Sabato 2 luglio a Parona



 

DA BIODISTRETTO VALPOLICELLA a Terre Biologiche Veronesi









Da Facebook:

Il nostro Biodistretto sta cambiando nome:

🤗 per essere più inclusivi geograficamente
🫵 perché più aziende si possano riconoscere facilmente in quello che facciamo
🤝per raggiungere più persone con iniziative di conoscenza, informazione e promozione
Dopo un processo di condivisione con soci e non, è stato deciso che ci chiameremo:
🌲🥦🥕🍇 TERRE BIOLOGICHE VERONESI ðŸŒ³ðŸ’🍐🍎🥬🫑

Da ora, pertanto, le nostre pagine su Facebook ed Instagram cambiano nome......
ma siamo sempre noi, con gli stessi principi guida, con le stesse idee e con la stessa motivazione di promuovere un territorio sano con produzioni e consumi biologici.
🧑‍🌾👩‍🌾 Questa modifica di nome comporta anche una revisione del nostro logo: vi terremo aggiornati sui progressi 
 
💪 Scopri come sostenerci sul nostro sito: https://www.biodistrettovalpolicella.org/unisciti-a-noi.html

Webinar “IL VINO ARTIGIANALE NELLA RISTORAZIONE” mercoledì 29 giugno alle ore 11.00

 

mercoledì 29 giugno alle ore 11.00.

Durante il webinar saranno analizzati il ruolo del sommelier come ambasciatore di questa categoria di vino e la percezione del consumatore nei confronti di questo prodotto non convenzionale.
 

SPEAKERS

Matteo Circella
Sommelier

Classe 1990. È laureato in Economia e Commercio. Nel 2008 inizia i corsi per poi conseguire i Diplomi di Assaggiatore ONAV e di Sommelier Professionista AIS. In seguito, entra a far parte della Commissione di Assaggio per i Vini D.O.C. della Provincia di Genova e nel 2016 vince il concorso come miglior Sommelier della Regione Liguria. Nel 2018 diventa Responsabile Slow Wine per la Liguria. Nel 2021 vince il Premio Speciale Guida Michelin come miglior Sommelier d’Italia 2021, offerto dal Consorzio Brunello di Montalcino. Attualmente gestisce la cantina del BiB Gourmand Guida Michelin La Brinca.

Intervengono

Gilda Musetti
Vignaiola a Il Torchio

Gabriele Da Prato
Vignaiolo Podere Còncori

 

La partecipazione al webinar è gratuita, Ã¨ possibile registrarsi entro il 28 giugno 2022 alle ore 18:00.

Mascagni (presidente di ECO-BIO Confesercenti): Basta con una visione romantica del bio

 “La situazione attuale della crisi dei negozi specializzati in biologico non è un problema che possa essere risolto dalla politica. Ãˆ un discorso squisitamente economico in cui le aziende del settore, devono adeguarsi allo scenario di mercato mutato e attivare proprie strategie”. Così Marco Mascagni, presidente di ECO-BIO Confesercentila prima associazione dei dettaglianti specializzati in biologico, nata nel 2011 che vede tra i maggiori punti vendita associati, quelli legati alla catena EcoNaturaSì, ma che complessiva rappresenta una quindicina di aziende e/o insegne bio con i rispettivi store, commenta con favore la nascita della rete di imprese ‘Italia in Bio’.

Intanto, mentre il mercato si preparare a riorganizzarsi in base ai mutamenti nella geografia distributiva, la campagna di promozione del Bio, che partirà dall’autunno prossimo, realizzata dal MIPAAF, ISMEA e Assobio, si annuncia come un elemento importante non solo per la costruzione della domanda di prodotti bio, ma anche per la sopravvivenza degli stessi store specializzati che professano valori e logiche completamente diversi da quelli della grande distribuzione organizzata.

– Come considera la nascita della rete di imprese ‘Italia in Bio’ che si è appena costituita?

“Sono aggregazioni certamente necessitate dalla congiuntura di mercato particolarmente difficile, soprattutto per gli  store specializzati, visto l’ingresso nel settore della GDO che ne erode progressivamente quote di mercato. In passato, nella nicchia agroalimentare bio, composta prevalentemente da negozi e produttori indipendenti, alternativi e fieri di esserlo, si faceva fatica a creare massa critica distributiva proprio per il DNA stesso degli operatori del biologico; mentre adesso, si capisce la necessità di unirsi per far fronte comune e, quindi anche economie di scala, in risposta alla ‘massificazione’ del biologico derivata dall’ingresso della GDO tra i canali distributivi, negli ultimissimi anni”.

– I negozi specializzati denunciano una mancanza di rappresentanza politica. Come lo commenta?

“Non è vero. Innanzitutto c’è questa associazione che nata in sordina nel 2011-2012 ed è diventata a carattere nazionale nel 2015. Peraltro segnalo che la situazione attuale della difficoltà dei negozi specializzati non può essere risolta a livello politico ma è una questione strettamente economica che va affrontata sul mercato tenendo a mente che, una nicchia produttiva qual è il settore bio, non può pensare di avere chissà quale peso politico”.

– Gli obiettivi europei, però, spingono per fare uscire il bio dal concetto di nicchia di mercato…

“Vero e l’ingresso della grande distribuzione, tra i canali di vendita dei prodotti bio, ne è la prova. Tuttavia si fa fatica a fare aggregazione tra distributori come anche tra produttori, proprio per le caratteristiche che le dicevo prima. In passato si sono costituite tante iniziative aggregative e tutte sono naufragate, fino ad oggi. Alcuni operatori, come EcoNaturaSì, sono usciti dal concetto di negozio di nicchia per usare logiche di mercato e non solo più idealisticamente legate al mondo del bio. È necessario se non si vuole soccombere, iniziare ad efficientare la catena di fornitura e creare economie di scala che permettano di giocare sui margini”.

– In che senso?

“Pensando al funzionamento di NaturaSì e al suo rapporto con i tanti fornitori disaggregati, c’è bisogno di aggregazione anche sul fronte produttivo per rendere più agevole la catena di approvvigionamento dei punti vendita. In pratica un conto è avere a che fare con 100 piccoli produttori ognuno col proprio marchio e con il proprio prodotto; un altro, è avere a che fare con uno o, comunque, pochi, fornitori. Questo non è il momento di una visione romantica del bio. Dobbiamo fare i conti con le economie di scala che sono necessarie più che mai anche in considerazione del fatto che usciamo da due anni molto pesanti che hanno trasformato letteralmente le abitudini alimentari del consumatore e limitato in maniera significativa il suo potere di acquisto”.

РQual ̬ il target di acquirenti dei negozi specializzati?

“Noi abbiamo uno zoccolo duro fatto dal 20% dei nostri consumatori, che esauriscono tutta la spesa nei nostri negozi. L’80%, invece, viene per completare tra i nostri scaffali, il proprio paniere di spesa già realizzato per la gran parte in un supermercato”.

– Qual è stato l’impatto economico sugli specializzati derivato dall’ingresso della GDO nella distribuzione di bio?

“Parlo per le piazze di Bologna e Firenze che conosco meglio. Quello’80% di clienti, chiamiamoli impropriamente ‘generalisti’, è diminuita di circa il 3%”.

– Non sembra una perdita significativa…

“Al contrario. In un piccolo negozio, come sono la maggior parte degli specializzati, con fatturati, per capirci, che arrivano massimo ad un milione di euro l’anno, togliere il 5% del giro di affari significa manderli in forte difficoltà”.

– In che modo si può contribuire, come specializzati, al processo di costruzione della domanda che sta per partire con la mega campagna di promozione del bio che il Mipaaf sta per lanciare nell’autunno e che sarà guidata da Ismea in collaborazione con Assobio?

“Se cresceranno dei consumatori di bio, cresceranno, credo, per tutte le categorie di distributori. L’aumento della domanda verrà spalmata su tutti i canali”.

– Ma i nuovi consumatori, quelli che escono impoveriti dal covid e quindi guardano prima di tutto i prezzi, che si avvicinano per la prima volta al bio, come fanno a capire la differenza di filosofia che sta dietro alle logiche di un grande retailer che vende anche bio, rispetto ad una piccola insegna o a un singolo punto vendita che di Bio vive? Non pensa se la campagna di comunicazione non venga ben studiata possa contribuire a spostare l’asticella verso la GDO che non ha il controllo di tutte le filiere?

“Non penso che perderemo i clienti fidelizzati. Al massimo li aumenteremo. Ma dobbiamo necessariamente rispondere con un efficientemento delle nostre catene di fornitura, lasciando da parte i romanticismi e concentrarci sulle economie di scala”.

tratto da: https://greenplanet.net/mascagni-presidente-di-eco-bio-confesercenti-basta-con-una-visione-romantica-del-bio/

Se ne va un Po’ della nostra vita

Fa una gran paura, genera molta rabbia e una tremenda angoscia guardare le immagini di quel rigagnolo circondato da distese di sabbia. La più grave crisi idrica degli ultimi 70 anni, così ben rappresentata dal simulacro del più grande fiume del territorio italiano, non chiama solo in causa la fulminea progressione dell’avvicinamento degli effetti dei cambiamenti climatici, ignorati fino a ieri l’altro in questo piccolo pezzetto di mondo. Chiama in causa, soprattutto, la florida economia della pianura padana, consegnata mani e piedi al mercato. Oltre ad aver prodotto livelli di inquinamento capaci di rendere il serio problema sanitario prodotto dal Covid19 una tragedia di massa, quell’economia ha messo in campo un’idea di agricoltura, allevamento, industria e produzione energetica vocate al massimo rendimento nel minimo arco temporale. Una relazione predatoria nei confronti del suolo, dell’aria, dell’acqua, dell’energia e della salute delle persone che ha prodotto grandi risultati di fatturato per le industrie dell’agro-business e di utili in Borsa per le multiutility dell’acqua e dell’energia. È un po’ tardi, però, per cominciare ad accorgersi che c’è un conto da pagare.

Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo pesce mangiato, e l’ultimo fiume avvelenato, vi renderete conto che non si può mangiare il denaro». C’è chi attribuisce questa affermazione a Toro Seduto, capo tribù dei nativi americani Sioux Hunkpapa, che l’avrebbe pronunciata qualche mese prima della leggendaria battaglia del Little Bighorn. 

Toro seduto non era uno scienziato dell’Ipcc dell’Onu, ma quella sintesi meriterebbe di essere scritta in tutti gli edifici pubblici del Paese, in questo inizio estate che ci costringerà a fare davvero i conti con la profondità della crisi eco-climatica.

Paradigmatica è la situazione del Po, il più grande fiume italiano, il cui bacino attraversa la pianura padana e l’intera Italia del Nord. Sono le regioni in cui si sono storicamente concentrate un’agricoltura e un allevamento intensivi, una massiccia industrializzazione, la grande industria energetica, nonché grandi concentrati di popolazione urbana e metropolitana.

Tutte figlie del medesimo paradigma, che è la cifra del modello capitalistico: l’idea della crescita economica come termometro del benessere della società, accompagnata dall’uso di beni comuni presenti in natura dei quali si presuppone l’illimitata disponibilità.

Una situazione accelerata dal modello liberista e dal preponderante ruolo assunto dalla finanza, che ha visto il progressivo ritiro delle istituzioni pubbliche tanto dall’intervento diretto in campo economico, quanto da qualunque idea di programmazione e pianificazione dello stesso, delegate alla ‘autoregolazione dei mercati’.

Peccato che esista una contraddizione strutturale fra come la vita delle persone si organizza nello spazio e nel tempo rispetto a come si declina l’economia di mercato.

La vita delle persone si svolge dentro uno spazio limitato, la comunità di riferimento, e si dipana dentro un tempo lungo che attraversa l’intera esistenza.

Al contrario del mercato che si organizza in uno spazio potenzialmente infinito, l’intero pianeta, ma declina le proprie scelte dentro un tempo estremamente ridotto, l’indice di Borsa del giorno successivo. È questa differenza a far sì che gli interessi di mercato siano quasi sempre in diretto contrasto con i bisogni della vita delle persone.

L’economia della pianura padana lasciata al mercato, oltre ad aver prodotto pesanti livelli di inquinamento complessivo che hanno trasformato il serio problema sanitario prodotto dalla pandemia da Covid19 in una tragedia di massa, ha messo in campo un’idea di agricoltura, allevamento, industria e produzione energetica vocate al massimo rendimento nel minimo arco temporale. 

Una relazione predatoria nei confronti del suolo, dell’aria, dell’acqua, dell’energia e della salute delle persone che ha prodotto grandi risultati di fatturato per le industrie dell’agro-business e di utili in Borsa per le multiutility dell’acqua e dell’energia.

Permettendo alle stesse di comportarsi come quell’uomo del film “L’odio” che, cadendo da un palazzo di 50 piani, man mano che passa da un piano all’altro continua ripetersi «fino a qui, tutto bene», misurando il ‘qui ed ora’ della caduta e non l’esito dell’atterraggio. ......

.... il resto dell'articolo lo leggi su: https://comune-info.net/se-ne-va-un-podella-nostra-vita/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=Pace+con+mezzi+pacifici





Gli insetti nemici dell’orto: conoscerli per contrastarli

Quanti agricoltori, veri o per passione, hanno visto i propri sforzi produttivi vanificati dall’attacco improvviso di qualche parassita animale. Tenendo conto che la natura è imprevedibile e che d’altra parte noi amiamo l’orto naturale, tenendoci alla larga il più possibile dalla chimica, sarebbe opportuno conoscere i principali antagonisti del nostro orto per poter correre ai ripari in caso di una loro comparsa.

Ecco una breve lista di insetti parassiti con qualche consiglio per l’eradicazione.

Dorifora: un incubo per patate, melanzane, pomodori e peperoni. Il colorato coleottero nella foto, facilmente riconoscibile anche da un occhio inesperto per via delle strisce nere sul corpo. Dopo un periodo di inattività invernale, riemerge dalla terra in primavera e, con foga, si dedica alla ricerca e all’attacco dei vegetali prediletti. La lotta biologica con la coccinella, la pacciamatura del terreno (ricoprire di paglia il terreno), la rotazione colturale e l’utilizzo del tacchino, ghiotto divoratore di questo insetto, sembrerebbero i rimedi più naturali ed efficaci.
Noctua: con questo termine si indicano numerose specie di farfalle le cui larve deposte in gran quantità in primavera, si nutrono delle foglie delle orticole mettendo a rischio il raccolto. Il piretro, consentito anche in agricoltura biologica, è un’arma naturale da utilizzare contro questi fastidiosi ospiti.
Afidi: i pidocchi delle piante succhiano la linfa e producono danni molto gravi provocando infezioni e richiamando con la “melata”, un prodotto zuccherino, molti insetti (non sempre dannosi). Anche per questi la lotta biologica è la migliore arma: coccinelle e vespe solitarie sono le nostre alleate per eliminare il problema.


Acaro rugginoso: invisibile nemico dell’orto. In particolare il pomodoro avvizzisce, le sue foglie diventano gialle. Purtroppo la lotta biologica in questo caso dà scarsi risultati. Solo alcuni prodotti di sintesi o a base di zolfo sembrerebbero contrastare questa temutissima minaccia.
Questi alcuni insetti dannosi la cui comparsa e proliferazione molto spesso indica uno squilibrio dell’ecosistema. Infatti, in genere dove compaiono dovrebbero arrivare anche i loro nemici naturali in modo che si ristabilisca l’equilibrio naturale.
Non ci sono solo insetti però: funghi, batteri e altre piante possono causare danni al nostro orto. Ma di questo parleremo nei prossimi articoli.

Progetto Prendersi Cura della Terra a Fumane

















Foto delle attività nelle scuole medie di Fumane relative al progetto Prendersi Cura della Terra. Sono stati riciclati cassoni e i ragazzi dopo averli sistemati e dipinti hanno messo le piantine aromatiche e i fiori ovviamente c'é un lavoro di ricerca e sperimentazione che seguirà sulle "officinali " e sulle proprietà curative. La Biodiversità progetto di educazione ambientale promosso da Terra Viva e finanziato dalla Fondazione Cariverona in collaborazione con i Comuni di San Pietro e Fumane.

Domenica 26 giugno 2022 Bio-Escursione tra borghi e sapori dell'Alta Valpolicella

Una collaborazione tra: CTG VALPOLICELLA - Genius Loci - Antica Terra Gentile - Terre Biologiche Veronesi e con il patrocinio di Slow Food Verona

Partenza ore 9,15 da Gorgusello (Fumane) e arrivo a Gorgusello verso le 12,30 per uno spuntino a base di prodotti del territorio biologici
Costo: 15€ a persona
Iscrizione obbligatoria su: https://forms.gle/KgtXrQbxN1bXPAPq8
Per maggiori info:
Riccardo 349 5923868
Andrea 348 4010244



Con Benscelto.it degustazione gratuita di prodotti locali il 18 giugno

Si terrà sabato 18 giugno dalle 10 alle 13 la degustazione gratuita di prodotti locali organizzata da Benscelto.it nell’ambito del progetto camerale “La Buona Scelta si diffonde”. L’iniziativa si terrà all’Azienda Agricola La Folaga Rossa in via Lazzaretto a Verona. Saranno presenti realtà produttive locale che proporranno la degustazione gratuita di formaggi, trasformati con ingredienti biologici, frutta, verdura. In un momento storico di grande sensibilità nei confronti di uno stile di vita ecocompatibile nasce la necessità di valorizzare l’economia locale attraverso scambi e sane/umane relazioni di vicinanza. Il nostro obiettivo è stato quello di realizzare una snella piattaforma on-line che raggruppi le realtà veronesi promotrici di tali progetti.Offrendo i loro prodotti e servizi si prenderanno cura di chi vuole consumare consapevolmente.

L'Ue ignora le prove scientifiche del legame tra il glifosato e il cancro

La denuncia in un rapporto di esperti internazionali. Gli studi sugli animali relativi agli effetti dell'erbicida dimostrerebbero linfomi e tumori, ma il comitato di valutazione nega la connessione.













L'organizzazione ambientalista afferma di aver esaminato attentamente gli 11 studi sugli animali forniti dalle aziende produttrici di pesticidi nel 2019 e che fanno parte del dossier di richiesta del rinnovo della licenza. I due esperti coinvolti avrebbero riscontrato la comparsa di tumori statisticamente significativi, con risultati che supporterebbero la classificazione dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Airc) del glifosato come "probabile cancerogeno". "Linfomi maligni, tumori al rene e al fegato, cheratoacantomi della pelle...il glifosato alimenta il cancro e la lista continua. In dieci degli 11 studi sugli animali che facevano parte del dossier di riapprovazione del glifosato, abbiamo visto che gli animali hanno sviluppato tumori” ha dichiarato Christopher Portier, ricercatore indipendente nella progettazione, analisi e interpretazione dei dati sulla salute ambientale con particolare attenzione alla cancerogenicità.

Licenza in bilico

Il Gruppo di valutazione sul glifosato (Agg) e il Comitato di valutazione dei rischi (Rac) dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) hanno dichiarato pubblicamente nei giorni scorsi che non ci sono prove sufficienti per dimostrare che il glifosato provochi il cancro. In base alla legge europea sui pesticidi, le sostanze che rientrano invece nella classificazione come presunti cancerogeni per la salute umana devono essere rimosse dal mercato degli Stati membri. Per questo se il glifosato fosse inserito nella lista questo provocherebbe il collasso di un business milionario legato alla sostanza, storicamente prodotta dal gigante dell'agrochimica Monsanto e oggi gestito principalemente dalla tedesca Bayer, dopo l'acquisizione nel 2018 della multinazionale statunitense. Con la guerra in Ucraina e la richiesta dell'Ue agli agricoltori europei di produrre di più, il giro d'affari connesso all'erbicida sarebbe aumentato, generando profitti enormi per l'azienda tedesca.

Prove scartate e decisioni rimandate

Per questo motivo Heal accusa gli organismi competenti di stare ignorando tutte le prove presentate da scienziati indipendenti e da gruppi della società civile. "Gli animali esposti al glifosato hanno sviluppato tumori con incidenze significativamente più alte rispetto al gruppo di controllo non esposto, un effetto considerato come prova di cancerogenicità dalle linee guida internazionali ed europee” ha affermato il dottor Peter Clausing, tossicologo e coautore del rapporto, aggiungendo: “Eppure, i valutatori del rischio dell'Ue hanno scartato tutti i risultati dei tumori dalle loro analisi, concludendo che si sono verificati tutti per caso e che nessuno di essi era effettivamente correlato all'esposizione al glifosato" L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), responsabile della revisione della valutazione del rischio del glifosato come pesticida, ha annunciato che ci sarà un notevole ritardo nella pubblicazione delle sue conclusioni.

Sconfiggere il cancro

Una decisione vista con grande sospetto, dato che in questo modo la licenza attuale che garantisce al glifosato di essere in commercio sarà inevitabilmente prorogata per un altro anno. Gli esperti reputano che questo differimento lascerà i gruppi vulnerabili a rischio di esposizione all'erbicida e ai potenziali effetti nocivi sulla salute. Sarà sulla base dei pareri incrociati dell'Echa e dell'Efsa che la Commissione europea e gli Stati membri decideranno sulla richiesta di rinnovo della licenza per i prossimi 15 anni. “Le istituzioni dell'Ue e gli Stati membri non possono più fare affidamento su questa disfunzionale valutazione scientifica per prendere le loro decisioni. La missione dell'Ue per sconfiggere il cancro inizia qui e ora con il divieto del glifosato" ha concluso la dottoressa Angeliki Lyssimachou, esperta scientifica di Heal e coautrice del rapporto.

tratto da: https://www.agrifoodtoday.it/salute/glifosato-cancro-prove-ignorate.html

AMARONE opera prima

L'appuntamento che celebra il Grande Rosso veneto inizia il suo conto alla rovescia. Vi aspetta il 19 e 20 giugno 2022 insieme a 40 realtà del territorio, presso il Palazzo della Gran Guardia, nel cuore di Verona.

Sono ufficialmente disponibili i ticket!
Ecco il link:



Da "Terre Biologiche Veronesi"

 "PRENDERSI CURA DELLA TERRA" è il nome del progetto di cittadinanza attiva e sensibilizzazione ambientale che stiamo portando avanti con gli studenti dell'Istituto Superiore L. Calabrese P. Levi di San Pietro in Cariano, Verona. Un percorso che mira a rendere i giovani protagonisti attivi di un rapporto consapevole, rispettoso e altruista con la natura all'interno di uno spazio che vivono quotidianamente: la scuola. Un luogo educativo che invita gli studenti a inventare, progettare e prendersi cura attivamente del proprio giardino scolastico con lo scopo di riappropriarsene comprendendo l'importanza della tutela ambientale, della biodiversità e della collaborazione umana per un futuro più verde. Un progetto comune di TERRA VIVA VeronaAssociazione AMEnteliberaFondazione La Piletta ONLUS, Terre Biologiche Veronesi, APS Euphonia, Mag VeronaCompagnia BattiPalco con il contributo di Fondazione Cariverona e la partnership del Comune di S.Pietro in Cariano e Fumane.