Escursione per il riconoscimento delle piante selvatiche mangerecce e officinali della collina

Domenica 12 luglio dalle 14.30 alle 18.00

Passeggiata per scoprire e iniziare a riconoscere le erbe selvatiche ad uso alimentare e officinale nelle colline di Alcenago, poi saremo ospiti nella casa di Iole che ci preparerà una merenda e faremo una tisana con alcune delle erbe raccolte

Luogo: Via Maso di Alcenago fraz. Di Grezzana

Costi: € 25 – coppie € 40 - i bambini non pagano

Per info e prenotazioni: maria grazia 3297008924; iole 347 1121994



“Come progettare un turismo sostenibile in Valpolicella e dintorni” webinar il 28/07/2020 alle ore 21



Il neonato “Biodistretto della Valpolicella e Dintorni" inizia la sua attività con corsi di formazione all’agricoltura biologica e all’ agrecologia e con iniziative culturali legate al territorio: una di queste è sul turismo.

Intendiamo realizzare una serie di incontri in cui offrire uno spunto di riflessione ad amministratori "sensibili", operatori nel settore turistico, associazioni e cooperative che hanno a cuore la promozione e la cura, anche sociale ed ambientale del territorio, per individuare quali strade possono essere seguite per lo sviluppo di un turismo ecosostenibile. 
La questione ci sembra ora tanto più urgente, dopo che il Covid19 ha messo fortemente in crisi le esperienze già sedimentate, soprattutto quelle di grande impatto numerico.


Il Biodistretto è una realtà che ha tra i suoi scopi primari la valorizzazione del proprio territorio, oltre che dei prodotti e si propone alle altre realtà con lo scopo di
  • promuovere una visione di insieme dello sviluppo turistico (come di altre cose)
  • promuovere la conoscenza delle bellezze, qui e fuori di qui
  • contribuire a realizzare una programmazione degli eventi
  • valorizzare le realtà di sostenibilità, a partire dalle aziende biologiche.

Siamo convinti che questi obiettivi si intreccino con le prospettive turistiche: se incentiviamo uno sviluppo simile aumentiamo di molto la qualità dell’offerta.

I punti sui quali si intende avviare una riflessione e un confronto riguardano sia l’offerta che il target del turismo della Valpolicella, nella ricerca di un dialogo attivo e propositivo con le amministrazioni locali.


Un primo appuntamento si terrà il il 28/07/2020 alle ore 21 attraverso un webinar dal titolo:

Come progettare un turismo sostenibile in Valpolicella e dintorni”, 

nel quale interverranno:

- Unione dei comuni della Garfagnana, Ufficio Turistico: sul tema 
"L’esperienza della Valle della Garfagnana nella accoglienza e nella promozione turistica

- Luca Martinelli (giornalista di Altreconomia, esperto in biodistretti e conoscitore del
territorio) sul tema "Come un biodistretto può stimolare un turismo sostenibile"

- Antonella Bampa (Condotta Slowfood Verona) sul tema 
"Le cose essenziali del turismo nei piccoli borghi"

Conduce: Riccardo Anoardo, Biodistretto


L’accesso al webinar previa registrazione al link:

Dopo l’iscrizione, riceverete un’email di conferma con le informazioni necessarie per entrare nella riunione.









Agricoltura sociale, arriva il primo rapporto di Coldiretti


Per sostenere le famiglie in difficoltà, gli anziani, i bambini, i disabili e le fasce più disagiate della popolazione travolte dalla crisi generata dall’emergenza sanitaria ecco la prima rete nazionale delle fattorie sociali di Coldiretti per integrare il sistema dei servizi pubblici messo sotto pressione dalla crisi economico sociale generata dalla pandemia.
Dall’ortoterapia alla pet therapy, dai centri estivi per i bambini all’assistenza agli anziani, dalla cura delle dipendenze al reinserimento lavorativo, dall’assistenza sanitaria e psicologica all’integrazione culturale, sono gli ambiti di azione delle fattorie sociali per garantire il sostegno ai più deboli.
La mobilitazione coinvolge l’intero territorio nazionale con il vertice a Roma in via XXIV Maggio 43 martedì 14 luglio alle ore 9.30 presso Palazzo Rospigliosi con il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini, il Presidente del comitato scientifico della Fondazione Campagna Amica Alfonso Pecoraro Scanio, il Presidente di Ixè Roberto Weber e la presenza del ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova alla quale verranno donate le sorprendenti innovazioni realizzate all’interno delle nuove comunità rurali per affrontare l’emergenza sanitaria. Segui la diretta streaming su www.coldiretti.it
Nell’occasione verrà illustrato il “primo rapporto Coldiretti sull’agricoltura sociale” con le dimensioni e le caratteristiche di questa nuova realtà e la presentazione delle esperienze più innovative dalle diverse regioni realizzate all’interno delle aziende agricole nell’inserimento al lavoro di persone svantaggiate, nell’educazione dei più piccoli, nell’ospitalità rurale per gli anziani, nell’assistenza ai disabili, nella pet therapy, nella cura delle dipendenze e molto altro.

Corso di progettazione in permacultura presso LA BIOLCA


Primo incontro: 5-6 settembre 2020

Docente tutor del corso: Anna Bartoli, diplomata in Permacultura Applicata.

La Permacultura è un metodo di progettazione che dà come risultato un ambiente sostenibile, equilibrato ed estetico. È progettazione e gestione ecosostenibile integrata di insediamenti umani e produttivi nel territorio prendendo spunto dagli ecosistemi naturali, considerando la biodiversità, la stabilità, la flessibilità e la resilienza come qualità imprescindibili per una progettazione consapevole ed etica dei sistemi antropizzati.
La Permacultura si può definire una sintesi tra ecologia, geografia, antropologia, sociologia e progettazione: è una scienza di insieme elaborata a partire dagli anni ’70 in Tasmania per merito di Holmgren e Mollison e adesso è presente in tutto il mondo con scuole ed accademie.
Il nome deriva da Agricoltura Permanente per attivare una Cultura Permanente: nel senso che una qualsiasi cultura umana non può sopravvivere a lungo senza la base di una agricoltura sostenibile e una gestione etica della terra.
La Permacultura è essenzialmente pratica e si può applicare a un balcone così come ad un piccolo orto, ad un grande appezzamento o a zone naturali, così come ad abitazioni isolate, villaggi rurali e insediamenti urbani. Allo stesso modo si applica a strategie economiche e a strutture sociali.
Permacultura è quindi pensare, sentire, inventare e progettare il nostro essere integrati nel mondo.
La Permacultura in conclusione, non è solo una serie di teorie, metodi e mere tecnologie appropriate, ma diventa un modo diverso di pensare, in maniera sempre nuova e flessibile, per trovare soluzioni etiche e sostenibili per tutti gli esseri viventi e per il pianeta.

Programma:
i contenuti del corso sono quelli previsti a livello internazionale.
Il corso si articola in 6 moduli a weekend (sabato e domenica) dalle 9 alle 17.30 con cadenza quindicinale.
Primo incontro: 5-6 settembre
Introduzione generale al luogo (conoscenza reciproca, spiegazione corso). Cosa è la Permacultura? Perché agire? Basi di Ecologia. Energy. Modelli Naturali. Etiche. Principi di progettazione.
Secondo incontro: 19-20 settembre
Strategie di Progettazione: analisi Zone e Settori, letture Mappe e cartografia, acqua, acque domestiche e rurali, Swales. Raccolta dell’acqua, fitodepurazione.
Terzo incontro: 3-4 ottobre
Suolo I e II, Ph, piante indicatrici. Piante I e II, clima e microclima, alberi e foreste, frangivento.
Quarto incontro: 17-18 ottobre
Zone: Zona 0 – Casa: bioarchitettura e bioedilizia, materiali naturali, fonti di energia. Zona I – Orto, Zona II – Frutteto/Food Forest e Animali domestici. Zona III – Cereali e Pascolo. Aquacultura. Zona IV – Silvicoltura, raccolta piante spontanee. Zona V – Aree selvatiche lasciate alla natura.
Quinto incontro: 31 ottobre – 1 novembre
Entrate dalla proprietà, progettazione per i disastri, permacultura invisibile, urbana e sub-urbana e movimenti di resilienza. Flusso della progettazione in permacultura.
Sesto incontro: 7-8 novembre
Progettazione a gruppi – presentazione dei progetti – consegna degli attestati e celebrazione.

Relatori: docente tutor del corso Anna Bartoli, diplomata in Permacultura Applicata presso l’Accademia Italiana di Permacultura e altri docenti dell’Accademia.
Sede di svolgimento: presso la sede Biolca in Via G. Marconi 13 a Battaglia Terme (PD).
Quota di partecipazione: per i soci Biolca per l’intero corso € 350,00 (i non soci devono aggiungere la quota associativa di € 22,00 che dà diritto a ricevere il mensile Biolcalenda). Sono previsti sconti per disoccupati.
Alla fine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza valido a livello internazionale.
Adesioni: il corso è a numero chiuso e le adesioni verranno raccolte in base all’ordine di arrivo.

Per info e iscrizioni: 049 9101155 (La Biolca) o Martina 345 2758337 o info@labiolca.it

Viaggio in Svizzera: Per conoscere il lavoro sui semi di Sativa e l'antroposofia al Goetheanum – 5/8 agosto

Programma di 4 giorni: 

I giorno: partenza in pullman da Conegliano (Treviso), tappe a Verona e Milano, pranzo presso la Clinica Antroposofica di Andrea Cristoforo di Ascona sul Lago Maggiore, breve visita della clinica, arrivo presso l'hotel nel centro storico della cittadina medioevale di Sciaffusa e sistemazione in Hotel, cena e pernottamento

II giorno: colazione, escursione presso le cascate del Reno, pranzo presso la mensa biologica di Sativa Rheinau, storica azienda di selezione di varietà vegetali per la biodinamica, visita guidata dell'azienda, trasferimento a Dornach, cena e pernottamento 

III giorno: colazione, visita guidata del Goetheanum, pranzo presso l'Anfora Atelier, trasferimento e visita guidata diColmar, cena libera, ritorno a Dornach e pernottamento

IV giorno: colazione, visita guidata all'azienda biodinamica Biohof Rigi, conosciuta per la selezione di mele per la biodinamica,  nel cantone di Solothurn, pranzo presso l'azienda, rientro in Italia
Note sul pernottamento del II e del III giorno:
Il pernottamento nei b&b a conduzione famigliare a Dornach viene organizzato in stanze doppie con bagno condiviso tra 2 o 3 partecipanti al gruppo. 

Quattro giorni ideati per stimolare i propri sensi e ispirare i pensieri. Un viaggio che parte dalle sponde del Lago Maggiore fino ad arrivare a quelle del Reno, in Svizzera, dove visiteremo delle delle realtà interessanti per l'importante lavoro sulla selezione dei semi per la biodinamica. Circondati da fiori e cereali pieni di vitalità, ci sposteremo successivamente verso il grazioso paese alsaziano di Colmar, concludendo con la visita del Goetheanum, celebre complesso di architettura organica progettato da Rudolf Steiner situato a Dornach . In questi luoghi percepiremo una natura forte e rigogliosa e scopriremo virtuosi progetti, dall'ambito del sociale a quello agricolo, da cui potremmo trarre ispirazione.


tratto da: https://www.viandantisi.it/it/viaggi/svizzera-18-75-54-80/14

Pfas e menopausa: i contaminanti ne causano un’anticipazione nelle donne che li assumono per anni

L’esposizione ai per e ai polifluoroalchili, i famigerati Pfas, onnipresenti e pericolosi per la salute, sarebbe associata anche a un’anticipazione della menopausa, per le donne che li assumono cronicamente, per anni, attraverso l’acqua, oltre che a effetti sull’ovaio già dimostrati negli anni scorsi. Lo dimostra uno studio appena pubblicato sul Journal of Endocrinology and Metabolism, l’organo ufficiale della Endocrine Society, dai ricercatori della University of Michigan School of Public Health di Ann Arbor.
Per verificare le conseguenze a lungo termine della presenza degli Pfas nell’acqua, gli autori hanno analizzato i dati di oltre 1.100 donne di età compresa tra i 45 e i 56 anni presenti negli archivi di un grande studio chiamato Study of Women’s Health Across the Nation, durato 17 anni, e hanno controllato la quantità di Pfas presenti nei campioni di sangue, mettendola poi in relazione con la menopausa.
Il risultato non ha lasciato dubbi: le donne con concentrazioni più elevate di Pfas nel plasma sono entrate in menopausa in media due anni prima rispetto alle coetanee che avevano i livelli più bassi. Si stima che 110 milioni di americani, cioè un americano su tre, siano cronicamente esposti ai Pfas presenti nell’acqua potabile in concentrazioni elevate.
Il Fatto Alimentare ha trattato più volte il problema dei Pfas, tra gli ultimi articoli si è parlato della proposta di limitipiù severi per questi contaminanti nell’acqua potabile; un’altra notizia riguarda il Mario Negri ha individuato una ventina di composti che potrebbero sostituire i Pfas; e infine abbiamo parlato dell’efficacia dei filtri domestici per l’acqua nella diminuzione della concentrazione di Pfas.

tratto da: https://ilfattoalimentare.it/pfas-menopausa-anticipazione.html

Sostenere il biologico: opportunità di accesso al credito e soluzioni per il futuro

Con il secondo webinar, in programma giovedì 16 luglio (ore 11), B/Open si pone l’obiettivo di illustrare lo stato dell’arte delle opportunità di finanziamento e di favorire un dibattito fra istituzioni e stakeholder del biologico per individuare soluzioni innovative e utili alla crescita del settore.
Le profonde evoluzioni di cui sono stati protagonisti i sistemi agricoli negli ultimi anni hanno richiesto elevata professionalità da parte degli operatori e adeguati investimenti per rispondere alle nuove esigenze dell’agricoltura e dei consumatori.
I temi dei finanziamenti e dell’accesso al credito, da sempre strategici per la pianificazione dell’attività delle imprese agricole, con la pandemia Covid-19 sono risultati ancora più centrali e, talvolta, urgenti per le prospettive delle filiere primarie, anche nei settori del biologico e del biodinamico.

PROGRAMMA
L’agricoltura biologica nella PAC e nella strategia Farm to Fork e Biodiversity 

Paolo Torrelli, Ufficio PQAI 1 - Agricoltura Biologica e Sistemi di qualità alimentare nazionale e affari generali, Ministero delle Politiche Agricole alimentari e forestali
Linee di credito e finanziamenti Ismea per il biologico
Giorgio Venceslai, Direzione Servizi per le Imprese ISMEA
Finanziamenti, servizi e soluzioni innovative per migliorare il cash flow delle imprese bio
Paolo Zaggia, Servizio Prodotti Finanziari Finlombarda
Le proposte della finanza etica per il biologico, Banca Etica
La parola agli stakeholder: le nuove esigenze delle imprese bio nell’era post Covid-19 – Parlano le Associazioni dei produttori

Modera
Angelo Frigerio, Ceo e Direttore Responsabile Tespi Mediagroup
In collaborazione con Edizioni Turbo by Tespi Mediagroup
Per l’iscrizione all’evento, cliccare QUI

Il Team di B/Open
www.b-opentrade.com
info@b-opentrade.com

GREEN DEAL 2030: MENO DI UN’IMPRESA SU DUE HA INIZIATO A INVESTIRE. IL 30% NON HA I MEZZI, IL 16% NON INTENDE FARLO

La Commissione Europea con le strategie del Green Deal sull’economia circolare, la biodiversità e “farm to fork” ha recentemente presentato il proprio progetto per l’agricoltura del futuro. E’ su questi binari tracciati che si disegneranno le prossime politiche per il settore primario le quali, nelle intenzioni di Bruxelles, disporranno nel periodo 2021-2027 di 402 miliardi di euro (compresi i 45 in dote al nuovo strumento di rilancio economico Next Generation EU), dei quali 348 a favore della nuova PAC.
La parola d’ordine è quindi sostenibilità. Ma le imprese agricole italiane sono pronte a farsi interpreti dei nuovi indirizzi green europei?
Per rispondere a questa domanda, nell’ambito dell’iniziativa AgriCOMMUNITY, Nomisma – con la collaborazione di Edagricole – ha realizzato un’indagine diretta, che ha coinvolto all’inizio del 2020 oltre 1.000 imprese agricole italiane avanzate (con una SAU media di 63 ettari). Ecco cosa emerge.
Gli orientamenti europei per un’agricoltura sostenibile prevedono significativi obiettivi di riduzione d’impiego degli input chimici (agrofarmaci e fertilizzanti) entro il 2030, con un parallelo incentivo alla crescita dei sistemi di produzioni biologica, che dovrebbero coinvolgere almeno il 25% della superficie agricola.
Poco meno di un quarto delle imprese avanzate del campione AgriCOMMUNITY ha adottato il sistema di coltivazione  biologica, con un’incidenza sulla propria superficie agricola pari al 18%, alcuni punti percentuali al di sopra della media nazionale (15%). Analogamente il 24% delle imprese adotta sistemi di produzione integrata (con un peso sulla superficie agricola  pari al 18%). Anche in questo caso sono realtà attente alla sostenibilità, ma non menzionate nei documenti della Commissione.
Sebbene sia prevista una contrazione dell’uso degli input chimici, in una logica di salvaguardia della produttività dell’impresa e quindi della sua competitività, l’utilizzo dei mezzi tecnici – non solo fertilizzanti e agrofarmaci, ma anche mangimi e sementi certificate – è ritenuto importante da un ampio numero di imprese del campione, sempre superiore ai due terzi.



Un possibile percorso per conciliare le due esigenze può essere offerto da un uso più razionale dei mezzi tecnici, che può essere conseguito, nelle intenzioni della Commissione, grazie ad una maggiore diffusione delle tecnologie dell’agricoltura 4.0. Tuttavia un’adozione del precision farming su vasta scala sembra ancora molto lontana. Appena il 24% delle imprese agricole avanzate intervistate dispone di un parco macchine con un’età media inferiore ai dieci anni e solo un ristretto numero di esse possiede macchine con sistemi di guida assistita/semi-automatica/GPS integrato (13%), di applicazione a dosaggio variabile (6%) o altre tecnologie come centraline meteo o sensori (rispettivamente 11% e 4%.). Su questo fronte  è necessario un forte slancio in avanti, ottenibile attraverso investimenti diretti delle imprese,  grazie al supporto del mondo del contoterzismo, il quale può fornire risposte a quella parte del tessuto produttivo di più piccole dimensioni, per le quali l’acquisto di queste tecnologie non sarebbe economicamente giustificato.


In termini di tecnologie, l’attenzione va posta anche sull’adozione di sistemi irrigui a risparmio idrico, presenti nel 64% delle imprese agricole avanzate e fra queste solo per il 30% con sistemi a risparmio idrico (Irrigazione localizzata e micro-irrigazione superficiale, subirrigazione, ecc.).
Un altro fronte riguarda quello delle energie rinnovabili, fortemente sostenute dalla Commissione, che sono presenti in circa un terzo delle imprese del campione AgriCOMMUNITY, ed in gran parte fanno riferimento al fotovoltaico.
“Il quadro che emerge dalla nostra indagine mostra che per perseguire gli obiettivi europei le imprese agricole dovranno agire sulla leva degli investimenti”, spiega Ersilia Di Tullio, coordinatrice scientifica di AgriCOMMUNITY.“Tuttavia, anche in un campione avanzato, solo il 56% si dichiara intenzionata ad investire nei prossimi anni, soprattutto in macchine e tecnologie al 34% delle preferenze – prosegue Di Tullio – , mentre una parte rilevante pari al 29% delle imprese, pur volendo intraprendere questo percorso, non è in condizioni di farlo. A queste si aggiunge una quota del 15% imprese che si dichiara non interessata ad un progetto di investimento”.


In questo scenario è comprensibile come appena il 40% delle imprese abbia in corso un prestito bancario e la partnership con gli istituti di credito riguardi le imprese di maggiori dimensioni e più performanti. Un comportamento simile emerge anche nei confronti dei servizi assicurativi a testimonianza di come nell’agricoltura italiana, anche avanzata come nel campione AgriCOMMUNITY, siano ancora presenti imprese traiettorie di sviluppo molto diverse.
“Nella sfida del Green Deal europeo gli agricoltori dovranno assumere un ruolo centrale, da protagonisti – osserva Paolo De Castro, coordinatore S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo – Come abbiamo più volte sottolineato, infatti, c’è il rischio che di fronte a nuovi vincoli produttivi, come la riduzione di fitofarmaci e fertilizzanti di sintesi, il piano in chiave ambientale lanciato dalla Commissione Ue sia male interpretato e visto come una penalizzazione, anziché un’opportunità. Per questo l’esecutivo dovrà incentivare finanziariamente gli agricoltori a adottare pratiche ecologiche più rispettose dell’ecosistema e a investire maggiormente nelle tecnologie digitali. Un po’ come è successo per le produzioni biologiche, che a livello comunitario hanno funzionato anche grazie agli incentivi erogati, sia nella fase di transizione dal convenzionale al bio, sia nel mantenimento e nella loro diffusione mettendo al bando la chimica”.

tratto da: http://www.corriereortofrutticolo.it/2020/07/08/green-deal-2030-meno-di-unimpresa-su-due-ha-iniziato-a-investire-sulla-sostenibilita-il-30-non-ha-i-mezzi-il-16-non-intende-farlo/

DANNI DA CIMICE IN VENETO, FONDO MUTUALISTICO PER LA FRUTTICOLTURA

Per difendere il reddito degli agricoltori dal crollo improvviso dei prezzi e da eventi avversi la Regione Veneto ha messo in cantiere l’avvio di due iniziative sperimentali: un fondo mutualistico per la frutticoltura, volto a coprire i danni causati dalla cimice asiatica e dalle infestazioni di altri parassiti, e un fondo per le imprese zootecniche da latte, per arginare il calo dei prezzi che deriva dalla fine del regime delle quote latte e dalla conseguente liberalizzazione della produzione.
“Incentivare la leva mutualistica e assicurativa rappresenta oggi una buona strategia per tutelare il reddito degli agricoltori, ma gli strumenti vanno affinati e incentivati – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan (nella foto) – La stessa Corte dei Conti europea ha rilevato che la maggior parte dei fondi del bilancio Ue destinati agli aiuti agli agricoltori per assicurarsi contro le perdite di produzioni hanno avuto un impatto modesto, perché solo il 10% dei produttori assicurati ha beneficiato del sostegno Ue. Da qui l’esigenza di interventi più mirati, che coinvolgano i diretti interessati, su base associativa”.
La Giunta regionale ha dato quindi avvio, su proposta dell’assessore Pan, a due studi diversi, ma accomunati dalla medesima logica di allargare l’ombrello assicurativo sulle produzioni.
Il piano sulla frutticoltura
Il piano regionale di prevenzione e contrasto alla cimice asiatica ha previsto, tra i vari interventi, anche un fondo mutualistico per la copertura del rischio, affidandone lo studio di fattibilità al Centro interuniversitario di contabilità e gestione agraria, forestale e ambientale dell’Università di Padova. Con un ulteriore finanziamento (60 mila euro nel triennio) la Regione coinvolge i Consorzi di difesa delle colture riconosciuti e operanti in Veneto e le loro associazioni al fine di supportare la costituzione di un fondo mutualistico che sia in grado di erogare indennizzi ai frutticoltori colpiti da infestazioni parassitarie, in ragione del danno qualitativo e quantitativo subito.
“I Consorzi di difesa – ricorda Pan – sono costituiti da una larga base associativa di aziende che sono già coinvolte nella gestione del rischio attraverso la stipula di polizze assicurative agevolate. Sono quindi i soggetti più idonei per valutare, insieme all’Università di Padova, i parametri di sostenibilità di uno strumento mutualistico che potrà aiutare le imprese a fronteggiare gli esiti delle calamità create dalla diffusione di insetti alieni e altri eventi patogeni”.
tratto da: http://www.corriereortofrutticolo.it/2020/07/09/danni-da-cimice-in-veneto-fondo-mutalistico-per-la-frutticoltura/

LEGGE SUL BIO: L’EUROPA ACCELERA, L’ITALIA FERMA AL PALO

AssoBio, l’associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici operativa dal 2006, sostiene l’urgenza dell’approvazione della legge sul biologico ferma al Senato sottolineando che “questo è il momento di adottare scelte coraggiose che, attraverso un nuovo modello di sviluppo, possano contribuire a supportare la ripresa economica”.
Durante i mesi di lockdown  i consumi di bio sono cresciuti in Italia dell’11%, con una forte accelerazione nel periodo compreso fra il 9 di marzo e Pasqua (+20%) a conferma di un appeal molto forte sul consumatore. Per quanto riguarda le superfici bio, i primi 5 mesi del 2020 evidenziano invece circa 10 mila ettari certificati in più (+0,57%), un aumento modesto, non in grado di rispondere alla crescente domanda del mercato interno con prodotto nazionale.
“Ecco dunque l’opportunità che stiamo perdendo – afferma il presidente di AssoBio Roberto Zanoni (nella foto) -. Invece di rispondere alla crescente domanda interna con nuovi terreni coltivati con metodo biologico e nuovi posti di lavoro ci troviamo a  dover aumentare le importazioni”.
A fronte dei problemi posti da un’eccessiva burocrazia e una non facile redditività, AssoBio si attende una maggiore attenzione al settore da parte del governo italiano ed una chiara strategia nazionale che privilegi le filiere agroalimentari particolarmente attente al tema della sostenibilità ambientale e sociale. Mentre la politica europea va verso un sempre maggior sostegno a un sistema alimentare sostenibile, AssoBio trova sorprendente che la legge italiana sulla produzione biologica, che potrebbe dare un segnale importante al settore, sia ancora ferma al Senato.
Zanoni è esplicito al riguardo: “La nuova legge che riconoscerebbe il ruolo ambientale e sociale dell’agricoltura biologica in Italia è coerente con l’obiettivo strategico della Commissione europea, ovvero fare del settore agroalimentare europeo una eccellenza assoluta anche in termini di sostenibilità socio-ambientale, esprimendo un nuovo riferimento di valore a livello globale. L’auspicio di AssoBio è che l’Italia sappia cogliere questa grande occasione, mettendo a sistema le esperienze che il settore biologico ha maturato negli anni”.
tratto da: Greenplanet.net

FONDO ALTO BORAGO - raccolta fondi - Associazione IL CARPINO



Verona è una città davvero fortunata. I segni di un passato ricco di storia, di architettura e di arte si
intrecciano con un ambiente naturale fra i più ricchi del paesaggio italiano. Le colline moreniche ad ovest raccordano il lago di Garda e il Monte Baldo con la pianura veronese, mentre i Monti Lessini e il Carega degradano dolcemente verso il piano con una complessa rete di dorsali e di vallate piacevolmente ricche di ambienti naturali (habitat) e di biodiversità. E’ in questo contesto di fortunato connubio fra natura e paesaggio che è nato il progetto FONDO ALTO BORAGO.

STORIA
Dal dopoguerra ai nostri giorni il Veneto ha subito due grandi devastazioni ambientali, che hanno inciso pesantemente sul paesaggio veneto. La prima è stata causata dalla costruzione di decine di migliaia di capannoni industriali distribuiti a mosaico su tutto il territorio regionale. La seconda è il frutto della trasformazione di decine di migliaia di ettari di boschi e praterie in vigneti.
Questo secondo intervento ha riguardato e sta riguardando anche alcune aree che dovrebbero godere di un particolare regime di protezione. I SIC (Siti di Importanza Comunitaria), poi trasformati in ZPS o ZSC, sono stati istituiti nel 1992 dall’Unione Europea per creare una rete di aree dedicate alla salvaguardia della biodiversità e alla protezione di habitat e specie a rischio di estinzione. La loro funzione è stata definita con una legislazione europea recepita dai singoli Stati e dalle Regioni.
La Zona Speciale di Conservazione (ZSC) IT3210012 Val Galina e Progno Borago, di quasi 1.000 ettari, negli ultimi 15 anni è stata privata di quasi tutti i "prati aridi" che la caratterizzavano, trasformati un po' alla volta in vigneti nonostante la chiara motivazione per cui questo SIC è stato istituito: "L'ambiente è caratterizzato da una vegetazione di carattere xerofilo (dal greco ξηρός = secco) insediatasi su pascoli abbandonati ed ex coltivi. Interessante è la presenza di molte specie di orchidee e di altre entità rare nella flora della regione".
Le tre dorsali del SIC su cui erano presenti discrete estensioni di prati aridi, quella che corrisponde al monte Ongarine, quella che corrisponde alla Cola e Costagrande e quella che corrisponde alla dorsale dei Gaspari, sono state un po' alla volta trasformate in vigneti, quasi sempre distruggendo i muretti a secco preesistenti e spesso importando terreno dalla pianura, dato che lo spessore del terreno sulle dorsali è scarso o nullo.
L’area situata a nord ovest del SIC Borago-Galina, compresa fra le proprietà Masetto Basso, Romitorio, Masetto Alto a ovest, fondo del vajo Borago a est, abitato di Montecchio a nord, è stata fatta oggetto di diversi tentativi di trasformazione in vigneto, tentativi fino ad ora falliti per la decisa opposizione degli abitanti della zona e di alcune associazioni ambientaliste, che sono riuscite più volte a bloccare l’iter di approvazione della richiesta di “trasformazione fondiaria”. Attualmente, a causa di problemi legati alla proprietà dei terreni, un’area di oltre 38 ettari è oggetto di Asta Giudiziaria in seguito al pignoramento dei questi terreni intervenuto alla fine del 2014.

DESCRIZIONE DEI TERRENI ALL’ASTA
In Comune di Negrar (VR), località Masetto, piena proprietà di dieci appezzamenti di terreno confinanti tra loro e posti sul confine con il Comune di Verona, per una superficie catastale complessiva Ha 22.32.20. Fg. 39 mapp. 35,36,37,38,39,52,53,59,60,63. Località Masetto 37024 Negrar (VR). In Comune di Verona, piena proprietà di sei appezzamenti di terreno, confinanti tra loro e posti al confine con il Comune di Negrar, per una superficie catastale complessiva di Ha 16.03.31. Fg. 25 Particella 1,2,5,7,35,36. La superficie complessiva dei 16 appezzamenti è di Ha 38.35.51.

PREZZO D’ASTA
L’asta precedente era fissata in data 04/2/2019 (termine presentazione offerte 03/12/2019)
Prezzo: 450.000,00 € - Offerta Minima: 337.000,00 €. Esito: Deserta.
L'asta verrà riaperta a settembre/ottobre e a quel punto noi potremo partecipare alla nuova asta con una nostra offerta.
Il prezzo base della nuova asta sarà di 360.000.00 €, offerta minima 270.000,00 €. Per partecipare all’asta sarà necessario depositare subito circa 35.000 euro e il resto dell’offerta entro 120 gg.

IL CARPINO
Il Carpino è una APS (Associazione di Promozione Sociale) fondata a Verona nel 2007, registrata presso l’Agenzia delle Entrate di Verona e presso il Registro Regionale delle APS con la classificazione PS/VR0163.
E’ una associazione nota a Verona per le sue molteplici iniziative e possiede le caratteristiche necessarie per promuovere la raccolta dei fondi e la partecipazione all’asta. Il Carpino si occupa fin dalla sua fondazione di tutela delle colline con particolare attenzione alle colline che collegano la pianura veronese all’altopiano della Lessinia. Recentemente il Carpino ha portato a compimento l’apertura del Sentiero Girardi, un percorso facile e piacevole che partendo dal borgo di Quinzano permette di raggiungere il Maso di Montecchio per poi ritornare al punto di partenza oppure proseguire verso altre destinazioni.

TENTATIVO DI ACQUISTO E CONSERVAZIONE DELL’AREA
Per iniziativa dell’associazione Il Carpino viene costituito un fondo ad hoc (FONDO ALTO BORAGO) con un conto corrente dedicato presso Banca Etica, nelle mani di un notaio che fungerà da garante. L’avv. Stefano Dindo ha accettato di assisterci legalmente. Chiunque potrà partecipare alla costituzione di questo fondo e potrà versare il proprio contributo, anzi è auspicabile che molti veronesi decidano di dare man forte a questa iniziativa. Il Fondo Alto Borago offrirà le necessarie garanzie sia alle persone che decideranno di versare le loro quote nel conto corrente dedicato e che in caso di fallimento del tentativo di acquisto verranno rimborsate, sia agli Esecutori Civili del Tribunale. La quota minima di partecipazione al Fondo Alto Borago è stata fissata in € 1.000, che potranno essere raggiunti anche con piccole cordate di partecipanti, i quali verseranno la quota minima attraverso un loro rappresentante. Tutte le quote raccolte superiori ai 1.000,00 euro verranno impiegate per l’acquisto e la gestione dell’area sopra descritta, oppure restituite ai donatori nel caso che il tentativo di acquisto dovesse fallire. Sarà anche possibile partecipare a questa iniziativa versando dei contributi inferiori alla quota minima di € 1.000, ma questi contributi verranno
utilizzati per coprire le spese di gestione di questa iniziativa e non daranno diritto ad alcun tipo di
risarcimento.

COMITATO PROMOTORE DEL FONDO ALTO BORAGO
I soci promotori del Fondo Alto Borago hanno costituito un Comitato Promotore del Fondo, che si
occuperà di lanciare l’iniziativa e di promuoverla con ogni mezzo lecito attraverso i media e varie iniziative di informazione. Il Comitato Promotore tenterà di ottenere donazioni o sponsorizzazioni da parte di ditte o società che potrebbero avere dalla partecipazione a questa iniziativa un significativo ritorno in termini di immagine e di pubblicità. Il Fondo Alto Borago potrebbe riscuotere l’interesse anche di qualche banca o fondazione.
Il Comitato Promotore con questa iniziativa si propone l’acquisizione dei terreni messi all’asta e la loro successiva gestione secondo i criteri della Direttiva 92/43/CEE "Habitat" “per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario. Un altro elemento è il riconoscimento dell'importanza di alcuni elementi del paesaggio che svolgono un ruolo di connessione per la flora e la fauna selvatiche (art. 10)”.
Nello specifico i 16 appezzamenti all’asta ricadono all’interno dell’area SIC, ora ZSC, IT 3210012 Progno Borago e Vajo Galina. La relazione peritale dell’arch. Paola Toppano descrive i 16 appezzamenti in vendita con diverse classificazioni: bosco ceduo, castagno frutteto, seminativo arboreo, prato, prato arboreo, mincolto produttivo, ecc. Nella realtà sono tuttora rinvenibili, oltre ad una maggioranza di aree boscate con predominanza di orno-ostrieto, ma con presenza talvolta diffusa di numerose altre essenze (carpino bianco, faggio, orniello, roverella, tasso, nocciolo, ecc.), tracce evidenti di zone prative in passato dedicate alla semina di cereali e al pascolo e successivamente, dopo l’abbandono delle coltivazioni e del pascolo, evolute in prati aridi, con presenza di alcune specie di orchidee selvatiche fra le quali anche Himantoglossum adriaticum, oltre a Pulsatilla montana e Paeonia officinalis.

COMITATO SCIENTIFICO E COMITATO DI GESTIONE
Per garantire negli anni a venire una corretta gestione di queste aree verrà costituito un Comitato
Scientifico composto da esperti di sicura fama e di indiscussa autorevolezza, ai quali verrà affidato il
compito di indicare ai volontari dell’associazione gli interventi necessari per una buona conservazione degli habitat e delle specie presenti nell’area. Sarà successivamente costituito anche un Comitato di Gestione, composto da tecnici e volontari, incaricato di attuare le indicazioni del Comitato Scientifico.
L’acquisizione di questa area e la successiva gestione secondo le direttive di Natura 2000 e le indicazioni pratiche del Comitato Scientifico potrebbe diventare un interessante dimostrazione di come sia possibile usufruire di un’area protetta a vantaggio di tutta la cittadinanza salvaguardando la ricchezza di ambienti e di specie presenti.
“Natura 2000 è il principale strumento della politica dell'Unione Europea per la conservazione della
biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione, istituita ai sensi
della Direttiva 92/43/CEE "Habitat" per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario”.
https://www.minambiente.it/pagina/rete-natura-2000
Purtroppo non sempre e non dappertutto gli stati nazionali e le regioni hanno messo in pratica le
indicazioni dell’Unione Europea. L’Italia è in forte ritardo nell’applicazione delle direttive europee relativealla Rete Natura 2000 e la Regione Veneto non ha ancora provveduto a completare i Piani Ambientali e i Piani di Gestione dei numerosi ZPS e ZSC presenti nella regione. Il Fondo Alto Borago si propone di porre rimedio anche a questi ingiustificabili ritardi.

CONSERVARE PER VIVERE MEGLIO
Ci saranno boschi incontaminati con peculiarità diversificate dipendenti dall’esposizione solare e
dall’inclinazione dei terreni; ci saranno vari percorsi naturalistici aperti a tutti e fra questi il sentiero
europeo E5, che attraversa da nord a sud tutta l’area del Fondo Alto Borago; non saranno sicuramente
ammesse le moto da trial o da cross; le aree prative verranno gestite con una attenta rotazione del pascolo; sarà anche possibile ricreare un’area seminativa che da decenni è stata abbandonata. La gestione corretta dell’intera area permetterà di incrementare la presenza delle già numerose specie di fiori, arbusti, alberi, uccelli, mammiferi, rettili, insetti, farfalle presenti nei diversi habitat del Fondo Alto Borago. La “proprietà collettiva” di un’area ripropone antiche usanze in vigore nei nostri territori fin dal primo millennio d.C. e poi, forse erroneamente, abbandonate. I pascoli della Lessinia, i prati del Ventrar (Monte Baldo), il Monte Comun, ma anche le dorsali delle colline di Avesa, di Quinzano e dell’est veronese sono stati impiegati per moltissimo tempo collettivamente per “far fieno” e per pascolare prima le greggi e poi le mandrie. Ai nostri giorni le richieste sono cambiate, l’allevamento si è industrializzato e gli animali spesso non toccano il pascolo per tutta la vita. In compenso c’è una esigenza molto diffusa fra la popolazione di ambienti naturali, di movimento all’aria aperta e anche di conoscenza e di studio delle multiformi espressioni della natura.
A queste richieste noi vogliamo dare una risposta concreta e chiediamo una mano a tutti i veronesi
affinché questo sogno diventi realtà.

Fertilizzazione biologica con le leguminose


In grado di arricchire il terreno di azoto, le colture di piante leguminose sono un’ottima risorsa per la fertilizzazione bio dei terreni agricoli. Uno studio condotto dal Cnr-Ibbr

Le piante leguminose si dimostrano un’ottima risorsa per la fertilizzazione biologica dei terreni agricoli. Come? Grazie alla loro capacità di convertire l’azoto atmosferico in nutrienti utilizzabili dalle piante. Queste le conclusioni di uno studio condotto dall’Istituto di bioscienze e biorisorse del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Cnr-Ibbr) per un’agricoltura sostenibile basata sul concetto di “fertilizzazione biologica”.
“Le colture di piante leguminose rappresentano uno strumento fondamentale per un approccio sostenibile in agricoltura, grazie alla loro capacità di arricchire in azoto i suoli in cui sono coltivati”, spiega Maurizio Chiurazzi, coordinatore dello studio. “Al contrario, l’eccessiva fertilizzazione del terreno attraverso la concimazione inquina l’ambiente poiché soltanto una parte dell’azoto contenuto nei concimi viene assimilato dalle piante, mentre il resto rimane nel suolo e i microorganismi presenti nel terreno lo trasformano in prodotti che sono fonte di gravi contaminazioni di falde acquifere e atmosfera”.
Pubblicato sulla rivista New Phytologist, lo studio ha consentito di identificare un nuovo meccanismo di controllo per il corretto funzionamento del nodulo azoto-fissatore nelle piante leguminose. Il nodulo azoto-fissatore si forma grazie all’interazione tra le colture leguminose e il rizobio, un batterio che vive nei terreni e che può stabilire una simbiosi con le leguminose. Insediandosi nei noduli radicali della pianta, il rizobio permette la formazione di questo nuovo organo in grado di trasformare l’azoto atmosferico in nutrienti per la pianta. Il meccanismo diventa cruciale in condizioni di stress legate a un eccesso d’acqua (flooding), che determinano scarsità di ossigeno.
Su questa peculiarità delle leguminose si basa il sovescio, l’antichissima pratica agricola utilizzata dai romani già nel primo secolo a.C., che sfrutta la coltivazione di queste piante per migliorare la concimazione del terreno. Di norma si alterna la coltivazione di legumi con altre colture in cicli triennali ma, anziché raccogliere le leguminose, queste vengono rimescolate al terreno. In questo modo possono decomporsi e diventare “concime verde” ripristinando il contenuto di azoto nel suolo.
Il sovescio però resta largamente sottoutilizzato. “Al momento le colture di leguminose, come nel caso della soia, sono per lo più convogliate verso la produzione di mangimi per gli allevamenti animali, che rappresentano a loro volta un’importantissima fonte di contaminazione ambientale”, conclude Chiurazzi. “La fertilizzazione biologica andrebbe dunque associata a una strategia globale mirata a incentivare la biodiversità delle colture di leguminose e il loro utilizzo nella dieta umana”.

tratto da: https://www.cambialaterra.it/2020/06/fertilizzazione-biologica-con-le-leguminose/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterCLT

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Prenota le patate della Folgara - Verona


La Bayer sborsa 11 miliardi di dollari per arginare la frana glifosato


Un maxi risarcimento mette fine al 75% delle 125.000 azioni legali presentate contro la Bayer. Ma decine di migliaia di contenziosi restano aperti e non è detto che la vicenda finisca qui.

Stanziati 10,9 miliardi di dollari pur di archiviare quasi 100.000 azioni legali intentate dalle vittime del Round up, l’erbicida della Bayer. L’intesa di cui si parlava già da alcune settimane, è stata annunciata ieri dalla multinazionale tedesca e consentirà di risolvere circa il 75% delle richieste di risarcimento comprese quelle non ancora depositate.
Un mega accordo che vuole chiudere una vicenda iniziata con il passaggio della Monsanto alla Bayer nel 2018.L’acquisizione ha comportato la presa in carico anche dei contenziosi presentati da chi si è ammalato di tumore in seguito all’esposizione al glifosato. Negli ultimi due anni il numero delle azioni legali è cresciuto a dismisura. Nel frattempo sono arrivate le prime sentenze, decisamente pesanti, che hanno condannato la Bayer al pagamento di miliardi di dollari di compensazione. Di qui la decisione dei vertici della multinazionale tedesca di trovare velocemente una soluzione extragiudiziale e chiudere contenziosi che, rischiando di andare avanti per anni, avrebbero prodotto ulteriori danni  per l’azienda.
L’intesa – i cui termini devono essere ora approvati formalmente da un giudice della California – prevede lo stanziamento di una cifra compresa tra 8,8 e 9,6 miliardi di dollari per chiudere le 95.00 battaglie legali in corso, pagando compensazioni comprese tra 5.000 e 250.000 dollari a persona. Altri 1,25 miliardi di dollari saranno stanziati per le cause future e per la costituzione di un comitato di esperti sul glifosato. Va considerato che più di 25.000 querelanti non hanno accettato l’accordo ma potrebbero aderire in seguito.

…e il Roundup?

In realtà secondo alcuni analisti anche con questo maxi risarcimento, la vicenda legata all’erbicida Roundup potrebbe non finire qui visto che il punto fondamentale – il Roundup provoca o no il linfoma?  – non è stato risolto.
Infatti – Monsanto prima e Bayer dopo – continuano a difendere il  loro prodotto sostenendo che non è dannoso sulla base di  studi condotti dal National Institute of Health e dall’Environmental Protection Agency. Ancora oggi, Bayer non riconosce alcun danno causato dal glifosato.  “L’ampio corpus scientifico indica che Roundup non provoca il cancro e, pertanto, non è responsabile delle malattie asserite in questo contenzioso. I nostri erbicidi a base di glifosato, che sono tra i prodotti più rigorosamente studiati nel loro genere, e quattro decenni di scienza supportano la loro sicurezza: non sono cancerogeni”, ha affermato in questi giorni l’amministratore delegato di Bayer, Werner Baumann.
Dunque nessun passo avanti sostanziale: sembra tornare valida l’eterna lezione de Il Gattopardo, ovvero  tutto cambi affinché tutto resti uguale. Almeno secondo Bayer. Lo sottolinea anche Paolo Mastrolilli su La Stampa: “L’azienda non riconoscerà alcuna colpevolezza e non accetterà la conclusione che Roundup provoca il cancro. Infatti continuerà a vendere il prodotto nella sua composizione attuale, senza avvertimenti di pericolosità sull’etichetta”.
Ma la partita non è ancora conclusa: più di 25.000 persone continuano a dichiararsi vittime del glifosato e chiedono ai giudici di pronunciarsi.

tratto da: https://www.cambialaterra.it/2020/06/la-bayer-sborsa-11-miliardi-di-dollari-per-arginare-la-frana-glifosato/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterCLT

Agricoltura senza veleni e con maggiori rese, un’utopia possibile



Agli occhi di molti produttori agricoli, l’idea di eliminare fertilizzanti di sintesi, insetticidi e fungicidi dalle colture sembra una pura utopia, possibile solo per chi ha molto tempo e può permettersi di rischiare una scarsa produzione o la perdita del raccolto.
Eppure i fatti dicono proprio il contrario. Se da un lato una stagione siccitosa riesce a mettere in ginocchio i produttori di pomodoro nel 2018, dall’altro chi ha il campo fertilizzato con il letame delle proprie vacche sembra non aver sofferto alcuna perdita.  Allo stesso modo, un agricoltore della provincia di Ferrara ci riferisce di aver lasciato incredulo il suo vicino, entrambi coltivatori di grano ma con una differenza di produzione nettamente a favore del suolo trattato con in modo naturale. Vicino Trento, tra le distese di mais compare una piccola isola dove i ciliegi sono carichi di frutti rossi e gustosi, gli asparagi crescono perfetti e molte altre delizie sono pronte per essere raccolte.
Ciò che accomuna queste realtà è qualcosa di semplice, la fertilità del suolo: una ricchezza tanto inestimabile quanto ignorata. Pensare di coltivare piante senza continui trattamenti è davvero pura utopia quando si cerca di farle sopravvivere su suoli morti e privi di sostanza organica. Su un suolo sano le piante crescono naturalmente sane, molti studi lo hanno ormai dimostrato, a partire dagli anni ’40 del secolo scorso.
La ricetta per un suolo sano è anch’essa davvero semplice, si tratta di recuperare vecchie tradizioni, come quella della fertilizzazione con sostanza organica, aggiungendo però le conoscenze e le bio-tecnologie moderne. I Microrganismi Efficaci sono utili alleati per raggiungere ottimi risultati in poco tempo, accelerando la formazione dell’humus, rendendo disponibili i nutrienti presenti nel suolo e creando condizioni microbiologiche rigenerative, che non consentono lo sviluppo dei patogeni.
Una microbiologia sana e un suolo ricco di humus e sostanza organica sono le necessità primarie per la salute delle piante, oltre a questo, i Microrganismi Efficaci possono essere un valido supporto anche per i trattamenti fogliari.
Grazie a queste tecnologie ogni agricoltore può iniziare un percorso di conversione senza temere perdite, tornando ad investire le proprie risorse in quell’immenso patrimonio che è il suolo e spezzando quella spirale di erosione, creata da fertilizzanti di sintesi e pesticidi, che si autoalimenta degradando inesorabilmente le risorse ecologiche, patrimonio dei nostri figli.

Turismo sostenibile: La sostenibilità è il futuro dei viaggi

Il tema del turismo sostenibile arriva in un momento in cui iniziano ad allentarsi e restrizioni sui viaggi e la mobilità e il settore turistico si sta preparando a riprendere la sua attività a pieno regime.
Il segretario generale dell’UNWTO, Zurab Pololikashvili, ha dichiarato: «Il turismo sostenibile non deve più essere una nicchia del turismo, ma deve essere la nuova normalità del nostro settore. Questo è uno degli elementi centrali delle nostre linee guida globali per riavviare il turismo.»«In un momento in cui i governi e il settore privato stanno intraprendendo la strada della ripresa, è il momento giusto per continuare ad avanzare verso un modello turistico più economico, sociale e sostenibile dal punto di vista ambientale».
Sabina Fluxà, Vicepresidente e CEO del Gruppo Iberostar, una società internazionale di hotel e resort, ha sottolineato: «È fondamentale rimanere concentrati sulla creazione di un modo più responsabile ed equo di viaggiare”, aggiungendo che “Iberostar ha risposto integrando la sostenibilità nelle nostre politiche di economia circolare per garantire che tutti i nuovi rifiuti siano gestiti correttamente».
Secondo Delphine King, direttore esecutivo di The Long Run, una community internazionale di imprese turistiche che fanno della natura il loro denominatore comune ha dichiarato in un’intervista «I nostri membri conservano collettivamente oltre 20 milioni di acri di fragili ecosistemi, e nessuno di questi si è fermato nonostante la pandemia e la pausa del turismo, dimostrando dove stanno le priorità.»

tratto da: https://www.innaturale.com/turismo-sostenibile-la-sostenibilita-e-il-futuro-dei-viaggi/

L’autoproduzione è alla portata di tutti e può cambiare la vita

tratto da: https://www.italiachecambia.org/2020/06/autoproduzione-portata-tutti-puo-cambiare-vita/

L’autoproduzione può rappresentare una porta d’ingresso verso un cambiamento generale del proprio stile di vita, in termini di autosufficienza, consumo critico, prevenzione e promozione della salute, creazione di reti e comunità, relazioni di vicinato e messa in pratica di piccole e grandi azioni di sostenibilità. In altre parole, autoprodurre può migliorare la vita ed è alla portata di tutti.
Ne ho parlato con Lucia Cuffaro, una delle maggiori esperte in Italia di autoproduzione e divulgatrice di stili di vita ecologici, con semplicità. Dal 2012 conduce la rubrica eco di Unomattina in Famiglia in diretta su Raiuno, ha scritto numerosi libri e ideato il portale di formazione a distanza EcoSapere che propone al suo interno la Scuola dell’Autoproduzione online, un percorso di vita dedicato a chi vuole acquisire maggiore consapevolezza e benessere.
Lucia Cuffaro, una delle maggiori esperte in Italia di autoproduzione
Lucia, cos’è per te l’autoproduzione?
Tutto parte dal riconsiderare il proprio stile di vita, anche rispetto al contesto sociale in cui viviamo, basato sul consumismo e l’acquisto di prodotti che non ci servono e danneggiano l’ambiente e la nostra salute. In questo senso l’autoproduzione significa per me riprendere la tradizione ma adattandola in chiave moderna. Non si tratta di un ritorno al passato ma di capire quello di cui abbiamo bisogno e trovare il modo più semplice e divertente per realizzarlo. Autoprodurre vuol dire recuperare il saper fare e tendere verso l’autosufficienza.
Da dove iniziare per intraprendere un percorso verso l’autosufficienza?
Il principio di tutto non è il fai da te ma l’assunzione di consapevolezza rispetto al nostro benessere e all’impatto ambientale del trasporto delle merci, degli imballaggi e delle sostanze con cui vengono realizzati i prodotti. In questo senso è fondamentale la lettura delle etichette. Solo in un secondo momento, dunque, si comincia ad autoprodurre.
Che ambiti riguarda la pratica dell’autoproduzione?
L’autoproduzione riguarda cibo e bevande, detersivi e igienizzanti per la casa, cosmetici, prodotti per la cura del corpo e per l’igiene di adulti e bambini, cosmesi e rimedi per la salute, giardinaggio e cura delle piante, ortaggi e fiori. Tendenzialmente si tratta di un’autosufficienza legata all’autoproduzione di ciò che è necessario. Questo è un concetto fondamentale: bisogna eliminare ciò che non ci serve e spesso crea una concatenazione di bisogni.
Per fare un esempio: compro uno shampoo, quello shampoo contiene MEA, TEA O DEA, ovvero una serie di ingredienti che possono far diventare i capelli grassi o con forfora, allora compro un prodotto specifico per capelli grassi, che a sua volta può indebolire i capelli, e allora acquisto qualcosa contro la caduta dei capelli… e così via in un circolo vizioso che non è basato sul benessere delle persone ma che crea dipendenza dal mercato e determina sì un aumento del Pil ma arricchendo settori ad alto inquinamento. Autoprodurre acquista dunque una profonda valenza politica.
Per te il concetto di autoproduzione è profondamente legato a quello di semplicità. Perché?
Quando quindici anni fa mi sono approcciata all’autoproduzione alcune cose erano più difficili rispetto ad oggi. Il mio obiettivo è quello di renderla semplice, divertente, veloce anche per chi ha poco tempo, alla portata di tutti e condivisibile, anche in un’ottica di abbattimento dei costi, con un risparmio in casa fino al 70%. Una volta che compri una materia prima, infatti, la puoi utilizzare per realizzare tantissime cose incrociando pochi ingredienti. In altre parole, l’autoproduzione è una scelta di felicità!
Vuoi dire che l’autoproduzione rende felici?
È proprio così. Chiunque autoproduce ha come effetto collaterale un profondo senso di soddisfazione legato alla riscoperta della manualità, qualcosa di innato che nella nostra società è andato scomparendo per via dell’automazione di molti processi. L’autoproduzione, come l’orticoltura o il giardinaggio, risponde quindi al nostro desiderio ancestrale di creare con le mani, tocca delle corde molto profonde e porta con sé bellezza e appagamento.
A chi si rivolge la Scuola dell’Autoproduzione e come funziona?
La scuola è rivolta a chi vuole intraprendere un percorso facilitato verso l’autoproduzione e trovare una comunità con cui confrontarsi e percorrere questa strada.
L’obiettivo del corso è di imparare a far da sé tutti i prodotti di uso comune, permettendo a chiunque di sperimentare e apprendere in modo veloce e produttivo. Chi si iscrive ha accesso illimitato e per sempre ad un portale facile da usare con 40 lezioni, sia da pc, tablet che da cellulare. Ogni video è accompagnato da una dispensa, un quiz divertente per fissare i concetti ed alcuni approfondimenti. In aggiunta a ciò periodicamente si possono seguire anche le lezioni aggiuntive in cui approfondisco alcuni temi o tratto argomenti di attualità (anche in questo caso i video rimarranno a disposizione per sempre).
Si tratta di un percorso di formazione in continuo aggiornamento: laddove acquisisco nuove conoscenze e sperimento nuove pratiche aggiorno le lezioni ed i materiali e chi si iscrive ha accesso a vita e la possibilità di essere sempre seguito da me. Per questo la classe di studenti è limitata ad un certo numero di persone, anche per creare un legame profondo e diretto.
Credi che negli ultimi tempi ci sia un interesse maggiore nei confronti dell’autoproduzione?
Sì, riscontro un interesse enorme verso l’autoproduzione, il saper fare e anche verso la prevenzione. Ci si è resi conto, infatti, che autoprodurre comporta anche un miglioramento della salute, tenendoci lontani da sostanze tossiche e in alcuni casi cancerogene che si trovano in commercio.
L’autoproduzione è alla portata di chi ha poco tempo libero?
Assolutamente sì! Ci vuole molto meno tempo ad autoprodurre che ad acquistare tutti i prodotti che riempiono le nostre case. Per capire basti pensare che solo sciogliendo in 800 ml di acqua una sola sostanza, 200 g di acido citrico, si possono realizzare ben quattro diversi prodotti per la casa: brillantante, ammorbidente, decalcificante e anticalcare. Dunque basta comprare una tantum e magari in condivisione con altri grandi quantità di acido citrico per averlo poi sempre alla portata di mano quando occorre per realizzare con molta praticità i vari prodotti. Si tratta quindi di un’ottimizzazione che deriva da una buona pianificazione.
La scuola dell’autoproduzione va proprio in questo senso: rendere facile l’autoproduzione per chi ha poco tempo, non sa come risparmiare, come ridurre gli imballaggi, sostenere i piccoli produttori e non inquinare. Una vera e propria guida al consumo critico e alla consapevolezza, prima ancora che all’autoproduzione stessa.