NON TORNERANNO I PRATI

Giovedì 23 maggio ore 20.30 a Villa Venier di Arbizzano (Negrar) Albero Peruffo presenterà il suo libro sull'inquinamento da Pfas e sulla distruzione del territorio e della cultura in Veneto.

Alberto Peruffo, montecchiano, classe 1967, alpinista, ideatore di CCC e di NCPP, libraio ed editore, sovversivo per vocazione.


Alberto Peruffo, montecchiano, classe 1967.
Attivista, pioniere delle reti digitali culturali, sia come editore e artista, sia come connettore e costruttore di collettivi, è stato direttore-ideatore del FU-intraisass, poi iBorderline.net, rivista di letteratura, alpinismo e arti visive (dal 1999 al 2013) e di molti altri progetti culturali-esplorativi, ultimi la Zemu Exploratory Expedition K2014-150CAI (Himalaya del Sikkim, spedizione candidata ai Piolets d’Or 2015) e la Huantsan International Expedition 2018 (Cordillera Blanca Perù).
Dal 1999 lavora come libraio-editore-curatore “volante”, in vari luoghi. Sua base è la libreria La Casa di Giovanni a Montecchio Maggiore, sede della Casa Editrice Antersass e del gruppo di regia culturale CCC. Dal 2013 la vecchia libreria è chiusa al pubblico e aperta solo su appuntamento.

Festa in Lessinia


Nel verde dipinto di verde – Tra chi lotta e chi borbotta



Domenica 2 giugno, parco palude di Onara – Tombolo, PD
Ricco il programma della festa dal mattino al tardo pomeriggio, dalle escursioni alle conferenze, dal mercatino del Bio alle bancarelle della Biosostenibilità, dai giochi per bambini alla pranzata collettiva.
L’associazione La Biolca sarà presente con un suo gazebo, le pubblicazioni, Biolcalenda … venite a conoscerci!
Programma della giornata
Ore 8:30 ritrovo all’entrata del parco
Intervento del rappresentante del Water Museum of Venice
Ore 9:00 inizio escursioni con la guida
Ore 10:0 inizio della conferenza sul mondo delle api. Relatore silvano centenaro apicoltore e la partecipazione di Carlo Zanella presidente del Parco Palude di Onara
Ore 11:00 via alla grande conferenza sulle banke
Dalle ore 12:30, pranzata collettiva tra paninata e polentata con vari sughi
Nel primo pomeriggio ripresa delle attività. Si farà quindi il punto su varie tematiche: dai vaccini ai pesticidi, dalla canapa terapeutica alla SPV, dal cibo alla sostenibilità
ospite della festa l’avvocato Roberto Mastalia, presidente di Auret, che ci relazionerà sul tema della situazione vaccinale
Concertone di Luca Bassanese e la Piccola Orchestra Popolare
Per i bimbi dal mattino, al tardo pomeriggio, sempre attiva l’isola dei giochi e l’attivita’ degli animatori
Per altre informazioni e per scaricare il volantino www.radiogammacinque.it

Corso: Etere ieri e oggi


Sabato 1 giugno a Cervarese Santa Croce (PD)
Relatore: Mauro Hartsarich e Leopoldo Spessato
Eteri, una visione antica e moderna; la visione antroposofica degli Eteri, introduzione alla fisica micro vibrazionale. Geometria sacra e sperimentazione pratica dei punti energetici della Terra e dei campi Campi.
Programma:
ore 9,00 arrivo presso sede di AgriAton in via Bosco Fossona di Cervarese Santa Croce.
ore 9.30 lezione tenuta da Hartsarich Mauro: Eteri, una visione antica e moderna; la visione antroposofica degli Eteri, introduzione alla fisica micro vibrazionale.
ore 12,30 pausa pranzo preparato dalla Biolca e consumato presso sede AgriAton stile pic-nic (contributo € 10,00).
ore 14,30 riprese attività con Spessato Leopoldo: geometria sacra e sperimentazione pratica dei punti energetici della T erra e dei campi Campi. Energetic Land scape Hartsarich Mauro: applicazione pratica dei concetti della fisica micro vibratoria.
ore 17,00 conclusione attività. Tempo permettendo domande e dibattito.
Dove e quando: Sabato 1 giugno presso sede di AgriAton in via Bosco Fosson di Cervarese Santa Croce (PD)
Relatori: Mauro Hartsarich
 direttore scientifico presso Laboratorio Arkaios e Leopoldo Spessatoesperto in Omeointuitiva e titolare dell’Azienda Agricola AgriAton.
Quota di partecipazione: € 40,00 per i soci Biolca (i non soci devono aggiungere la quota associativa di €22,00 che dà diritto tra l’altro a ricevere il mensile Biolcalenda per un anno).
Per informazioni e/o adesioni: 049 9101155 (La Biolca) o 345 2758337 (Martina) o info@labiolca.it. Per info sui contenuti del corso: agriaton@gmail.com – Cell 339 771013

Plastica monouso stop: approvata la direttiva. Novità anche per le bottiglie: 9 su 10 dovranno essere riciclate entro il 2029

Divieto totale per alcuni oggetti e imballaggi in plastica monouso entro il 2021 e il 90% delle bottiglie in Pet riciclate entro il 2029. Queste sono solo alcune delle misure contenute nella nuova direttiva approvata dal Parlamento europeo lo scorso 27 marzo (dopo un primo voto nell’autunno 2018) per contrastare l’emergenza plastica, tutelare l’ambiente, mari e oceani in testa, e salvaguardare la nostra salute. Saranno infatti vietati alcuni dei prodotti in plastica usa e getta che più spesso sporcano le spiagge degli Stati membri (vedi infografica sotto) e per cui esistono già soluzioni alternative in commercio, riutilizzabili o biodegradabili. Si tratta di piatti e posate, cannucce, agitatori per bevande, cotton fioc, aste per palloncini, ma anche contenitori in polistirene espanso per bevande e cibi pronti da mangiare e pronti da cuocere, compresi come quelli usati da molte catene di fast food. Inoltre saranno vietati gli oggetti in plastica ossi-degradabile, che è difficilmente riciclabile e si degrada nell’ambiente contribuendo alla diffusione delle microplastiche.
takeout container
Dal 2021 saranno vietati piatti e posate usa e getta, cannucce e contenitori per cibi e bevande in polistirene
Per i prodotti e gli imballaggi in plastica monouso per cui non esistono molte alternative, come i contenitori in materiale diverso dal polistirene per i cibi “ready to eat” (compresi quelli dei fast food), pronti da cuocere e bevande, sono previste misure di “riduzione quantificabile” del consumo, da raggiungere entro il 2026, ma senza specificare obiettivi precisi (nella versione votata in precedenza si parlava del 25%). Per le bevande, inoltre, tappi e coperchi non dovranno essere separabili dal corpo del contenitore, in modo da ridurne la dispersione nell’ambiente. Queste misure comprendono la presenza nei punti vendita di alternative riutilizzabili all’imballo usa e getta e il divieto di distribuirli gratuitamente, come è successo per i sacchetti della frutta e della verdura. Per la prima volta ci sono anche novità per le bottiglie di Pet, grandi assenti nella maggior parte delle discussioni sull’emergenza plastica. Entro il 2026 il 77% dovrà essere raccolto e riciclato, per poi arrivare all’ambizioso obiettivo del 90% entro il 2029. Accanto a questi provvedimenti, il Parlamento europeo ha stabilito  che entro il 2025, le bottiglie di plastica dovranno contenere almeno il 25% di Pet riciclato, e il 30% entro il 2030.
plastica monouso spiagge parlamento europeo
I 10 rifiuti che inquinano di più le spiagge europee (Fonte: ©Parlamento europeo)



MALTEMPO, ALLARME CASCOLA DELLE PERE A VERONA: “PERDITE TRA IL 50 E IL 70%”

Perdura il maltempo nelle campagne veronesi, che continua a segnare l’agricoltura. E’ allarme per la frutticoltura, in particolare per la coltura del pero che registra casi diffusi di cascola, ovvero quel fenomeno legato alle avversità con cui le piante fanno cadere i frutti immaturi. Ciò avviene in varie province italiane, specie in Emilia Romagna, e venete, compresa quella veronese nella zona della bassa. “Gli operatori agricoli annunciano perdite per sbalzi termici importanti, con fenomeni devastanti di cascola dei frutticini, dal 50 al 70% soprattutto per le varietà Abate e William – commenta Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona – per cui è necessario attivare il fondo di solidarietà nazionale, atteso che questo rischio non è compreso tra quelli assicurabili”.A Verona, ricorda Coldiretti, alle pere sono dedicati circa 1.380 ettari per una produzione di 382mila quintali (dati 2017 Centro studi e ricerca della Camera di Commercio di Verona). L’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, tanto da aver condizionato nell’ultimo decennio la redditività del settore agricolo, con le perdite dovute a calamità naturali che hanno assunto un carattere ricorrente e imprevedibile. Gli agricoltori, da sempre preparati a fare i conti con il meteo, sono le prime sentinelle di un equilibrio ormai compromesso.

Marcia stop pesticidi 2019



La Marcia inizia alle 10. Ci troviamo alle 9.30 in Piazza Costituzione a San Bonifacio.
Il percorso è di 3,5 km
Al termine della Marcia nel Parco dei Tigli CIBO, MUSICA, TEATRO, GIOCABIMBI.
Sono graditi bicchieri e borraccia personali
Che cosa chiediamo:
INVITIAMO LA COMMISSIONE EUROPEA a revocare l'autorizzazione concessa per altri 5 anni all'uso del glifosate, a riformare la procedura di approvazione dei pesticidi e fissare obiettivi di riduzione obbligatori per tutta la UE dell'uso dei pesticidi di sintesi per arrivare al Bando Totale entro il 2030.

CHIEDIAMO A GOVERNO, REGIONE E COMUNI IMPEGNI PRECISI:
1) PER LA SALUTE: di applicare il principio di precauzione vietando l'utilizzo dei pesticidi, intesi come molecole di sintesi, attivando controlli e sanzioni idonee, iniziando col vietare definitivamente le sostanze che sono state sottoposte a deroghe fissando obiettivi di riduzione per gli altri.
2) PER IL TERRITORIO: di potenziare tutti gli strumenti di controllo e salvaguardia del Territorio per evitare sbancamenti, disboscamenti, deturpazioni del paesaggio, possibili discariche abusive e cambiamenti delle destinazioni d'uso e di vietare nei siti della Rete 2000, nelle aree protette e nei bacini idrografici delle zone umide d'importanza internazionale (Ramsar) l'uso di pesticidi valutati nocivi per le specie selvatiche e gli ecosistemi.
3) PER L'AGRICOLTURA: di difendere e sostenere la Sovranità
Alimentare; di azzerare gli incentivi di produzioni agricole industriali e le monocolture: di favorie e finanziare l'agroecologia (agricoltura biologica e biodinamica) nel rispetto della biodiversità e delle tipicità tradizionali locali.

CHIEDIAMO UNA REVISIONE del Piano d'Azione NAzionale per l'uso dei pesticidi (PAN), con la loro totale eliminazione immediata nelle zone urbane e nelle aree frequentate dalla popolazione, stabilendo distanze idonee di sicurezza dalle abitazioni, dai terreni coltivati con il metodo dell'agricoltura biologica e biodinamica, da parchi e giardini pubblici e privati, da strade, da sentieri e piste ciclabili.

Per ADESIONI: marciasoppesticidi@gmail.com
INFO: www.marciastoppesticidi.it
INFO PER VERONA: info@aveprobi.org




Il video della premiazione del LOMBRICO D'ORO 2019 a Cavaion Veronese




 Per vedere il video completo digita: 
https://www.youtube.com/watch?v=gUv0HnhpZ0o&feature=share&fbclid=IwAR2TvIXe4A_Hq50r5fCc5N6T7pN-nFpCcn1AGiUjtoLdUhtSXE2YGD3_AsA

Biodistretto: esperienza realizzabile in Valpolicella?

Mercoledì 15 maggio a Villa del Quar a Pedemonte alle 20.45 si è parlato per la prima volta in Valpolicella di Biodistretto. Giuliano Micheletti presidente del Biodistretto di Trento ha trattato questo tema a quarto Lombrico d’oro il 4 maggio a Cavaion Veronese( foto). É stata un'esperienza molto interessante nata dal basso. Si sono riuniti 125 produttori del Comune di Trento dando vita ad un Biodistretto che occupa il 50% del Comune di Trento per un totale di 1000 ettari. Aderiscono anche importanti aziende come le cantine Ferrari.
Può essere un’esperienza realizzabile in Valpolicella?


INCONTRO: cavalli da tiro in orticoltura, a Fiano


Visita all'apiario sociale a Pescantina


Newsletter n. 821 – maggio 2019 Carissimi Amici, il team del Mondo Biologico Italiano ha selezionato per voi gli articoli, gli appuntamenti, culturali e non, e le aziende più interessanti nel mondo del biologico, dell'ecologico e del naturale in Italia. Prestate attenzione alle offerte riservate esclusivamente a VOI! ############ ARTICOLI IN EVIDENZA ################### Plastica: dalla produzione allo smaltimento produce grandi quantità di CO2 La plastica è uno dei principali responsabili del riscaldamento globale, anche se questa sua caratteristica non viene spesso messa in evidenza. Eppure fino dalle prime reazioni, cioè dalla lavorazione degli idrocarburi e in particolar modo delle resine necessarie a ottenerla, fino a quella dei prodotti finiti, dal trasporto allo smaltimento e perfino al riciclo emette grandi quantità di CO2, indirettamente. Ora per la prima volta uno studio condotto dai ricercatori dell’Università della California di Santa Barbara fa i conti a livello globale, e pubblica quanto osservato su Nature Climate Change. https://ilfattoalimentare.it/plastica-co2.html Integratori alimentari e trattamento dell’artrosi: la posizione di Marco Lanzetta del Centro nazionale artrosi Di recente sono state portate alla luce diverse problematiche relative all’uso indiscriminato di alcuni integratori che non hanno nessuna valenza scientifica dimostrata. Ne ha parlato anche Il Fatto Alimentare, con un articolo firmato da Agnese Codignola e intitolato “Gli integratori alimentari per le cartilagini sono pericolosi per diabetici, asmatici e allergici ai crostacei. Il parere dell’Anses”. Va sottolineato che l’allarme si riferisce a due sostanze specifiche, la glucosammina e la condroitina solfato. https://ilfattoalimentare.it/integratori-artrosi-lanzetta.html Riso e dieta: i popoli che ne mangiano di più sono quelli con i minori tassi di obesità

Il consumo regolare di una buona quantità di riso potrebbe essere associato a una diminuzione del rischio di obesità, probabilmente perché il riso, ricco di fibre e povero di grassi, induce presto il senso di sazietà e, avendo un moderato indice glicemico, tiene sotto controllo l’insulina.
Il nesso è emerso in un grande studio presentato nei giorni scorsi al meeting annuale The European Congress on Obesity svoltosi a Glasgow, in Scozia, dai ricercatori del Doshisha Women’s College of Liberal Arts di Kyoto, in Giappone. Gli studiosi hanno verificato il consumo di riso di tre tipi: bianco, integrale e in forma di farina (secondo i dati della FAO) di 136 paesi, ovvero tutti quelli con più di un milione di abitanti, e mettendolo a confronto con i tassi di obesità, dopo aver introdotto numerosi elementi correttivi quali lo stile di vita, il guadagno medio, il livello di istruzione, il fumo, il numero di ultrasessantacinquenni nella popolazione generale, il prodotto interno lordo del paese e le spese sanitarie.
È così emerso che ai valori medi di consumo più alti, cioè 150 grammi per persona per giorno, corrispondono livelli di obesità nettamente inferiori rispetto a quelli che si hanno nei paesi dove il consumo è più basso, e cioè, in media, 14 grammi per persona per giorno.
Il paese più virtuoso è il Bangladesh, con 473 grammi/die/pro capite, seguito dal Laos (443 grammi), dalla Cambogia (438), dal Vietnam (398), dall’Indonesia (361), mentre i peggiori sono la Francia, novantanovesima, con 15 g/die/pro capite, la Gran Bretagna (19 g), gli Stati Uniti (19 g), la Spagna (22 g), il Canada (24) e l’Australia (32).
Naturalmente queste osservazioni non dimostrano l’esistenza di un nesso di causa ed effetto tra il consumo di riso e l’obesità, ma l’associazione è forte, e resiste anche dopo correzioni significative.
Se fosse confermato che il riso previene l’obesità, hanno sottolineato gli autori, a piccoli aumenti (per esempio dell’ordine di 50 grami/die/pro capite) corrisponderebbe un abbassamento significativo dell’obesità, pari all’1%:  in tutto il mondo gli obesi potrebbero passare dagli attuali 650 a 643,5 milioni di persone (con più di 18 anni). Non bisogna comunque esagerare, perché quantità eccessive di riso possono aumentare il rischio di sindrome metabolica e diabete di tipo 2, a loro volta associati all’obesità.
Gli occidentali – hanno concluso i ricercatori giapponesi – dovrebbero aumentare il consumo di riso senza però perdere di vista la misura tipicamente orientale, per evitare di trasformare i benefici che esso può garantire in fattori di rischio.
tratto da: https://ilfattoalimentare.it/riso-obesita-consumo.html

Primavera all'Adige con la folaga rossa


Fiera degli attrezzi agricoli trainati da cavalli


Domenica 12 Maggio .. A TUTTO GAS!!!!!




BioFiera è la fiera on-line BtoB, che si rivolge ai professionisti del settore biologico


CORSO BASE DI APICOLTURA BIOLOGICA a Caprino Veronese

Il corso è di 12 ore e si svolgerà nelle seguenti giornate:
  1. martedì 18 giugno dalle ore 18 alle ore 22 (lezione in aula)
  2. martedì 25 giugno dalle ore 18 alle ore 22 (lezione in aula)
  3. venerdì 28 giugno dalle ore 14 alle ore 18 (visita ad un apiario elezione in campo)
In allegato trovate il programma.
Al corso possono iscriversi imprenditori agricoli e loro familiari (partecipi o coadiuvanti), dipendenti di aziende agricole
Il secondo allegato è il modulo per l'iscrizione che vi preghiamo di compilare in ogni sua parte, firmare e inviare scansionato per mail, iniseme a copia carta identità; l'originale dovrà essere consegnato alla prima lezione

INFO: Associazione Veneta dei Produttori Biologici e Biodinamici
Via Manzoni, 99 - 37059 Campagnola di Zevio (VR)
www.aveprobi.org



PREZZO DI CITTADINANZA PER LEGGE? SOLO UNA SPERANZA

Giuseppe Fusaro (in foto) su “Terra e Vita” del 30 aprile nell’articolo “Crisi agricole: i prezzi non possono essere inferiori ai costi di produzione” illustra l’inserimento della norma, di cui al titolo dell’articolo, nel testo presentato al Senato per la definitiva conversione del decreto legge 29 marzo 2019, n. 27, con disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi.
Secondo Fusaro si tratta di “ una trovata da uovo di Colombo” , che mira “ a tutelare i produttori dai pericoli di contratti capestro che vengono sempre più proposti soprattutto dalla grande distribuzione e che potrebbe essere una applicazione della Direttiva comunitaria sulle pratiche sleali nel settore agricolo, recentemente approvata dalla UE”. Continua poi, illustrando dettagliatamente il contenuto della norma la cui complessità, secondo Fusaro, “mette in evidenza le difficoltà operative che si incontrerebbe subito in fase di attuazione”.
Mi sono letto così l’art. 10-quater, “Disciplina dei rapporti commerciali nell’ambito delle filiere agroalimentari”, del testo della legge di conversione, trasmesso il 18 aprile al Senato per la definitiva approvazione e ho riletto il testo della recente direttiva 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali.
Come prima osservazione, tra le pratiche commerciali sleali elencate dettagliatamente nella direttiva non si fa nessun accenno al caso di prezzi pagati dall’acquirente inferiori al costo di produzione del fornitore, solo nei ‘considerando di apertura’ si richiamano gli squilibri considerevoli nel potere contrattuale tra le due parti nel settore agricolo che, aggiungo io, potrebbero portare anche a quel tipo di squilibrio.
Al primo comma, l’art. 10-quater stabilisce che i contratti stipulati, obbligatoriamente in forma scritta ai sensi dell’art. 62 del D.L. n. 1/2012, secondo le modalità stabilite dal Ministero devono avere, ad eccezione di quelli stagionali e dei contratti di cessione dei prodotti lattiero-caseari e dello zucchero, una durata di almeno 12 mesi. Il secondo dà incarico all’ISMEA di elaborare mensilmente i costi medi di produzione dei prodotti agricoli sulla base di una metodologia approvata dal Ministero. Il terzo, è il comma che ci interessa di più, stabilisce che, qualora manchi almeno una delle condizioni dell’art. 168, comma 4, del Reg. 1308/2013, vale a dire che non siano fissati nel contratto scritto: il prezzo, la quantità e la qualità del prodotto, la durata del contratto, le procedure di pagamento, le modalità per la consegna dei prodotti e le norme a tutela nei casi di forza maggiore, il pagamento da parte dell’acquirente di un prezzo significativamente inferiore ai costi medi di produzione costituisce una pratica commerciale sleale. Il quarto fissa la sanzione, che può essere molto pesante, perché può arrivare fino al 10% del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio da parte dell’acquirente. Il quinto stabilisce che l’Autorità garante della concorrenza provvede d’ufficio o su segnalazione all’accertamento della violazione e conclude il procedimento inderogabilmente entro 90 giorni, con la partecipazione anche dell’associazione di categoria del cessionario.
Fusaro ha ragione quando scrive che l’articolazione e il dettato della norma evidenziano le difficoltà operative che incontrerebbe l’ applicazione, perché cosa si intende per pagamento di un prezzo significativamente inferiore rispetto al costo medio? Inoltre, tutti sanno le difficoltà di calcolare un costo medio rappresentativo, rispetto a cosa, alla dimensione delle aziende, alla specializzazione produttiva, al livello di tecnologia applicato, all’area dove le aziende operano, ecc? Da sottolineare poi, che il pagamento di un prezzo significativamente (?) inferiore a quello medio (?) deve essere accompagnato dalla mancanza in contratto di almeno una delle prescrizioni, sopra elencate, previste dall’art. 168 del Reg. 1308/3013, perché possa costituire una pratica commerciale sleale.
Qualcuno forse ricorderà che il famoso art. 62 del D.L. 24 gennaio 2012, n. 27, noto soprattutto per aver fissato termini perentori di pagamento per i prodotti alimentari deperibili e non deperibili, al comma 2 stabilisce che è vietato “imporre direttamente o indirettamente condizioni di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, nonché condizioni extracontrattuali e retroattive”. Certamente imporre un prezzo di acquisto inferiore al costo di produzione è una condizione gravosa per il fornitore, ma è noto che nel corso degli anni di applicazione della norma non si conoscono ricorsi né interventi dell’Autorità garante della concorrenza provocati da questa fattispecie, malgrado le organizzazioni professionali, in particolare la Coldiretti, abbiano più volte denunciato lo strapotere della controparte, soprattutto della GDO.
Temo proprio che l’introduzione di quella norma nella legge di conversione del D.L. n. 27/2019, recante ‘Disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi’, non possa essere “una trovata da uovo di Colombo”, come l’ha definita Fusaro, per porre un limite alla debolezza contrattuale dell’imprese agricole di fronte allo strapotere della distribuzione moderna. Certamente è una strada su cui bisogna lavorare ancora come indicato dalla Commissione Europea con ben tre comunicazioni sugli squilibri della filiera agroalimentare, dai principi di buona prassi nelle relazioni verticali presentati nel 2011 dal Forum di alto livello per un migliore funzionamento della filiera alimentare e ora anche dalla Direttiva n. 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali. Per il momento, temo che quella norma possa solo far sperare.

12 maggio: La nuova data di A TUTTO GAS in Valpolicella


ADDIO A PAOLO STECCANELLA, UN PIONIERE DEL BIOLOGICO

A solo 61 anni se n’è andato Paolo Steccanella (nella foto), scomparso a causa di una grave malattia cardiaca. È stato, per tutta la vita, un vero pioniere del biologico nella sua azienda di Legnago (Verona), frutticoltore e orticoltore. “Era un uomo dalle grandi passioni e dalle idee molto chiare che perseguiva con convinzione e senza risparmio”, afferma Andrea Bertoldi, direttore generale di Brio Spa, l’azienda specializzata nella commercializzazione di prodotti bio di cui Steccanella è stato presidente per ben tredici anni, oltre che consigliere di Aiab Veneto. “È sempre stato per noi, un po’ più giovani, una guida dai saldi valori che si batteva per lo sviluppo del biologico vero, per offrire ai cittadini una alimentazione sana e la possibilità di vivere in un ambiente pulito”.
Paolo Steccanella
Era un grande cooperatore, come ce ne sono pochi in Veneto, fondatore della Cooperativa La Primavera di Campagnola di Zevio, realtà storica del biologico nazionale che compie proprio quest’anno i trent’anni di attività, tutta dedicata al bio. “Mancherà ai nostri soci e al mondo agricolo una voce così vicina alla terra, una vera voce del mondo contadino, di quello che anche i giovani stanno riscoprendo in questi anni”, sottolinea Albino Migliorini Presidente della cooperativa Primavera. “La possibilità di vivere e lavorare producendo prodotti agricoli biologici in modo sano per se e per i consumatori è sempre più attraente proprio fra i ragazzi di oggi. Saranno loro a portare avanti i progetti di Paolo, in campagna, nella natura, per un futuro migliore”.

VENTO E GRANDINE NEL VERONESE, DANNI ALL’ORTOFRUTTA

Il maltempo di sabato notte si è abbattuto con vento e grandine a macchia di leopardo nella provincia veronese. Nell’est veronese, specie a Soave, Zevio, Belfiore ci sono state zone colpite da vento e grandine che si sono abbattuti su vitigni e produzioni frutticole come mele e pere. “I danni al momento – evidenzia Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona – non sono quantificabili. Infatti, i vigneti sono nella fase della inflorescenza per cui la valutazione potrà essere effettuata più avanti nel tempo quando si formeranno i grappoli. La frutticoltura è stata colpita da grandine molto sottile in un momento in cui i frutti sono ancora molto piccoli per cui bisognerà aspettare l’evoluzione e l’accrescimento dei frutti per stabilire l’effettiva entità dei danni”. Nella zona di San Giovanni Ilarione fino a Brognoligo  Castelcerino si è verificata una grandinata sui frutteti con danni visibili sulle varietà precoci di ciliegio. Per quanto riguarda il territorio di Sona e San Giorgio in Salici, ci sono stati vento e grandine molto sottile, quasi una sorta di nevicata. Le temperature non sono scese sotto lo zero per cui si presume che i danni non dovrebbero essere elevati. La zona Lago è stata colpita da forte vento che si è riscontrato anche ad Affi e Cavaion Veronese, e con grandine in una striscia di Peschiera. A Bardolino c’è stato un forte vento che ha sradicato piante anche secolari ma i danni in agricoltura al momento sembrano contenuti come nell’entroterra gardesano. Si riscontrano danneggiamenti alle piante di kiwi in diverse zone del veronese per il forte vento. “I nostri tecnici – conclude Ruffini – proseguiranno nei prossimi giorni analisi più approfondite delle zone colpite per ulteriori verifiche. La questione, pertanto, resta aperta”.


Raccolta fondi per MEDITERRANEA


IL PIACERE DELLE API. Il 16 Maggio a Verona


Sabato tutti a Cavaion al premio "Lombrico d'Oro", quarta edizione





La manifestazione, promossa dal Coordinamento Veronese "Stop glifosate", premia le buone pratiche messe in atto dai sindaci e dalle loro amministrazioni.
Programma

Ore 9.30 - Apertura dei lavori - Presentazione dei filmati delle Aziende espositrici

Ore10.00 - Davide Di Domenico Entomologo: complessità della lotta alle zanzare e agli altri infestanti

Ore 10.30 – Giuliano Micheletti Presidente del Biodistretto di Trento: perché un biodistretto

Ore 11.00 - Consegna dei premi e interventi dei premiati:
Sindaco di Occhiobello in particolare per la lotta alle zanzare, oltre all'abbandono dei pesticidi di sintesi, capofila delle Città libere da pesticidi, ecc.
Sindaco di Carmignano in provincia di Pistoia, Edoardo Prestanti, in particolare per il progetto "Carmignano 2010.Rigenerazione agricola e tutela ambientale", lotta biologica alle zanzare, regolamento di polizia rurale x verde pubblico e privato, progetto "angeli dell'ambiente", divieto del glifosate su tutto il territorio comunale, aderente alla rete "città libere da pesticidi".
Sindaco di Trento che l'anno scorso ha tenuto a battesimo il biodistretto: 125 agricoltori coinvolti e il 50% della superficie agricola comunale coltivata senza anticrittogamici.


I premi saranno consegnati da Sabrina Tramonte, sindaca di Cavaion, dal Presidente del Collegio dei Periti Agrari Elia Sandrini e dal Coordinatore regionale AVEPROBI Tiziano Quaini.
Intrattenimento musicale offerto dal trio: Cristina Mazza sax alto, Thomas Pizzini chitarra, Lachi contrabbasso

A partire dalle ore 8 all'esterno del convegno sarà allestita un'area per la dimostrazione di macchinari per il trattamento del verde pubblico senza l'uso di diserbanti chimici e uno spazio per le ditte con prodotti biologici di lotta alle zanzare e altri infestanti.
Hanno già dato l'adesione le ditte TECNOVAP, Caffini, Maito e BLEU LINE SRL
Inoltre per le stesse ditte e i fornitori dei prodotti biologici di lotta alle zanzare sarà possibile presentare prima dell'apertura del convegno un breve filmato illustrativo della loro tecnologia (durata massima 5 minuti).

La chiusura è prevista alle ore 13.00 con buffet offerto da Naturasì e L'Albero del Pane
Vini offerti da NOVAIA e ZIME'

I premi saranno realizzati ed offerti dallo scultore Gabriele Gottoli

Organizzazione del Coordinamento veronese "Stop glifosate" in collaborazione col comune di Cavaion Veronese.

AL COOORDINAMENTO VERONESE STOP-GLIFOSATE ADERISCONO:
ARI Associazione Rurale Italiana - A.VE.PRO.BI Associazione Veneta Produttori Biologici - COMITATO ARSENALE - COMITATO FUMANE FUTURA - FrOnda VerdeVERONA INALBERATA - COSPE VENETO Cooperazione Sviluppo Paese Emergenti - EL MORAR - FAI VERONA - FIAB AMICI DELLA BICICLETTA VERONA - IL CARPINO - INTERGAS Coordinamento Gruppi Acquisto Solidale - ISDE VERONA International Society of Doctors for the Environment - LEGAMBIENTE VERONA - MAG Società Mutua per l'Autogestione - MAMME STOP PESTICIDI - MONASTERO DEL BENE COMUNE DI SEZANO - MDF VERONA Movimento per la Decrescita Felice - MOVIMENTO NON VIOLENTO - PAN ITALIA - SLOW FOOD -SOMMAGAS Gruppo Acquisto Solidale Sommacampagna - TERRA VIVA VERONA -VALPOLICELLA 2000 - VERONA POLIS - WBA World Biodiversity Association - WWF World Wild Foundation for Nature

A tutto Gas - Nuova data


SOSteniamo Mediterranea l'11 e 12 maggio a San Giorgio


Corso di progettazione in permacultura. Anticipazioni de LA BIOLCA


permacultura



Primo incontro: 21-22 settembre
Docente tutor del corso: Anna Bartoli diplomata in Permacultura Applicata.
La Permacultura è un metodo di progettazione che dà come risultato un ambiente sostenibile, equilibrato ed estetico. È progettazione e gestione ecosostenibile integrata di insediamenti umani e produttivi nel territorio prendendo spunto dagli ecosistemi naturali, considerando la biodiversità, la stabilità, la flessibilità e la resilienza come qualità imprescindibili per una progettazione consapevole ed etica dei sistemi antropizzati.
La Permacultura si può definire una sintesi tra ecologia, geografia, antropologia, sociologia e progettazione: è una scienza di insieme elaborata a partire dagli anni ’70 in Tasmania per merito di Holmgren e Mollison e adesso è presente in tutto il mondo con scuole ed accademie. Il nome deriva da Agricoltura Permanente per attivare una Cultura Permanente: nel senso che una qualsiasi cultura umana non può sopravvivere a lungo senza la base di una agricoltura sostenibile e una gestione etica della terra.
La Permacultura è essenzialmente pratica e si può applicare a un balcone così come ad un piccolo orto, ad un grande appezzamento o a zone naturali, così come ad abitazioni isolate, villaggi rurali e insediamenti urbani. Allo stesso modo si applica a strategie economiche e a strutture sociali. Permacultura è quindi pensare, sentire, inventare e progettare il nostro essere integrati nel mondo.
La Permacultura in conclusione, non è solo una serie di teorie, metodi e mere tecnologie appropriate, ma diventa un modo diverso di pensare, in maniera sempre nuova e flessibile, per trovare soluzioni etiche e sostenibili per tutti gli esseri viventi e per il pianeta.
Il corso si articola in 6 moduli a weekend (sabato e domenica) dalle 9 alle 17.30 con cadenza quindicinale.
E’ previsto un intervallo per il pranzo dalle 12.30 alle 14.00, in cui verrà servito un pranzo vegetariano con prodotti biologici di stagione con contributo di 10€.
Programma:
i contenuti del corso sono quelli previsti a livello internazionale.
Primo incontro: 21-22 settembre
Introduzione generale al luogo (conoscenza reciproca, spiegazione corso). Cosa è la Permacultura? Perché agire? Basi di Ecologia. Energy. Modelli Naturali. Etiche. Principi di progettazione.
Secondo incontro: 5-6 ottobre
Strategie di Progettazione: analisi Zone e Settori, letture Mappe e cartografia, acqua, acque domestiche e rurali, Swales. Raccolta dell’acqua, fitodepurazione.
Terzo incontro: 19-20 ottobre
Suolo I e II, Ph, piante indicatrici. Piante I e II, clima e microclima, alberi e foreste, frangivento.
Quarto incontro: 2-3 novembre
Zone: Zona 0 – Casa: bioarchitettura e bioedilizia, materiali naturali, fonti di energia. Zona I – Orto, Zona II – Frutteto/Food Forest e Animali domestici. Zona III – Cereali e Pascolo. Aquacultura. Zona IV – Silvicoltura, raccolta piante spontanee. Zona V – Aree selvatiche lasciate alla natura.
Quinto incontro: 16-17 novembre
Entrate dalla proprietà, progettazione per i disastri, permacultura invisibile, urbana e sub-urbana e movimenti di resilienza. Flusso della progettazione in permacultura.
Sesto incontro: 30 novembre -1 dicembre
Progettazione a gruppi – presentazione dei progetti – consegna degli attestati e celebrazione.
Relatori: docente tutor del corso Anna Bartoli, diplomata in Permacultura Applicata presso l’Accademia Italiana di Permacultura e Federico Ceccato, studente diplomando in Permacultura e altri docenti italiani.
Sede di svolgimento: presso la sede Biolca in Via G. Marconi 13 a Battaglia Terme (PD).
Quota di partecipazione: per i soci Biolca per l’intero corso € 350,00 (i non soci devono aggiungere la quota associativa di € 22,00 che dà diritto a ricevere il mensile Biolcalenda). Sono previsti sconti per disoccupati.
Alla fine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza valido a livello internazionale.
Adesioni: il corso è a numero chiuso e le adesioni verranno raccolte in base all’ordine di arrivo.
Per info e iscrizioni: 049 9101155 (La Biolca) o Martina 345 2758337 o info@labiolca.it

Allergie alimentari, attenzione ai test senza validità scientifica venduti online e nelle farmacie. Per la diagnosi meglio affidarsi all’allergologo

Le allergie alimentari sono un problema diffuso e spesso di non facile individuazione, a meno di una sintomatologia inconfondibile, che costringe molti pazienti a fare la spola tra specialisti. Si spiega così la crescente popolarità di test diagnostici non scientificamente validati, segnalata da un recente documento del ministero della Salute su “Allergie alimentari e sicurezza del consumatore”.
Il documento, come già evidenziato su Il Fatto Alimentare, aggiorna dopo quattro anni la posizione ministeriale sul tema, per fare chiarezza sulla diagnosi e la gestione della malattia, focalizzando l’attenzione sui diversi test diagnostici.
I test fondamentali segnalati dal documento sono lo Skin Prick Test (Spt), il Prick by Prick, in cui invece dell’allergene viene usato l’alimento fresco, e il test di provocazione orale con il cibo (Tpo). Ne esistono poi altri – tra cui il test di attivazione dei basofili, i dosaggi delle IgG specifiche (IgG e IgG4), del PAF e del BAFF – validati dal punto di vista metodologico, ma il cui valore diagnostico per le allergie alimentari è ancora incerto o limitato a casi specifici.
“Si tratta di una posizione analoga a quella presa dalle società scientifiche in base alle analisi sull’attendibilità dei test” spiega Erna Lorenzini, medico nutrizionista e docente all’Università di Milano. “Il problema è che per la diagnosi delle allergie, ma anche delle intolleranze alimentari, – legate all’assunzione di determinati alimenti, non immunomediate e in genere meno gravi – si stanno diffondendo metodi d’indagine che hanno una base scientifica,  ma non hanno ancora applicazioni cliniche. Due esempi sono il test dell’IgG4 ma anche quelli genetici o le ricerche sul microbioma. Senza dimenticare il lungo elenco di prove prive di qualsiasi valenza scientifica”.
Allergy - skin prick tests
Per diagnosticare le allergie alimentari, i test più affidabili sono lo Skin Prick Test, il Prick by Prick e il test di provocazione orale con il cibo
I più diffusi, tra quelli elencati dal documento ministeriale, sono il Vega test e quello citotossico di Bryant, il test di provocazione e neutralizzazione sublinguale e intradermico, la kinesiologia applicata, il biostrenght test, la biorisonanza e l’analisi del capello. Sono prove a cui non ha senso affidarsi, spiegano gli esperti del ministero, perché non ci sono conferme della loro validità scientifica. Oltre a spendere denaro per eseguirli – questi test non sono a carico del Servizio sanitario nazionale – si rischia di ritardare una diagnosi corretta e un’eventuale dieta.
A complicare le cose c’è l’aggravante che spesso questi kit di prove poco attendibili sono venduti in farmacia oppure proposti da centri specializzati e, in qualche caso, non sono chiare le qualifiche professionali necessarie per fare diagnosi sul problema allergie. Basti pensare, ad esempio, che alcuni siti dove si pubblicizzano attività di tipo medico, includono tra i professionisti con cui fissare una visita per un problema di allergie alimentari, biologi e altre figure professionali, contribuendo ad aumentare la confusione.
“La diagnosi di un’allergia alimentare non è un problema semplice – spiega Lorenzini – ogni paziente ha una sua diversa costellazione di sintomi, tutti reali, per cui è necessario un percorso personalizzato, seguito da un allergologo o da un centro di allergologia che abbia una competenza specifica sulle allergie alimentari. L’ideale sarebbe un approccio collaborativo tra dietologi medici e allergologi più, eventualmente, gastroenterologi”. Purtroppo spesso le cose vanno diversamente, e molti pazienti che sospettano un’allergia, perché soffrono di disturbi gastrointestinali gonfiore e mal di pancia, vagano tra specialisti più o meno qualificati nel tentativo non sempre riuscito a identificare il peptide – e quindi l’alimento – a cui sono allergici”. Col risultato di innescare un percorso infinito in cui il paziente non si sente ascoltato, e se non riesce a individuare una soluzione, può essere attratto da test non attendibili” osserva Lorenzini.
È utile ricordare che le allergie alimentari si possono presentare in forma diversa, con sintomi che vanno dallo shock anafilattico – fortunatamente raro – ai comuni disturbi gastrointestinali. Per quanto riguarda gli alimenti, si legge sul documento ministeriale, al primo posto tra le cause di allergia primaria ci sono i vegetali 72% (frutta, legumi, pomodoro, ecc.), seguiti da crostacei e molluschi (13%), pesci (4%), uova (3%), latte (3%), cereali (2%), carni (1%), anisakis e lumache (< 1%). I quadri clinici più gravi invece sono causati da crostacei e molluschi, cereali, uova e alimenti vegetali quali sesamo, spinaci, avocado, arachidi e semi.
gamberetti gamberi crostacei pesce
Crostacei e molluschi sono la seconda causa di allergia più comune e la prima per gravità delle reazioni avverse
In età pediatrica, invece, nell’elenco troviamo latte vaccino, uova, grano, soia, pesce e arachidi, responsabili di circa il 90% delle reazioni alimentari allergiche. “Le allergie più frequenti nei bambini, in genere, si attenuano con la  crescita”, ricorda Lorenzini, “anche se non sappiamo ancora bene come si sviluppino questi meccanismi di tolleranza immunitaria”. Ci sono poi allergie che si manifestano sporadicamente, come quelle crociate che si evidenziano quando si consuma l’alimento incriminato – in genere frutta – nel momento della impollinazione. Esistono anche disturbi – come la reazione istaminica alle fragole – ritenute reazioni sistemiche e non vere e proprie allergie.
Il problema è che spesso i medici sono poco preparati in materia di allergie e intolleranze alimentari: “Le facoltà di medicina – spiega Lorenzini – non danno sempre una preparazione specifica, la nutrizione si studia dal punto di vista biochimico più che da quello clinico”. Mentre il problema esiste, anche perché è vero che le allergie alimentari, sono meno diffuse rispetto alla percezione generale, ma sono in aumento, e ci sono fenomeni ancora da studiare come i possibili effetti sul sistema immunitario dei materiali di cui siamo circondati come le microplastiche o gli imballaggi usati nell’ambito alimentare, e di come questi possono reagire con le diverse componenti presenti negli alimenti.