizzati come nutraceutici ad effetto positivo sulla salute umana. Tra le proprietà medicinali che la letteratura scientifica affida al cardo, accanto a quelle epatoprotettive, diuretiche, antifungine e antiHIV, ci sono anche quelle antitumorali. Tutte queste proprietà sono riconducibili agli alti contenuti di polifenoli e inulina. I cardi sono utili per la prevenzione del tumore al seno, infatti, l’acido caffeico ed altri glucosidi cianidinici sono i composti polifenolici sui quali si concentra la maggior parte della letteratura scientifica. Ad essi si deve la capacità di di inibire un particolare sottotipo di tumore al seno, denominato Triple-negative breast cancer (TNBC). Le uniche controindicazioni per i cardi sono l’ipertensione arteriosa a causa del rilascio della tiramina stimola infatti  la secrezione di catecolamine, come dopamina, adrenalina e noradrenalina, che potrebbero favorire l’aumento della pressione arteriosa.

tratto da: https://www.campagnamica.it/il-cibo-giusto/il-nutrizionista/cardi-preziosi-per-la-nostra-salute/

Bambini, esposizione a pesticidi e sistema immunitario

Purtroppo attraverso il cibo, possiamo essere esposti ad una discreta quantità di pesticidi e contaminanti, che, raggiunto l’intestino, possono creare alterazioni delle specie batteriche presenti, modificando la permeabilità della barriera intestinale e creando una disbiosi. 

É infatti il microbiota intestinale a svolgere un ruolo chiave nel modulare la tossicità dei pesticidi, in quanto è qui che gran parte dei pesticidi vengono metabolizzati.

Ad esempio, alcuni esperimenti sul modello animale, hanno dimostrato che il clorpirifos, un insetticida molto tossico ampiamente utilizzato nelle colture, pertanto presente come residuo in frutta e verdura, può favorire l’obesità e la resistenza all’insulina modificando la composizione del microbiota, ed in particolare, diminuendo il numero di bifido batteri e lattobacilli, che inizialmente sono le specie maggiormente rappresentate nel microbiota del bambino in crescita, aumentando invece il numero di clostridi.

Queste alterazioni, determinano una disbiosi, che a sua volta influenza il rischio di malattie allergiche nel bambino e nell’adulto, principalmente eczema atopico e asma: alcuni studi hanno infatti dimostrato che l’aumento dei clostridi e la riduzione dei bifidobatteri, nel microbiota intestinale dei lattanti ha poi portato, all’età di 2 anni, alla manifestazione di malattie atopiche. 

Alla luce di questo, è molto importante prevenire riducendo il rischio di contaminanti nella dieta del bambino, scegliendo alimenti che sono stati coltivati senza l’uso di pesticidi: diversi studi condotti su bambini hanno evidenziato come il passaggio da una dieta basata su alimenti convenzionali ad una composta esclusivamente da alimenti biologici, fosse efficiente nel ridurre i pesticidi, tra cui il clorpirifos, nelle urine, dimostrando che la modalità di produzione ha un ruolo chiave nella esposizione a pesticidi attraverso il cibo. 

Alimentare in modo sano il nostro sistema immunitario significa prestare attenzione agli inquinanti che respiriamo e che introduciamo con il cibo.

tratto da: https://www.retecontadina.it

Orto in casa: come fare il semenzaio

Siamo a gennaio e i lavori nell’orto, sia esso su balcone o in giardino, languono, ma da bravi ortolani, ci prepariamo per la nuova stagione. Segui i consigli del tutor del verde

Siamo a gennaio e i lavori nell’orto, sia esso su balcone o in giardino, languono, ma da bravi ortolani, ci prepariamo per la nuova stagione.
Possiamo cominciare con il costruire un semenzaio domestico, questo ci serve a far crescere le piantine in ambiente caldo e protetto dai rigori ambientali, così che al momento opportuno potranno essere trapiantate in piccoli vasetti o alveoli per la crescita e successivamente, con il travaso, nell’orto o nei vasi all’aperto.
Come costruire il semenzaio domestico? Per prima cosa procuriamoci il materiale:
• una cassetta di plastica non troppo profonda e forata sul fondo
• del tessuto non tessuto
• terriccio
• sabbia
• compost
• semi.
Come seconda azione prepariamo il substrato riempiendo la cassetta con la miscela costituita da:
• 1/3 di compost
• 1/3 di terriccio
• 1/3 di sabbia.
La cassetta del semenzaio domestico deve avere come rivestimento interno il tessuto non tessuto, che serve a garantire protezione e traspirazione al nostro semenzaio. Possiamo infine a piantare le nostre sementi: se i semi sono piccoli basta spargerli il più uniformemente possibile nel semenzaio domestico, mentre se i semi sono grandi (ad esempio, legumi) si possono mettere a dimora distanziandoli l’uno dall’altro in modo uniforme.
Il semenzaio va quindi tenuto in casa lontano da fonti di calore ad una temperatura che non deve mai scendere sotto i 15°c.
Procedendo così per tutto il mese di febbraio possiamo accudire le pianticelle delicate, come anguria, indivia, lattuga, melanzane, pomodoro, porro, sedano, cetriolo, melone, peperone, queste piante una volta germinate e cresciute dovranno essere trapiantate (nel mese di marzo) in coltura protetta (serra) o se il clima lo consente (nella seconda parte del mese) in piena terra senza protezioni.

CORSO DI COLTIVAZIONE E POTATURA DELL'OLIVO A VASO POLICONICO


 

Glifosato nelle urine di tutti i francesi: la scoperta shock

Quasi la totalità dei circa 7mila campioni di urine analizzati in Francia sono risultati contaminati da glifosato. È quanto emerge da uno studio pubblicato qualche giorno fa sulla rivista Environmental Science and Pollution Research.

I candidati ai test, svolti tra il 2018 e il 2020, sono stati reclutati dall’associazione “Glyphosate Campaign“, che si batte contro questo diserbante classificato come “probabile cancerogeno” nel 2015 dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, organizzazione dipendente da l’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’Agenzia nazionale per la salute e la sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro (Anses), l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e le loro controparti in tutto il mondo classificano il glifosato come non cancerogeno.

99,8% delle urine contaminate

Il diserbante è stato rilevato nel 99,8% dei 6.795 campioni sfruttabili, a “un livello medio di 1,19 µg/L”. Un risultato da confrontare con le raccomandazioni dell’Anses secondo cui una quantità di glifosato dell’ordine di 1 µg/L nelle urine corrisponde ad un’esposizione inferiore all’1% dell’assunzione giornaliera accettabile. Ciò non toglie che la contaminazione quasi sistematica dell’urina francese rimane di per sé problematica tanto che 5800 partecipanti allo studio hanno deciso di denunciare alle autorità la loro positività.

Analizzate nel laboratorio tedesco Biocheck, le urine sono state raccolte sotto il controllo di un ufficiale giudiziario per una campagna di denunce legali contro l’erbicida. Il controverso metodo utilizzato da Biocheck, ELISA (per il test di immunoassorbimento enzimatico, in francese) è stato criticato per via di un limite di rilevabilità risultato inferiore rispetto alla cromatografia, l’altra tecnica per rilevare il glifosato nelle urine, ma non consente di affermare la pericolosità dell’esposizione al pesticida.

Tra i più esposti secondo lo studio ci sono gli uomini e partecipanti più giovani, persone che consumano regolarmente acqua del rubinetto o di sorgente, fumatori, consumatori di birra o succhi di frutta. Al contrario, coloro che affermano di mangiare “più dell’85% di alimenti biologici” hanno livelli inferiori.

Di Valentina Corvino-14 Gennaio 2022

Fonte: Il Salvagente

Da AVEPROBI: registrazione intervento del Prof. Danilo Gasparini, primo workshop della Comunità del Cibo dedicata ai cereali di vecchia costituzione del Veneto

Domenica 9 gennaio, a Isola Vicentina, abbiamo tenuto il primo workshop previsto nell'ambito della manifestazione di interesse "Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare dedicata ai cereali di vecchia costituzione in Veneto" di cui Aveprobi è promotrice . 

All'incontro era presente il Prof. DANILO GASPARINI che ha approfondito gli aspetti storici legati al territorio della pianura veneta e dei cereali. 

Ora è possibile ascoltare la registrazione della sua relazione dal link: 

https://www.aveprobi.org/progetti/costituzione-della-comunita-del-cibo-e-della-biodivevrsita-di-interesse-agricolo-e-alimentare/

oppure dal canale yuotube di aveprobi: https://youtu.be/pkU7iQLd258

oppure dalla pagina Facebook: aveprobi


Pronti a scoprire la Sana Slow Wine Fair?

BolognaFiere, dal 26 febbraio al 1°marzo 2022. 

Ci saranno oltre 800 cantine.


Oltre 700 sono già confermate e nelle prossime settimane il numero è destinato a crescere ulteriormente: parliamo delle cantine partecipanti alla prima edizione di Sana Slow Wine Fair, la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto, organizzata da BolognaFiere, con la direzione artistica di Slow Food, la collaborazione di Società Excellence e la partecipazione di FederBio, in programma a Bologna dal 26 febbraio al 1°marzo 2022.

Ci saranno produttori provenienti da ogni angolo d’Italia (e non è un modo di dire: ci sono davvero tuttele regioni e province autonome) e centinaia di realtà estere. Hanno già detto sì cantine di Albania, Argentina, Armenia, Austria, Bosnia, Brasile, Bulgaria, Cile, Croazia, Francia, Germania, Macedonia, Montenegro, Olanda, Perù, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti e Sudafrica.

Un giro del mondo a suon di grandi vini. Ma non grandi vini qualsiasi, bensì etichette (il catalogo ne conta già oltre 3700, qui le abbiamo elencate tutte, e il numero salirà fino a quota 5000) che rispondono a tre princìpi chiari, gli stessi che guidano la Slow Wine Coalition e che sono messi per iscritto nel Manifesto Slow Food per un vino buono, pulito e giusto: si tratta della sostenibilità ambientale, della tutela del paesaggio e del ruolo culturale e sociale che le aziende vitivinicole possono giocare nei territori dove operano.

... info: https://slowinefair.slowfood.it/

Gennaio nell’orto, occhio alla luna!

In questo periodo l’orto invernale non richiede molto lavoro. È il momento ideale per dedicarsi alla progettazione delle colture primaverili ed estive, tenendo d’occhio il calendario per adeguarsi alle fasi lunari e sfruttare al meglio il loro influsso positivo.

Pensare alla progettazione delle prode consente di sfruttare al meglio il corretto ciclo del terreno. In questa fase è necessario ricordare le colture che hanno occupato le prode negli anni precedenti, per attuare un’opportuna rotazione. In ogni proda è indispensabile evitare la presenza per più anni dello stesso ortaggio, o di ortaggi appartenenti alla stessa famiglia, perché ciò provoca un serio impoverimento del terreno. In base a questa esigenza, si può pianificare la distribuzione delle colture affinché usufruiscano tutte di una buona insolazione. Le piante da frutto ad alto fusto vanno collocate sempre all’estremo nord, affinché non facciano ombra agli ortaggi; le colture rampicanti come pomodori e piselli vanno in aiuole ai margini dell’orto.

In gennaio è anche tempo di concimare e sarchiare l’asparagiaia e carciofaia e di preparare quanto necessario alla forzatura dell’indivia e all’imbianchimento dei radicchi per renderli più teneri e croccanti.

Quando la luna è calante è possibile potare il vigneto; seminare fave, piselli, erba cipollina, timo, carote, bietole da taglio, aglio cipolle invernali; trapiantare carciofi, aglio e bulbi di cipolle.

Quando la luna è crescente è possibile seminare il basilico, la melanzana, il peperone, il pomodoro; il cetriolo e il melone; l’agretto, il ravanello, la rucola.

tratto da: https://www.campagnamica.it/il-cibo-giusto/gennaio-orto-occhio-luna/