La cenere di legna. Come utilizzarla per concimare l’orto

Cenere di legna

La cenere di legna è un ottimo concime organico da usare nell’orto biologico. Chi vive in campagna, o più semplicemente ha una stufa a legna o un camino, ne ha spesso a disposizione grandi quantità. Usarla nell’orto come concime rende facile lo smaltimento e, al tempo stesso, consente di nutrire il terreno e le coltivazioni. Tuttavia, è importante sapere con precisione quali sono gli effetti della cenere di legna su terreno e piante. Conoscere questi dettagli, infatti, ci permetterà di poterla usare in maniera corretta. Una domanda che ci si pone spesso tra gli appassionati di orto, infatti, è se sia sicuro usarla nell’orto e nel giardino.
Come per la maggior parte delle domande in ambito agricolo, la risposta è “dipende”. Prima di usarla, è importante conoscere le caratteristiche del nostro terreno. Inoltre, bisogna capire quali sono le piante che vi coltiviamo e qual è il contenuto della cenere stessa.
Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza. a cenere che ci interessa usare nell’orto altro non è che il residuo solido della combustione del legno. Ha la consistenza di una polvere molto fine, e il colore ha le tonalità di una scala di grigio.
La cenere di legna migliore deriva dagli scarti di potatura di alberi e siepi e dai residui di stufe e camini.
Per il riscaldamento domestico, di solito si usa legno tagliato da alberi quali: quercia, faggio, abete, pino, pioppo, castagno, acacia.
Nella potatura, tra gli alberi che primeggiano per la produzione degli scarti, ricordiamo l’ulivo e l’alloro.  Usare nell’orto la cenere di legna prodotta in questo modo ha due vantaggi. Risolve il problema dello smaltimento e permette di concimare la terra con gli elementi naturali presenti nei vegetali stessi. In questo modo si chiude un ciclo eco-compatibile.
Un po’ lo stesso principio valido per il compost: ciò che consumiamo ritorna in natura sotto una diversa forma.

Quali elementi contiene la cenere di legna

La cenere di legna contiene quattro elementi principali che sono:
  • Calcio, in percentuali variabili dal 25 al 40%
  • Potassio, dal 5 al 30%
  • Fosforo, dal 1,3 al 20%
  • Magnesio, dal 1,3 al 16%
Si tratta di sostanze gradite alla maggior parte delle piante, questo poiché ne garantiscono uno sviluppo sano ed equilibrato.
Ad esempio, il fosforo serve nei periodi di fioritura, mentre il potassio aiuta molto nella maturazione dei frutti.
Il nutrimento che la cenere di legna dà al terreno non è completo, infatti manca l’azoto. Ad ogni modo è presente una gran quantità di calcio.
Gli altri elementi (potassio, fosforo e magnesio) sono sali minerali che la cenere rende disponibili in modo graduale. Questo grazie al suo lento periodo di degradazione. In questo modo le radici delle piante assorbono il nutrimento adatto nel momento giusto.
Nell’orto di un bravo coltivatore biologico, la mancanza di azoto nella cenere di legna è compensata da compost domestico, letame maturo o humus di lombrico .
L’azoto è un elemento indispensabile per la crescita vegetativa. Gli ortaggi comuni come pomodorimelanzanepeperonizucchine, ne risentono parecchio la carenza.

Gli effetti delle cenere su terreno e piante

In precedenza vi abbiamo parlato dei diversi tipi di terreno e della loro struttura. Un altro importante elemento da considerare, nella valutazione del nostro campo è la reazione chimica. In sostanza dobbiamo misurarne il ph per capire se ci troviamo davanti a un suolo acido, neutro o alcalino.
La maggior parte delle specie orticole e fruttifere cresce bene in terreni neutri o sub-alcalini (ph tra 6,6 e 7,8).
La cenere di legna come primo elemento apporta il calcio, il quale ha un’azione basica nel terreno. Questo ne fa aumentare l’alcalinità.
Quindi, se avete un terreno un po’ acido, usare cenere in concimazione è vantaggioso e potete usare dosaggi più elevati.
Se, invece, il vostro terreno è calcareo, alcalino e compatto, usare la cenere può creare condizioni sfavorevoli per le piante.
La cenere è da evitare, però, soprattutto se coltiviamo specie acidofile, che amano terreni acidi (con ph inferiore a 5,5).
Questo un elenco delle principali piante e degli alberi acidofili:
  • Azalea
  • Camelia
  • Corbezzolo
  • Erica
  • Gardenia
  • Magnolia
  • Mimosa
  • Mirtillo
  • Ortensie
  • Rododendri
  • Abete bianco
  • Abete rosso
  • Acero giapponese
  • Betulla
  • Castagno
  • Faggio

Come distribuire la cenere di legna sul terreno

Cenere di legna su un orto
Cenere di legna su un orto
La cenere di legna viene prodotta e usata nell’orto in inverno. E’ ottima per preparare i terreni a riposo, prima delle colture primaverili ed estive.
Si può distribuire in modo uniforme sul suolo man mano che viene raccolta, lasciandola poi riposare e disciogliersi. Durante la lavorazione del terrenoprimaverile verrà poi ammendata, in modo da poter nutrire le radici delle piante. Nella pratica, se c’è molto materiale di potatura da smaltire, facciamone dei cumuli e bruciamoli dove sappiamo di dover concimare. Osservate la legislazione sull’abbruciamento e fate sempre attenzione a lavorare in sicurezza per non arrecare danno a persone o cose. Se avete alberi da frutto, siepi o rose, potete usare la cenere cospargendola vicino il tronco principale e tutt’intorno. In questo caso conviene subito unire la cenere al terreno praticando leggere zappature.
I dosaggi che si consiglia di non superare sono di 25 kg per 100 mq di terreno, circa 200/300 g a mq. Per concimare il terreno delle coltivazioni invernali è utile cospargere un po’ di cenere prima di effettuare la rincalzatura. Questa si effettua su colture quali il cavolfiore, il cavolo broccolo, la verza, il cappuccio.
Secondo la direttiva comunitaria, l’uso della cenere come fertilizzante è ammesso in agricoltura biologica (Reg. Cee 2092/91). Il limite che viene posto però è che la cenere derivi da “legname non trattato chimicamente dopo l’abbattimento”. Vediamo questo cosa comporta.

Quali ceneri non utilizzare

Non solo la direttiva europea, ma anche la logica ci suggerisce di non usare cenere di legno trattato. Vernici, collanti, materiale plastico ecc, sono, infatti, sostanze tossiche per il nostro terreno e quindi bisogna evitarle.
Di sicuro, poi, non si usa la cenere del carbon-fossile, in quanto contiene metalli pesanti che possono danneggiare le piante. Questi, inoltre, possono permanere a lungo nel substrato.
Alcuni sostengono che si possano usare i residui di carbonella, ad esempio dopo un barbecue. Noi lo sconsigliamo.
Molti, inoltre, si domandano se è possibile usare le ceneri delle stufe a pellet. Queste stufe sono molto diffuse in ambito domestico e stanno man mano sostituendo il classico camino. Il pellet è un prodotto commerciale che deriva dalla segatura del legno. Subisce diverse lavorazioni industriali che non prevedono almeno in teoria, l’uso di sostanze chimiche. Ad ogni modo, a noi non piace utilizzarlo nell’orto.
Dall’osservazione sul campo, la cenere del pellet è quasi nera e molto fine e non dà la stessa sensazione di pulizia della cenere di legna. Il grigio quasi candido di quest’ultima è a nostro avviso da preferire alla colorazione quasi nera della cenere di pellet.

Altri utilizzi della cenere di legna

Nella vita di campagna la cenere ha sempre accompagnato contadini e massaie. Molto famosa, ad esempio, è la lisciva, un sapone detergente naturale, che si ricava con facilità dalla cenere di legna. Questo sapone, in passato, veniva usato per il bucato e non solo. La cenere può anche svolgere nel terreno una funzione antiparassitaria, come abbiamo visto nella difesa biologica contro le limacce.
Può essere utilizzata nel compost domestico, aiutando ad eliminare i cattivi odori delle compostiere.
Spesso viene usata nel letamaio, poiché assorbe l’umidità del letame, favorisce l’arieggiamento della massa organica e migliora la fermentazione.
Il mix di cenere e letame è perfetto per la concimazione naturale, essendo completo in tutti gli elementi nutritivi principali.

SOS MANODOPERA, BELLANOVA ACCELERA: “SUBITO MAPPATURA DEI FABBISOGNI”

Dare attuazione, già dalle prossime ore, alla mappatura dei fabbisogni di lavoro agricolo, prevista come azione prioritaria nel Piano triennale di prevenzione e contrasto al caporalato. Per fronteggiare l’assenza di manodopera già registrata nelle campagne, incrociando in modo trasparente e legale domanda e offerta di lavoro e, urgenza indifferibile, prevenire “l’emergenza umanitaria che rischia di determinarsi negli insediamenti informali affollati di persone che oggi non lavorano e sono a rischio fame”.
Così stamattina dai microfoni di Radio24 la Ministra Teresa Bellanova che nei giorni scorsi ha coinvolto nel merito Luciana Lamorgese e Nunzia Catalfo, con una lettera già sui tavoli delle Ministre degli Interni e del Lavoro, verso obiettivi precisi: fare di tutto “per mantenere il tessuto produttivo vivo, sicuro, stabile” e perché negli insediamenti informali non si determini una “gravissima emergenza sanitaria”.
Nel sottolineare che la “filiera agroalimentare sta assolvendo ad un compito per nulla semplice, assicurando anche in questi giorni la continuità degli approvvigionamenti, mettendo in campo le misure di sicurezza necessaria”, Bellanova rileva la necessità di un intervento urgente e congiunto per “fare i conti con un significativo problema di assenza di manodopera nei campi. Tema che assumerà dimensioni ancora maggiori tra poche settimane, quando molti prodotti ortofrutticoli andranno a maturazione”.
“Il lavoro condiviso sul Piano triennale di prevenzione e contrasto al caporalato”, dice la Ministra Teresa Bellanova, “può consentire di avanzare al meglio, ma serve uno sforzo e un coraggio che siano all’altezza della sfida che abbiamo davanti”. Per questo “già nelle prossime ore”, scrive, “vorrei iniziare a dare attuazione alla mappatura dei fabbisogni di lavoro agricolo”.
Il fine è evidente: fronteggiare la diminuzione delle presenze attuali per “compensare il probabile calo degli arrivi di lavoratori stagionali stranieri dall’estero”, impedire l’emergenza sanitaria ed umanitaria che rischia di determinarsi in “insediamenti informali pieni di persone che oggi non lavorano e sono a rischio fame”. Sconfiggere il caporalato: “dobbiamo lavorare contro i caporali e per gli agricoltori”.
Chi “non esce dal ghetto oggi per paura”, riflette Bellanova, “uscirà domani per cercare cibo. Lo farà senza alcuna forma di protezione per la propria salute. Si tratterà quindi di un problema umanitario, sanitario e di ordine pubblico”.
“Non possiamo aspettare ancora”, prosegue la Ministra Bellanova, “per risolvere questa emergenza. E’ necessario procedere speditamente per incrociare l’offerta e la domanda di lavoro, e dare dignità ai più deboli. È un fatto di umanità, di giustizia. C’è offerta di lavoro, ci sono le strutture di accoglienza lasciate vuote, ma non c’è manodopera. Dobbiamo pensare insieme un meccanismo di regolarizzazione, magari a fronte della sottoscrizione di contratti regolari che oggi sarebbero disponibili in agricoltura”.
Un meccanismo trasparente che potrebbe estendersi anche ai lavoratori stagionali a rischio nel settore turistico e in altri comparti, perché “possano valutare l’opportunità di lavorare nel settore agricolo e agroalimentare”, segnalando anche la necessità di un approfondimento su quanto le organizzazioni dei datori di lavoro agricoli affermano in merito alla complessità nell’utilizzo dei voucher così come regolamentati oggi.

tratto da: http://www.corriereortofrutticolo.it/2020/03/24/sos-manodopera-bellanova-accelera-subito-mappatura-dei-fabbisogni/

LE GELATE FANNO STRAGE DI ALBERI DA FRUTTA IN FIORE

L’improvviso abbassamento delle temperature che sono scese anche di molti gradi sotto lo zero per oltre 10 ore ha provocato gelate estese nei campi coltivati da Nord a Sud della Paese con pesanti danni a frutta e verdura, in grande anticipo per effetto di un inverno bollente. E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti dal quale si evidenzia una situazione di difficoltà a macchia di leopardo lungo la Penisola con i danni più gravi dalla Lombardia all’Emilia Romagna dal Veneto alla Puglia per l’arrivo della perturbazione dall’Europa sud orientale con il ritorno della neve dopo un inverno che si è classificato in Italia come il secondo più caldo dal 1800 a livello climatologico facendo registrare una temperatura addirittura superiore di 2,03 gradi rispetto alla media di riferimento. Alcuni alberi di pesco, albicocco e mandorlo hanno addirittura già i frutticini, ciliegi e susini sono in fiore e tra i filari di pere, mele e kiwi ci sono le gemme pronte che sono state intrappolate dal ghiaccio e bruciate dal freddo mentre – sottolinea la Coldiretti – nei campi gravi danni si contano per le primizie di stagione dai carciofi agli asparagi, dalle bietole alle cicorie fino ai piselli. Ma è allarme anche per 50 miliardi di api presenti sul territorio nazionale che sono state ingannate dal caldo e sono uscite dagli alveari ed ora rischiano di subire pesanti perdite. Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che – conclude la Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

Federbio, necessario sostenere le imprese bio che vivono di vendita diretta


In questa situazione di emergenza, FederBio esprimendo vicinanza a medici, infermieri e operatori sanitari per lo sforzo che stanno mettendo in campo e apprezzando l’attività straordinaria che stanno svolgendo le Amministrazioni locali, fa comunque appello ai Sindaci che hanno adottato provvedimenti particolarmente restrittivi impedendo la vendita diretta dei prodotti agricoli sulle aree pubbliche, seppur garantita dai recenti Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. La Federazione chiede il sostegno a queste Amministrazioni affinché vengano riaperti i mercati agricoli territoriali, applicando tutte le misure di massima sicurezza idonee al contrasto dei contagi e alla tutela di operatori e clienti. “L’emergenza globale che ci troviamo ad affrontare mostra in maniera ancora più evidente come sia fondamentale garantire l’approvvigionamento locale del cibo per i cittadini e quanto ci sia bisogno di consentire l’apertura dei mercati degli agricoltori per garantire cibo sano per la comunità locale. Siamo solidali con l’attività delle Amministrazioni locali che hanno messo in campo tutte le misure per arginare il Coronavirus, ci appelliamo però ai Sindaci affinché operino per superare il divieto allo svolgimento dei mercati agricoli locali. Una misura che penalizza in modo particolare le aziende agricole biologiche, privando i consumatori della possibilità di scelta di frutta e verdura biologiche appena raccolte, che se non vendute deperiscono. Siamo molto preoccupati per questa situazione che potrebbe portare al fallimento di molte realtà biologiche che da sempre vendono, in maniera esclusiva, direttamente al pubblico nei vari mercati agricoli locali”, ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBioLa federazione dei produttori di bio specifica infine che il decreto Cura Italia rappresenta un provvedimento d’urgenza che consente un intervento immediato e al quale occorre dare tempestiva applicazione. Come annunciato dal Presidente del Consiglio Conte, saranno comunque necessari altri provvedimenti per limitare i contraccolpi di una crisi pesantissima e per affrontare le specificità dei diversi settori compreso quello del biologico.

Risposte della Commissione europea a un'interrogazione sulla cimice asiatica

Per intervento dell'europarlamentare On. Mara Bizzotto, è stata presentata alla Commissione europea un'interrogazione scritta sul tema "Lotta alla cimice asiatica per salvaguardare la produzione ortofrutticola italiana e richiesta di autorizzazione della molecola chlorpyrifos-methyl da parte della Commissione".
Il 6 dicembre 2019 il comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi della Commissione ha negato il rinnovo dell'autorizzazione all'utilizzo del principio attivo chlorpyrifos-methyl nell'UE. Questa molecola è largamente utilizzata in agricoltura per proteggere le produzioni ortofrutticole dagli attacchi di organismi nocivi, come la dannosissima cimice marmorata asiatica (Halyomorpha halys).
Il rapidissimo proliferare di quest'insetto ha provocato negli ultimi anni danni per centinaia di milioni di euro a numerose produzioni ortofrutticole nel nord Italia, in particolare in Veneto e in Emilia-Romagna. Di conseguenza, il recente divieto della Commissione all'uso del chlorpyrifos-methyl ha messo in allarme gli agricoltori e le associazioni di categoria in Italia, che ora temono per la sopravvivenza della produzione di ortofrutta e dell'intera filiera "made in Italy".
In considerazione del fatto che l'invasione della cimice ha provocato perdite fino al 100 % dei raccolti, mettendo in ginocchio moltissime aziende italiane, che la molecola chlorpyrifos-methyl è l'unico strumento di difesa disponibile per limitare i danni della cimice e che attualmente non esistono misure alternative che possano essere rapidamente introdotte in agricoltura, può la Commissione riferire, stante quest'emergenza fitosanitaria:
1 - se intende rivedere la decisione dello scorso dicembre, rinnovando l'autorizzazione all'utilizzo del chlorpyrifos-methyl, così da assicurare agli agricoltori italiani un mezzo di difesa per le proprie produzioni ortofrutticole dalla cimice asiatica;
2 - se garantirà una deroga all'Italia ove questo non fosse possibile?
Qui di seguito, le risposte di Stella Kyriakides, a nome della Commissione europea:
L'obiettivo fondamentale della normativa dell'UE relativa all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari[Regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e che abroga le direttive del Consiglio 79/117/CEE e 91/414/CEE (GU L 309 del 24.11.2009, pag. 1).] è assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e animale e dell'ambiente
Questo aspetto è prioritario sull'obiettivo di incrementare la produzione di vegetali [ Articolo 1, in combinato disposto con il considerando 24, del regolamento (CE) n. 1107/2009.].
La Commissione non ha rinnovato l'approvazione della sostanza attiva clorpirifos metile[ Regolamento di esecuzione (UE) 2020/17 della Commissione, del 10 gennaio 2020, concernente il mancato rinnovo dell'approvazione della sostanza attiva clorpirifos metile, in conformità al regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari, e la modifica dell'allegato del regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 della Commissione (GU L 7 del 13.1.2020, pag. 11).] a causa di preoccupazioni relative ai suoi effetti sulla salute umana, come indicato dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA)[ EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), 2019. Statement on the available outcomes of the human health assessment in the context of the pesticides peer review of the active substance chlorpyrifos (Dichiarazione sui risultati disponibili della valutazione per la salute umana nel quadro della revisione inter pares della sostanza attiva clorpirifos). EFSA Journal 2019;17(5):5809. 
https://doi.org/10.2903/j.efsa.2019.5809
In particolare in riferimento a un potenziale danneggiamento del DNA e a un impatto negativo sullo sviluppo cerebrale (neurotossicità nella fase di sviluppo). Tali elementi hanno impedito di determinare un livello sicuro di esposizione per gli esseri umani.

Conformemente alla normativa dell'UE in materia di pesticidi, la Commissione non ha la facoltà di concedere deroghe agli Stati membri. L'articolo 53 del regolamento (CE) n. 1107/2009 permette tuttavia a uno Stato membro di autorizzare, per non oltre centoventi giorni, l'immissione sul mercato di un prodotto fitosanitario per un uso limitato e controllato, ove si presenti una situazione di emergenza che non può essere contenuta in alcun altro modo ragionevole. Spetta agli Stati membri la responsabilità di prendere tale decisione e il dovere di informare immediatamente gli altri Stati membri e la Commissione del provvedimento adottato, fornendo informazioni dettagliate sulla situazione e sulle misure prese per garantire la sicurezza dei consumatori. La Commissione può chiedere all'EFSA di emettere un parere o di fornire assistenza scientifica o tecnica.

APPELLO PER LA SOPRAVVIVENZA DELLE AZIENDE AGRICOLE DI PRODUZIONE BIOLOGICA

da Aveprobi

Il socio Antonio Tesini, presidente della Cooperativa Cà Magre di Isola della Scala (Vr), ci ha gentilmente fornito la lettera che ha inviato ad alcuni Sindaci dei comuni che da alcuni giorni hanno sospeso i Mercati locali a causa del Decreto di sicurezza per combattere la diffusione del CODIV-19.
Questa decisione di sospensione dei mercati sta causando gravissimi danni alle aziende agricole biologiche (e non solo) che vivono esclusivamente o prevalentemente di vendita diretta.
Invitiamo tutti gli associati che fanno vendita diretta ad utilizzare la lettera, contestualizzandola in base alle proprie esigenze aziendali e locali.
Naturalmente dovrete assicurare che eviterete gli assembramenti, il rispetto delle distanze di sicurezza, la richiesta dell'uso della mascherina e dei guanti da parte dei clienti (e vostra, naturalmente) e tutte le altre misure che riterrete opportune per mantenere distanziate le persone.

Fatevi sentire, chiedete aiuto e solidarietà da parte delle autorità locali, sforzatevi di continuare a fornire un servizio ai consumatori. 
Più aziende agricole si mobilitano sui propri territori più riusciamo a fare massa critica.
A coloro che che si attiveranno nei propri territori chiediamo di tenerci informati, anche noi abbiamo bisogno di capire come si evolve la situazione in tutto il territorio veneto.

Grazie e buon lavoro a tutti

Aveprobi





APPELLO PER LA SOPRAVVIVENZA DELLE AZIENDE AGRICOLE DI PRODUZIONE BIOLOGICA
In questo periodo infausto, molti Sindaci di Comuni appartenenti alla Provincia di _______________,  hanno adottato provvedimenti particolarmente restrittivi in materia di contrasto al coronavirus, arrivando al divieto di  vendita dei prodotti alimentari all’interno dei mercati e delle zone dedicate ai produttori agricoli.
Pur comprendendo le motivazioni  di tali scelte, derivanti evidentemente dal lavoro straordinario richiesto alle Amministrazioni locali e al personale che deve garantire i controlli, in qualità di legale rappresentante/titolare di  ___________________________ con metodi biologici e lavoro agricolo, che opera prevalentemente con la vendita diretta, rilevo con preoccupazione che la mancata possibilità di poter svolgere tale attività, sebbene garantita dai recenti Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, sta provocando conseguenze pesanti in termini economici.
Faccio presente che l’azienda che rappresento, durante lo svolgimento degli ultimi mercati a cui ha partecipato, ha adottato tutte le precauzioni utili ad evitare gli assembramenti e che i clienti, pazientemente, hanno aspettato in fila il proprio turno.
Nonostante ciò non è più possibile, a causa del divieto di vendita anche in zone marginali, poter offrire ai clienti dell’azienda le primizie appena raccolte, particolarmente attese dopo la stagione invernale, che potrebbero portare un po’ di consolazione e nutrimento essenziale alla funzionalità dell’organismo, durante l’isolamento forzato che tutti dobbiamo sopportare.
Sembra che i nostri clienti debbano accontentarsi di cibo prevalentemente a lunga scadenza proveniente esclusivamente da supermercati, ma immagino che riducendo il numero di punti vendita, il pericolo di assembramento aumenti, concentrando gli acquirenti nei pochi esercizi rimasti in attività e forse il rischio di contagio non è minore in ambienti chiusi, piuttosto che all’aperto. 
Oltre al dispiacere enorme che provo nel vedere prodotti agricoli che deperiscono in quanto, già confezionati, non possono essere venduti perché arrivano progressivamente, talvolta in maniera ufficiosa e all’ultimo minuto, comunicati di sospensione dei mercati, voglio esprimere la mia preoccupazione per non poter garantire ai miei collaboratori, magari assunti da poco, la continuità nel rapporto di lavoro e per dover sostenere interamente i costi dell’attività con incassi notevolmente ridotti o quasi inesistenti. In questa situazione, mentre la Grande Distribuzione aumenta il fatturato del 50% le aziende agricole che effettuano la vendita diretta rischiano il fallimento.


Considerando i tentativi di trovare soluzioni da parte di rappresentanti delle Amministrazioni Pubbliche per ridurre i danni economici derivanti dalla situazione di emergenza, esprimo apprezzamento per le intenzioni, ma faccio  presente che, ad esempio, l’eventuale utilizzo dei voucher per i lavoratori addetti alle raccolte servirebbe a poco se i prodotti non si possono vendere e che gli operai stagionali già presenti, soprattutto se provenienti da altri paesi europei, con la limitazione dei viaggi non possono tornare nei luoghi di provenienza e durante la permanenza in Italia devono pagare le spese di affitto anche se la  possibilità di lavoro viene ridotta. 
Comprendendo che nei momenti di emergenza non è possibile tenere conto, nelle scelte strategiche, di tutte le esigenze, invito a una riflessione sulle considerazioni espresse e mi auguro che la vendita diretta dei prodotti agricoli su aree pubbliche sia nuovamente possibile in quanto tale attività, per noi agricoltori che operiamo nel biologico da molti anni e abbiamo finalizzato la nostra produzione alla vendita diretta, non rappresenta una situazione folcloristica, ma una vera necessità di sopravvivenza economica.
Se e quando questa situazione problematica avrà fine, non saranno le “immissioni di liquidità” a determinare la ripresa, ma la capacità, la volontà, la resistenza e l’autonomia imprenditoriale di contadini, artigiani, piccole e medie aziende che operano a livello locale; ma solo se nel frattempo non saranno annientate definitivamente.  
Da ultimo, non posso non far notare che l’unico soggetto in circolazione che non teme alcun virus è la mostruosa burocrazia che ci opprime da molto prima del pericolo contagio e ogni anno aumenta con le sue scadenze, obblighi, percorsi tortuosi, parametri da rispettare obbligatoriamente nonostante tutto e tutti e non ha mai fine. 
Ringrazio molto per l’attenzione e spero nell’interessamento di coloro che hanno il compito di assumere decisioni per la cittadinanza, per poter trovare insieme delle soluzioni.
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Le tipologie di uso del suolo agricolo aggrava i rischi di malattie infettive

Mentre gli impatti delle attività agricole sull'uso del suolo sono relativamente ben caratterizzati in alcuni settori (ad esempio, la contabilità delle emissioni di carbonio e la perdita di biodiversità), meno consolidati sono i potenziali impatti sulla salute umana, dove la maggior parte della ricerca riguarda gli effetti dell'esposizione a pesticidi, prodotti chimici e metalli pesanti . Le prove che collegano i cambiamenti nell'uso del suolo e il rischio di malattie infettive nell'uomo, molti dei quali sono legati all'agricoltura, non sono state sistematicamente valutate o quantificate.
Questa meta-analisi fornisce ampie prove del fatto che l'esposizione professionale o residenziale a diversi tipi di agricoltura può costantemente esacerbare i rischi di malattie infettive nell'uomo nell'Asia meridionale. Un'ulteriore espansione o intensificazione dell'uso del suolo a fini agricoli può provocare la comparsa di nuovi agenti patogeni o una maggiore trasmissione di zoonosii, parassiti o malattie trasmesse da vettori 
Considerata una serie di altre esternalità negative dell'agricoltura identificate in altri settori (ad esempio, emissioni di carbonio, inquinamento atmosferico, perdita di biodiversità), il potenziale di migliori decisioni sull'uso del suolo può ridurre anche le malattie infettive. Il miglioramento della sostenibilità dell'agricoltura è già stato identificato come una questione fondamentale per il raggiungimento di obiettivi di sviluppo e ambientali.

AIAB, AssoBiodinamica e FederBio: A rischio la legge sul Bio in Senato

La legge sul biologico approvata quasi all’unanimità alla Camera con la sola astensione di Forza Italia è in attesa da oltre un anno di essere approvata al Senato e adesso rischia di venire stravolta. Questo è il rischio paventato da AIAB, AssoBiodinamica e FederBio in una nota del 4 marzo scorso. Numerosi emendamenti – sostengono infatti e tre associazioni di settore – la equiparano ad altre forme di agricoltura “sostenibile” prive di qualsiasi riferimento normativo e di fatto incompatibili con una legge che riguarda invece un metodo di produzione regolamentato dall’Unione Europea.  Se venissero accolti gli emendamenti al testo della Camera, in buona parte provenienti dalle forze di maggioranza, anche queste forme di agricoltura senza precise norme di riferimento potrebbero accedere alle risorse per lo sviluppo e la ricerca relative al Fondo previsto nella legge sul bio. Inoltre, sarebbe eliminato il riconoscimento del biologico quale attività di importanza strategica per l’agricoltura italiana e per la tutela dell’ambiente insieme all’obiettivo dell’incremento delle superfici condotte con questo metodo, che rappresenta un’importante opportunità per l’agricoltura nel nostro Paese.
Per tali ragioni Aiab, Associazione per l’agricoltura biodinamica e FederBio, le tre associazioni che riuniscono tutto il mondo del biologico, hanno inviato una lettera ai capigruppo dei partiti di governo, con la denuncia del tentativo di depotenziare il testo approvato alla Camera e la richiesta di un incontro urgente, che si è tenuto in data 3 marzo alla presenza dei capigruppo del PD Marcucci e del Gruppo Misto De Petris. “Possiamo dire che si è trattato di un incontro positivo. I capigruppo Pd e Gruppo Misto hanno ribadito che la legge e lo sviluppo dell’agricoltura biologica rientrano nel programma del governo e hanno assicurato che il testo della legge non subirà modifiche sostanziali, a conferma di quanto già dichiarato dai senatori del M5S nel comunicato di un paio di giorni fa”, hanno affermano in seguito all’incontro Maria Grazia Mammuccini (FederBio) e Antonio Corbari (Aiab) e Carlo Triarico (AssoBiodinamica). “Già in occasione del passaggio dei lavori e della discussione al Senato le pressioni di alcuni gruppi d’interesse hanno tentato di ostacolare l’approvazione del DDL” , denunciano le associazioni. “Serve ora una rapida approvazione del testo”. “Del resto, non si può invocare un generico impegno per il clima e per la salvaguardia dell’ambiente e della salute senza poi promuovere nei fatti le iniziative a sostegno di questi obiettivi. La nuova Commissione UE ha lanciato il Green New Deal e sta adeguando anche le politiche di settore a obiettivi ambiziosi che prevedono finalmente indicatori precisi di crescita per il settore biologico certificato, ad oggi il modello di agricoltura sostenibile più avanzato, normato e promosso a livello europeo”, hanno concluso le associazioni nella lettera indirizzata alle forze di maggioranza.

E-commerce impazzito: +456% per Yakkyofy e c’è chi non tiene il ritmo delle consegne

Vola l’e-commerce dei freschi e freschissimi come conseguenza della politica dello “stay home”. La gente preferisce ordinare i suoi cibi freschi e freschissimi da casa e quindi “in sicurezza” generando non solo un trend di incrementi del giro d’affari di settimana in settimana ma anche facendo proliferare gli operatori dell’e-commerce che fino a ieri fatturavano circa l’1% del totale della distribuzione dei prodotti ortofrutticoli. Secondo i dati Nielsen, rilevati nella prima fase dell’emergenza Covid-19, ossia tra lunedì 24 febbraio e domenica 1 marzo, le vendite della GDO italiana hanno fatto registrare un picco di crescita del 12,2% rispetto alla stessa settimana del 2019 e il tasso delle vendite on-line è stato superiore del 15% nella media nazionale con un picco del +20% in Veneto. Questo andamento eccezionale crea qualche problema. Le piattaforme della GDO, abituate a gestire in questo periodo una mole relativamente limitata di ordini, si trovano in difficoltà davanti ad un’impennata fuori misura delle consegne a domicilio al punto che, soprattutto per alcuni big retailer e in determinate aree, si arriva anche a 20 giorni di ritardo. Afferma Marco Porcaro, Ceo e fondatore di Cortilia, società specializzata nell’e-commerce di freschi e freschissimi: “Abbiamo deciso di mettere un tetto agli ordini, oltre il quale non ne accettiamo più. Attualmente la nostra crescita oscilla, in base alle aree del Paese, tra il 50 e l’80%”. Intanto FIPE e Assodelivery (quest’ultima è la prima e unica associazione dell’industria del food delivery italiana alla quale aderiscono Deliveroo, Glovo, Just Eat, SocialFood e  Uber Eats) hanno sviluppato delle linee guida per garantire che le consegne vengano effettuate nella totale sicurezza sanitaria di operatori e clienti. “Abbiamo attivato la modalità di consegna contactless – fa sapere un portavoce di Just Eat – nel rispetto delle misure precauzionali e della distanza interpersonale di almeno un metro, cioè senza contatti diretti. Abbiamo disabilitato la possibilità di pagare in contanti, consentendo solo pagamenti elettronici. L’ordine non deve essere consegnato direttamente in mano ma appoggiato fuori dalla porta del cliente, previa comunicazione dell’avvenuta consegna. Tramite l’app, inoltre, abbiamo comunicato ai clienti anche agevolazioni sugli ordini, come ad esempio sconti sulle consegne di modo da far lavorare i ristoranti che sono in difficoltà in questo momento, ma anche i rider che stanno avendo maggiori opportunità di consegna”. Una soluzione inedita al problema della carenza di rider e anche di organizzazione logistica è stata sperimentata, a suo tempo, da Alibaba’s Fresh in Cina, quando l’epidemia era ancora nel suo pieno. Secondo quanto riportato dall’ANSA il colosso asiatico dell’e-commerce ha addirittura deciso di condividere i propri dipendenti con i ristoranti e le aziende che gestiscono le consegne a domicilio per cercare di rispondere all’impennata di acquisti online nel periodo dell’epidemia. Uno scambio che ha riguardato circa 1.800 lavoratori che sono stati assegnati a Fresh Hema con contratti a breve termine. Il fenomeno e-commerce del momento, in Italia, si chiama Yakkyofy, ed è una start up che sta rivoluzionando il settore con la tecnica del drop shipping. Solo nei primi 15 giorni di marzo, ha visto sestuplicare il proprio fatturato (+456%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’azienda ha chiuso il 2019 con un giro d’affari di 2,2 milioni di euro ma già nel primo trimestre 2020, non ancora terminato, il trend di crescita viaggia su una media di +125% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso costituendo la premessa per un grosso balzo in avanti del fatturato a fine anno.

La lista degli agricoltori che offrono questo servizio a Verona e in provincia

Coronavirus | Consegna a domicilio | Coldiretti | Campagna Amica

Spesa a domicilio per i veronesi da parte dei produttori di Campagna Amica e Coldiretti Verona che non possono vendere i loro prodotti nei mercati a chilometro zero perché chiusi. Nella provincia veronese è possibile ordinare la spesa direttamente alle aziende agricole per averle recapitate a casa, nell’assoluto rispetto delle prescrizioni igienico sanitarie previste dalla normativa in vigore per garantire la sicurezza sia degli operatori che dei consumatori.
Le aziende agricole sono: Castagna che produce funghi e consegna nel Comune di Verona (Tel. 347 9872060); Menegatti Remigio che produce carne bovina e suina e consegna in Borgo Trento, Borgo Venezia e Calmasino (349 6084311); Tre Ponti di Ambrosi Morris che produce ortofrutta biologica e consegna in Piazza Isolo e ad Avesa (329 1888831); La Fattoria di Nonna Tonina che produce formaggi freschi e stagionati, yogurt e riso e consegna a Calmasino e San Pietro in Cariano (alimartini@libero.it - 338 8160087); Le Fontanelle che produce conserve di pomodoro, nettari di frutta, sotto’olio, orticole e confetture, consegna nell'Est veronese (347 8487002); Apicoltura Falasco che produce miele e derivati e consegna nel Comune di Verona (347 9963305); Ruffo Ornella che produce conserve, succhi di frutta, confetture e giardiniere, consegna nel Comune di Verona (ilparadisodiornella@alice.it – 334 1685284); Paola Albertini che produce e consegna uova nel Comune di Verona (333 4359615); Malga Fagioli che produce formaggi freschi e stagionati di capra e yogurt di capra, consegna nel Comune di Verona (335 1624401 – 329 1550800); Malgavazzo che produce insaccati, carne, formaggi, latte e yogurt di malga, consegna nel Comune di Verona (malgavazzo@libero.it – 347 4759757 – 349 5398752); La Corte che produce formaggi freschi, latte pastorizzato e yogurt, consegna in Borgo Trento, Borgo Venezia, Borgo Roma e Golosine (349 3915227); Mela d'Oro che produce ortofrutta e trasformati, consegna a San Massimo, Pescantina, Bussolengo, San Michele, Montorio e Negrar (347 6849992).
Un servizio opportuno visto che da un'indagine Ixè per Coldiretti si evince che quasi 4 italiani su 10 (38%) hanno fatto scorte di prodotti alimentari e bevande per il timore ingiustificato di non trovali più disponibili sugli scaffali di negozi, supermercati e discount. La grande maggioranza degli italiani (61%) in questo periodo va a fare la spesa circa una volta alla settimana preoccupandosi di mettere nel carrello prima di tutto nell’ordine: pasta, riso e cereali (26%), poi latte, formaggi, frutta e verdura (17%), quindi prodotti in scatola (15%), carne e pesce (14%), salumi e insaccati (7%) e vino e birra (5%).
Nelle ultime tre settimane dell'emergenza coronavirus gli acquisti di pasta sono cresciuti del 61% e quelli di farina addirittura dell’82% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo un'analisi di Coldiretti su dati Nielsen che segnala anche un raddoppio per cibo in scatola e conserve e un balzo di oltre il 24% dei surgelati, quasi si temesse una lunga durata della pandemia. Quasi 1 italiano su 3 (30%), spiega Coldiretti, si aspetta che l'emergenza duri almeno fino a Pasqua mentre il 46% pensa che dovremo fare i conti con il virus almeno fino all'estate, un 7% fino al prossimo autunno e infine i più pessimisti (5%) pensano che durerà per tutto l’anno mentre non si pronuncia il 12% della popolazione.
Una situazione che, conclude Coldiretti, ha cambiato in parte anche le modalità della spesa con l’11% che ha aumentato l’online mentre il 7% si è rivolto con maggiore frequenza ai servizi di consegna a casa.
L'iniziativa della consegna a domicilia si inserisce nella campagna di Coldiretti #MangiaItaliano per salvare il Made in Italy. Un obiettivo sostenuto dalla grande maggioranza dei consumatori (82%) che è d’accordo sul fatto che in questa fase è importante acquistare prodotti italiani per tutelare una filiera agroalimentare che dal campo alla tavola garantisce il lavoro a 3,8 milioni di persone.

Come scegliere il letame e concimare l’orto

letame è il concime organico per eccellenza. Si tratta di una sostanza che deriva dalle deiezioni sia solide che liquide di alcuni animali e dalla lettiera. È da sempre utilizzato in agricoltura per le sue proprietà nutritive a vantaggio delle piante.
Anticamente le deiezioni prodotte dagli animali rientravano nel normale ciclo produttivo della fattoria, grazie al loro impiego come concime e ammendante del terreno.
Oggi, con lo specializzarsi delle attività agricole, difficilmente si riescono a trovare aziende che integrano l’allevamento degli animali e la coltivazione degli ortaggi.
Inoltre è sempre più difficile trovare un buon prodotto proveniente da allevamenti condotti con metodo biologico. Non tutto il letame, infatti, si può usare in agricoltura biologica, ma solo quello derivante da allevamenti di animali gestiti in modo sostenibile.
In quest’articolo vediamo una panoramica sull’impiego del letame per migliorare la qualità delle nostre coltivazioni biologiche, indagando punto per punto le diverse implicazioni pratiche.

Il letame come concime organico

Letame per concimare orto
In agricoltura biologica il letame può essere considerato la migliore fonte di sostanza organica. È indispensabile per rendere il terreno fertile e assicurare una crescita sana e rigogliosa delle piante.
La fertilità del suolo ha diversi aspetti. In primis quello microbiologico, vale a dire la presenza nel terreno di microrganismi utili per l’elaborazione dei nutrienti necessari alle colture. Le deiezioni animali ne contengono in grandi quantità e contribuiscono alla formazione dell’humus, termine con cui indichiamo la sostanza organica presente nel terreno.
Il letame è già di per sé humus nutritivo, ovvero l’insieme delle sostanze prontamente decomponibili e mineralizzabili dai microrganismi bio-riduttori. Inoltre, con il tempo diventa humus stabile, ossia una riserva duratura di elementi nutritivi a cui le radici delle piante possono attingere. Dunque, si tratta di un vero e proprio fertilizzante naturale.
Com’è fatto il letame?Il letame non è costituito esclusivamente dalle deiezioni degli animali. Sull’esatta composizione influiscono, infatti, l’origina della lettiera e le modalità di produzione zootecnica. La prima può essere composta da paglia di cereali, stocchi di mais, trucioli, fieno, ecc. Per quanto riguarda invece la produzione zootecnica, le variabili possono essere: composizione della lettiera, quantità e tempi di distribuzione del materiale vegetale, gestione della stalla, ecc. Quali elementi nutritivi contiene? L’apporto di letame con le concimazioni periodiche migliora la composizione chimica del terreno, trasformandosi in una sorta di “banca” in cui sono contenuti gli elementi base per la crescita delle piante nelle diverse fasi del loro ciclo biologico, vale a dire: azoto, fosforo e potassio.
Oltre a questi elementi base, il letame contiene:
  • mesoelementi, quali: calcio, magnesio e zolfo
  • microelementi, quali: ferro, zinco, rame, boro, ecc.
Sono tutte componenti importanti per lo sviluppo armonioso delle piante e per coltivare frutta e ortaggi di qualità.
Non dimentichiamo che piante sane e rigogliose difficilmente si ammalano. Quindi, migliorando il suolo agricolo, questa concimazione diventa una difesa naturale da parassiti del terreno (nematodi) e malattie.

Il letame come ammendante del terreno

Aggiungere letame al terreno ne modifica e ne migliora anche le caratteristiche fisiche, quindi la sua struttura.
Un terreno concimato in modo abbondante ha questi vantaggi:
  • è più facile da lavorare;
  • risulta più morbido negli strati superficiali, cosa che facilita semine e trapianti;
  • ha una migliore capacità di assorbire l’acqua in eccesso, evitando quindi pericolosi ristagni idrici;
  • permette una maggiore disponibilità d’acqua per le colture nei periodi di siccità;
  • può essere usato anche per correggere terreni particolarmente difficili, come quelli troppo argillosi e compatti.

Il letame è biologico?

Non tutti i letami sono biologici, poiché non tutti gli allevamenti di animali sono gestiti allo stesso modo.
In agricoltura biologica si può usare esclusivamente quello proveniente da allevamenti zootecnici condotti in modo biologico.
La normativa di riferimento è il Regolamento (CE) n. 834/2007 (integrato con le relative disposizioni nazionali).
In questi testi si chiariscono i criteri per considerare un allevamento zootecnico biologico. Inoltre, in orticoltura si proibisce l’utilizzo di letame animale (fresco o essiccato) proveniente da allevamenti industriali.

Gli allevamenti industriali

Gli allevamenti industriali non consentono di ammendare al suolo letame sano. Questo porta come conseguenza che potremmo trovarci nel paradosso di peggiorare le condizioni del nostro terreno, anziché migliorarle.
Le stalle moderne producono più che altro liquame, che non contiene materiale vegetale e che non dà luogo alla formazione di humus.

Quale letame scegliere

I vari tipi

Letame equino
Com’è ovvio il letame animale non è tutto uguale, in quanto diverse sono le specie animali che producono le deiezioni.
In agricoltura i letami più utilizzati per la concimazione organica sono:
  • bovino
  • equino
  • ovino
  • avicolo
Ognuna di queste tipologie ha una composizione diversa, fatta di acqua e sostanza secca (la cui sostanza organica è composta principalmente da azoto, fosforo e potassio).
Nella tabella seguente osserviamo i valori medi della composizione di 100 quintali di letame. Indichiamo in “%” la quantità di acqua e sostanza secca presenti mediamente nelle diverse tipologie. In “kg”, invece, sono espressi i nutrienti apportati per sostanza organica, azoto, fosforo e potassio.
Il riferimento è al letame fresco.
Tabella composizione letame

Avicolo

Da come si evince dalla tabella il letame avicolo, o pollina, è quello più ricco di nutrienti. Il problema è che quello proveniente da allevamenti biologici è molto difficile da trovare. L’idea sarebbe avere un proprio pollaio, dal quale prelevarlo e conservarlo.
Le aziende che producono uova bio, con allevamenti sostenibili, hanno solitamente terreni sui quali producono ortaggi impiegando il proprio letame, quindi non lo cedono a terzi.
La pollina proveniente da galline allevate all’interno dei capannoni industriali, siano esse a terra o in gabbia, è invece da evitare assolutamente.

Bovino

Il letame bovino è probabilmente più facile da trovare, però c’è da dire che è quello più povero di sostanza organica ed elementi.

Ovino

Il letame ovino è ottimo in quanto a composizione. Nelle zone dove si pratica l’allevamento di pecore e capre non è difficile trovare aziende zootecniche biologiche, che ben volentieri vi cederanno del buon prodotto.

Equino

Il letame equino è probabilmente la soluzione più pratica. Sono molti i maneggi presenti nelle nostre campagne, dove gli animali vengono allevati in modo corretto. Di solito, chi fa maneggio non pratica orticoltura intensiva, quindi è più semplice reperire dell’ottimo letame di cavallo.

La giusta maturazione del letame

Letame fresco
Quando parliamo di letame dobbiamo tener conto del suo diverso grado di maturazione.
In tal senso ne distinguiamo tre tipologie:
  • Fresco;
  • Maturo;
  • Compostato.

Fresco

Il letame fresco è quello con meno di tre mesi di maturazione. È fortemente sconsigliato spanderlo sul terreno.
Questa tipologia, infatti, oltre a contenere ancora molto materiale vegetale inerte, può avere al suo interno sementi di piante infestanti, funghi, parassiti e batteri non graditi. Ammendato immediatamente al terreno, potrebbe farci accidentalmente seminare colture che a noi non interessano (graminacee). Oltre al fatto che è molto rischioso per la coltura con cui entra in contatto, che può essere “bruciata” dall’alta temperatura che il materiale fresco sviluppa e dalla componente di azoto ammoniacale in esso presente.

Maturo

Il letame da utilizzare per la concimazione dell’orto biologico è quello più possibile maturo. Con questo termine si intende quello con 9-10 mesi di maturazione.
Il processo di maturazione avviene con la fermentazione. All’interno del cumulo si sviluppano alte temperature, che dopo un certo periodo di tempo, grazie anche all’azione dei microrganismi, consumano semenza, funghi e batteri dannosi.
Quando il letame è maturo, assomiglia molto a del buon terriccio, è di colore scuro e il materiale vegetale al suo interno è totalmente degradato. In queste condizioni gli elementi nutrizionali sono stabilizzati e prontamente disponibili per le radici delle piante, cosa che non avviene quando il prodotto è fresco.
È possibile ammendarlo al terreno anche pochi giorni prima di semine e trapianti, senza correre alcun rischio.

Compostato

Con il termine letame compostato si intende quello con più di 12 mesi di maturazione. Il processo di compostaggio deve avvenire nel modo corretto.
Come compostare il letame correttamente
Assodato il fatto che è il letame maturo quello che deve essere impiegato come concime organico, capiamo come si composta correttamente.
Facciamo l’ipotesi che vi sia stato regalato del prodotto fresco, cosa piuttosto probabile, in quanto farlo maturare ha un certo costo per l’azienda zootecnica. Il letame tipicamente si conserva in cumuli. Per maturare correttamente il cumulo deve essere coperto, ovvero non esposto all’azione degli agenti atmosferici (acqua e sole).
Una soluzione è dunque quella di disporre del riparo di una tettoia, dove acqua e sole non arrivano sul cumulo. Se non si dispone di una tettoia si può usare un telo impermeabile in pvcTelo in pvc (adattabile a diversi usi).
Per velocizzare il compostaggio, altro accorgimento è quello di rivoltare periodicamente il cumulo. Possiamo osservare che la parte esterna è quella che si asciuga prima, in quanto è al centro del cumulo che avvengono i processi fermentativi e si sviluppa il calore. Rigirarlo periodicamente ci garantirà, alla fine del processo, un letame maturo in maniera omogenea e in tempi più brevi.
Rivoltarlo ci dà anche un’indicazione visiva sul grado di maturazione. Quando osserviamo che dal centro del cumulo non sale più “fumo” e non si sente “calore”, il nostro concime organico è pronto per essere ammendato al terreno dell’orto.

Quando utilizzare il letame

Letamare l’orto

Non possiamo stabilire un momento esatto per la distribuzione del letame sul terreno. Se è ben maturo possiamo ammendarlo al suolo di coltivazione anche 15 giorni prima dell’inizio del ciclo, ossia il momento della semina o del trapianto.
Di solito, la concimazione avviene tra fine inverno e inizio primavera, al via di un lungo ciclo di coltivazione.
Altri fertilizzano con il letame in autunno, cioè alla fine dei lunghi cicli estivi. Questa soluzione può essere valida, ma espone la sostanza organica al degradamento dell’intera stagione invernale, che di fatto potrebbe consumarsi. Concimando in autunno ci troveremo in primavera con un prodotto meno “potente”.

Letamare il frutteto

Discorso diverso si può fare per la concimazione con il letame del frutteto biologico.
Innanzitutto il letame maturo viene aggiunto nel momento della messa a dimora, ponendolo sul fondo della buca dove andremo a piantare il nuovo albero. Così facendo, le radici della pianta avranno a disposizione nutrienti sufficienti per la delicata fase iniziale del radicamento.
Vi è poi la concimazione annuale, che si fa in autunno o a fine inverno. In questo caso bisogna ammendare al terreno del frutteto il letame maturo.
Ricordiamo che parte dell’apparato radicale degli alberi è superficiale, quindi la zappettatura per ammendare il letame deve essere leggera.
Tutte le colture da frutto beneficiano della letamazione periodica, comprese quelle dell’olivo e della vite.

Quali sono le colture che richiedono la letamazione

Nell’orto ci sono colture che richiedono più letame, altre meno.

Colture più esigenti

Tra le colture più “golose” abbiamo sicuramente:

Colture meno esigenti

Colture meno esigenti in termini di letamazione sono le Leguminose (fagiolinifavefagiolicecilenticchiepisellilupiniarachidi).
Altre colture, come le Liliacee (agliocipollaporroscalogno), non amano una forte concimazione organica prima dell’inizio del ciclo.

Letamare assecondando le rotazioni colturali

Viste le diverse esigenze delle varie colture, bisogna quindi ragionare in termini di rotazioni colturali.
Supponiamo di avere un piccolo pezzo di terra a riposo da molto tempo, dove nel primo anno vogliamo coltivare pomodori e zucchine.
In questo caso è opportuna una buona letamazione iniziale, in modo da poter dare a queste piante molto esigenti il massimo apporto di nutrienti e sostanza organica.
Alla fine del primo ciclo possiamo decidere di seminare delle leguminose, ad esempio fave, senza far nessun tipo di fertilizzazione.
Dopo aver raccolto le fave, nella primavera del secondo anno, potremo sfruttare questo pezzo di terra per coltivare le cipolle.
In pratica, la letamazione del terreno non deve essere per forza annuale, ma precedere la coltivazione di colture avide di sostanza organica.
Mediamente una letamazione ogni due anni dovrebbe soddisfare questa esigenza.

La giusta quantità di letame nel terreno

Un’altra domanda che sempre ci si pone è: quanto letame mettere nel terreno?
Nei testi di agraria troverete una distribuzione per ettaro misurata in quintali. Qui proviamo a ragionare per un piccolo orto familiare, parlando di kg per mq.
Se avete a disposizione pollina, quindi letame avicolo, basta una piccola quantità, circa 1 kg per ogni mq coltivato.
Per lo stallatico bovino maturo possiamo quadruplicare questa quantità, apportando circa 4 kg di letame a mq.
Con il letame ovino o equino ci regoliamo al centro di questa forchetta e ammenderemo al suolo circa 2-3 kg di letame a mq.

Come distribuire il letame

Ulteriore problematica è quella della distribuzione del letame sul terreno, che deve essere il più uniforme possibile.
Se sui grandi appezzamenti si usa la spandiconcime portata dal trattore, in un piccolo orto si provvede a mano.
Gli attrezzi necessari sono:
  • pala o forcone per impalare
  • carriola per trasportare
  • forca con denti piegati o rastrello per distribuire uniformemente
La concimazione con il letame è un lavoro molto pesante, che sarebbe meglio svolgere almeno in due, in modo da dividersi i compiti.
Una persona addetta a riempire la carriola, un’altra a spandere sul terreno.
Quando il letame è distribuito uniformemente, dovrà essere ammendato, ovvero lavorato.
Se operiamo completamente a mano, possiamo eseguire una vangatura.
Se abbiamo a disposizione una motozappa o un motocoltivatore cerchiamo di non fare andare troppo in profondità la sostanza organica. Il letame interrato non dovrebbe scendere nel suolo oltre i 15-20 cm.

Lo stallatico pellettato

Come abbiamo più volte sottolineato, non sempre è facile trovare del letame animale, per giunta maturo. Per la concimazione organica dell’orto, dunque, l’alternativa commerciale è rappresentato dallo stallatico pellettato (o letame sintetico).
Si tratta di letami secchi e compattati, a cui è stata tolta quasi per intero l’acqua, che vengono venduti in sacchi.
Ne esistono di diversi tipi e composizione che potete tranquillamente trovare nei negozi specializzatiStallatico pellettato.
Possono essere considerati degli ottimi concimi organici. Si applicano in minori quantità, ma hanno un costo abbastanza sostenuto, specie per estensioni medio-grandi.
Rispetto al letame, non hanno la funzione ammendante, cioè non sono in grado di modificare significativamente la struttura del terreno.
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