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Giornata in campo 26 luglio 2016


Invito prova in campo macchine agricole




Piantagione di mais Ogm scoperta e distrutta dalla Forestale a Guarda

Dopo il sequestro, le analisi di laboratorio hanno verificato che in 6 ettari era stato piantato il Mon810 della Monsanto ed è scattata la trebbiatura forzata. Per Legambiente il tutto è “veramente assurdo” ed uno schiaffo a Polesine. L'agricoltore rischia una multa fino a 50mila euro, oltre alla perdita del raccolto, avviato al biodigestore di Crespino



GUARDA VENETA – Mais geneticamente modificato, il Mon810 della Monsanto, è stato scoperto e distrutto dal Corpo Forestale a Guarda Veneta, in via Zanon
Il rinvenimento, sulla base di un’attività investigativa che ha portato ad un primo test con l’apposito kit, è stato confermato dai risultati delle analisi dei laboratori dell’Istituto zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, accreditato per le analisi agrogenetiche. Il Mon810 è esplititamente vietato, perché l’Italia ne ha bandito la coltivazione. La violazione e’ punita con una multa da 25 a 50 mila euro. Il terreno di 6 ettari è stato, quindi, sottoposto a sequestro preventivo ed il mais trebbiato ed inviato ad un biodigestore a Crespino. Le piante erano ormai in fase di fioritura e la Forestale non esclude che attraverso il olline possa essere avvenuta la contaminazione delle confinanti colture. Saranno, comunque, effettuate delle analisi e, se la “contaminazione” dovesse essere verificate, anche il prodotto di quei campi dovrà essere avviato a distruzione.
L’idnagine che ha portato al sequestro della piantagione di mais in provincia di Rovigo, coordinata dalla Procura di Rovigo, rientra nell’ambito di un programma di controlli da parte del Corpo per verificare l’utilizzo di organismi geneticamente modificati in agricoltura, su tutto il territorio nazionale, anche mediante l’uso di test che rilevano la presenza dell’endotossina specifica per il Mon810, modificato per risultare resistente all’attacco della piralide. Dopo un lungo dibattito a livello nazionale e comunitario, l’Unione Europea ha introdotto la possibilità per ogni Stato membro, di vietare la coltivazione del Mon810 e l’Italia ha, pertanto, richiesto e ottenuto che fosse bandita sul proprio territorio come già previsto in due precedenti decreti interministeriali. Oggi in Italia la violazione del divieto di coltivazione di Ogm nel nostro Paese è punita con una multa da 25 a 50 mila euro.
Dopo il caso friulano e dell’agricoltore Fidenato che aveva piantato mais Ogm, la questione del mais transgenico arriva quindi anche nel vicino Veneto. “Quello che è accaduto – dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – è veramente assurdo, dato che l’Italia ha richiesto e ottenuto che fosse bandita sul proprio territorio la coltivazione del Mon810. La coesistenza tra produzioni transgeniche e convenzionali è rischiosa perché non si può escludere il rischio di inquinamento genetico e, quindi, il danno economico per i produttori non ogm e la perdita di biodiversità. Casi di contaminazione sono stati rintracciati anche nell’ultima indagine del Corpo Forestale dello Stato, in Friuli Venezia Giulia, dove è stato coltivato mais Ogm in barba ai divieti della legislazione. Una coltivazione ogm che fa male all’ambiente, all’agricoltura, alla legalità e alla salute dei cittadini e che rappresenta uno schiaffo al territorio Polesine dalla vocazione agricola che, negli ultimi anni, ha fatto sforzi ingenti per la conversione del proprio modello agricolo da intensivo a produzioni di alta qualità. Oggi, più che mai, l’agricoltura di qualità e sostenibile può essere il più importante alleato per le attuali sfide ambientali e per lo sviluppo dell’economia verde, che l’Italia non può e non deve perdere”.
Per l’associazione ambientalista è ora urgente e fondamentale che si facciano tutti i possibili accertamenti e controlli, per verificare che si tratti di un caso isolato e non il “nodo” di una rete di illegalità tra agricoltori e distributori di sementi. Il ruolo del Corpo Forestale dello Stato, con le sue enormi competenze, è indispensabile al contrasto dell’illegalità ambientale. Per questo Legambiente torna a ribadire che vengano forniti mezzi e risorse per svolgere al meglio il proprio compito.


“Il caso dell’imprenditore di Frassinelle Polesine che ha piantato mais geneticamente modificato in un campo di sei ettari nel comune di Guarda Veneta – aggiunge Giorgia Businaro, Direttore Regionale di Legambiente Veneto – è un esempio di quella mentalità italiana che porta a dire: io ci provo, in barba alle leggi, senza considerare le conseguenze che si avranno sulla biodiversità e sulla qualità delle produzioni locali, ci provo per avere guadagni facili con investimenti limitati. Alla Regione Veneto chiediamo di convocare il prima possibile un tavolo di lavoro con le forze dell’ordine e le associazioni interessate per affrontare subito la questione evitando il ripetersi di quanto già accaduto in Friuli Venezia Giulia. Infine un plauso e un sentito ringraziamento vanno agli uomini del Corpo Forestale dello Stato, senza il loro tempestivo intervento questa vicenda avrebbe potuto avere conseguenze gravissime”.

tratto da:
http://www.rovigoindiretta.it/rovigo-e-dintorni/2016/07/11/piantagione-di-mais-ogm-scoperta-e-distrutta-dalla-fortestale-a-guarda-veneta/

Glifosato: dal Paff restrizioni all’uso dell’erbicida

Dopo l'autorizzazione all'uso del glifosato per altri 18 mesi, il Comitato UE per la salute delle piante ha votato a favore di una restrizione dell'utilizzo dell'erbicida nei giardini e nei parchi pubblici nonché di un rafforzamento dell'esame minuzioso del suo uso pre-raccolto.
I Paesi membri dell'UE hanno approvato le raccomandazioni della Commissione europea per limitare l'impiego del glifosate. Le restrizioni alle condizioni di utilizzo della molecola erbicida, da mesi al centro di una polemica per il rinnovo dell'autorizzazione al commercio, includono:
- il divieto di prodotti a base di glifosate con il coformulante POE-tallowamine,
- l'obbligo di rinforzare il controllo sull'utilizzo in agricoltura come coadiuvante nella fase precedente alla raccolta,
- raccomandazioni per ridurne l'uso al minimo in aree specifiche, come parchi pubblici e campi da gioco.
La bozza che ha avuto il via libera oggi faceva parte del pacchetto che ha già visto adottata l'estensione dell'autorizzazione della sostanza attiva fino al 2017, in attesa del pronunciamento dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa).
Il divieto d'uso con il POE-tallowamine a livello UE diventerà effettivo venti giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea.

"Una conferma, se mai ce ne fosse bisogno – dice Maria Grazia Mammuccini, portavoce delle Coalizione italiana #StopGlifosato - della pericolosità della sostanza".
La Coalizione chiede al ministero per le Politiche Agricole l'attuazione di misure concrete per la difesa del principio di precauzione perlomeno fino alla pronuncia dell'Echa, l'Agenzia Ue per le sostanze chimiche .
"Il nostro Paese – dice Mammuccini - deve ora dare seguito all'annuncio del 'Piano Glifosato Zero'. Ci aspettiamo che il ministro Martina incontri presto la nostra Coalizione, che riunisce 46 associazioni e organizzazioni della società civile, per discutere nel merito delle azioni concrete da realizzare per vietare totalmente la pericolosa sostanza, a partire dai PSR".

Per essere sempre informato sulle attività della Campagna StopGlifosato seguici su Facebook (hashtag #StopGlifosato)
Per firmare la petizione Avaaz e dire StopGlifosato: https://secure.avaaz.org/it/monsanto_dont_silence_science_loc_it/?media
tratto da:
http://aiab.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3526:glifosato-dal-paff-restrizioni-alluso-dellerbicida-coalizione-e-una-conferma-del-pericolo-per-la-salute-pubblica-ora-serve-il-via-al-piano-glifosato-zero&catid=75:comunicati-stampa&Itemid=33

VACANZE DELL'ANIMA - PROGRAMMA


I FATTORI DELLA TERRA VIVA. terza puntata


Glifosate autorizzato anche nel 2017


La Commissione europea prolungherà l'autorizzazione per il glifosate fino a tutto il 2017. La decisione verrà formalizzata entro il 30 giugno. Entro il 2017 l’Echa (Autorità per le sostanze chimiche UE) darà il parere definitivo che metterà la parola fine (si spera) alla vicenda.

tratto da:

A Caldonazzo parla il nostro Presidente Giovanni Beghini


Non c’è solo il glifosate: le ultime da Bruxelles sugli altri agrofarmaci e non solo


Sicurezza alimentare
Nella riunione del 16-17 giugno scorso a Bruxelles, in una pausa dal tormentone Glifosate, i rappresentanti dei 28 (ancora per poco) Paesi membri Ue hanno discusso di sicurezza alimentare. Vediamo gli argomenti più interessanti.

Dimetoato: allarme definitivamente rientrato, ma in Francia il divieto alle importazioni di ciliege resta
La commissione ha intimato alla Francia, che l’11 giugno scorso ha bloccato le importazioni di ciliege provenienti da Austria, Bulgaria, Croazia, Lussemburgo1, Romania, Repubblica Ceca, Canada, Stati Uniti e Turchia, dove il dimetoato è ancora autorizzato sulla coltura, di calmare i suoi bollenti spiriti e di limitarsi a fermare quelle partite con residui superiori ai limiti, in quanto non è detto che in questi Paesi i coltivatori usino necessariamente il celebre fosforganico sulle ciliege anche se è autorizzato. Nessun problema per le nostre esportazioni e quelle degli altri stati membri della Ue, oltre ad Argentina e Cile. La revisione dei limiti massimi di residuoè stata poi velocizzata, per chiarire le incertezze sui metaboliti che, come da sempre succede, sono state usate come pretesto in una guerra tutta commerciale.

Clorati negli alimenti: altro che glifosate!
Distratti dalla querelle tutta politica sul glifosate, i rappresentanti e la commissione hanno discusso su quale sia l’approccio normativo più efficace per rispondere all’emergenza dei clorati nei cibi, derivanti dall’uso del cloro per la disinfezione delle attrezzature e delle acque nell’industria alimentare.
L’Efsa nel 2015 ha stimato per i clorati una Tdi (Tolerable Daily Intake, dose giornaliera tollerabile) di 3 µg per kg di peso corporeo, livello da non superare per prevenire gli effetti della sostanza sull’uomo e soprattutto sui bambini, in quanto limita l’assorbimento dello iodio, sostanza indispensabile per la tiroide. Se lo confrontassimo con le Adi (Acceptable Daily Intake) dei principi attivi usati in fitoiatria, si collocherebbe nel 10% dei prodotti più pericolosi, per cui merita assolutamente molta più attenzione di quanto ne ha adesso. L'agenzia ha evidenziato come un limite massimo di residuo di 0,7 mg/kg, descritto come “ipotetico” ma probabilmente molto ricorrente nelle analisi provenienti dalla Germania, dove è scoppiato il caso, non garantirebbe una protezione sufficiente delle fasce più deboli di consumatori.

Limiti massimi di residui delle sostanze attive bandite
Quando una sostanza attiva viene revocata in Europa, la normativa comunitaria prevede che qualche tempo dopo la scomparsa dei formulati dal mercato, i suoi limiti massimi di residuo sulle derrate alimentari vengano abbassati al limite inferiore di determinazione analitica. Tutto ciò in teoria, in quanto accordi internazionali prevedono il mantenimento di alcuni limiti per consentire l'importazione di derrate alimentari dai Paesi extracomunitari. Le autorità comunitarie sono quindi chiamate sia a decidere se mantenere in vigore qualche limite massimo di residuo o per consentire le importazioni o di rimuoverli quando le sostanze spariscono anche fuori dall'Europa. Per questo motivo nel 2016 si parla ancora di Lindano: in particolare è stato deciso di considerare separatamente i residui dei tre isomeri di questa vetusta sostanza.

Glifosate
Non possiamo farne a meno: questa volta si è iniziato a discutere dei residui del glifosate nei mangimi e della loro conseguenze sulla salute animale. Indipendentemente da cosa succederà entro la fine di giugno, l'argomento verrà affrontato anche nelle prossime riunioni di questo gruppo di lavoro.

Regolamenti votati
Tradizionali argomenti di discussione del gruppo di lavoro residui, l'assemblea ha approvato 3 regolamenti riguardanti diverse sostanze attive, due di variazione dei limiti massimi di residuo (aclonifen, deltametrina, fluazinam, methomyl, sulcotrione, thiodicarb, cimoxanil, sali di fosfano e fosfuro, sodio 5-nitroguaiacolato, sodio o-nitrofenolato e p-nitrofenolato) e uno di esenzione dai limiti stessi (carvone, fosfato diammonico, Saccharomyces cerevisiae ceppo LAS02 e siero).

Approfondimenti per studiosi, addetti ai lavori o semplicemente curiosi
  1. Report della riunione dello Standing Committee on Plants, Animals, Food and Feed, tenutosi a Bruxelles il 16 e 17 giugno.
  2. Opinione Efsa sui residui di clorati sulle derrate alimentari
1Sì: avete letto bene: Lussemburgo, che nell’ultima rilevazione Fao, risalente al 2012, poteva contare su di un’area coltivata di ben 4 ettari!
Fonte: Agronotizie
tratto da: http://agronotizie.imagelinenetwork.com/difesa-e-diserbo/2016/06/29/non-crsquoe-solo-il-glifosate-le-ultime-da-bruxelles-sugli-altri-agrofarmaci-e-non-solo/49423

VIAGGIO IN ISRAELE / PALESTINA 11 – 16 NOVEMBRE 2016 CON A.Ve.Pro.Bi.

A.Ve.Pro.Bi. (associazione veneta dei produttori biologici e biodinamici) abbiamo organizzato un bellissimo viaggio tecnico / culturale / religioso in Israele e Palestina, nelle date 11 – 16 novembre 2016.
Il viaggio in Israele è stato impostato su tre direttive: informativo / formativo, visitando alcuni famosi kibbutz in cui si pratica l’agricoltura biologica “a tutto campo”, e sperimentale per consocere sperimentazioni e ricerche. Vedremo e verremo informati sulle ultime novità in campo bio.
Il viaggio prevede poi lo spostamento in Palestina dove si incontreranno varie realtà contadine, con tutti i loro problemi dovuti sia alla difficoltà del territorio, sia all’occupazione delle loro terre da parte dei coloni e dell’esercito. Non mancherà poi una visita ai luoghi legati alla storia di Gesù Cristo; sarà con noi anche Silvano Nicoletto del  Monastero del bene comune di Sezano che ci informerà sulla storia dei luoghi di culto della cristianità.
Di seguito il programma di viaggio. Il viaggio è aperto a tutti, ma affrettatevi ad iscrivervi perchè i posti sono limitati.

VIAGGIO IN ISRAELE / PALESTINA
11 – 16 NOVEMBRE  2016
1° -  ITALIA / TEL AVIV  / NAZARETH. Partenza con volo aereo per Tel Aviv. Arrivo all'aeroporto di Tel Aviv  proseguimento per Nazareth.(Programma variabile in base agli operativi aerei finali). Sistemazione in hotel notte.
2° -  NAZARETH / VALLE DI HULA/  KIBBUZT  YIFTAH / NAZARETH. Prima colazione in albergo e partenza per il nord del paese per  la visita alla stazione di ricerca Hula valley in cui si sperimentano nuove varietà di alberi da frutto resistenti  alle malattie e visita al laboratorio per la difesa biologica. Si prosegue poi con la visita al centro studi per l’irrigazione di Netafim presso il kibbutz  Yiftah in Alta Galilea ( sulle problematiche legate alla micro irrigazione e gestione idrica applicata alle colture ed alle ultime novità tecnologiche sull’utilizzo della micro irrigazione e fertilizzazione in ambito dell’agricoltura biologica). Pranzo in corso di escursione. Rientro a Nazareth, visita ai resti archeologici dell’antico villaggio di Nazareth e alla basilica dell’Annunciazione. Cena e pernottamento a Nazareth.
3° -NAZARETH / LAGO DI TIBERIADE/ KIBBUZ DI ELIYAU / MAR MORTO/ BETLEMME
Prima colazione in albergo, partenza per il lago di Tiberiade, visita ai notevoli resti archeologici della cittadina di Cafarnao con la casa di san Pietro, proseguimento per il monte delle Beatitudini e della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Al termine delle visite si raggiunge il vicino Kibbutz di Eliyau dove si pratica l’agricoltura  biologica “a tutto campo” dalla coltivazione di alberi da frutto a ogni tipo di vegetali, all’allevamento bovino ed avicolo ecc… il Kibbutz, grande come un paese, (circa 700 membri residenti) ha sviluppato una ricerca all’avanguardia sul biologico con centri di ricerca al suo interno come il Bio-Bee ( controllo biologico  e impollinazione naturale delle colture).Pranzo presso il Kibbutz. Nel pomeriggio, seguendo il fiume Giordano si raggiunge Gerico ed il mar Morto. Breve sosta per un bagno nelle sue acque “miracolose”.   In serata si raggiunge Betlemme, sistemazione in hotel, cena e notte.

Pesticidi, ecco quanta ricerca su animali «finisce in tavola». Il caso del glifosato

Interessante video. Clicca su:

http://www.corriere.it/video-articoli/2016/06/10/pesticidi-ecco-quanta-ricerca-animali-finisce-tavola-caso-glifosato/180167fc-2ee9-11e6-bb6d-75d636c22361.shtml?refresh_ce-cp

Giovedì 23, giornata in campo


www.stopglifosato.it è online

Gli elementi essenziali della campagna (cos’è il glifosato, chi siamo, le istanze etc.) sono distribuiti su una “one page” per una lettura semplice e di facile comprensione e  per rendere l'esperienza di navigazione intuitiva e piacevole. Le call to action sono evidenziate da icone, posizionate al centro della pagina, che suggeriscono e invitano l’utente (cittadino o organizzazione) a compiere le azioni per diffondere i messaggi della campagna e raggiungere gli obiettivi prefissati.  Ampio spazio è stato dato ai social network attraverso icone e link e con una sezione “News” rappresentata proprio da una “vetrina” sulla nostra pagina facebook (news dalla coalizione) e su twitter (notizie dal mondo). La seconda parte sito è rivolta agli utenti che desiderano approfondire i contenuti della campagna e il tema glifosato/pesticidi ed è suddivisa in due macroaree “Approfondimenti” e “Comunicazione”. Nella prima  è possibile consultare documenti scientifici, tecnici e divulgativi: http://www.stopglifosato.it/letture-e-approfondimenti/
 
 . In particolare,  c’è una sezione riservata alla IARC visto che lo studio scientifico dell’agenzia è quello di riferimento da cui ha preso avvio la campagna. Nella sezione “Dalla coalizione”( http://www.stopglifosato.it/dalla-coalizione-stopglifosato/
 
 ) abbiamo ritenuto opportuno evidenziare i lavori scientifici e divulgativi sull’erbicida curati delle organizzazioni della coalizione. Infine, c’è una parte sulla normativa comunitaria e nazionale sui pesticidi (http://www.stopglifosato.it/normativa-di-riferimento/
 
).
In “Comunicazione” ci sono tutti i documenti (lettere e comunicati) che esprimono le azioni politiche e verso la stampa svolte dalla coalizione (http://www.stopglifosato.it/comunicazione/comunicati-stampa/
 
) e i materiali, in bassa definizione per il web e in alta per la stampa (manifesto, logo, banner, poster, flyer), scaricabili per chi vuole promuovere i messaggi della campagna (http://www.stopglifosato.it/comunicazione/materiali/
 
).
 Per quanto riguarda le attività sui social network in vista del prossimo appuntamento europeo del 23 giugno, vi invitiamo a divulgare i banner che riportano i claim della campagna scaricabili dal sito in più versioni (social media kit):http://www.stopglifosato.it/comunicazione/materiali/
 
. Per un’azione efficace in queste fase decisiva sul destino dell’erbicida è fondamentale che tutte le organizzazioni, soprattutto quelle molto attive ed influenti sui social network, diffondano e condividano gli stessi messaggi in modo costante fino alla data in cui il comitato d’appello dovrà esprimersi. A tale proposito metto in copia anche i referenti delle associazioni che si occupano della comunicazione web.
 Infine, invitiamo a chi non l’avesse ancora fatto ad aggiornare i materiali  di comunicazione StopGlifosato sui propri siti (in particolare l’ultima versione del manifesto, logo e banner) scaricandoli dalla sezione “Kit di comunicazione
 
” del sito www.stopglifosato.it
 
 

Burocrazia suicida: chi usa meno pesticidi viene multato!

Non ci si crede, ma è quello che succede. Se un agricoltore nel fare un trattamento antiparassitario utilizza dosi inferiori a un certo standard previsto dall’etichetta compie un illecito, e va incontro a pesanti sanzioni pecuniarie da parte delle autorità sanitarie.
Spiego meglio. Tra gli obblighi del P.A.N., Piano Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi, c’è la compilazione del Quaderno di Campagna, in cui l’agricoltore deve registrare i trattamenti effettuati per difendere la coltura dai parassiti. Nel quaderno si indica la superficie trattata, la coltura, l’avversità contro la quale si tratta, il prodotto impiegato e i dosaggi. Le etichette dei fitofarmaci, tra le altre cose, riportano le dosi di prodotto da impiegare per ettolitro di acqua e/o per unità di superficie. Una dosa minima e una massima.
Tali indicazioni, almeno per quanto riguarda le dosi minime, sul piano tecnico sono da intendersi come puramente indicative, come sanno tutti i tecnici e gli agricoltori, in quanto nella realtà vanno modulate in relazione a diversi fattori: prima di tutto lo sviluppo stagionale della chioma, perché stante che su una foglia deve andare una certa quantità di prodotto per essere efficace, è palesemente diverso trattare tre foglie oppure tremila. O no? Poi dipende dalla tecnica di distribuzione, più o meno efficiente: le irroratrici a tunnel, che rappresentano la più avanzata tecnologia di distribuzione in quanto recuperano il prodotto che non si deposita sulla chioma bersaglio, annullando la deriva nell’ambiente, abbattono, in questo modo, la quantità di prodotto distribuito per ettaro, soprattutto all’inizio della stagione, quando la chioma, essendo poco sviluppata, intercetta poco, e quindi gran parte della miscela viene recuperata, fino ad oltre il 70%. Quindi, per fare un esempio concreto, se l’etichetta di un certo prodotto parla di un chilogrammo per ettaro come dose minima, questa è da intendersi per un trattamento a chioma piena e con una macchina irroratrice di tipo tradizionale, non innovativa. Bene, se io registro sul quaderno di campagna una dose più bassa, e per i motivi che ho detto può essere più bassa anche del 70%, mantenendo l’efficacia del trattamento, l’ispettore sanitario mi multa. Si parla di sanzioni da 30.000 euro già irrogate nell’anno in corso per questo motivo.
Non credo che sia necessario aggiungere altro per spiegare la totale assurdità di una situazione in cui un comportamento virtuoso per la salute dell’operatore e dell’ambiente viene sanzionato come illegale da parte della stessa autorità sanitaria. La riduzione dei dosaggi, tra l’altro, abbinata al miglioramento dell’efficienza di distribuzione, è uno degli strumenti chiave per ridurre sia il rischio di residui sul prodotto finale sia il rispetto di alcune regole sull’accumulo nell’ambiente, in particolare i 6 kg per ettaro all’anno di rame per la viticoltura biologica e ora anche per la produzione integrata.
L’unico vero rischio che può comportare un sottodosaggio è la selezione di ceppi resistenti di parassiti, in particolare quando si utilizzano principi attivi sistemici e citotropici ad azione mono-sito (analogamente a quanto può accadere con gli antibiotici), prodotti con la chimica di sintesi, ma anche in questo caso il concetto di sottodosaggio va rapportato alla situazione reale e non a quella teorica. Nessun problema invece per i tradizionali prodotti di contatto come il rame o lo zolfo: il peggio che può succedere è una riduzione dell’efficacia, ma anche questa deve essere valutata in relazione alla pressione del parassita e alle condizioni meteorologiche che lo favoriscono, o meno. Inutile sparare ai passeri con il cannone.
Quindi, fino a che il Ministero della Sanità non avrà emanato un decreto (o forse basta una circolare) che esclude la possibilità di sanzionare il sottodosaggio, per non incorrere nelle sanzioni gli agricoltori hanno due possibilità: la prima, spruzzare nuvole di pesticidi in largo eccesso anche quando non necessario; la seconda, falsificare il quaderno di campagna e scrivere che, avendo 10 ettari, ne ho trattati soltanto tre.
La stupidità della burocrazia non ammette una terza possibilità.

Maurizio Gily è direttore di Millevigne e docente presso il Master di in Cultura italiana del Vino


tratto da:
http://www.slowfood.it/slowine/burocrazia-sudicia-usa-meno-pesticidi-viene-multato/

In pesticidi sostanze che alterano ormoni, nuovi criteri Ue

(ANSA) - BRUXELLES, 15 GIU - Dopo mesi di attesa, polemiche e un pressing sempre più elevato anche da parte del Parlamento europeo, la Commissione Ue ha fissato i criteri per identificare i perturbatori endocrini nei pesticidi e biocidi, ovvero quelle sostanze, naturali e chimiche, che possono alterare il funzionamento del sistema ormonale e dunque provocare seri danni alla salute di uomini e animali. Si seguirà un approccio "fortemente scientifico" e si adotterà la definizione che ne dà l'Oms. Bruxelles ha presentato due atti legislativi, che dovranno essere approvati da Consiglio e Parlamento, che elencano "i criteri scientifici che consentiranno una più accurata identificazione delle sostanze chimiche che sono perturbatori endocrini, nei pesticidi e nei biocidi", si legge in una nota. Oltre ai criteri, la Commissione ha fissato una serie di iniziative per minimizzare l'esposizione ai perturbatori: nel breve termine punteranno su ricerca e cooperazione internazionale, nel medio termine sulla metodologia per i test, e nel lungo termine sulla regolamentazione.

CAMBIAMENTI CLIMATICI. Concorso


La storia della scuola agraria di Isola della Scala


LA RIVOLTA DEL PAESE DEL PROSECCO: BASTA PESTICIDI SULLE VIGNE!

In tempi di crisi economica e occupazionale, è una notizia che impressiona: nel trevigiano un intero paese si scaglia contro la proliferazione delle vigne per la produzione di prosecco attraverso la chimica. Nonostante sia uno dei vini italiani più conosciuti al mondo, per gli abitanti di Revine Lago, è ora di porre un limite alle coltivazioni che appestano l’ambiente e aggravano la salute con i pesticidi. Il piccolo centro in provincia di Treviso conta 2000 residenti, e già in 800 hanno firmato un appello a Maurizio Martina, per fermare la loro terra “dall’invasione dei pesticidi”. 

ASSEDIATI DAI PESTICIDI

A guidare la rivolta contro l’eccesso di chimica nei campi della zona è un produttore biologico, Luciano De Biasi,fondatore del comitato “Basta vigneti”, che si lamenta l’impossibilità di coltivare in modo biologico a causa della pesante presenza di pesticidi. ”Sono costretto – dice De Biasi, come riportato da Repubblica – a consegnare l’uva alla cantina come se fosse prodotta in modo convenzionale in quanto risulta contaminata da pesticidiprovenienti dai vigneti confinanti. Anche lo scorso anno ho fatto analizzare un campione di uve ed è risultato non conforme al decreto ministeriale n. 309 del 13.01.2011 perché è stata riscontrata la presenza di ben quattro pesticidi sopra i limiti consentiti”. A questo si aggiunga che ogni volta che piove, vengono passate ulteriori dosi di fitofarmaci sulle vigne.  La questione è delicata, il prosecco docg è una potenza economica, lo scorso anno ha venduto a livello internazionale più bottiglie del diretto competitore, lo champagne. Eppure gli abitanti di Revine Lago, incluso il sindaco, sono determinati ad andare avanti con la battaglia, se non proprio fino a vietare l’uso dei pesticidi, permettendo solo la coltivazione biologica, almeno fino a limitarne pesantemente l’uso.

IL PRECEDENTE DEL MANCOZEB

Del resto, non è la prima volta che gli abitanti della zona si rivoltano contro l’eccessivo uso di pesticidi. Già nel 2012, come raccontava Giulio Meneghello sul Salvagente, furono forti le proteste contro l’uso del mancozeb, un anticrittogamico riconosciuto ufficialmente come interferente endocrino e già allora dichiarato “verosimilmente cancerogeno per l’uomo”, che veniva utilizzato regolarmente nelle colline della Valdobbiadene. Trecentomila chili di un prodotto potenzialmente causa di  ipotiroidismo o ipertiroidismo, cancro alla tiroide e danneggiare sia le donne incinte che i loro feti, sparsi anche con l’utilizzo degli elicotteri, nonostante fosse vietato dal 2007. Allora nonostante gli studi scientifici sul mancozeb fossero già conosciuti era stata concessa l’autorizzazione a finire le scorte del prodotto già acquistato, e questo quando persino il Consorzio del Prosecco aveva sconsigliato l’uso di quel pesticida. Eppure il mancozeb non è mai stato ritirato dal commercio e risultata ancora in uso tra quelle colline.

tratto da:
http://www.testmagazine.it/2016/06/08/la-rivolta-del-paese-del-prosecco-basta-pesticidi-sulle-vigne/9179/

Glifosato, la Commissione propone rinnovo autorizzazione per 18 mesi


video su:
https://www.youtube.com/watch?time_continue=65&v=djtlxW9Gs_o

I fattori della terra viva, seconda puntata. (attenzione alla nuova data)


Tour segreti 2016


LE ALTERNATIVE ALL’USO DEL RAME IN AGRICOLTURA

I metalli pesanti non sono soggetti a ulteriori degradazioni nell'ambiente, e anche il rame rientra in questa categoria. Questo metallo è utilizzato soprattutto in viticoltura (ma non solo) per il controllo della peronospora, ed il suo uso a dosi elevate nel tempo ne determina un progressivo accumulo all'interno del suolo con particolare riferimento ad aree a vocazione vitivinicola.
Un agricoltore che voglia coltivare nel rispetto dell’ambiente dovrà applicare strategie e metodi di controllo per ridurre l’uso dei sali di rame, anche tramite il ricorso a sostanze alternative.

Il rame viene utilizzato in agricoltura come antifungino, ed il suo uso è autorizzato anche in agricoltura biologica. In agricoltura biodinamica il suo utilizzo non è consentito sulle colture orticole, ma è ammesso in frutticoltura e viticoltura in caso di necessità; rientra infatti nei prodotti ammessi solo per colture speciali e permanenti, e per piante ornamentali. Il dosaggio non dovrà comunque essere superiore ai 3 kg di rame metallo per ettaro all’anno (ogni formulato commerciale contiene una percentuale variabile di rame metallo, in base al tipo di prodotto).
I 3 kg/ha/anno vanno calcolati nella media di un arco di tempo di 5 anni usando preferibilmente al massimo 500 gr. per ogni trattamento. Nell’arco di un quinquennio non dovranno essere superati i 15 kg/ha/anno, nel caso vi sia un’annata sfavorevole (disciplinare Demeter). Si tratta di un basso dosaggio.
I prodotti rameici devono essere utilizzati in via preventiva, in relazione ai momenti critici determinati da temperature, umidità relativa e piovosità. Mentre per ottimizzare efficacia e quantitativi sarà opportuno utilizzare attrezzature idonee ed efficienti: occorre nebulizzare il getto in maniera adeguata per poter garantire una buona copertura della foglia (sopra e sotto) e della vegetazione. Durante i trattamenti sarà fondamentale evitare il punto di gocciolamento dovuto ad un accumulo eccessivo di liquido sulla foglia; questo accumulo potrà determinare la caduta a terra del liquido con conseguente spreco del prodotto, favorendo anche e soprattutto il bioaccumulo del metallo nel terreno. A tal proposito è consigliabile l’uso di appositi ugelli antideriva per effettuare i vari trattamenti. Mentre una stesura omogenea sulla foglia fornisce risultati migliori garantendo una copertura ottimale, completa ed uniforme. Questo vale comunque per ogni tipologia di trattamento fogliare.
Un uso eccessivo e sconsiderato di questo metallo può portare ad una serie di problematiche non indifferenti, depositandosi nei primi strati di terreno con ripercussioni negative per la vita microbica e lo sviluppo di batteri, funghi e lombrichi, determinando anche una selezione dei lieviti. Il rame è di fatto un metallo pesante ed il suo accumulo nel suolo può avere conseguenze negative, come evidenziato anche da Stefania Tegli, ricercatrice del Dipartimento di scienze delle produzioni agroalimentari e dell’ambiente dell’Università di Firenze: “Il rame che viene utilizzato come antiparassitario tende in pratica ad accumularsi nell’ambiente, in particolare nel suolo. E, dal terreno, può raggiungere e inquinare le falde acquifere, determinando gravissimi rischi ambientali ed ecotossicologici su un ampio spettro di organismi e microrganismi”. Oltre a questo inconveniente, spiega Tegli, vi è un ulteriore rischio: “Il rame determina un aumento allarmante, nella microflora degli agroecosistemi, della percentuale di batteri resistenti agli antibiotici, che finiscono col costituire una sorta di serbatoio di geni per l’antibiotico-resistenza. Questi geni sono presenti su elementi mobili del loro genoma, i plasmidi, che possono essere trasmessi con facilità anche ai batteri patogeni di uomo e animali, rendendoli così a loro volta resistenti agli antibiotici e vanificandone di fatto l’azione profilattica e terapeutica in medicina umana e veterinaria”. 
Uno dei settori maggiormente interessati è senza dubbio la viticoltura, per quanto riguarda il controllo della peronospora, nella quale il rame viene utilizzato da circa 130 anni.
Altro problema riguarda la mancanza di vitalità e di attività biologica di molti terreni, privi di humus e sostanza organica, i quali non sono più in grado metabolizzare e degradare eventuali molecole nocive (ovviamente sempre entro certi limiti). Questa azione di filtro e bonifica da parte del suolo è data anche dalla presenza della flora. Un terreno sano e vitale copre un ruolo ecologico molto importante, arrivando a svolgere la funzione di vero e proprio “organo”.
Il rame è comunque un metallo pesante ed è difficile da degradare; per questo sono in corso attività di ricerca per poter individuare strategie e sostanze alternative al suo uso. Non è cosa semplice sostituire il rame poiché rimane (tra i vari rimedi ammessi in agricoltura biologica e biodinamica) quello più efficace. Non è cosa semplice, ma non impossibile. È comunque possibile limitarne i quantitativi.
Elevate concentrazioni di rame all’interno del terreno potrebbero altresì generare fenomeni di tossicità su alcune colture, soprattutto in suoli leggeri e acidi. Questo fenomeno è quasi nullo, invece, in presenza di colloidi umici (humus) grazie al sequestro del metallo, ed anche in terreni argillosi e calcarei. In questi terreni il rame rimane bloccato grazie alla presenza di sostanza organica umificata che immobilizza il metallo.
RIMEDI
La riduzione dei quantitativi di rame si ottiene indiscutibilmente attraverso l’applicazione di una buona agronomia complessiva di base. Ciò è valido per tutte le colture interessate (e non). In agricoltura biodinamica vanno applicati rimedi che siano a favore degli equilibri, evitando quei rimedi pensati invece contro un problema (insetti-cida, fungi-cidaanti-parassitario ecc.), creati per eliminare, debellare, distruggere.
La resistenza delle piante alle malattie è condizionata principalmente da fattori ambientali e agronomici. Sicuramente quello che è l’andamento climatico e stagionale può condizionare fortemente la pressione di una malattia fungina (temperature, umidità, piovosità). Anche la collocazione di un terreno ha una notevole rilevanza in questo senso (esposizione, ventosità, aerazione, luminosità).
a)      Il primo elemento da considerare è senza dubbio il terreno. La qualità del suolo, la sua fertilità, la sua vitalità, la sua struttura (così come la biodiversità ipogea) sono fattori centrali per il sano sviluppo di una pianta. La capacità drenante di un terreno rappresenta un fattore determinante poiché i ristagni favoriscono le varie malattie fungine. Lo stesso inerbimento sotto questo aspetto, per quanto riguarda le colture arboree, rappresenta un vantaggio. Un efficace copertura erbacea previene il ristagno idrico (l’altezza della vegetazione dovrà rimanere bassa). Andrà dunque favorito il drenaggio.
A tal proposito sono da evitare passaggi ripetuti e frequenti con macchine pesanti, soprattutto su terreno umido e bagnato. Ciò determina compattamento e asfissia con conseguenze negative per la fertilità e la vitalità del suolo. Sono da privilegiare macchine leggere utilizzate in maniera appropriata.
b)      Una fertilizzazione corretta ed equilibrata favorisce la qualità della linfa delle piante, stimolando le naturali autodifese ed una buona formazione dei tessuti. Le migliori opzioni sono (da impiegare in base alle possibilità o necessità): compost biodinamico ben trasformato, sovesci plurispecie, humus di lombrico. Senza mai dimenticare i preparati biodinamici, ed in particolar modo il 501 a base di Silicio. Il Silicio stimola la formazione dell’acido ialuronico incrementando le naturali autodifese. Tramite il Silicio è auspicabile un indurimento dei tessuti vegetali con aumento della resistenza agli attacchi parassitari. Viceversa l’uso di concimazioni azotate spinte determina una eccessiva vigoria delle piante con conseguente indebolimento delle pareti cellulari, arrivando a limitare le naturali capacità di difesa. Un eccesso di vigoria può essere determinato anche da abbondante disponibilità idrica. Proprio le malattie fungine sono favorite da tessuti poco sviluppati o non lignificati correttamente (più appetibili ai patogeni). Dunque la resistenza delle pareti cellulari è determinante, e questa resistenza potrà essere garantita da un ottimale equilibrio vegeto-produttivo. Inoltre una eccessiva disponibilità di sostanze azotate (non elaborate) riduce nei vegetali la produzione di polifenoli.
c)      Tramite l’applicazione di potature sensate è possibile migliorare lo stato fitosanitario della pianta. Decisivo sarà il microclima all’interno della chioma che dovrà permettere la circolazione dell’aria ed un ottimale ingresso della luce. Ombreggiamento e umidità, invece, potranno favorire la formazione di patologie. Anche il sesto d’impianto dovrà garantire una adeguata circolazione dell’aria e permettere l’ingresso della luce solare. Le potature verdi possono offrire ottimi vantaggi, così come un corretto diradamento.
d)     Sarà necessario utilizzare Varietà e Cultivar idonee al clima e all’ambiente di coltivazione.
Per quanto riguarda le sostanze alternative al rame (che possono permettere di ridurne i dosaggi) è possibile utilizzare vari rimedi. Di seguito alcuni di questi.
Bentotamnio (500-600 grammi per ettolitro). È un prodotto a granulometria fine (polvere) costituito da bentonite, alghe litotamnio e farina di roccia potassica. Si tratta di un corroborante potenziatore delle difese naturali dei vegetali. La bentonite è un’argilla di origine vulcanica costituita principalmente da Ossido di Silicio, Alluminio (fillosilicati) e da micronutrienti naturali. Mentre le alghe litotamnio apportano Carbonato di calcio, Magnesio e numerosi microelementi di origine marina. Oltre a migliorare lo sviluppo dei vegetali il bentotamnio crea una barriera protettiva sulla superficie fogliare utile nella prevenzione di crittogame e fitofagi.  
Pròpoli per uso agricolo di qualità. L’efficacia e la validità della Pròpoli dipende dalla sua qualità.
Decotto di Equiseto (Equisetum arvense). Grazie al contenuto di Silicio e Sali solforici rinforza la pianta e previene le micosi. Eventualmente utilizzare Equiseto raccolto nel proprio territorio nel mese di giugno; è possibile conservare tramite essiccazione.

Aggiornamento contenimento AFIDE DEL CIPRESSO

Progetto:
Contenimento dell’Afide del Cipresso (Cinaria cupressi)
con tecniche a basso impatto ambientale

Nota di aggiornamento

A partire dalla primavera 2016 l’Università di Padova e Agrea hanno effettuato un intenso monitoraggio su cipressi presenti nell’area del Lago di Garda, alta pianura e colline veronesi.
Dalle osservazioni condotte  fino ad oggi non sono state individuate colonie vive di  
C. cupressi in nessuno dei siti campionati ed in particolare:
·     non si sono trovate  colonie vive di afidi, neanche su esemplari fortemente sintomatici;
·     si notano ancora presenza di esuvie  segno della presenza passata dell’afide
·     sono frequenti, sui rametti in prossimità dei ricacci e lungo il tronco,  emissioni di resina che potrebbero essere ricondotte alla risposta della pianta allo stress subito.

Questi risultati sono compatibili con l’andamento stagionale della scorsa estate, particolarmente caldo e secco che, come noto, limita fortemente lo sviluppo dell’afide ch invece ama estati miti e piovose.

In questo contesto appare inutile procedere con la sperimentazione prevista per la verifica dell’efficacia di prodotti a basso impatto impiegabili per il controllo dell’afide, e si propone di rimandarla al prossimo anno.
Può essere comunque interessante procedere con il test in un unico sito con l’obiettivo di raccogliere comunque delle prime informazioni circa la fitotossicità dei prodotti e l’eventuale efficacia su colonie tardive di C.cupressi che potrebbero comparire, anche senza fare danni, a fine estate.

Vi terremo informati dei prossimi sviluppi.

Dr. Lorenzo Tosi
AGREA S.r.l. – Centro di Saggio

Membro del Comitato Tecnico Scientifico
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In relazione alla iniziativa:
"Contenimento dell’Afide del Cipresso (Cinaria cupressi)
con  tecniche a basso impatto ambientale"

promossa dalla Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e dall’Associazione Terra Viva Verona,

si comunicano agli enti patrocinanti i primi risultati (rassicuranti) elaborati dal comitato scientifico (Università di Padova e Centro di Saggio Agrea srl)

Vi terremo al corrente degli sviluppi futuri e nel contempo Vi porgiamo i nostri più cordiali saluti


Dr Vittorio Betteloni 
per l’Associazione Terra Viva Verona


Enti patrocinanti:
IRVV  (Istituto Regionale Ville Venete)     
Comune Marano                                           
Comune Peschiera del Garda                       
Acque vive Sona e Somma Campagna         
Comune Cavaion                                          
Comune Lazise                                                         
Consorzio Vini Bardolino                             
Comune di Malcesine                                   
Comune Negrar                                            
Comune Gardone Riviera                             
Comune di Dolce                                          
Comune di San Pietro in Cariano                                         
Comune di Costermano                                
Comune di Sona                                           
Comune di Mozzecane                                 
Scuola di Agraria di Monza                          
Comune di Gorizia                                        
Comune di Garda                                         
Consorzio Vini Valpolicella                          
Garda Musei