Sabato 21 Settembre alle 21 tutti a San Floriano


Le top 10 italiane del bio frenano la corsa ma crescono ancora



Il bio sta vivendo un momento di riflessione, che finisce per colpire i suoi produttori specializzati. Il primo studio Pambianco sui fatturati delle aziende italiane leader nella trasformazione di prodotti da agricoltura biologica evidenzia un aumento contenuto della crescita (+1%), ed è un fatto significativo, per un comparto che negli ultimi anni si è rivelato così dinamico da aver spinto i player generalisti ad avviare linee dedicate al bio, pur mantenendo il core business nel mondo convenzionale.
L’ingresso dei generalisti nel bio ha aumentato il livello di concorrenza e lo ha fatto in particolare nel canale della GDO, che sta spingendo i prodotti da agricoltura biologica con politiche aggressive di prezzo, determinando una flessione delle vendite per alcune delle aziende inserite all’interno del campione degli specializzati (per i quali la quota bio supera la metà del fatturato). Altre società hanno mantenuto o aumentato il fatturato, riducendo però la marginalità per mantenere i rapporti commerciali in atto. Ci sono però alcune eccezioni di aziende che crescono e con marginalità elevata.



Nel 2018, i primi dieci produttori specializzati hanno incassato complessivamente 406 milioni di euro. Il leader è Rigoni di Asiago con 112 milioni di ricavi, davanti ad Alce Nero con 74 milioni e a Brio che segue a poca distanza. Per quanto riguarda la marginalità misurata in ebitda, la media del settore è pari al 6% sul fatturato, con un picco massimo del 18% nel caso di Poggio del Farro, che occupa la decima posizione in classifica ed è anche protagonista del più importante balzo annuale in termini di ricavi (+20%). Al quarto posto si posiziona Damiano, azienda siciliana recentemente acquisita dal fondo di private equity Progressio e anch’essa protagonista in positivo dell’esercizio 2018, chiuso con un balzo del 16 percento. A seguire compaionoProbios, Natura Nuova, Sarchio, Scaldasole e Germinal Italia.

Panorama" ONG-Il lato oscuro del soccorso islamico

Pubblichiamo con piacere la lettera di Giorgio Menchini presidente della ONG COSPE.

Care e cari

Il 17 luglio scorso il settimanale Panorama ha pubblicato un  articolo dal titolo  ONG-Il lato oscuro del soccorso islamicoin cui si accusa   COSPE  di finanziare il terrorismo palestinese  con i fondi dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo/AICS (vedi articolo allegato). Nel mirino il nostro progetto “Terra e diritti: Percorsi di economia sociale e solidale in Palestina”,  attualmente in corso di realizzazione.  L’ accusa  è quella di collaborare con organizzazioni locali contigue al terrorismo, grazie anche alla mancanza di trasparenza nella gestione dei finanziamenti ricevuti dall’AICS.

Di fronte alla gravità di queste accuse contro la nostra Associazione, e in risposta a questo ennesimo attacco contro il mondo della solidarietà e della cooperazione internazionale, abbiamo   deciso di rispondere con una querela per diffamazione contro il direttore di Panorama, Maurizio Belpietro, e gli autori dell’articolo,  Stefano Piazza e Luciano Tirinnanzi.    La denuncia  è stata depositata il giorno 8 agosto presso la Procura di Milano dal nostro legale, avvocato Giovanni Izzi, insieme alle prove documentali che dimostrano la falsità delle accuse di Panorama.  

E’ la prima volta  nella storia della nostra Associazione che facciamo un passo di questo tipo.   Lo abbiamo deciso  con convinzione, perché non siamo più disposti a tollerare le menzogne e gli  insulti  contro chi difende i diritti e si batte per la giustizia.  
Rispondendo con i fatti, e non solo con le parole,   vogliamo dare un segnale inequivocabile in questa direzione.. 

Al tempo stesso è fondamentale che la nostra denuncia legale – oltre a essere costruita in modo ineccepibile - abbia il massimo di risonanza e di sostegno tra le persone che ci seguono, le associazioni con cui lavoriamo,  le reti di cui siamo parte, il mondo dei media.  Ne diamo notizia solo oggi, con il comunicato che trovate in allegato,  consapevoli che durante le settimane scorse  difficilmente avrebbe avuto un’eco,  cadendo nel pieno delle vacanze di ferragosto e della crisi di governo  più incredibile degli ultimi decenni. Con  la fiducia che sia raccolta  e sostenuta da tutta la grande comunità di persone, di associazioni, istituzioni che condividono con noi i valori della solidarietà,  dell’ accoglienza e  dei diritti.

Un abbraccio

Giorgio Menchini
Presidente COSPE 

ANTHROPOCENE - meravigliosa mostra se passate da Bologna


FONDAZIONE MAST - 
VIA SPERANZA, 42 - 40133 BOLOGNA

INGRESSO GRATUITO
ORARI DI APERTURA MAST.GALLERY
MARTEDÌ – DOMENICA, 10–19

PROIEZIONI FILM  “ANTHROPOCENE: L’EPOCA UMANA”MARTEDÌ ORE 11, 16
MERCOLEDÌ ORE 11, 16, 20,30*
GIOVEDÌ ORE 11, 16
VENERDÌ-SABATO-DOMENICA ORE 11, 16, 20,30*

*IN OCCASIONE DELLE PROIEZIONI SERALI LA MOSTRA RESTA APERTA FINO ALLE 22

L’APPELLO DI MERCURI, “IL PARLAMENTO APPROVI LA LEGGE SUL BIOLOGICO”


Con un giro d’affari stimabile in 1,5 miliari di euro, le cooperative agroalimentari detengono una quota pari al 25% del valore del comparto biologico, che secondo gli ultimi dati Nomisma ammonta a 5,8 miliardi. Lo ha evidenziato il presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri, intervenendo alla tavola rotonda #RivoluzioneBio, evento di inaugurazione del Sana, Salone internazionale del biologico e del naturale, che ha aperto i battenti a Bolognafiere.
Il presidente Mercuri ha fatto un appello al neo ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova-alla quale ha rinnovato gli auguri di buon lavoro e la disponibilità ad una piena collaborazione -affinché il Parlamento italiano approvi al più presto la Legge sul biologico, già approvata alla Camera dei deputati e ora in attesa del secondo passaggio al Senato.
“Il settore biologico ha necessità di crescere – ha proseguito Mercuri –  mantenendo la credibilità del sistema senza rischiare di snaturare i principi su cui si fonda e incrementando il livello qualitativo finora garantito. Altrimenti c’è il rischio che la produzione biologica rimanga troppo schiacciata su un’agricoltura convenzionale che punta sempre più alla sostenibilità ambientale e a rendere tale impegno un valore aggiunto agli occhi del consumatore”. Rimangono infatti alcune incertezze che incombono sul futuro del settore, che provengono sia dagli effetti dei cambiamenti climatici su molte colture, sia dalla futura definizione degli atti di esecuzione e delegati che dovranno essere varati a completamento del Regolamento base.
Il presidente di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari ha quindi evidenziato nel corso del suo intervento lestrategie da percorrereper una #rivoluzionebio, sottolineando come la filiera tre volte italiana delle cooperative è al lavoro per la competitività del settore biologico. “Occorre strutturare – ha dichiarato Mercuri – filiere competitive che mirino a raggiungere sempre le richieste e le aspettative dei cittadini, sia sui prodotti che sui servizi. Le filiere devono essere tracciate, partendo da una forte aggregazione della base produttiva, attraverso le organizzazioni di produttori o le cooperative, che costituiscono importanti collettori di prodotto”.
Rispetto al valore da ripartire tra gli anelli della filiera, secondo Mercuri è necessario che esso “provenga dal prodotto finito, che comprende i costi di produzione, gli sforzi ambientali, i diritti dei lavoratori” e che “all’agricoltore venga riconosciuto il suo ruolo imprescindibile nella gestione e conservazione del territorio, dell’ambiente e del paesaggio”.
La #rivoluzionebio infine passa necessariamente per l’innovazione, dal momento che “l’agricoltura biologica – ha ricordato il presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari – richiede un’altissima professionalità e che la ricerca economica e l’innovazione di processo sono costantemente chiamate a supportare la produzione”. Le nuove tecnologie secondo Mercuri devono vedere ampliata la platea degli utilizzatori, dal momento che soltanto l’1% della superficie nazionale gestita attraverso l’agricoltura di precisione. Sarebbe inoltre auspicabile che l’utilizzo delle innovazioni tecnologiche, come gli strumenti di precisione, venga incentivato anche tramite i PSR affinché i costi di questi strumenti possano essere coperti, almeno in parte, da aiuti pubblici.

tratto da: http://www.corriereortofrutticolo.it/2019/09/06/lappello-di-mercuri-il-parlamento-approvi-la-legge-sul-biologico/

MINISTRO BELLANOVA SUBITO IN PRIMA LINEA SU EXPORT E CAPORALATO

Teresa Bellanova nel giorno del giuramento da ministro del Mipaaf



"Nei giorni scorsi ho ribadito spesso come il da fare fosse enorme e non bisognasse sprecare tempo prezioso. Al lavoro da subito, dunque, per rafforzare la strategicità per il nostro Paese di un segmento come questo per un agroalimentare moderno e di qualità, capace di attrarre occupazione qualificata e occupazione femminile soprattutto”. Queste le prime parole della senatrice Teresa Bellanova, neo Ministro alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dopo la cerimonia del Giuramento al Quirinale, ringraziando il Presidente Mattarella e il Presidente Conte per l’onore di “poter servire il mio Paese in un settore cruciale come l’agricoltura”.

“C’è molto da fare – ha aggiunto – penso al sostegno all’export agroalimentareche dobbiamo portare dai 43 attuali a 50 miliardi entro i prossimi annianche in un contesto difficile come quello attuale dove si parla più di dazi e barriere”. “Export – ha proseguito la Ministra Bellanova – “ma ancheinvestimenti nelle filiereper migliorare i rapporti tra agricoltori e trasformatori, vera chiave del Made in Italy, soprattutto nel Mezzogiorno”.
E ancora: “Ho sempre sostenuto la necessità di un’agricoltura finalmente attrattiva per le nuove generazioni e in questa direzione intendo spendermi. A disposizione c’è uno spazio enorme. Agricoltura di qualità significa futuro, imprese, posti di lavoro, rigenerazione del paesaggio, tutela ambientale, innovazione, valorizzazione delle identità e tipicità, servizi di eccellenza: uno dei più importanti biglietti da visita del nostro Made in Italy. Una grande occasione per le nuove generazioni. Soprattutto, ma non solo, quelle del Mezzogiorno. Per questo l’interlocuzione con le imprese sarà cruciale. Come quella con le Regioni che dovrà essere costante, alimentata dal riconoscimento reciproco e dalla leale collaborazione istituzionale”.

“Battaglia contro il caporalato”

“Abbiamo davanti una sfida importante anche a Bruxelles, per cambiare l’Europa e avvicinarla a cittadini, agricoltori, imprese”, ha aggiunto Bellanova, sottolineando che, “In Europa dobbiamo difendere l’agricoltura mediterranea, scrivere regole che diano futuro al lavoro di migliaia di giovani che stanno investendo la loro vita nelle nostre campagne. Anche per questo battaglia aperta al caporalato: il mio impegno in questa direzione sarà assoluto perché non dimentico Paola Clemente e le tante, troppe vittime di caporalato, italiane e migranti, uomini e donne. Il mio pensiero va a loro, costantemente”.
“Naturalmente”, ha concluso la ministra Bellanova, “una delle priorità per me ineludibile sarà affrontare immediatamente l’emergenza xylella, verificare lo stato dell’arte dei provvedimenti e la loro attuazione, riprendere il filo con i territori, garantire il giusto sostegno alla rigenerazione del paesaggio salentino e pugliese e a quanti già si stanno spendendo con generosità e impegno in questa direzione”.
(fonte: Ansa)

CIMICE, IN VENETO COLDIRETTI CHIEDE LO STATO DI CALAMITÀ

Non c’è più tempo e a repentaglio c’è la sopravvivenza delle aziende agricole e dell’intero comparto ortofrutticolo veneto. Contro l’invasione della cimice asiatica, che si sta diffondendo in modo esponenziale distruggendo interi raccolti, servono misure straordinarie e urgenti. La pressante richiesta arriva dagli agricoltori veneti che ieri sera in millesi sono dati appuntamento nella Bassa Veronese, a Orti di Bonavigo, durante una mobilitazione organizzata da Coldiretti a cui hanno partecipato anche numerosi rappresentanti istituzionali. Erano infatti presenti l’europarlamentare Paolo Borchia, i senatori Massimo Ferro e Roberta Toffanin, i deputati Vito Comencini e Vania Valbusa, gli assessore regionali Cristiano Corazzani e Elisa De Berti, i consiglieri regionali Sergio Berlato (che è anche presidente della commissione agricoltura della Regione Veneto), Enrico Corsi, Alessandro Montagnoli, Giovanna Negro e Stefano Valdegamberi, oltre a Loris Bisighin in rappresentanza della Provincia e a numerosissimi sindaci.
Dopo i saluti di Ermanno Gobbi, Sindaco di Bonavigo e Stefano Mirandola, Presidente Coldiretti Bonavigo, sono intervenuti Daniele Salvagno, Presidente Coldiretti Veneto e Verona, Alex Vantini, Delegato Coldiretti Giovani Impresa Veneto Pierluigi Guarise, direttore Consorzio Agrario del Nordest, Gianluca Fregolent della Direzione Agroambiente, caccia e pesca della Regione Veneto e Lorenzo Bazzana, responsabile settore ortofrutticolo della Confederazione. Moderatore è stato Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Veneto.
Non parliamo di calamità naturale ma di catastrofe– ha sottolineato Daniele Salvagno, – Le nostre aziende che producono mele, pere, kiwi, albicocche, pesche ma anche frutti di bosco e peperoni, sono attaccate pesantemente dalla cimice asiatica e i danni, che nel veronese ad oggi ammontano a circa 80 milioni di euro, sono destinati a crescere. La cimice che è arrivata da altri Paesi impone di trovare al più presto una contromisura per salvare le imprese del nord e per salvaguardare l’agricoltura italiana.
Gli ha fatto eco Pietro Piccioni che ha precisato: “Siamo in piena emergenza e pertanto servono misure urgenti e di impatto. A partire dalriconoscimento dello stato di calamità in tutto il Veneto, in modo che le aziende possano aver accesso immediato a sgravi fiscali e contributivi, ma anche alla sospensione dei mutui. Del resto se non c’è reddito non ci sono nemmeno le risorse per pagare i debiti, gli interessi e le tasse. Peraltro il problema è duplice: da una parte le aziende perdono reddito, e dall’altra quote di mercato”.


Il tavolo allestito da Coldiretti con i prodotti veronesi colpiti dalla cimice asiatica
Sempre nel breve periodo, Coldiretti chiede che siapotenziata la misura di aiuto per l’installazione delle reti anti insettoche finora si è invece dimostrata poco efficace per le imprese. Intanto dovrà arrivare presto l’autorizzazione per la diffusione delle specie antagoniste come la vespa samurai così come previsto dal d.P.R. 5 luglio 2019 n. 102 da stamane in Gazzetta Ufficiale. Il Decreto, che ha introdotto le norme necessarie a prevedere i criteri per l’immissione sul territorio di specie e di popolazioni non autoctone, è stato fortemente sollecitato da Coldiretti ai tavoli istituzionali. Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha chiesto un incontro urgente al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa che, sentiti il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero della salute, deve ora autorizzare l’immissione in natura su richiesta delle regioni.
Nella provincia veronese ci sono già alcune aziende pronte a mettere a disposizione i propri frutteti per la sperimentazione in campo, dopo le prove già avviate quest’anno. La lotta biologica, però, richiede anni per il raggiungimento di un equilibrio tra le popolazioni. Ne consegue che le risposte emergenziali vanno sostituite nel tempo con l’attivazione di un fondo di solidarietà nazionale per le fitopatie.
“Per mettere in atto tutto questo – ha detto Salvagno – non possiamo essere lasciati soli e lanciamo un appello ai sindaci, molti dei quali ben conoscono la portata e le conseguenze dell’invasione delle cimici. Coldiretti ha messo a punto un ordine del giorno che verrà presentato a tutti i consigli comunali veneti per essere approvato a breve. Alle istituzioni chiediamo attenzione e rapidità di risposta, ai sindaci chiediamo di essere al nostro fianco se non vogliamo assistere alla chiusura di centinaia di aziende agricole del nostro territorio”.

Gli interventi

Alex Vantini si è fatto portavoce del dramma dei giovani imprenditori, tra i quali molti frutticoltori che faticano a vedere un futuro nella propria azienda.
Pierluigi Guarise ha evidenziato che le azioni finora messe in atto, come le reti antinsetto, non sono state del tutto efficaci e pertanto servono un importate supporto tecnico e una adeguata ricerca scientifica.
Gianluca Fregolentha detto che la Regione Veneto, attraverso l’assessorato all’agricoltura, ha attivato con le altre regioni del nord Italia già ad agosto un tavolo per affrontare in maniera congiunta il problema cimice.
Lorenzo Bazzana ha messo in evidenza che un parassita di questo tipo non si può eradicare ma lo si deve contenere e ha aggiunto: “Ha ancora senso avere norme di commercializzazione che impongono solo frutta perfetta? Rischieremo di avere pere perfette da fuori Ue. Una pera un po’ deforme potrebbe essere migliore della frutta perfetta che arriva da altri paesi dove viene sottoposta a numerosi trattamenti che, come sappiamo, hanno conseguenze pesanti sull’ecosistema”. “Non possiamo accettare di veder morire la nostra frutticoltura – ha precisato – sapendo che altri paesi usano principi attivi da noi proibiti. Un altro problema riguarda il nostro sistema aperto: chi vuole importare in Italia non è sottoposto a nessun protocollo sanitario laddove per l’esportazione in altri paesi come gli Stati Uniti e Cina ci sono protocolli precisi e severi. Ci serve un sistema fitosanitario nazionale e regionale forteche deve monitorare cosa entra in Italia e che deve chiudere le frontiere ai paesi che non producono prodotti sani”.
Sergio Berlatosi è presto l’impegno di farsi portavoce in Regione delle istanze degli imprenditori con lo stanziamento di risorse e ha assicurato di sottoscrivere il documento di Coldiretti.


Da parte sua, l’europarlamentarePaolo Borchiasi è preso l’impegno di attivare una procedura di stimolo al Governo italiano per l’immediata riattivazione del tavolo interministeriale per gli insetti antagonisti e di farsi portavoce in Europa della gravità della situazione arrecata dalla cimice.

CS Ari sulla possibile formazione di un nuovo esecutivo


SOAVE: Festa dell’Uva di Soave

Dal 13 settembre 2019 torna a Soave una delle manifestazioni più caratteristiche del Veronese nel periodo della vendemmia. LA FESTA DELL’UVA PIÙ ANTICA D’ITALIA 

Giunta alla 91esima edizione, la Festa dell’Uva prevede un ricco carnet di eventi legati all’uva, al vino e alla gastronomia locale. Nata nel lontano 1929, e la prima manifestazione italiana rivolta alla celebrazione dell uva e del vino. Perla di questo territorio e la Garganega, uva bianca coltivata nelle colline del Doc Soave. CULTURA E FOLKLORE LOCALE L’atmosfera ricreata e quella di un tempo antico. Ricostruzioni storiche, promozioni di prodotti tipici, primo tra tutti l ottimo vino, mercatini di antiquariato e artigianato, mostre fotografiche ed artistiche e musica sono solo alcuni dei momenti salienti della festa. Per non parlare poi degli stand gastronomici a disposizione dei presenti, che per tutta la durata della manifestazione saranno luogo di incontro e condivisione della festa. Il programma previsto è intenso e variegato, all’insegna della cultura e della tradizione, con mostre pittoriche e caleidoscopi d’arte, musica, fotografia, folklore ed enogastronomia in due grandi aree enogastronomiche: l’Isola del Gusto in piazza Foro Boario e la Piazzetta del Soave in piazza Mercato dei Grani. A chiudere la festa, la domenica sera un affascinante spettacolo di fuochi d’artificio che incendierà il castello e i vicini vigneti, creando per tutti i visitatori una atmosfera unica.

Orto e piante in vaso: cos’è l’humus e come utilizzarlo

tratto da: https://www.ambientebio.it/permacultura/orto-e-piante-in-vaso-cose-lhumus-e-come-utilizzarlo/

Utile per l’agricoltura biologica e il miglioramento dei terreni, l’humus è una sostanza organica complessa, derivata dalla decomposizione di residui vegetali e animali e dall’attività compiuta dai preziosi microrganismi presenti nel terreno. È un composto contenente carbonio che consente di arricchire il suolo e favorire la crescita sana e naturale delle piante.

Sono proprio gli organismi presenti nel terreno a favorire la trasformazione delle sostanze organiche in humus e, quindi, in nutrimento per le piante che vi crescono. La presenza di humus è un indice importante della fertilità del suolo.
La lombricoltura utilizza “l’appetito” dei lombrichi per trasformare i rifiuti organici in humus. La loro digestione, infatti, trasforma il letame bovino, equino e gli scarti vegetali in un prodotto soffice, ricco di elementi nutritivi e inodore. L’humus per l’appunto.
Può essere utilizzato sia come fertilizzante vero e proprio, sia come ammendante dei terricci per vaso. È un prodotto ormai trasformato e quindi prontamente assimilabile dalle piante che migliora le caratteristiche chimico-fisiche del terreno, con enzimi, acidi umici e fitormoni.
fertilizzanti naturali
La presenza dei lombrichi nel terreno non solo è indice di fertilità: questi animaletti, infatti, contribuiscono anche alla ventilazione, al drenaggio e alla qualità del terreno.
Esistono diverse aziende che vendono humus di lombrico. Una di queste, ad esempio, è La Terra di Gaia.

L’humus è una sostanza molto semplice da usare: basta rompere leggermente lo strato superficiale del terreno, smuovendolo delicatamente, e stenderne uno strato sottile.

Ecco un esempio di come adoperarlo:
  • per le piante in vaso: in base alle dimensioni del recipiente, vanno utilizzati da 3 a 10 cucchiai di composto. Ad esempio, se un vaso ha un diametro di 10 cm, saranno sparsi solo 3 cucchiai di humus, se invece il suo diametro è di 40 cm, i cucchiai saranno 10. Dopo aver sparso il composto, la superficie deve essere innaffiata. L’operazione va ripetuta poi una volta al mese, rispettando 1/3 delle quantità iniziali;
  • per i prati: vanno distribuiti circa 300 grammi di composto per mq, due o più volte all’anno, in base alle esigenze del terreno;
  • giardini: servono 500 grammi di humus per mq per 3-4 volte all’anno. Dopo aver steso il composto, è necessario zappare e innaffiare la superficie interessata;

  • trapianti di alberi: l’humus di lombrico può essere adoperato anche per questo fine, il trapianto di alberi o di altre piante. È una soluzione che riduce il “trauma” dello spostamento. Vanno messi tra i 100 e i 300 grammi di sostanza nella buca dove verrà riposto l’albero, in base alla grandezza. Una volta effettuato lo spostamento, l’area va innaffiata con abbondante acqua;
  • rinvasi: ciò che vale per gli alberi, vale anche per le piante più piccole ovviamente. L’humus in questo caso va miscelato rispettando la percentuale del 20-30% rispetto alla terra da vaso. Il quantitativo di prodotto va inserito nella buca, a diretto contatto con le radici;
  • ortaggi: per ogni pianta vanno stesi 50 grammi di humus una volta al mese
  • semenzai: va mescolato l’humus insieme al terriccio normalmente utilizzato, in modo che il prodotto ricopra il 10-20% del totale;
  • terreni impoveriti: vanno adoperati 500grammi di prodotto per mq più volte all’anno, in base a quanto è malridotto il terreno. La superficie va zappata e innaffiata.

Francia, il tribunale blocca il sindaco anti pesticid

Il decreto anti pesticidi di Daniel Cueff, sindaco di Langouët, Comune di 600 persone a una ventina di chilometri a nord di Rennes, è stato sospeso martedì dal giudice del tribunale amministrativo dell’area. Con il classico un colpo al cerchio e uno alla botte, il presidente Emmanuel Macron da un lato si è schierato con il prefetto che aveva chiesto la sospensione dell’ordinanza municipale perché “ci sono leggi, che vanno fatte rispettare”, dall’altro ha affermato che “la soluzione è mobilitarsi per cambiare la legge”. Intendendo che bisogna “andare verso una definizione delle aree di applicazione dei pesticidi” tenendo presente “le conseguenze sulla salute pubblica”.

Il sindaco “non è competente”

Il 18 maggio, il sindaco Cueff aveva emesso un decreto che vieta l’uso di prodotti fitosanitari “a una distanza inferiore a 150 metri dalle abitazioni private e dagli edifici a uso professionale”. Ma la prefettura di Ille-et-Vilaine aveva richiesto la sospensione di questo atto, in quanto un sindaco non è competente a prendere decisioni sull’uso di prodotti fitosanitari. E il giudice Pierre Vennéguès ha confermato la decisione della prefettura: il sindaco non è competente a “regolamentare l’uso di prodotti fitosanitari nel territorio del suo Comune”. Nemmeno in base al principio di precauzione, un potere riservato allo Stato.
Il sindaco, nel corso dell’udienza del 22 agosto scorso, si è chiesto se un sindaco può ignorare la protezione della salute degli abitanti del suo territorio: “Una direttiva europea dal 2009 impone alla Francia di adottare misure per proteggere le persone dall’applicazione di pesticidi, ma nulla viene fatto”. E ha annunciato che presenterà appello contro la sentenza del tribunale amministrativo.

Le vie giudiziarie degli agricoltori

Nel cuore della Bretagna, regno dell’agroindustria di una Francia che è la prima potenza agricola dell’Ue, patria di colture intensive e allevamenti su scala industriale, la decisione del sindaco non è stata ben digerita da tutti: gli agricoltori hanno intrapreso le vie giudiziarie che hanno portato alla sospensione della delibera comunale.
Il sindaco di Langouët non è però solo. Il sindaco di Parempuyre, una città della metropoli di Bordeaux, ha emesso un decreto analogo il 21 agosto: Béatrice de François ha “formalmente” vietato i prodotti fitosanitari “nel raggio di 100 metri da qualsiasi abitazione o spazio pubblico” nel suo Comune di 8.200 abitanti. Come Daniel Cueff e Béatrice de François, un’altra ventina di sindaci hanno vietato i pesticidi sul loro territorio e adesso, dopo la decisione del giudice amministrativo di Rennes, si trovano nella condizione di vedere annullate le loro delibere.

Le carenze del ministero della Transizione ecologica

Il decreto del sindaco Parempuyre menziona in particolare la “carenza” del ministero della Transizione ecologica “nell’obbligo di proteggere i residenti che vivono in zone trattate con prodotti fitofarmaceutici”. Il Comune sostiene che ci sono “molte case e spazi pubblici entro 20 metri dalle aziende agricole” che utilizzano prodotti fitosanitari.
La scorsa settimana il ministro della Transizione ecologica e della solidarietà, Elisabeth Borne, ha promesso che il governo presenterà “molto presto” proposte. “Abbiamo in corso lavori, che saranno presto oggetto di una consultazione su come proteggere meglio i residenti in merito all’applicazione di pesticidi”, ha spiegato.
Ma il sindaco Cueff ha replicato: “Secondo i membri del governo, il mio decreto ha un futuro. Peccato che questo stesso governo non mi abbia permesso di sperimentare”.
La partita è in sospeso, bisognerà attendere gli esiti legislativi per capire quale direzione prenderà la Francia.
Già oggi però si può dire che, in questo campo, Roma batte Parigi: come Cambia la Terra ha puntualmente documentato, in Italia continua a crescere il movimento dei sindaci che hanno alzato il livello di protezione sanitaria dei loro concittadini contro l’uso di pesticidi in luoghi critici.

CONVEGNO AL SANA: COME AUMENTARE IL VALORE DELLA PRODUZIONE BIOLOGICA NELL’UE



Sabato 7 settembre 2019 
Orario: 14.00-17.00 – Sana – Fiera di Bologna – Sala Melodia
Grazie alla fiducia dei consumatori verso prodotti di alta qualità che fanno bene all’ambiente, al clima, alla salute, alla trasparenza e all’equità, quello degli alimenti biologici è un mercato in rapida crescita nell’UE. In biologico ha di fronte a sé l’enorme opportunità di diventare la tendenza dominante nei prossimi decenni. Ma ci sono anche minacce.
Il settore affronta una crescente pressione sulle contaminazioni da residui che ne minaccia il successo. La rilevazione di residui in prodotti biologici ha diverse cause di fondo, che vanno dall’uso massiccio di sostanze chimiche di ampia diffusione nell’agricoltura convenzionale ai casi di frode, dal continuo sviluppo di metodi analitici sempre più sensibili, che individuano contaminazioni a livelli molto bassi (meno di 1 particella per miliardo) all’autorizzazione di mezzi tecnici convenzionali nelle aziende agricole biologiche.
Per mantenere la fiducia dei consumatori e favorire l’ulteriore crescita dell’agricoltura biologica nell’UE, è essenziale rafforzare le pratiche di assicurazione della qualità. È un compito da condividere a tutti i livelli della filiera: agricoltori, commercianti, trasformatori, organismi di controllo e di certificazione, autorità nazionali e Commissione europea. E l’attiva cooperazione tra i principali attori del mercato biologico globale è di assoluta importanza.
Programma
➢ 14.00-14.10 Introduzione di Bavo van den Idsert (Bionext) e Roberto Pinton (EOP)
➢ 14.10-14.45 Prof. Ulrich Hamm – Università di Kassel – Lo sviluppo del mercato e le prospettive per l’agroalimentare biologico
➢ 14.45-15.15 Jochen Neuendorff (GfRS) e Bernhard Speiser (FiBL): Minacce per l’integrità biologica: la soluzione è un approccio a tolleranza zero per i residui?
➢ 15.15-15.30 Pausa
➢ 15.30-16.00 Johanna Mirenda (Farm Policy Director, Organic Trade Association): La prevenzione delle frodi nel biologico negli Stati Uniti e il ruolo delle analisi sui residui
➢ 16.00-16.30 Carso Kooistra (OPTA): La pressione delle contaminazioni da residui di sostanze chimiche di sintesi sulla minoranza di prodotti biologici
➢ 16.30-17.00 Discussione: Qualità per il futuro: come aumentare il valore della produzione biologica nell’UE
➢ 17.00-18.30 Ricevimento offerto dall’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia
WORKSHOP QUALITA’ PER IL FUTURO: COME AUMENTARE IL VALORE DELLA PRODUZIONE BIOLOGICA NELL’UE

Ingresso libero; l’incontro si tiene in inglese

VALPOLICELLA: Ormai sono maturi i tempi anche nel nostro territorio per la costituzione di un biodistretto.

Un gruppo di persone, associazioni e strutture pubbliche ha formato un Comitato Promotore del biodistretto per percorrere tutte le tappe necessarie. 
Il territorio scelto come nucleo di partenza è quello dei comuni di Sant’Anna d’Alfaedo, Negrar, Marano, Fumane, Sant’Ambrogio, San Pietro e Pescantina. Senza precludere né l’ampliamento in futuro né la partecipazione di aziende dei comuni limitrofi.
COSA E’
E’ una associazione fra persone, aziende, istituzioni, amministrazioni, che sarà riconosciuta dal ministero e dalla regione, e ha lo scopo di far conoscere, migliorare ed aumentare il metodo biologico di coltivazione della terra e di produzione degli alimenti.
Riunisce i produttori, i consumatori, molti operatori del territorio, gli agricoltori in primis, insieme a operatori turistici e di ospitalità, scuole dei vari gradi, ristoratori, allevatori e trasformatori, ma anche operatori sociali, associazioni culturali, associazioni del terzo settore, le amministrazioni e tutti coloro che usufruiranno del miglioramento del territorio. 
 E' sostenuta da motivazioni ambientali, etiche, economiche, di salute, culturali e sociali. Ha lo scopo di promuovere, in loco e all'esterno, i prodotti e l'immagine del territorio. Serve come assistenza tecnica in agricoltura ma anche per informazione e formazione sui temi più attuali.
Vuole essere di esempio e di trascinamento, vuole contribuire ad un salto di qualità, dei prodotti e della vita, del territorio.
MEZZI
Si doterà della struttura necessaria ad una associazione, dovrà elaborare progetti di studio, di ricerca e di pratiche coerenti con gli obbiettivi e potrà ricevere appositi finanziamenti da fondi regionali ed europei. La struttura si definirà, con lo statuto, nella assemblea fondativa, speriamo entro il mese di novembre. La prossima riunione il 4 settembre, ore 18.00 alla Cantina Sociale di San Pietro.
PERSONE
In questa prima fase di costituzione stiamo cercando persone, aziende ed istituzioni che vogliano collaborare attivamente per l’obiettivo prefissato. Saranno coloro che avvieranno il processo di fondazione del biodistretto e ne cureranno l’impostazione nonché la divulgazione sul territorio.
INFO: Lara, 347 9486517

SANA di Bologna: Mercato biologico globale: quale strada prendere?


SANA. La sessione dell’evento Rivoluzione Bio offre un’analisi del ruolo della regolamentazione nella definizione delle direttrici di sviluppo del settore biologico. Il mercato globale è un’opportunità,
ma qual è la sua declinazione ottimale e auspicabile?

Isolare è una buona CASA! sede Biolca a Battaglia Terme PD

Sabato 5 ottobre 2019 dalle 9.30 alle 17.30
Relatrice: Elena Vettore, architetto e autocostruttore
Seminario teorico e pratico per capire come isolare la propria casa in modo naturale.


Programma e argomenti trattati:
Scopo principale del seminario è fornire gli strumenti per scegliere un buon isolamento e imparare come realizzarlo da sé. L’isolamento oltre ad essere un investimento che ci fa risparmiare sulle future bollette è anche una scelta sostenibile e responsabile, per questo sarà rivolta particolare attenzione all’utilizzo di materiali e collanti privi di sostanze dannose per la salute e a basso impatto ambientale.
Impareremo alcune tecniche per isolare piccoli edifici o appartamenti esistenti e vedremo come evitare gli errori più comuni nel fai da te o nell’affidamento dei lavori ad una ditta.
Il seminario è rivolto anche a chi non possiede nozioni in materia, le tecniche verranno spiegate con un linguaggio semplice e alla portata di tutti.
Contenuti:
  • Introduzione teorica generale
  • Caratteristiche fondamentali dei materiali, capire le schede tecniche;
  • Confronto tra isolanti naturali e sintetici;
  • Risparmio energetico e benessere abitativo;
  • Panoramica su collanti e intonaci non dannosi per la salute;
  • Una problematica particolare: isolamento e muffe;
  • Prove pratiche: applicazione di pannelli isolanti in sughero e calce e canapa.
Relatrice:Elena Vettore, architetto e autocostruttore, profondamente appassionata di permacultura e sostenibilità. Cura il sito 8plan.net
Quota di partecipazione:€ 60,00 per i soci Biolca (i non soci devono aggiungere la quota associativa di € 22,00 che dà diritto a ricevere il mensile Biolcalenda per un anno). Nell’intervallo di mezzogiorno, possibilità di pranzare in sede con un menù biologico vegetariano (contributo € 10,00).


Dove e quando:Sabato 5ottobre2019 dalle 9.30alle 17.30presso la sede Biolca a Battaglia Terme PD
Adesioni: il corso è a numero chiuso e le adesioni verranno raccolte in base all’ordine di arrivo.

Adesioni:il corso è a numero chiuso e le adesioni verranno raccolte in base all’ordine di arrivo.
SCONTO SPECIALE a chi porta un amico, pagherete entrambi 50 € invece di 60 (comunicarlo all’atto dell’iscrizione).
Per informazioni e/o iscrizioni:049 9101155 (Biolca) o 345 2758337 (Martina) o info@labiolca.it

Quanti alberi servirebbero per salvarci dal riscaldamento globale

Contro l’innalzamento delle temperature, una soluzione arriva dagli alberi. Tanto che gli scienziati oggi hanno mostrato che il ripristino delle forestepotrebbe essere il metodo più efficace per contrastare i cambiamenticlimatici. Il gruppo di ricerca, coordinato dal Crowther Lab del Politecnico federale di Zurigo (Eht Zurich), ha quantificato per la prima volta quanti alberi in più potrebbero essere ospitati dal nostro pianeta, calcolando le aree disponibili. Una volta ottenuta questa stima, gli autori hanno anche valutato la loro capacità di catturare anidride carbonica dall’atmosfera e accumulare il carbonio rimuovendo le emissioni di gas serra. In base ai risultati sarebbe possibile aumentare di un quarto le foreste esistenti sulla Terra senza danneggiare città e attività agricole. Lo studio è pubblicato su Science.
Da tempo scienziati di tutto il mondo si concentrano sulla riforestazione, grazie al fatto che gli alberi sono sottrattori naturali di anidride carbonica, considerata il principale gas serra nell’atmosfera terrestre. “Sappiamo tutti che ripristinare le foreste potrebbe giocare un ruolo contro i cambiamenti climatici”, sottolinea Thomas Crowther, coautore dello studio. “La nostra ricerca mostra chiaramente che questa opzione fornisce la migliore soluzione per questo problema attualmente disponibile”.
Attualmente, sulla Terra ci sono 5,5 miliardi di ettari di boschi, secondo i dati della Fao.Secondo il recente rapporto Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) per ridurre di 1,5 °C il riscaldamento globale entro il 2050 sarebbe necessario avere un miliardo di ettari in più di foreste. I ricercatori, oggi, hanno cercato di capire come e dove questi nuovi alberi potrebbero essere allocati e quanto carbonio potrebbero assorbire.
Gli scienziati hanno utilizzato una banca dati globale unica che copre oltre 80mila foreste, combinata con un software per realizzare mappe. Questo software è stato impiegato per ottenere un modello predittivo che indica la copertura verde e le regioni che potrebbero essere riforestate, il tutto senza intersecare e rovinare le aree urbane e quelle agricole. La riforestazione riguarda ad esempio ecosistemi degradati che potrebbero ospitare alberi e non praterie o terreni paludosi.
In base ai risultati è emerso che sarebbe possibile aumentare la copertura verde di 0,9 miliardi di ettari, dunque un’area di dimensioni molto vicine a quelle indicate dal rapporto Ipcc. Questi nuovi alberi, una volta cresciuti, potrebbero sequestrare circa 200 miliardi di tonnellate di carbonio, ovvero due terzi delle emissioni di carbonio prodotte dalle attività umane. Di seguito le immagini che rappresentano la potenziale riforestazione.
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Tutte le aree che potrebbero essere coperte dagli alberi sul globo terrestre (foto: ETH Zurich/Crowther Lab)

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Le aree che potrebbero essere ‘riforestate’, dopo aver eliminato le foreste già esistenti, le aree urbane e le zone adibite all’agricoltura (foto: ETH Zurich/Crowther Lab)


Il gruppo di ricerca ha individuato i sei paesi hanno maggiore disponibilità di questi terreni adatti a nuovi boschi. La Russia ha il potenziale più grande, con uno spazio di 151 milioni di ettari. Subito dopo ci sono gli Stati Uniti, con 103 milioni di ettari, il Canada con 78,4 milioni, l’Australia (58 milioni), il Brasile (49,7) e la Cina (40,2).
“La deforestazione non solo contribuisce ad un’allarmante perdita di biodiversità, ma limita la nostra capacità di accumulare il carbonio negli alberi, sottoterra e nel suolo”, ha commentato René Castro, vice direttore generale alla Fao. “Ora abbiamo una prova definitiva dei territori da poter utilizzare per far ricrescere foreste, di dove potrebbero sorgere e di quanto carbonio potrebbero accumulare”.
Insomma, adesso è essenziale agire, secondo gli autori dello studio. All’inizio del 2019, 48 paesi hanno firmato la Bonn Challenge, con l’obiettivo di ripristinare 350 milioni di ettari entro il 2030. Tuttavia, i ricercatori hanno osservato che circa 4 paesi su 10 si sono impegnati a coprire un’area che è circa la metà di quella che potrebbe essere utilizzata a questo scopo, mentre uno su 10 è andato verso l’estremo opposto, con un impegno maggiore di quello possibile.
L’idea è che la mappa realizzata dagli autori possa fornire un nuovo modello su cui basarsi per una riforestazione consapevole, che veda coinvolte sia le istituzioni sia i privati“Ognuno può far crescere alberi, fare donazioni alle organizzazioni impegnate nella riforestazione”, conclude Crowther, “o decidere di investire denaro responsabilmente in business economici che lavorano per contrastare i cambiamenti climatici”.

Visite guidate fino al 3 novembre


Cambiamento climatico

La situazione in Italia

Secondo un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riferito all’Italia, l’impatto dei cambiamenti climatici nel nostro Paese è più grave che altrove e sta aggravando le conseguenze derivanti da croniche deficienze infrastrutturali, da inquinamento industriale e dalle caratteristiche idro-geologiche e di vulnerabilità sismica, proprie di questa area geografica.
Le temperature in aumento, l’erosione costiera, le inondazioni e la siccità possono portare alla scarsità dell’acqua (ricordiamo infatti che, nel 2017, 6 su 20 regioni hanno invitato il governo a dichiarare lo stato di emergenza a causa di stress idrico). Lo stress idrico potrebbe anche portare a una riduzione della produzione di agricoltura, a maggiore rischio di incendi boschivi, ad aumento della desertificazione e potrebbe minacciare il progresso economico.
Inoltre, i cambiamenti climatici incidono sulla qualità dell’aria, in particolare in contesti urbani, e possono portare a cambiamenti nella distribuzione di flora e fauna che degradano la biodiversità. Esiste anche un rischio concreto che riemergano malattie prima endemiche o che si manifestino malattie esotiche trasmissibili come, ad esempio, Dengue, Chikungunya, Zika, Febbre di Congo-Crimea e Febbre del Nilo.

I provvedimenti più urgenti

Gli scenari previsti dal Rapporto IPCC dipendono da modelli economici e sociali proiettati su scala mondiale. Quelli con forte crescita economica non permettono significative riduzioni di gas serra, mentre un’evoluzione verso un nuovo modello economico e sociale orientato verso un’economia di informazione e servizi, con una riduzione del consumo dei materiali e l’introduzione di tecnologie per le risorse efficienti e pulite, può permettere un contenimento della crescita di gas serra e della temperatura globale.
Per contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C, le emissioni di CO2 derivanti da attività umane dovranno azzerarsi entro il 2050, con una riduzione di almeno il 45% rispetto ai valori del 2010 già entro il 2030.

Cosa possono fare i governi

Le previsioni consentono di affermare che, anche nelle ipotesi più favorevoli, ci saranno rilevanti impatti ambientali, sanitari ed economici. Per questo è necessario che i governi assumano decisioni radicali e coraggiose. Occorre dunque:
  • accelerare la conversione già in atto verso le fonti energetiche rinnovabili e bloccando ovunque le estrazioni e l’uso dei combustibili fossili;
  • ridurre i rifiuti e gli imballaggi;
  • favorire la riconversione degli stabilimenti produttivi più inquinanti e ridurre tutti i limiti alle emissioni;
  • bloccare qualsiasi consumo di nuovo suolo e incrementare il verde urbano;
  • favorire e sostenere la riconversione dell’agricoltura basata sull’uso di prodotti chimici verso un’agricoltura agro-ecologica che aiuti a mantenere le qualità dei terreni;
  • mettere in sicurezza le falde idriche, i corpi d’acqua superficiali e la rete acquedottistica nazionale attraverso la sua ricostruzione;
  • investire in un Piano nazionale di grandi opere per migliorare il trasporto pubblico locale, la pedonalità e la ciclabilità di tutte le città e le linee ferroviarie, limitando il più possibile il traffico aereo;
  • potenziare i piani di allarme, prevenzione e monitoraggio.

Cosa possiamo fare noi

Sono numerosi gli accorgimenti che possiamo adottare per migliorare la qualità ambientale. Non compriamo oggetti monouso (come cannucce, bastoncini per le orecchie, piatti e stoviglie di plastiche, alimenti già confezionati) e cerchiamo negozi che vendano i prodotti sfusi; riduciamo drasticamente l’uso di detersivi: l’aceto, il limone, il sapone fatto in caso sono validi sostituti; acquistiamo prodotti a basso contenuto di solventi e non utilizziamo profumi, candele profumate e altri deodoranti per la casa; acquistiamo prodotti biologici a filiera corta; riduciamo drasticamente o eliminiamo il consumo di carne o almeno non mangiamo animali d’allevamento; usiamo l’acqua e l’energia in maniera consapevole: è enorme il risparmio (anche economico) che si ottiene isolando la propria abitazione oppure spegnendo la luce quando si esce dalle stanze o tenendo il riscaldamento non troppo alto; riduciamo in generale i consumi inutili, riduciamo i rifiuti (molti oggetti che non ci servono più possono essere regalati/scambiati o venduti); camminiamo di più e spostiamoci preferibilmente in bicicletta, utilizzando l’auto solo se necessario.
Si tratta di misure utilissime anche alla salute, una vera prevenzione primaria delle malattie e un contributo al rallentamento del cambiamento climatico.

Sabato 7 settembre a Prun, in Valpolicella


Domenica 25 Agosto FESTA DELLLA VALSORDA


Emergenza idrica: impegno per garantire l'irrigazione

VENERDÌ 09 AGOSTO 2019

Egregio direttore, leggo su Bresciaoggi una info a
pagamento della Coldiretti di Brescia 

Egregio direttore, leggo su Bresciaoggi una info a pagamento della Coldiretti di Brescia sul tema: «Emergenza idrica:
impegno per garantire l'irrigazione». Viene rimarcato come il bacino Lago d'Idro e fiume Chiese abbiano una scarsa
disponibilità di acqua prospettando gravi conseguenze per l'agricoltura e il territorio e cioè per le imprese agricole e la
sicurezza sanitaria dei cittadini. Si pone una analogia dunque tra l'interesse economico della produzione agricola e la
salvaguardia della salute. Come medico affermo che questi due concetti, oggi più che ieri, sono diametralmente opposti e
non si possono mettere in relazione se non per una chiara volontà di equivocare. Analizziamo meglio. È grazie a una
produzione agricola intensiva, soprattutto di produzione di mais, che necessita di una quantità abnorme di acqua prelevata
non solo dal Chiese ma anche dal Mella, dall'Oglio e dal Mincio oltre che dalle falde e ciò a scapito del flusso minimo vitale
dei fiumi. Mais di cui parte è utilizzato per il trinciato per i bovini ma una grande parte è utilizzato per essere bruciato nei
biodigestori per produrre energia elettrica e metano: ciò alla luce degli incentivi economici dello Stato Italiano che
favorisce, spacciandola per green economy, una economia drogata. Il mondo agricolo sta sfruttando oltre ogni limite la
potenzialità delle nostre campagne bresciane e lombarde non solo con un sistema di irrigazione a spandimento ma anche
con utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, sostanze tossiche per gli insetti e cancerogene per l'uomo, per avere una produzione
sempre maggiore. Aggiungasi la abnorme produzione zootecnica della bassa bresciana con la presenza di 3.927
allevamenti di bovini con 449.000 capi, 1.965 allevamenti di suini con 1.249.000 capi, 738 allevamenti avicoli con
10.249.000 polli e tacchini. Numeri impressionanti quando si rileva che in altre Regioni esistono dei limiti di legge alla
produzione zootecnica: in tutta l'Emilia Romagna si allevano 1.561.00 suini, in Piemonte 928.000 e in Veneto 706.000. È
impressionante prendere atto del carico di azoto che la bassa bresciana, Mantova e Cremona devono sopportare grazie ai
reflui di tutti gli animali allevati. Reflui zootecnici che in Lombardia sono 43.250.000 tonnellate/anno e che devono essere
distribuiti sulle aree vulnerabili con un massimo di 170 Kg di Azoto/ettaro/anno secondo il PUA (Piano Utilizzazione
Agricola) che ogni Azienda deve dichiarare all'Ufficio Tecnico di ogni Comune e che dovrebbe essere controllato dagli
stessi Uffici e dall'Arpa. È sotto gli occhi di tutti che grandi allevamenti di suini con 3/4.000 capi dovrebbero avere numerosi
ettari di terreno per smaltire i reflui: in teoria ogni Azienda ha a disposizione la terra sufficiente ma spesso ben lontano
dalla produzione suinicola e ne consegue quindi lo sversamento abnorme nelle aree attorno all'Azienda o addirittura lo
sversamento in canali, fossati o direttamente nei fiumi. Grave reato ambientale con enormi conseguenze sulla biodiversità
ambientale. Ne consegue dunque che le organizzazioni degli agricoltori, se veramente interessa loro la Salute dei cittadini
e non solo il guadagno economico delle Aziende, dovrebbero favorire una maggiore consapevolezza negli agricoltori a
ridurre la produzione zootecnica e a cambiare le produzioni agricole favorendo la produzione di vegetali che richiedono
meno acqua dolce nella logica anche della biodiversità e della minore produzione di CO2 che tanta responsabilità ha nel
surriscaldamento globale. Dr. Sergio Perini MEDICO ISDEMEMBRO DEL TAVOLO ASSOCIAZIONICHE AMANO IL FIUME

CHIESEE IL SUO LAGO D'IDRO

A Caprino, sabato 24 Agosto


A Sommacampagna lunedì 26 Agosto


Sabato 7 Settembre in Valpolicella


Da facebook del "Gran Can Hotel Ristorante"

Che bomba il nostro ortolab
oggi zucchine, fiori di zucchine e pomodori che più belli non si può!
Ma non ci fermiamo qui, pronti a piantare nuovamente! Avanti tutta
E grazie come sempre ai volontari di TERRA VIVA Verona




Buon FERRAGOSTO da Terraviva


A Molina in Valpolicella


Pan, Cambia la Terra: lavoreremo per una maggiore priorità al biologico

Dopo alcuni mesi di ritardo è finalmente pubblico il Piano di azione nazionale sull’uso sostenibile dei fitofarmaci (Pan pesticidi), “soprattutto grazie al lavoro delle associazioni del biologico e ambientaliste e all’impegno di alcuni parlamentari che hanno chiesto con insistenza che questo strumento essenziale per le scelte agricole e ambientali venisse aperto alla consultazione pubblica”. È quanto afferma il cartello delle associazioni che sostengono la campagna “Cambia la Terra”(FederBio, Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente e WWF) richiamando la conferenza stampa tenuta dalle onorevoli Benedetti, Cenni, Cunial, Fornaro e Muroni per la presentazione delle interrogazioni parlamentari a cui ha risposto ieri nel Question Time alla Camera il Sottosegretario del MIPAAFT, Alessandra Pesce.
“Esamineremo con attenzione il testo licenziato dai ministeri delle Politiche agricole, della Salute e dell’Ambiente. A una prima lettura traspaiono solo alcuni elementi in linea con le proposte che le Associazioni hanno da tempo avanzato. In primo luogo, la determinazione di un obiettivo quantitativo per il biologico coerente con lo sviluppo dell’agricoltura senza pesticidi, oltre all’individuazione di distanze di sicurezza dai campi in cui si effettuano trattamenti dalle abitazioni e dagli spazi pubblici, distanze di sicurezza che però non sono previste dalle coltivazioni biologiche per evitare la contaminazione accidentale ”.

Pan, manca ancora coraggio e ambizione

“Nel complesso – aggiungono le Associazioni di Cambia la Terra – sembra un Piano con una impostazione generale che manca ancora di coraggio ed ambizione, inadeguato per imboccare la strada dell’agroecologia come uno degli assi dello sviluppo dell’agricoltura del Paese. Ad una prima lettura non sembra che la salute dei cittadini e dell’ambiente vengano adeguatamente tutelate con le regole non cogenti presenti nel nuovo Pan, ad esempio con l’assenza di impegni certi e vincolanti per l’eliminazione dei pesticidi ad alto impatto sanitario, con l’esclusività dei metodi biologici nella gestione del verde urbano, con l’eliminazione dei pesticidi nelle aree naturali protette e siti Natura 2000 o nella determinazione di vere e proprie aree di sicurezza in vicinanza dei corsi d’acqua. Quello che faremo – promettono le Associazioni – è approfondire le circa 100 pagine del Pan, per proporre entro la scadenza del 15 ottobre delle modifiche sostanziali con emendamenti al testo per rendere il nuovo Pan Pesticidi più coerente e coraggioso, con delle misure che siano più in linea con scelte che a parole tutti dicono di voler fare, in favore della crescita della produzione biologica nazionale e della conservazione della natura, in linea con le decisioni che la maggioranza dei cittadini attendono in favore della tutela della loro salute e dell’ambiente”.