Contadine GasP, una rete di piccoli produttori veronesi


 

LA CUCINA CONTADINA direttamente a casa tua

 


Coldiretti, mercato al coperto di Campagna in centro città. Al via i lavori per l’apertura a dicembre

 Un mercato contadino al coperto nel centro città con l’obiettivo di creare uno spazio per acquisti e degustazioni di prodotti a km zero ma anche di incontro e di educazione alimentare.

E’ questo il progetto di Coldiretti Verona che, forte del successo dei 10 mercati di Campagna Amica nei quartieri del comune di Verona e di quelli in provincia, a dicembre inaugurerà il mercato al coperto nel quartiere Filippini, in via Macello 5/a, a pochi passi da piazza Bra.

Il mercato sarà aperto il sabato e la domenica dalle 8 alle 13. In uno spazio di circa 700 metri quadrati totalmente ristrutturato, i cittadini consumatori potranno trovare aziende agricole veronesi con prodotti freschi e di stagione a km zero, e vivere esperienze sensoriali attraverso laboratori, assaggi guidati dai produttori e giornate a tema. A bambini e ragazzi, in collaborazione anche con le scuole, saranno dedicati momenti formativi. Le iniziative dedicate alla degustazione dei prodotti sarà organizzata da Coldiretti Verona in collaborazione con la Cooperativa Sociale Centro di Lavoro San Giovanni Calabria.

Il progetto, piuttosto articolato, prevede la fruizione dello stabile principale del complesso storico conosciuto come “Ex macello”.

Alla presentazione di avvio dei lavori, preceduta da un video che illustra l’evoluzione del progetto, partecipano Federico Sboarina, Sindaco di Verona, Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto e Verona, Maurizio Ascione Ciccarelli, vice presidente di Agec e Gianfranco Zavanella, presidente della Cooperativa sociale Centro di lavoro San Giovanni Calabria.

A presentare l’iniziativa è stato l’attore e regista Solimano Pontarollo, direttore artistico di Teatro Satiro off – Casa Shakespeare.

I lavori di ristrutturazione dell’area, in gestione a Coldiretti Verona assegnataria del bando Agec, inizieranno la settimana prossima.

“Vogliamo proporre alla cittadinanza e ai turisti il meglio dell’agricoltura veronese attraverso la vendita diretta dei prodotti. Desideriamo altresì che il mercato diventi un punto di riferimento dove poter fare una spesa consapevole, sicura, di qualità e garantita dai produttori oltre che un luogo da frequentare per assistere a iniziative ed eventi di cultura del cibo.

Le tradizioni veronesi, le ricette delle nonne ma anche consigli su come alimentarsi correttamente fanno parte del progetto della Fondazione Campagna Amica che coinvolge in tutta Italia migliaia di imprenditori agricoli in centinaia di mercati. Ci auguriamo che tutti i veronesi, a partire dai residenti del quartiere, apprezzino e frequentino il nuovo mercato”, precisa Daniele Salvagno.

“L’Amministrazione comunale sta intervenendo da tempo sulla qualificazione di aree cittadine. Questa si trova in una buona condizione ma va maggiormente valorizzata. E’ un quartiere da far conoscere a turisti ma anche agli stessi veronesi”,

ha detto il Sindaco Sboarina che ha evidenziato l’importanza di portare in centro città la tradizione e la cultura agricola veronese.

“Il rione fa parte della nostra storia e attraverso questo intervento, per cui ringrazio la Coldiretti, si valorizza un’area incastonata come una perla nel centro storico”.

Maurizio Ascione Ciccarelli ha evidenziato come

“quest’area ha avuto vicissitudini sfortunate ma vogliamo dare un nuovo segnale. Lo spirito di Coldiretti ha sposato in pieno i nostri intendimenti di sviluppare un luogo aperto alla cittadinanza”.

“E’ significativo in questi momenti creare uno spazio sociale. – ha detto Gianfranco Zavanella – Noi saremo il braccio operativo nel seguire il progetto del laboratorio alimentare e servizi di tipo sociale”.

Già dal fine settimana, in occasione del Tocatì, le aziende di Coldiretti Verona proporranno laboratori didattici sull’olio, il miele e sulla lana della pecora Brogna dedicati ai bambiniSaranno presenti dalle 10 alle 18 anche aziende agricole con prodotti tipici in vendita.

Questa sera alle 18 il progetto del mercato sarà illustrato ai residenti del quartiere durante un aperitivoorganizzato da Coldiretti in collaborazione con la Prima Circoscrizione e il Comitato Rionale Filippini.

dal sito COLDIRETTI VERONA

Lunedì 30.11.2020 – «Indovina chi… incontriamo in cucina?»: cena interculturale online

 


Al via anche quest’anno, per la settima volta a Verona, il progetto «Indovina chi viene a cena?» trasformato per l’occasione in un’ edizione online, ovvero in «Indovina chi… incontriamo in cucina?».

Grazie a Cookpad Italia, che dialogherà e cucinerà via Zoom con le famiglie ospitanti, l’associazione culturale Veronetta129 continuerà a coordinare con l’entusiasmo di sempre l’incontro tra le persone. Sulla pagina Facebook «Indovina chi viene a cena? Verona» troverete informazioni e aggiornamenti.

Il prossimo incontro online, durante il quale si potranno cucinare ricette di diversi paesi raccontate da persone straniere ma residenti a Verona, sarà lunedì 30 novembre alle ore 17,30.

Vuoi partecipare? Iscriviti scrivendo una mail a info@veronetta129.it (l’iscrizione prevede anche la tessera dell’associazione che ha la durata di una intera edizione di Indovina chi viene a cena e che quindi varrà per i prossimi incontri proposti e il costo di 5 euro); due giorni prima dell’incontro riceverai un link-zoom e «la lista della spesa»; durante l’incontro chiacchiera con il/la protagonista dell’incontro e, se vuoi, cucina anche tu il piatto proposto; aspettiamo le foto del piatto che hai preparato o un commento sull’esperienza.

Come da progetto, la famiglia ospitante riceverà un contributo libero per coprire le spese. Quindi, se volete e ne avete la possibilità, puoi sostenere il progetto con una «donazione libera a indovina» a questo IBAN: IT08J0503411711000000000477.

Da marzo 2014 a gennaio 2020 a Verona si sono organizzate 81 cene con 372 ospiti accolti, 33 famiglie coinvolte e 31 nazionalità rappresentate. Sono questi i numeri del progetto di relazione per mezzo del cibo, che sta diventando anche a Verona una piccola ma grande modalità per conoscere da vicino la cultura e le tradizioni del paese d’origine di tante persone ospitanti di origine straniera che vivono nel territorio già da tanti anni.

Il link all’evento Facebook.

Per maggiori informazioni: 334.5291538 – info@veronetta129.it

Corso di panificazione alla Biolca

 Corso di panificazione


Sabato 12 dicembre dalle 9.00 alle 14.00
Con Maurizio Babetto

Obiettivo del corso è fornire le conoscenze adeguate per farsi il pane in casa, utilizzando farine integrali biologiche e adottando il metodo della lievitazione naturale.

Questo tipo di lavorazione rende il pane più digeribile e assimilabile e porta beneficio all’organismo perché stimola i naturali processi di riproduzione della flora batterica intestinale.
Il programma prevede lo svolgimento di tutte le fasi della produzione artigianale del pane: preimpasto, lievito madre, impasto, cottura, degustazione.

Dove e quando: Sabato 12 Dicembre dalle ore 9,00 alle 14,00 presso la sede Biolca a Battaglia Terme PD.
Quota di partecipazione
 per i soci Biolca: € 50 (comprensiva di degustazione della pizza autoprodotta nel corso della lezione).  Chi non è socio deve aggiungere la quota associativa di € 22 che dà diritto a ricevere il mensile Biolcalenda per un anno.
Per informazioni e iscrizioni: tel. 049 9101155 (Biolca) o 345 2758337 (Martina) o info@labiolca.it

GDO forza motrice per le vendite del bio, vale il 47% del mercato

Supermercati sempre più centrali nelle vendite di prodotti biologici. A confermarlo e sottolinearlo è l’ultimo report di Focus Bio Bank 2020. I dati elaborati sono quelli raccolti da Bio Bank dal 1993 per i negozi bio e dal 2001 per la Gdo, fino al 2019. Poco prima che la pandemia battesse alle porte del Pianeta e delle nostre case. Come tutta risposta, nel 2020 le vendite di prodotti biologici sono in crescita dell’11%.

I punti vendita della grande distribuzione a guardare i numeri dello studio, in dieci anni sono diventati forza motrice delle vendite del settore. La loro quota, infatti, è salita dal 27% al 47% sul totale del mercato interno tra supermercati, specializzati, altri canali e ristorazione. I negozi specializzati, invece, sono scesi dal 45 al 21%. Un vero e proprio testacoda. Le vendite di alimenti biologici nella Gdo sono stimate in 2 miliardi di euro nel 2020. Ma rallenta il ritmo di crescita: +2% nel 2019, +5% nel 2020, mentre negli anni precedenti si viaggiava a due cifre, con punte fino al 43%. Parallelamente continua a crescere anche il numero di prodotti bio a marchio della grande distribuzione, passati dai 4.300 del 2018 ai 4.700 del 2019, segnando un +8%. Anche in questo caso in frenata rispetto ai quattro anni precedenti. Restano 26 le catene censite. Nel 2019 è entrata nel rilevamento Leader Price, con una dote di 65 referenze a marchio Leader Price Bio, ma è uscita Auchan, acquisita da Conad. Confermate le prime tre catene: Coop con 750 referenze bio a marchio, seguita da Esselunga con 485 e Pam Panorama con 366. Solo nove catene hanno meno di 100 referenze e si tratta in gran parte di discount. Sono 8 le catene censite con alimenti equosolidali presenti nelle proprie marche. Avanzano anche le marche della cosmesi bio o naturale, presenti in 11 catene. Una crescita frenata dalla mancanza di una normativa europea e dalla scorciatoia facile del prodotto un po’ più “verde” ma non certificato.

Specializzati: cresce l’aggregazione
Sul versante specializzati le vendite si stimano a 924 milioni di euro nel 2020, segnando un deciso +8%. Sono 1.339 i negozi bio rilevati da Bio Bank nel 2019 (-1%). Sembra quindi rallentare il fenomeno delle chiusure. Ma resta comunque elevato il turnover, con più di 200 negozi in entrata e altrettanti in uscita. A gettare la spugna sono soprattutto i piccoli negozi che hanno fatto la storia del biologico, mentre crescono quelli con superfici oltre i 150 metri quadrati. Nel 2019 i negozi legati alle catene scendono per la prima volta dal 2011, attestandosi al 42%, in gran parte per la razionalizzazione in atto nelle reti Cuorebio e NaturaSì e l’acquisizione di Biobottega e Piacere Terra, passati a NaturaSì. Si concentra così ulteriormente il già ristretto panorama delle catene specializzate in Italia. Sono invece il 35% del totale i negozi indipendenti aderenti ai programmi promozionali: Ki Ama Bio di Ki Group e Come Voglio Bio di BiotoBio. I negozi aggregati (catene e programmi promozionali) sono arrivati quindi al 77% del totale. A conferma che in un mercato sempre più competitivo è difficile salvarsi da soli.

Riaffermare la bio-identità
E non è solo questione di numeri. Ma soprattutto del ruolo e del peso che il bio ha assunto nelle strategie e nella comunicazione della Gdo. Quello che più colpisce, anche guardando a ciò che accade in altri Paesi europei, è la capacità della grande distribuzione generalista di fare propri i temi chiave del bio. La scommessa è sulla capacità dei negozi di riscoprire la propria vocazione originaria: comunicare la storia e i valori del biologico, il legame privilegiato con i produttori e la conoscenza dei prodotti. Nei negozi specializzati l’esperienza d’acquisto deve avere un sapore identitario, riconoscibile, autentico. Ma il canale storico, che rappresenta questo mondo al 100%, fatica a ricalcolare la sua posizione per riaffermare il proprio ruolo guida e la propria bio-identità.

(Fonte: Corriere Ortofrutticolo)

Pesticidi: via col vento

pesticidi

Uno studio dell’Istituto per l’ambiente di Monaco di Baviera mostra come le misure attuali non siano sufficienti per impedire il trasporto attraverso l’aria di sostanze della chimica di sintesi

I pesticidi spesso si diffondono per chilometri nell’aria e finiscono sui campi coltivati a biologico. La deriva di sostanze della chimica di sintesi, alcune delle quali altamente pericolose, è un grave problema per gli agricoltori biologici. Inoltre, pone un notevole rischio per la salute degli agricoltori, dei residenti e della natura. Anche perché il contatto con i pesticidi nell’aria è come il fumo passivo: del tutto involontario e difficile da evitare. La denuncia viene da una nuova indagine promossa da Greenpeace Svizzera.

“I pesticidi non rimangono dove vengono utilizzati, ma a volte vengono trasportati per diversi chilometri per via aerea. Ma tutto ciò viene semplicemente ignorato: non esiste né un monitoraggio nazionale della deriva dei pesticidi né studi approfonditi sugli effetti di tali pesticidi volatili sulla salute di agricoltori e residenti”, dichiara preoccupata Alexandra Gavilano, responsabile Agricoltura e clima di Greenpeace Svizzera.

Indagine in 4 aziende bio

Su incarico di Greenpeace Svizzera, i ricercatori dell’Istituto per l’ambiente di Monaco di Baviera hanno indagato la presenza di pesticidi e metaboliti in quattro aziende agricole biologiche tra maggio e novembre 2019, utilizzando i cosiddetti collettori passivi. Sono stati esaminati un vigneto in Vallese, due fattorie nel canton Argovia e una frutticoltura nel canton Turgovia. Risultato: nelle aziende agricole sono stati rinvenuti un totale di 13 diversi principi attivi di fungicidi, sette principi attivi di erbicidi e tre diversi di insetticidi o acaricidi. Anche le sostanze poco volatili si diffondono con il vento aderendo alle particelle di polvere. Fra queste figura il tanto discusso glifosato, un erbicida sospettato di essere cancerogeno.

Il vigneto vallesano presenta l’esposizione più elevata. I viticoltori convenzionali, infatti, utilizzano in parte elicotteri e droni per applicare i pesticidi. È stato trovato anche del bromopropilato, un composto chimico non più ammesso dal 2010.

Misure insufficienti

Lo studio esplorativo fornisce quindi chiare indicazioni che le misure attuali non sono sufficienti per impedire il trasporto di pesticidi attraverso l’aria.

La deriva di pesticidi è un problema per gli agricoltori biologici, afferma il responsabile media di Bio Suisse David Herrmann, commentando i risultati. Nel peggiore dei casi, sono costretti a declassificare i loro prodotti con conseguenze finanziarie drammatiche. Greenpeace chiede pertanto alle autorità e ai politici di garantire che l’agricoltura biologica sia protetta da questo fenomeno.

Un recente studio condotto tra aprile e novembre del 2019 nel cantone svizzero dei Grigioni, sempre dall’Istituto per l’ambiente di Monaco di Baviera (Umweltinstitut), aveva dimostrato come i pesticidi impiegati nei meleti in Val Venosta si ritrovano – trasportati dal vento – fino in Val Monastero in Svizzera, in pratica viaggiando per molti chilometri.

E l’anno scorso uno studio dell’Università di Neuchâtel aveva dimostrato che il 93% dei campi coltivati in modo biologico sull’Altopiano svizzero sono contaminati da neonicotinoidi, considerati tossici per le api.

tratto da: https://www.cambialaterra.it/2020/11/pesticidi-via-col-vento/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterCLT

Il cibo bio riduce il rischio di diabete

diabete

I risultati dello studio di NutriNet-Santé: la presenza di residui di pesticidi di sintesi nell’alimentazione convenzionale può favorire lo sviluppo del diabete di tipo 2

I benefici del cibo biologico per la salute e l’ambiente sono ben consolidati. Molti studi hanno già dimostrato l’importanza del biologico nella riduzione del rischio di obesità, nel corretto funzionamento del cervello o nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Ma favorire il consumo di alimenti da agricoltura biologica nella propria dieta potrebbe anche aiutare a prevenire i rischi del diabete di tipo 2. Insomma minor rischio di diabete tra i consumatori di prodotti bio.

I consumatori di prodotti bio

I dati pubblicati da NutriNet-Santé indicano che i consumatori di prodotti biologici hanno il 35% in più di possibilità di non sviluppare il diabete rispetto ai consumatori che utilizzano meno prodotti biologici. Inoltre, consumare il 5% in più di prodotti biologici porta a “una diminuzione del 3% del rischio diabete di tipo 2”.

Grazie ai dati generati dall’unità di epidemiologia nutrizionale NutriNet-Santé, una delle più importanti al mondo, forte di 170 mila volontari, una équipe franco-americana ritiene che i maggiori consumatori di alimenti etichettati AB, cioè senza pesticidi, erbicidi chimici, fertilizzanti artificiali e senza l’uso di ormoni della crescita, abbiano ridotto di oltre un terzo le possibilità di avere il diabete di tipo 2 rispetto a chi consuma meno prodotti biologici. La tesi è contenuta nel recente studio pubblicato nell’International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity, rivista medica che si interessa degli aspetti comportamentali della scienza dell’alimentazione e lo studio dell’attività fisica.

Uno studio prospettico

E’ la prima volta che uno studio prospettico, cioè che segue una popolazione nel tempo, mette in evidenza il legame tra consumo di prodotti biologici e rischio di diabete di tipo 2. L’ipotesi giudicata più plausibile dagli autori dello studio per spiegare la relazione è quella della presenza accresciuta di residui di pesticidi di sintesi nell’alimentazione convenzionale.

Lo studio, condotto dal 2014 al 2019, si basa su 32.256 membri dell’unità di volontari Sono stati inclusi soltanto quelli che hanno risposto ad un questionario molto dettagliato sulla natura delle loro consumazioni. Cosa che ha permesso di avere una stima molto approfondita della quantità di ogni tipo di prodotto consumato: verdure, prodotti animali, bio, ha spiegato l’epidemiologa Emmanuelle Kesse-Guyot dell’istituto francese di ricerca per l’agricoltura l’alimentazione e l’ambiente (Inrae), prima firmataria di questo studio.

Oltre 32 mila partecipanti allo studio

Degli oltre 32 mila partecipanti allo studio, il 76% erano donne. I ricercatori hanno trovato un’importante correlazione tra il genere e l’impatto del consumo di prodotti biologici. Emmanuelle Kesse-Guyot ha spiegato a Le Monde: “Vediamo un effetto particolarmente marcato nelle donne, con una riduzione del rischio del 65% nelle maggiori consumatrici di prodotti biologici, ma nessun effetto statisticamente significativo negli uomini, che rappresentano il 24% del gruppo esaminato”.

I ricercatori hanno ripartito le persone incluse nello studio in cinque gruppi in funzione della proporzione di alimenti bio che hanno indicato di consumare. Nei quattro anni di studio sono stati rilevati un po’ meno di 300 casi di diabete. Gli autori hanno studiato la ripartizione di questi casi correggendo la loro analisi con gli effetti legati allo stato economico, l’attività fisica e l’indice di massa corporea, il fumo e l’alcool. La conclusione è stata che i maggiori consumatori di prodotti bio hanno un rischio inferiore del 35% di contrarre un diabete di tipo 2 in rapporto ai non consumatori.

tratto da: https://www.cambialaterra.it/2020/11/il-cibo-bio-riduce-il-rischio-di-diabete/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterCLT

Corso teorico/pratico di olivicoltura biologica

CORSO GRATUITO  (Psr Veneto 2014-2020 – Misura 16.1 progetto Biofertimat)

TECNICHE DI OLIVICOLTURA BIOLOGICA, 

presso sala Consiliare Villa Nichelosa Loc. Platano di Caprino V.se

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE A : info@aveprobi.org




Calendario biodinamico 2021

È disponibile il Calendario delle semine, dei trapianti, delle potature e delle lavorazioni 2021.

Quest'anno parliamo in modo particolareggiato dell'organismo agricolo. Tutti i contenuti sono costruiti coinvolgendo nella stesura dei consigli, orticoltori, agricoltori, vivaisti, apicoltori, un gruppo di esperti in grado di riportare risultati e confrontarli per una maggiore attendibilità. Si configura come un vero e proprio calendario, che si può appendere al muro e che riporta ogni mese le indicazioni per le semine e le lavorazioni, uno spazio per le annotazioni giornaliere e una serie di consigli utili derivati dalle esperienze in campo dei nostri collaboratori.

Si può acquistare su: www.labiolca.it



Sarà eSpecial l’edizione 2021 del Biofach

 Ora è ufficiale: le edizioni 2021 di Biofach, la principale fiera mondiale per gli alimenti biologici e, in contemporanea, di Vivaness, la fiera internazionale per la cura naturale della persona saranno digitali. Si chiameranno rispettivamente Biofach e Vivaness eSpecial e sono in programma dal 17 al 19 febbraio prossimi.

L’organizzazione di NürnbergMesse mette fine alle incertezze, dovute alla situazione pandemica che sta purtroppo continuando a travolgere l’intera Europa, e annuncia la nuova strategia. Una mossa che consentirà la pianificazione sicura per l’intero settore  a livello globale.

Petra Wolf, membro del consiglio di amministrazione della NürnbergMesse, ha dichiarato: “Nelle ultime settimane abbiamo intrattenuto un fitto dialogo di confronto con le principali realtà del settore. Una cosa è certa: il comparto del bio ha voglia di interazione, di fare networking, di conoscere e scoprire tendenze e innovazioni, soprattutto in questi tempi eccezionali”.

La versione digital del salone di Norimberga si propone dunque di soddisfare tale desiderio e calendarizza una serie di opzioni innovative alternative alla fiera in presenza. Dalle presentazioni virtuali di aziende e prodotti, a forum di discussione online e altri format per il networking con esperti del settore. Le sofisticate funzioni di matchmaking aiutano inoltre le parti interessate a trovare gli espositori di loro interesse.

Non mancheranno neppure i tradizionali momenti di formazione e i seminari. Il Biofach Congress del 2021 avrà una reale portata globale e verterà su strategie e politiche da implementare per ricostruire il futuro al motto di “Shaping transformation. Stronger. Together”. 



Panettone Melegatti da 750 g venduto sottocosto a 0,99 €. Com’è possibile? Chi comanda sullo scaffale?

 


La mezza pagina pubblicitaria sul quotidiano la Repubblica Milano annuncia la possibilità di comprare nei supermercati Iper un panettone Melegatti da 750 grammi a 0,99 €. A fianco compare la scritta “prezzo bomba”. In effetti il prezzo è straordinariamente sottocosto, perché da anni non si vedevano listini così bassi nemmeno nei giorni immediatamente precedente il Natale, quando bisogna svuotare i magazzini. Per rendersi  conto di quanto sia assurdo il prezzo basta osservare la foto della penne rigate Barilla posizionate a fianco dal panettone, che a prezzo pieno costano quasi quanto il dolce di Natale. Come è possibile proporre a 0,99 € un prodotto che nella grande distribuzione, al pari di Maina, Bauli, Balocco o Motta, viene venduto intorno ai 5-7  €/kg, quando non è in promozione con sconti del 50% circa.

Il panettone rappresenta uno dei punti di eccellenza della pasticceria industriale per tanti motivi. La ricetta è regolamentata dal Decreto 22 luglio 2005, che prevede l’impiego di farina, burro, uova, uvetta e canditi. La normativa indica solo le quantità minime degli ingredienti, e per questo motivo ci possono essere alcune differenze tra una marca e l’altra, anche se l’incidenza maggiore sui costi è forse collegata al tempo di lievitazione e alla qualità di alcune materie prime (canditi e uvetta). C’è poi da considerare il tempo di lavorazione, c’è chi lo sforna in 24 ore e chi invece ne impiega 72. L’aspetto da sottolineare è che stiamo parlando di uno dei pochissimi prodotti da forno industriali preparato con lievito madre, abbinato a piccole quantità di lievito di birra. Si tratta di un dolce di alta qualità, lontanissimo da merendine, biscotti e altri snack ottenuti con lievito chimico e pronti in poche ore, che però sono venduti a prezzi decisamente elevati se confrontati con il panettone (da 5 a 8 €/kg).

Se il dolce industriale natalizio venisse trattato con un ricarico simile a quello delle merendine dovrebbe essere venduto a 9-10 €/kg. Perché allora il prezzo medio sugli scaffali risulta dimezzato e in qualche caso addirittura quasi svenduto come nel caso di Melegatti? Per capire la situazione bisogna fare un passo indietro. I produttori vendono i dolci di Natale ai supermercati a 3-4  €/kg, includendo in questa cifra un margine di guadagno molto risicato. Le catene usano il panettone come prodotto civetta per attirare i consumatori e scelgono una marca a rotazione da vendere allo stesso prezzo di acquisto (o sottocosto come nel caso del dolce Melegatti proposto da Iper), per la felicità dei clienti.

La cosa da sottolineare è che la decisione su quali panettoni o pandori mettere in promozione la prende la catena di supermercati e non il produttore, per questo è abbastanza normale per le grandi marche scoprire il loro panettone offerto a prezzi bassissimi a loro insaputa. In un simile contesto si inserisce la concorrenza tra le catene, per cui tutti si devono adeguare e i listini dei dolci di natale scendono vertiginosamente. La politica dei listini bassi da un lato triplica le vendite di panettoni e pandori, ma dall’altro svilisce l’immagine di un prodotto di pasticceria che, ormai, viene considerato dai consumatori al pari di biscotti e merendine. A questo punto viene spontaneo chiedersi fino a che punto è corretto spingersi con gli sconti e falsare i prezzi dei prodotti, che in questo modo perdono valore commerciale e vengono considerati dai consumatori come una comodità e non come un prodotto di qualità come sarebbe giusto?

articolo tratto da: https://ilfattoalimentare.it/panettone-melegatti-sottocosto-supermercati.html

Olio extravergine venduto a meno di 3 euro al litro: com’è possibile? Lo spiega AgroNotizie


Sugli scaffali del supermercato è facile trovare bottiglie di olio extravergine di oliva ad un prezzo che oscilla tra i 2,6 e i 3,20 euro al litro. Prezzi ben lontani dai costi di produzione dei nostri olivicoltori e infatti sui social network, come al bar, l'indignazione degli agricoltori italiani è forte.


C'è chi grida alla frode, chi accusa la grande distribuzione di vendere sottocosto l'olio per attirare i clienti e chi invece punta il dito contro la Spagna o la Tunisia. Chi ha ragione? E soprattutto: come si forma il prezzo di mercato dell'olio extravergine di oliva?


Le quotazioni dell'olio extravergine di oliva

Partiamo dai dati: ad oggi la quotazione per l'olio extravergine di oliva sulla piazza di Bari oscilla tra 3,70 e 3,90 euroal chilo mentre in Spagna è quasi la metà, intorno ai 2 euro, mentre in Tunisia la materia prima è ancora più a buon mercato.

"Quando valutiamo il prezzo di un prodotto allo scaffale dobbiamo prima di tutto comprendere la tipologia di olio che acquistiamo", spiega Giovanni Sanesi, professore all'Università di Bari, dipartimento di Scienze agro-ambientali e territoriali.

"Se sull'etichetta troviamo la dicitura olio di oliva extravergine di provenienza comunitaria e il costo si aggira intorno ai 3 euro è plausibile che questo provenga dalla Spagna, dove i costi di produzione sono ben più bassi rispetto a quelli dell'Italia. Se allo stesso prezzo troviamo un olio italiano dobbiamo invece insospettirci. A meno che non ci si trovi a fine stagione e le promozioni siano volte a svuotare i magazzini in vista della nuova produzione". Oppure nel caso in cui il prodotto sia venduto sottocosto, quindi in perdita, con il solo scopo di attirare nell'esercizio commerciale potenziali clienti.

C'è poi sempre il capitolo frodi e adulterazioni. Gli organismi di vigilanza infatti non di rado trovano olio tunisino venduto in Italia come comunitario dopo un passaggio in Spagna o Malta. Oppure oli di semi adulterati e venduti come olio extravergine di oliva. Si tratta tuttavia di casi isolati che non sono determinanti per la formazione dei prezzi di mercato.


I costi di produzione

La differenza nelle quotazioni di mercato tra olio d'oliva prodotto in Italia, in Spagna o nel Nordafrica è determinata principalmente dai differenti costi di produzione. In Italia vige un sistema colturale con poche piante ad ettaro (circa 300) e le olive vengono raccolte a mano con l'aiuto di scuotitori e agevolatori. La resa è di 4-5 tonnellate ad ettaro.

In Spagna invece ci sono grandi impianti superintensivi con 1.200-2mila piante ad ettaro in cui tutte le fasi di produzione sono meccanizzate"Questo comporta un drastico calo dei costi di produzione che permette agli olivicoltori spagnoli di mettere sul mercato un prodotto di qualità media a prezzi decisamente inferiori rispetto a quelli italiani", spiega Gabriele Canali, professore di Economia agraria all'Università Cattolica del Sacro Cuore.
 

In Tunisia, come nel resto del Nordafrica, è invece la manodopera ad avere un costo di molto inferiore rispetto all'Europa. Gli accordi per le importazioni a dazio zero da questo paese certamente non aiutano le dinamiche dei prezzi, ma come vedremo in seguito non si può mettere sullo stesso piano il prodotto made in Italy e quello estero. ....................................

Lettera per ritiro produzione e vendita pesticidi pericolosi e vietati

Per:

Primo vicepresidente esecutivo Frans Timmermans

Il commissario per la salute e la sicurezza alimentare Stella Kyriakides

Il commissario all'Agricoltura Janusz Wojciechowski

Virginijus Sinkevičius, commissario per l'ambiente, gli oceani e la pesca

 

Oggetto: Vietare l'esportazione di pesticidi vietati e l'importazione di alimenti prodotti con queste sostanze chimiche

Gentile Primo Vice Presidente Esecutivo, Cari Commissari,

Noi sottoscritte organizzazioni della società civile vi scriviamo per chiedervi di vietare non solo l'esportazione di pesticidi pericolosi vietati nell'UE, ma anche l'importazione di prodotti alimentari e agricoli prodotto con tali pesticidi al di fuori dell'UE.

Esportazione di pesticidi vietati

Nel luglio di quest'anno, 36 esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno rilasciato una dichiarazione invitando l'UE e altre nazioni ricche per porre fine alla pratica "deplorevole" di esportare sostanze chimiche tossiche vietate, compresi i pesticidi, ai paesi più poveri con normative più deboli. Un'indagine approfondita ha dimostrato che, solo nel 2018, gli Stati membri dell'UE hanno approvato l'esportazione di più di 81.000 tonnellate di pesticidi contenenti 41 sostanze chimiche pericolose che sono state vietate per uso agricolo nell'UE, al fine di proteggere la salute umana e / o l'ambiente. La maggior parte delle esportazioni di questi pesticidi pericolosi è andata a paesi a basso e medio reddito, che mancano della capacità di controllare i rischi delle sostanze durante il loro ciclo di vita e dove esistono diffuse violazioni dei diritti umani e impatti devastanti sulla salute umana, la biodiversità, ecosistemi e ambiente.

In questo contesto, accogliamo con favore l'impegno della Commissione europea, nell'ambito del Chemicals Strategy for Sustainability, per “garantire che le sostanze chimiche pericolose siano vietate in Europa e ne sia vietata anche  l'esportazione nell'ambito della valutazione REFIT dei pesticidi e degli LMR regolamenti per "utilizzare tutta la sua diplomazia, politica commerciale e strumenti di supporto allo sviluppo" promuovere una graduale eliminazione globale dei pesticidi non più approvati nell'UE.

Pur riconoscendo che un divieto dell'UE su tali esportazioni non porterà di per sé un divieto globale, noi crediamo fermamente che una transizione globale che porti lontano dall'uso di pesticidi pericolosi non possa essere raggiunto a meno che l'UE non prenda l'iniziativa e interrompa queste esportazioni e l'mportazione di alimenti prodotti con pesticidi vietati. Alcuni di questi pericolosi pesticidi tornano in Europa come residui negli alimenti importati.  Infatti, i paesi che sono le fonti più importanti dell'UE di prodotti agroalimentari importati, sono tutti tra le principali destinazioni per le esportazioni dell'UE di pesticidi vietati. Come hanno dimostrato recenti ricerche, i residui di 74 pesticidi vietati nell'UE sono stati trovati negli alimenti testati sul mercato europeo nel 2018. Tra i pesticidi interessati, 22 sono stati esportati Europa quello stesso anno.

 

L'importazione di alimenti  trattati con pesticidi vietati nell'UE mette  gli agricoltori europei in una posizione di concorrenza sleale. Mette a repentaglio anche la salute dei lavoratori agricoli, della  popolazione generale e quella dell'ambiente nei paesi produttori, e può anche mettere a rischio la salute dei consumatori europei . L'UE dovrebbe garantire che non siano ammessi pesticidi vietati come residui negli alimenti e nei prodotti agricoli immessi sul mercato europeo.

Esempio francese

Nel 2018, la Francia ha convertito in legge il divieto di produzione, stoccaggio, distribuzione ed esportazione di prodotti per la protezione di piante  che contengono sostanze attive che non sono state approvate nell'UE per motivi legati alla protezione della salute umana o dell'ambiente, a partire gennaio 2022. Questo divieto si applicherà anche all'importazione di alimenti prodotti con tali pesticidi.

Vi chiediamo di seguire questo esempio e di adottare urgentemente misure per vietare sia l'esportazione di tutti pesticidi vietati nell'UE per proteggere la salute umana o l'ambiente, e l'importazione di prodotti alimentari e agricoli realizzati con tali pesticidi.

Eliminazione graduale globale dei pesticidi pericolosi.

 Il mantenimento della prassi attuale contraddirebbe il Green Deal europeo e quello della Commissione, impegno nell'ambito della strategia Farm to Fork - e la più recente strategia chimica per Sostenibilità - per promuovere standard di sicurezza e sostenibilità al di fuori dell'UE al fine di raggiungere alimentari sostenibili “non solo entro i suoi confini, ma anche fuori”.

L'UE ha un ruolo di leadership globale da svolgere su questi temi e può aiutare a raggiungere un consenso di livello internazionale  sul fatto che queste pratiche abominevoli, che sfociano in discriminazione e sfruttamento, devono finire. Ciò potrebbe essere ottenuto istituendo un nuovo meccanismo delle Nazioni Unite per promuovere l'eliminazione graduale dell' uso di pesticidi pericolosi a livello globale in collaborazione con FAO, OMS, UNEP e ILO.

Bruxelles, 05/11/2020


Firmatari internazionali

Agroecology Europe                            Centro per il diritto ambientale internazionale (CIEL)

ClientEarth                                                                        Osservatorio Corporate Europe (CEO)

Federazione europea dei sindacati per l'alimentazione, l'agricoltura e il turismo (EFFAT)

Coordinamento europeo Via Campesina (ECVC)                  European Environmental Bureau (EEB)

Rete europea di scienziati per la responsabilità sociale e ambientale (ENSSER)

European Professional Beekeepers Association (EPBA)

Ufficio per la difesa del commercio equo                                                Fairtrade International

Food & Water Action Europe     foodwatch                                    Unità europea di Greenpeace

Alleanza per la salute e l'ambiente (HEAL)             Health Care Without Harm (HCWH) Europa

Supporto per la giustizia e l'ambiente (supporto HEJ)

Istituto per l'agricoltura e la politica commerciale in Europa (IATP)

International Society of Doctors for the Environment (ISDE)

Unione Internazionale dell'Alimentazione, Agricoltura, Hotel, Ristorazione, Ristorazione, Tabacco e Lavoratori Alleati

Associazioni per la Giustizia per i pesticidi (IUF)                                      Navdanya International

Pesticide Action Network Europe                                Pesticide Action Network International

Slow Food Europa                                                                                               WECF International

Nazionali

Arnika         Association de défense de l'environnement et de la nature de l'Yonne (ADENY)

Associazione degli azionisti etici Germania             Medici austriaci per l'ambiente (AeGU)

Biopark e.V.                                                                               BUND / Amici della Terra Germania

Bundesverband Naturkost Naturwaren (BNN) e.V.                   Iniziativa Cristiana Romero (CIR)

Associazione Colibri         Coordinamento gegen BAYER-Gefahren               La Terra prospera

Earth Trek / Zemljane staze      ECOCITY         

 Centro di competenza per la progettazione ecocompatibile       Fodesam

Eco-Hvar     Ecologistas en Acción      Ernährungsrat München         Movimento verde estone

FDCL - Centro di ricerca e documentazione Cile-America Latina

Framtiden i våre hender        Generazioni Futures         Gen-ethische Netzwerk (GeN)

GENUK e.V. [Gemeinnütziges Netzwerk für Umweltkranke]         GLOBAL 2000

GLS - Zukunftsstiftung Landwirtschaft     GMWatch Hogar sin Tóxicos (Foundación Vivo Sano)

Inkota Institut Marquès    Integrated Resources Management Co ltd (IRMCo)

ISDE Italia   Fondo lettone per la natura     Neo-Agri      Oxfam Germania

Pesticide Action Network Germany Pesticide Action Network Italia

Pesticide Action Network Paesi Bassi    Pesticide Action Network UK

POLLINIS     PowerShift e.V.     Occhio pubblico        SNA- Syndicat national d'Apiculture

SÜDWIND e. V. - istituto per l'economia e l'ecumenismo         Vamos

The Cancer Prevention and Education Society   Fondazione Via Pontica

La Federazione delle Associazioni di Apicoltura Rumena (ROMAPIS)

WECF -Francia   WECF -Germania      ZERO - Associação Sistema Terrestre Sustentável

 

News dal FAB, Fondo Alto Borago


 

Webinar (17 Novembre) - Mercato del vino in Cina: la nuova normalità

 Quali prospettive ci sono per il vino italiano in Cina? Come si muoverà il mercato e come cambieranno i consumi? In che modo comunicare il vino e la grande biodiversità dell’Italia in maniera vincente? Domande che vanno rapportate con la “nuova normalità” della Cina, dopo i profondi mutamenti che tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 hanno impattato non solo sul gigante asiatico, ma progressivamente in tutto il mondo.

Vinitaly, che a Shanghai ha una base operativa che monitora l’intero Paese, affronterà “Il mercato del vino in Cina” in un webinar in programma martedì 17 novembre alle 10:30 (ora italiana). 

Il Dragone rimane il quinto Paese al mondo per consumi di vino in volume, alle spalle di Stati Uniti, Francia, Italia e Germania. 



Pesticidi, allarme di Bruxelles sull’effetto cocktail

 


Commissione Ue: “l’esposizione a diverse sostanze chimiche ha portato a una riduzione della crescita fetale e a minori tassi di natalità”

La strategia dell’Ue sulle sostanze chimiche adottata lo scorso 14 ottobre punta ad affrontare gli effetti cumulativi e combinati delle sostanze chimiche, compresi i pesticidi. Per Bruxelles è un primo passo verso l’ambizione di inquinamento zero per un ambiente privo di sostanze tossiche, come annunciato nel Green Deal europeo. La strategiasottolinea che, sebbene negli ultimi anni siano stati compiuti progressi significativi per colmare le lacune di conoscenza sull’impatto dell’effetto combinato delle sostanze chimiche, resta ancora molto lavoro da fare.

Esposizione prenatale

“Gli studi sul biomonitoraggio umano nell’Ue indicano un numero crescente di diverse sostanze chimiche pericolose nel sangue e nei tessuti del corpo umano, inclusi alcuni pesticidi e biocidi”. E’ quanto si legge nel documento messo a punto dalla Commissione Ue. In aggiunta, “l’esposizione prenatale combinata a diverse sostanze chimiche ha portato a una riduzione della crescita fetale e a minori tassi di natalità”. Diventa necessario accelerare il lavoro sulle metodologie per garantire la piena attuazione delle disposizioni esistenti.

Su quanto i pesticidi siano presenti nella strategia, Euractiv ha interpellato il commissario per l’ambiente Virginijus Sinkevičius.  Per lui, i pesticidi “dovranno essere prodotti e utilizzati in modo più sostenibile, poiché questo è l’obiettivo generale della strategia”. La legislazione europea richiede già alle autorità di regolamentazione di affrontare gli effetti cumulativi e sinergici di pesticidi e biocidi nelle valutazioni della sicurezza. Ma la strategia richiede ulteriori azioni in questo settore. Perché, ha spiegato, più pesticidi possono essere utilizzati contemporaneamente nei campi agricoli e anche perché più residui di pesticidi possono essere trovati su campioni alimentari.

Il rapporto annuale dell’Efsa

Un terzo del cibo consumato in Europa contiene residui di due o più pesticidi. E’ quanto evidenziato dal rapporto annuale pubblicato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) all’inizio di quest’anno. E si sta valutando una metodologia mirata per affrontare gli effetti cocktail combinati dei pesticidi.

Per la Commissione la strategia rappresenta “un’opportunità per rispondere alle legittime aspirazioni dei cittadini dell’Ue per un alto livello di protezione dalle sostanze chimiche pericolose e per promuovere l’industria dell’Ue come precursore globale nella produzione e nell’uso di sostanze chimiche sicure e sostenibili”. Inoltre “questa strategia rappresenta il necessario primo passo verso l’ambizione di inquinamento zero dell’Europa e i relativi obiettivi definiti nelle strategie di biodiversità e di Farm to Fork”, nel quadro generale del Green Deal.

Lo studio del Ramazzini

Un nuovo studio, curato da ricercatori di un team internazionale con sede nel Regno Unito, in Italia, Francia e Paesi Bassi, tra cui Fiorella Belpoggi, direttrice dell’Istituto Ramazzini di Bologna, sostiene che le miscele di residui di pesticidi che si trovano comunemente negli alimenti nell’Ue possono avere effetti negativi sulla salute. E questo anche quando ogni singolo pesticida è presente a un livello considerato sicuro dalle autorità di regolamentazione. Come riporta il sito GmWatch, lo studio  ha anche scoperto che l’uso di tecniche di analisi molecolare note come “omiche” può rivelare effetti avversi sulla salute che non vengono rispettati dalle misure tossicologiche standard utilizzate per supportare le autorizzazioni normative dei pesticidi. Il nuovo studio non è stato ancora sottoposto a peer review ma è stato pubblicato sul sito di pre-stampa bioRxiv.

tratto da: https://www.cambialaterra.it/2020/11/pesticidi-allarme-di-bruxelles-sulleffetto-cocktail/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterCLT

Il biologico sfida la pandemia e continua a crescere


Nel 2020 la crescita registrata finora è dell’11%. Aumenta il numero di prodotti bio a marchio della Gdo. Il Focus Bio Bank su Supermercati & Specializzati 2020


Il biologico sfida la pandemia e la risposta è positiva: nel 2020 le vendite di prodotti bio sono in crescita dell’11%. I dati elaborati sono quelli raccolti da Bio Bank dal 1993 per i negozi bio e dal 2001 per la Gdo, fino al 2019. Dopo il sorpasso delle vendite in Gdo nel 2014, si fa sempre più serrato il confronto fra supermercati e specializzati, obiettivo del Focus Bio Bank – Supermercati & Specializzati 2020, giunto alla quarta edizione.

In dieci anni i supermercati sono diventati forza motrice delle vendite. La loro quota è salita dal 27 al 47% sul totale del mercato interno tra supermercati, specializzati, altri canali e ristorazione. I negozi specializzati, invece, sono scesi dal 45 al 21%.

Le vendite di alimenti biologici nella Gdo sono stimate in 2 miliardi di euro nel 2020. Ma rallenta il ritmo di crescita: +2% nel 2019, +5% nel 2020, mentre negli anni precedenti si viaggiava a due cifre, con punte fino al 43%. Parallelamente continua a crescere anche il numero di prodotti bio a marchio della grande distribuzione, passati dai 4.300 del 2018 ai 4.700 del 2019, segnando un +8%. Anche in questo caso in frenata rispetto ai quattro anni precedenti.

Sono 26 le catene della Gdo censite dal Focus a cura di Bio Bank. Tra le prime tre catene italiane si trovano: Coop con 750 referenze bio a marchio, Esselunga con 485 e Pam Panorama con 366.

Nel 2019 è entrata nel rilevamento Leader Price, con una dote di 65 referenze a marchio Leader Price Bio, ma è uscita Auchan, acquisita da Conad. Ruolo di secondo piano per i discount, tra i punti vendita che contano meno di 100 referenze biologiche. Sono otto le catene censite con alimenti equosolidali presenti nelle proprie marche.
Avanzano anche le marche della cosmesi bio o naturale, presenti in undici catene. Una crescita frenata dalla mancanza di una normativa europea e della certificazione.

Specializzati, cresce l’aggregazione

Se la quota dei negozi specializzati in biologico è calata dal 45% al 21% negli ultimi dieci anni, le vendite rimangono in positivo: nel 2020 si stimano 924 milioni di spesa, per un aumento dell’8% (dati Nomisma per l’Osservatorio Sana). Sono 1.339 i negozi bio rilevati da Bio Bank nel 2019 (-1%). Sembra quindi rallentare il fenomeno delle chiusure, con una diminuzione dell’1%: resta comunque elevato il turnover, con più di 200 negozi in entrata e altrettanti in uscita.

A chiudere i battenti sono soprattutto i negozi più piccoli, mentre crescono quelli con superfici oltre i 150 metri quadrati. “Nel 2019 i negozi legati alle catene – specifica il report – sono scesi per la prima volta dal 2011, attestandosi al 42%, in gran parte per la razionalizzazione in atto nelle reti Cuorebio e NaturaSì e l’acquisizione di Biobottega e Piacere Terra, passati a NaturaSì”. I negozi aggregati (catene e programmi promozionali) sono arrivati al 77% del totale, con il 35% di negozi indipendenti aderenti a programmi promozionali dei distributori: Ki Ama Bio di Ki Group e Come Voglio Bio di BiotoBio. Numeri che confermano la competitività crescente del mercato, dove “è difficile salvarsi da soli”. Si concentra così ulteriormente il già ristretto panorama delle catene specializzate in Italia.

Riaffermare la bio-identità

Se il biologico sta guadagnando così tanto spazio tra le vendite della Gdo, non è solo questione di numeri. Dietro al banco ben allestito, il biologico è entrato a pieno titolo anche nelle strategie e nella comunicazione della Gdo. “Quello che più colpisce – si legge nel report – è la capacità della Grande distribuzione generalista di fare propri i temi chiave del bio. La scommessa è sulla capacità dei negozi di riscoprire la propria vocazione originaria: comunicare la storia e i valori del biologico, il legame privilegiato con i produttori e la conoscenza dei prodotti. Nei negozi specializzati l’esperienza d’acquisto deve avere un sapore identitario, riconoscibile, autentico. Ma il canale storico, che rappresenta questo mondo al 100%, fatica a ricalcolare la sua posizione per riaffermare il proprio ruolo guida e la propria bio-identità”.

tratto da: https://www.cambialaterra.it/2020/11/il-biologico-sfida-la-pandemia-e-continua-a-crescere/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterCLT

Saltata la FESTA DELLE FAE 2020 a San Giorgio Ingannapoltron, in Valpolicella

 


foto e news da Facebook

Condizionalità sociale degli aiuti PAC: la battaglia del Piano Strategico Nazionale - comunicato stampa ARI (Associazione Rurale Italiana)

 Nel disastroso panorama della riforma della PAC da poco licenziata dal Parlamento Europeo c'è

un piccolo spiraglio di luce: la condizionalità sociale a cui verranno sottoposti i contributi

erogati. Questo semplice principio di giustizia sociale - che sancisce come non si debbano dare,

o si debbano togliere, fondi pubblici a chi si macchia di reati legati allo sfruttamento del lavoro

- finora non era mai stato inserito nell'impalcatura del più importante programma del bilancio

UE, che ammonta a poco meno del 35% del suo bilancio annuale, circa 390 miliardi di euro per

i prossimi sette anni.

L'emendamento approvato, il numero 732, sancisce che “i beneficiari che ricevono pagamenti

diretti [...] sono soggetti a una sanzione amministrativa se non rispettano le condizioni di

lavoro e contrattuali applicabili e/o gli obblighi del datore di lavoro derivanti da tutti i pertinenti

contratti collettivi e dalla legislazione sociale e del lavoro a livello nazionale, dell'Unione e

internazionale”.

ARI, insieme al Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC), si è battuta per oltre 10 anni

per questo importante risultato. Ora chiediamo che, come previsto dalla normativa, il Governo

italiano inserisca questo principio all'interno del Piano Strategico Nazionale della nuova PAC,

implementando efficacemente un apparato di controllo e sanzionatorio appropriato nel più

breve tempo possibile. Ricordiamo che l’Italia nel 2018 è stata beneficiaria del 9,5% di tutti gli

aiuti PAC a livello europeo, dei quali oltre 3,6 miliardi di euro in aiuti diretti. Non un euro dei

prossimi pagamenti diretti dovrà esulare dalla condizionalità sociale!

In queste settimane i contenuti del Piano Strategico stanno venendo discussi a livello nazionale

tra il Ministero, le maggiori organizzazioni di categoria e le amministrazioni locali, anche se in

modo poco trasparente e inclusivo.

Inoltre manca poco ormai all’inizio del Trilogo, il negoziato tra Commissione, Parlamento e

Consiglio Europeo che giungerà a ratificare i regolamenti della prossima PAC. Quale tipo di cibo

ci troveremo nei nostri piatti nei prossimi 7 anni? Sarà un cibo socialmente più giusto, oppure

continueremo a sentire il gusto amaro dello sfruttamento finanziato anche con denaro

pubblico?

ARI continuerà la mobilitazione per una PAC più equa e vicina all’agricoltura di piccola scala,

agroecologica e contadina, chiedendo:

- lo stop ai fondi per la tecnologizzazione, che spaccia per sostenibilità gli investimenti

milionari dell’agroindustria

- la fine delle politiche a sostegno del mercato internazionale, della “competitività” e

dell’export, che concentrano risorse e potere e spazzano via i contadini, e l’adozione di

misure di sostegno al lavoro agricolo

- l’arresto del sostegno alla finanziarizzazione e alla dematerializzazione dell’agricoltura,

che limita il pieno rispetto dei diritti contadini, tra cui l’accesso alla terra, la gestione

delle sementi e della biodiversità.

Corte Palù della Pesenata, 5 Colà di Lazise 37017 (VR) - www.assorurale.it

Coalizione #CambiamoAgricoltura

Sabato 21 novembre evento: "Se la PAC si mangia la transizione..!" un'occasione per riflettere sulla futura PAC dopo il voto del Parlamento UE in vista dell'avvio del negoziato del Trilogo. L'evento potrà essere seguito in diretta su Facebook.



SETE D'ARIA di Paola Tonelli - Novembre 2020

 articolo tratto da: https://comune-info.net/sete-daria/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=Il+Covid+e+la+guerra+alle+parole

Quest’anno è esplosa la sete d’aria: questa necessità è affiorata nella consapevolezza di molti. Se ne è cominciato a parlare in modo sempre più forte dai primi mesi dell’anno. In primavera si sono moltiplicati i corsi online sull’argomento. Per tutti noi che da tanti anni abbiamo fatto molta attenzione allo spazio aperto delle scuole-nidi è stata una piacevole sorpresa veder affiorare queste riflessioni. In un momento così difficile le parole sull’outdoor hanno preso a rimbalzare da un webinar all’altro come raggi di luce.

Ho sempre curato la vita dei bambini nei giardini-cortili scolastici: prima quando insegnavo poi quando ho cominciato ad occuparmi della formazione degli adulti. Fin dagli anni Ottanta il momento dell’uscita, per me, non poteva coincidere con il momento dello sfogo, del “liberi tutti”, mentre l’insegnante si disinteressava e, se poteva, si riposava distrattamente.

Questo articolo fa parte di Usciamo. Il tempo dell’educazione all’aperto, e-book curato da Comune, qui scaricabile gratuitamente

Per me questo tipo di presenza dell’adulto fu subito scartata. Ripensandoci credo che, inizialmente la particolare attenzione al “fuori” fosse dovuta al fatto che pur essendo nata “cittadina” avevo avuto la fortuna, ogni anno, per tutta l’infanzia e l’adolescenza, di vivere l’estate in campagna e di poter scoprire (in libertà) la vita nei prati, tra l’erba, gli alberi, i sassi, l’acqua limpida del ruscello e del torrente, l’acqua dello stagno con il suo canneto, la morbidezza della terra arata. Ho avuto la fortuna di osservare da vicino e a lungo tutti i “colori” della campagna e dei monti, tutte le forme strane e infinite della natura. Ogni volta che ripenso a quei giorni mi convinco sempre di più di quale grande scuola di creatività siano state quelle buone vacanze in campagna.

Insegnare ai bambini di città mi ha spinto, naturalmente, a paragonare la qualità delle loro esperienze con le mie. Conoscere i loro problemi, le loro difficoltà mi ha portato a cercare soluzioni diverse per loro. Ho cercato, innanzitutto, una scuola dotata di giardino: con almeno la terra o un poco di erba. Non sempre ci sono riuscita: purtroppo ho anche lavorato in scuole dotate solo di un cortile di cemento o di un terrazzo. Senza scoraggiarmi troppo ho trovato anche qui delle soluzioni interessanti. Ho sempre lavorato, progettato per restituire veramente ai bambini, nel migliore dei modi, l’uso dello spazio aperto inseguendo il possibile in ogni situazione.

Mi sono molto impegnata a cercare cosa si potesse fare nelle realtà meno felici. Questo perché sono consapevole delle migliaia di bambini che, a scuola, non dispongono di spazi aperti ottimali o almeno sufficientemente buoni.

Ho deciso di utilizzare questo invito a scrivere per riflettere su come si può partire subito in tali condizioni. Il mio intento è quello di far capire che non si può perdere tempo, mesi, a volte anni in attesa che succeda qualcosa che trasformi uno spazio, da noi adulti considerato brutto, in uno spazio meraviglioso. Non si deve certo rinunciare a progettare la sua trasformazione ma, poiché questo generalmente richiede del tempo più o meno lungobisogna cominciare a capire che, nell’attesa, qualcosa di estremamente prezioso per i bambini si può fare da subito, domani mattina e in ogni situazione.

Cosa mi ha aiutato a partire subito, a introdurre azioni innovative nell’immediato? È stato fondamentale parlare con i bambini per capire come loro vedono-valutano gli spazi infelici della scuola. Nell’ascoltarli mi sono imbattuta nella prima sorpresa: loro non li vedono brutti. Al contrario per loro sono desiderabili. Possiamo dunque affermare che i bambini valutano il cortile molto diversamente da noi. Per questo è utile, per far partire i nostri progetti outdoor, trovare momenti per ascoltarli con attenzione.

Ho cominciato così: di tanto in tanto ho trovato del tempo per fare loro una serie di domande che possono ricordare le modalità dell’intervista. I bambini amano moltissimo raccontare, rispondere a interrogativi, esporre il proprio parere. Per questo considero l’intervista uno strumento prezioso da utilizzare perché è molto semplice, non richiede un’organizzazione complessa, non si fa alla massa di bambini ma a piccoli gruppi (o a singoli o a coppie) in cui tutti possono esprimersi. Le interviste sono benefiche per loro che si aprono-raccontano-pensano e possono essere realizzate subito in ogni realtà. Possono dare ottimi frutti.

Trasformo in due brevi racconti due interviste che ho fatto. La prima ha coinvolto due bambini romani della primaria e la seconda ha coinvolto una ragazzina di una scuola media di Firenze.

L’intervista a Roma – scuola primaria

La scuola in cui si trovavano questi due alunni disponeva di un grande cortile completamente ricoperto da mattonelle di cemento. Chiesi loro come chiamassero questo spazio. Volutamente non lo definii io perché mi interessava far emergere le loro parole senza influenzarle. Pensai che quanto mi avrebbero detto mi sarebbe stato utile per comprendere meglio il modo con cui si approcciavano allo spazio esterno.

Dalla chiacchierata venne fuori che per uno di loro si trattava di un cortile, per l’altro di un giardino. Sollecitati dalle mie domande manifestarono immediatamente la gioia e il piacere di andarci indipendentemente dal nome con cui avevano chiamato quello spazio. Cercai anche di indagare perché piacesse così tanto. La risposta fu per me agghiacciante:Perché in classe non si può correre, in classe si fa la ricreazione seduti”Chiesi subito il perché di questa ricreazione seduti e mi fu risposto che questo accadeva quando si “menavano”. Aggiunsero anche che, a volte, usciva il sangue dal naso o dal labbro.

Pensai subito che tenere i bambini agitati chiusi in classe e seduti non poteva che complicare la situazione. Più i bambini sono compressi e costretti a stare fermi più avrebbero bisogno di almeno una buona boccata d’aria. Soprattutto i bambini di città che crescono chiusi tra muri facendo quello che gli adulti chiedono loro di fare. Dovremmo capire che hanno sete, sete d’aria. Quando si ha sete bisogna bere altrimenti si sta molto male. Una semplice uscita in cortile per respirare sarebbe rigenerante come un bicchiere d’acqua nel deserto. Potrebbero anche bastare dieci minuti di uscita. Nelle scuole del nord Europa dopo ogni ora di scuola i bambini, gli studenti escono per circa dieci o quindici minuti. Quando rientrano stanno meglio, sono più calmi e sono più capaci di concentrazione. Questa è una pratica che potremmo sperimentare subito anche noi, anche domani mattina.

Indagai ulteriormente cercando di capire quale punto-parte di questo cortile-giardino preferissero. Chiesi: “Dove vi piace più giocare?”. La risposta mi commosse perché indicarono un angolino di pochi metri quadrati: l’unico spazio con terra e due cespugli abbastanza robusti alti poco meno di due metri. C’era anche una specie di barriera formata da due grandi pietre legate tra loro con una catena. Riporto le parole che hanno usato perché spero che aiutino a riflettere:

“Chiacchieriamo anche dove ci sono due alberelli, uno tipo salice piangente che è bellissimo!. È uno spazietto per le chiacchiere. Per sedersi ci sono due palloni di pietra. Alcuni di noi si arrampicano sugli alberelli. Andiamo lì dietro i palloni di pietra quando le maestre non ci vedono, se ci vedono dicono di non andare perché ci sono le trappole per i topi … per sederci abbiamo anche l’angoletto con il prato finto …”.

Agli occhi-orecchi attenti di noi insegnanti-educatori si manifesta nuovamente la grande sete di aria, terra e verde. Ascoltare queste voci bambine sul loro spazio aperto deve assolutamente attivarci e spingerci a fare qualcosa. Vi assicuro che si può fare moltissimo e, quando ancora non c’è nulla di nuovo, si possono almeno prevedere, organizzare e moltiplicare le uscite all’aperto che devono essere pensate con cura nonostante la loro evidente semplicità. È indispensabile evitare ogni forma di improvvisazione, di faciloneria.

L’intervista a Firenze – scuola media

La scuola che questa ragazzina ha frequentato per tre anni si trova in Firenze e, sollecitata a descrivere il loro spazio aperto, mi ha fatto questo racconto:

“Abbiamo un cortile enorme e asfaltato o di cemento. Da tre lati è circondato dalla scuola, da un altro lato c’è un muro abbastanza alto. Ci sono cinque alberi in croce. In croce perché sono veramente pochi. La terra è poca: c’è solo un angolino di terra per i peperoni ma non lo coltiviamo noi. I ragazzi a turno, forse, escono nell’ora di educazione fisica per fare ginnastica o sport ma non per giocare. Noi, invece, avevamo un professore che una o due volte al mese ci portava in cortile per parlare”.

C’erano delle panchine?

“No. Ci mettevamo seduti in terra e in cerchio. Dopo aver parlato giocavamo ad un gioco deciso insieme. Non facevamo uno sport ma un gioco, tipo palla avvelenata”.

Di cosa parlavate?

“… di come era andato il mese. Oppure se c’era un bambino che aveva bisogno di parlare con la classe, e lo aveva richiesto, lo ascoltavamo e poi parlavamo con lui. È importante parlare, è bello stare fuori, e bello per l’odore…”.

Mi incuriosì questo riferimento all’odore e chiesi di spiegarmi meglio.

“Il cortile non puzza come in classe. Stavo bene fuori”.

Torna la sete d’aria. Cosa mi colpisce di questo racconto?

  • Siamo nuovamente davanti a un cortile cittadino circondato da muri.
  • La maggior parte delle classi lo usa per fare ginnastica o sport. Non lo utilizza per il gioco. Alle medie i ragazzi sono troppo grandi per giocare?
  • Un professore lo utilizza per far parlare i ragazzi.
  • Non ci sono panchine o sedie ma… la soluzione è dietro l’angolo: ci si siede per terra. Naturalmente quando non è bagnato ma quando c’è il sole o, anche quando non c’è ma è tutto asciutto.
  • Se gli scambi verbali finiscono prima del tempo previsto non c’è alcun problema: si gioca insieme secondo quanto è stato deciso da tutti.
  • Molto interessanti i due filoni delle conversazioni e anche molto utili per curare la socialità del gruppo. Un’occasione per aprire un confronto su come si è vissuto insieme.

Concludo questa breve riflessione: è tempo di riconnettere i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze alla natura. Chi insegna in scuole dove la natura sembra lontana deve provare a portarli più spesso all’aria, importante elemento primario della natura, studiando-progettando questi primi piccoli urgenti passi e individuando nuove modalità di uscita.

Con il tempo si scoprirà che ogni spazio può trasformarsi in una meraviglia anche a costi contenuti. Pensate che nel Trecento, a Lucca, hanno costruito la torre Guinigi che in alto ospita un vero giardino pensile dove sono stati piantati sette lecci. La scoperta di questa torre bella e molto audace mi aiutò a pensare che è possibile portare la natura anche dove sembra impossibile. Una volta conosciuta questa torre diventa ancora più chiara la direzione che si può prendere per trasformare i terrazzi e i cortili. Ma qui inizia un altro discorso.


Paola Tonelli, formatrice, si è occupata su tutto il territorio nazionale della formazione delle insegnanti di scuola dell’infanzia. Presso il Cnr, ha collaborato al progetto “La Città dei bambini”. Tra i suoi ultimi libri Usciamo all’aperto. Portare i bambini di 0/6 anni a contatto con la natura e le sue meraviglie anche in città (Anicia).