8 marzo: festeggiamo nella Natura

 


Piano per il contrasto alla diffusione della cimice della Regione del Veneto: primi risultati - SEMINARIO ON LINE

 


ISCRIZIONE OBBLIGATORIA  ALL’INDIRIZZO https://8marzopianocimice.eventbrite.it Agli iscritti verrà inviato via mail nei giorni precedenti  l’evento  il link per l’accesso alla piattaforma zoom

PROGRAMMA (scarica la locandina)
Moderatore: Alberto Zannol – Regione del Veneto, Direzione Agroalimentare

Ore 10.00 Introduzione ai lavori
Federico Caner – Assessore all’Agricoltura , Regione del Veneto

Ore 10.10 Il  Piano per il contrasto alla diffusione della cimice asiatica: obiettivi e azioni approvati dalla DGR 611/2020 
Alberto Zannol  – Regione del Veneto, Direzione Agroalimentare

ore 10.20 Ricerca e sperimentazione in aiuto alla lotta contro la cimice asiatica
 Alberto Pozzebon – Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente (DAFNAE), Università degli Studi di Padova

ore 10.40 Lotta biologica e rilascio dell’antagonista: primi risultati 
Giovanni Zanini  –  U.O. Fitosanitario – Regione del Veneto

ore 11.00 L’importanza di un network nel territorio per massimizzare l’efficacia degli interventi 
Primo Anselmi –  Confcooperative FedAgriPesca Veneto

ore 11.20 Diffusione delle best practise: il bollettino fitopatologico
Lorenzo Furlan  – Veneto Agricoltura

ore 11.40 Strumenti a sostegno del  reddito delle aziende:  il fondo mutualistico 
Samuele Trestini  – Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali (TeSAF), Università degli Studi di Padova

Ore 12.00 Discussione  

Ore 12.30 Conclusione
Evento realizzato nell’ambito del Piano regionale per il contrasto alla diffusione di insetti alloctoni dannosi alla frutticoltura – DGRV 611 del 19.05.20
________________________________________________

Segreteria organizzativa.  : Veneto Agricoltura – Settore Economia, mercati e competitività
tel 049/8293711  –  gaddo.cavenago@venetoagricoltura.org

 

L’invasione del miele adulterato cinese. Le frodi sono difficilissime da identificare

È molto difficile da individuare, ma sta compromettendo l’attività di migliaia di apicoltori in tutto il mondo, soprattutto nei paesi più poveri, dove mancano le grandi aziende in grado di reggere una concorrenza così sleale. Il miele adulterato con zuccheri – in estrema sintesi, miele diluito con sciroppi vari, principalmente derivanti dal riso, dal mais e dalla barbabietola – cinese (ma non solo), grazie ai prezzi stracciati sta distorcendo il mercato. A raccontare che cosa rappresenta, oggi, questo prodotto, è Wired, che in un lungo articolo parte dalle storie dei piccoli apicoltori messicani, ai quali 5 anni fa un chilogrammo di miele biologico e raccolto da un circuito fair trade veniva pagato 47 pesos (poco meno di 2 euro), mentre oggi solo 35 pesos, un prezzo che non basta a coprire i costi e che per questo costringe molti ad abbandonare le arnie. Alcuni di questi apicoltori, però, non si sono dati per vinti, e hanno iniziato ad analizzare il miele della grande distribuzione, e a lanciare una campagna internazionale affinché in molti facciano lo stesso.

Ogni anno nel mondo vengono prodotte 1,9 milioni di tonnellate di miele, in 90 milioni di apicolture, che rappresentano anche un presidio alla biodiversità, oltreché essere indispensabili per l’impollinazione di tre quarti delle piante sfruttate dall’uomo. Ma il loro numero sta calando, a causa della morìa degli insetti, ma anche dei prodotti cinesi. La Cina infatti, primo esportatore mondiale e produttore di un quarto del miele venduto globalmente, non vieta la diluizione e anzi, sostiene i prodotti diluiti con una rete di aziende del distretto di Zhejiang, dove si trovano fianco a fianco quelle della lavorazione del miele e quelle della produzioni di sciroppi di mais e riso. Ali Baba, la più grande piattaforma di vendita online, pubblicizza uno “sciroppo di glucosio industriale per miele”, che costa pochissimo: 85 centesimi di euro al chilo. Ma spesso i consumatori non si rendono conto che il miele che trovano nel loro supermercato, e che è così conveniente rispetto a quello cui erano abituati, è miele cinese diluito.

miele

L’estensione del problema appare evidente ogni qualvolta la si vada a misurare. Nel 2015, un’indagine della Commissione Europea ha trovato che, su 893 campioni, il 14% era fortemente sospetto. Nel 2018 un’analoga inchiesta della Canadian Food Inspection Agency ha scoperto che, su 240 campioni, il 21,7% non soddisfaceva gli standard minimi e conteneva zuccheri aggiunti, e lo stesso è avvenuto molte altre volte, in campioni di numerosi produttori, esportatori e rivenditori, analizzati in vari Paesi.

Il fenomeno è dunque noto, ma perseguirlo è complicato, per molti motivi e, innanzitutto per la complessità del miele, un prodotto difficile da standardizzare, che contiene centinaia di sostanze che cambiano a seconda delle condizioni, e per la difficoltà dei test per l’identificazione dei composti adulteranti. Gli esami sono ancora disomogenei e, in molti casi, superati da nuove strategie di chi adultera. Inoltre non sono sfruttati quanto si potrebbe, per l’assenza di grandi database internazionali nei quali inserite le caratteristiche chimico-fisiche dei prodotti analizzati e presenti sul mercato. Per questo si sta cercando di correre ai ripari, implementando le analisi e cercando di migliorare le etichette, in modo che sia più chiaro, ai consumatori, da dove arriva il miele che stanno comprando, e perché, nel caso, costa così poco.

Storicamente si è usato spesso un test chiamato AOAC998.12, altrimenti detto test del C4, perché il nettare e le proteine ​​del polline raccolte dalle api provengono tipicamente da piante i cui zuccheri hanno tre atomi di carbonio (C3), mentre le molecole di zucchero prodotte dalle piante tropicali, come la canna da zucchero e il mais, hanno quattro atomi di carbonio (C4). Anche se nel tempo è stato migliorato con l’introduzione di tecniche sofisticate come la cromatografia e la gascromatografia, soprattutto per lo zucchero da barbabietola e riso, i produttori di miele adulterato hanno imparato da tempo ad aggiungere zuccheri non rilevabili.

Su Ali Baba, scrive ancora Wired, i prodotti pubblicizzati recano addirittura la dicitura: “in grado di superare il test del C4”. Sono poi stati proposti test basati su enzimi come la fructufuranossidasi, usata nei processi industriali di conversione degli zuccheri, ma secondo alcuni può dare falsi positivi, così come analisi di uno zucchero raro chiamato psicosio, considerato marcatore di adulterazione perché assente nel miele naturale. Ma nessuno di essi è soddisfacente. La svolta potrebbe arrivare dalla risonanza magnetica (Rmn), che riesce a fornire profili molto più accurati. Una convalida è arrivata nel 2018, quando l’Honey Authenticity Project messicano (vedi sito) ha utilizzato la Rmn (eseguita da un laboratorio indipendente tedesco) per controllare il miele venduto dalla catena britannica Tesco e ha scoperto che 10 campioni su 11, compresi quelli a marchio Tesco, erano adulterati, e che nessuno degli 11 era al di sopra di ogni sospetto. Nel 2020, poi, ne sono stati controllati altri 13, e 9 contenevano proprio lo psicosio, mentre dieci avevano enzimi utilizzati nell’adulterazione: tutti e 13 i campioni sono stati bocciati dalla risonanza.

Sempre per quanto riguarda Tesco, gli esperti del Project hanno utilizzato miele venduto dalla stessa catena a poco più di una sterlina e denominato “puro” e tracciabile fino al singolo produttore, e hanno trovato tracce di contaminazione da sciroppo. L’azienda ha temporaneamente ritirato quei prodotti, in attesa di nuove analisi, ma la Food Standard Agency inglese, chiamata in causa per possibile frode, non ha voluto indagare oltre, negando l’utilità della Rmn in queste analisi.

Gli esperti dell’Institute for Global Food Security della Queen’s University di Belfast, che avevano scoperto la carne di cavallo mischiata a quella di manzo nel 2013, non sono della stessa idea. Secondo loro la risonanza è ottima per questi scopi, a patto però che vi sia un database nel quale depositare tutte le analisi, e che possa poi essere utilizzato per i riscontri. I problema è che, per ora, non ne esistono di internazionali. Esistono in realtà alcuni database privati: per esempio, quello dell’azienda americana Bruker, che contiene i dati di più di 1.800 campioni, molti dei quali cinesi, ma essendo appunto proprietà di enti privati, le analisi non rispondono a specifici standard internazionali. Inoltre non c’è accesso libero e gratuito ai dati, ed eventuali analisi di solito non sono riconosciute nelle cause per frode alimentare.

Per questi motivi si sta cercando di creare database e metodi condivisi; lo ha fatto anche la Commissione Europea, che nel 2018 ha pubblicato un documento in cui ribadisce la necessità dei database per le analisi Rmn. Qualcosa insomma si muove, ma la strada sarà lunga. Nel frattempo, i consumatori possono tenere presente la disparità di prezzo: se un miele costa 1-2 euro al chilo, quasi sicuramente è diluito e certamente è ben diverso, qualitativamente, da quello che ne costa 8-9, e che permette agli apicoltori di sopravvivere.

tratto da: https://ilfattoalimentare.it/miele-adulterato-cinese.html

Patuanelli alla sfida dell’Agricoltura

 da Federbio

Associazioni ambientaliste e mondo del bio fanno le loro prime richieste al nuovo ministro. Mentre Draghi cita agricoltura e biodiversità tra gli obiettivi green del suo governo.

“Un rilancio della transizione agro-ecologica della nostra agricoltura”. Lo auspica la coalizione Cambiamo Agricoltura, in occasione della nomina del nuovo ministro alle politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli. È l’esponente pentastellato, ingegnere triestino, classe 1974, a raccogliere infatti l’eredità di Teresa Bellanova, guidando nel nuovo governo Draghi il dicastero di via XX Settembre.

Secondo le oltre 70 sigle della società civile che partecipano alla campagna, tra le quali maggiori associazioni del mondo ambientalista e del biologico, il primo appuntamento-chiave per il neo ministro sarà “l’avvio del tavolo di concertazione con le parti sociali ed economiche e la società civile per la redazione del Piano Strategico Nazionale della Pac (Politica Agricola Comune) post 2020, atteso da oltre un anno”.

Sempre a proposito di Pac, entro il prossimo maggio si dovrebbe concludere il trilogo europeo, ovvero l’iter legislativo comunitario che vede coinvolti rappresentanti del Parlamento, del Consiglio, Commissione. A quel punto la palla passerà agli Stati membri. Molti Paesi UE, ricorda Cambiamo Agricoltura, “hanno già avviato da tempo il confronto con le associazioni agricole e ambientaliste, mentre il nostro è rimasto fermo al palo, nonostante i nostri ripetuti solleciti inviati rimasti inascoltati”.

Strategie europee e obiettivi da centrare

In particolare, l’Italia dovrà mettere in campo provvedimenti per centrare gli obiettivi delle strategie delineate a livello europeo, Farm to Fork e Biodiversità 2030. Che significano: riduzione del 50% dei pesticidi e antibiotici, riduzione del 20% dei fertilizzanti chimici, aumento della superficie agricola dedicata al biologico fino al 25% a livello europeo, aumento fino almeno al 10% delle aree agricole destinate alla conservazione della biodiversità.

Per la Coalizione CambiamoAgricoltura “l’Italia ha le carte in regola per puntare ad obiettivi più ambiziosi, come il 40% di superficie agricola utilizzata certificata in agricoltura biologica entro il 2030, e l’utilizzo degli aiuti Pac condizionati alla ristrutturazione delle filiere della zootecnia intensiva, per affrontare la crescente insostenibilità di questo comparto, in particolare in Pianura Padana, scegliendo senza remore per tutta l’agricoltura la strada della transizione agroecologica, l’unica in grado di coniugare la salute dell’uomo con quella dell’ambiente”. Per realizzare tutto questo, secondo la coalizione, il primo passo sarà “l’imminente approvazione da parte del Parlamento della nuova Legge sull’agricoltura biologica e il ministero dovrà assicurare il massimo impegno per la sua rapida e concreta attuazione”.

Un altro impegno che la rete bio e ambientalista chiede a Patuanelli è “l’approvazione del nuovo Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ormai scaduto dal febbraio 2018. Si tratta del principale strumento per l’attuazione della Direttiva UE sui pesticidi, 2009/128/CE, fondamentale per poter raggiungere gli obiettivi delle Strategie UE”.

Anche FederBio ha espresso i suoi auguri di buon lavoro al nuovo esecutivo e al neo ministro delle Politiche agricole in particolare. Per FederBio, sono e saranno “tante le questioni da affrontare per il bio e per tutto il sistema agroalimentare: dall’approvazione definitiva della legge sull’agricoltura biologica al nuovo regolamento europeo sul bio, alla Riforma della Pac e alla definizione del Piano strategico Nazionale che FederBio auspica procedano in coerenza con le Strategie Farm to Fork e Biodiversità, che puntano a triplicare la superficie coltivata a biologico e a ridurre del 50% l’uso dei pesticidi entro il 2030”.

Gli stessi impegni sottolineati da CambiamoAgricoltura sono prioritari per FederBio. La riforma della Pac post 2020 e la redazione del Piano Strategico Nazionale hanno e avranno un’importanza centrale per gli addetti ai lavori del settore biologico.
Intanto il nuovo premier Mario Draghi, nel suo primo discorso al Senato, il 17 febbraio, ha citato “agricoltura” e “biodiversità” come due tra le “diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane”, nell’ambito dell’imperno per “Proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale”.

Riprendono le serate del WWF Veronese: Natura e dintorni

 


Tutela degli animali e della biodiversità, al via il concorso per cortometraggi di ENPA

L’Ente Nazionale Protezione Animali nell’ambito delle iniziative per la celebrazione del 150° anniversario della sua fondazione, organizza il festival per cortometraggi e fotografie denominato: “Enpa 150° Festival”.

Enpa 150° Festival si propone come un’occasione per portare avanti una riflessione sul significato di libertà di ogni essere vivente. I cortometraggi e le fotografie dovranno essere realizzati con l’idea di documentare, raccontare questa libertà, necessaria per riuscire ad affrontare e superare un momento di crisi così difficile per l’essere umano. E dovranno proporre spunti, attraverso l’osservazione degli altri animali, degli insetti e della natura, su una possibile inversione di tendenza rispetto a quanto di sbagliato è stato fatto finora e attraverso una valorizzazione di ciò che invece ha determinato miglioramenti nella vita di tutti.

Le opere candidate al concorso dell’Enpa dovranno essere state realizzate dopo il 15 Marzo 2019. Ogni partecipante al concorso per cortometraggi e fotografie può inviare una o più opere. I cortometraggi potranno essere di fiction o documentari, con durata non superiori ai 10 minuti, titoli compresi. La partecipazione è gratuita.

Premi
Premio per il miglior cortometraggio: 600 euro e un attestato
Premio per la miglior fotografia: 400 euro e un attestato.

Tutte le opere selezionate saranno inoltre pubblicate online sul sito dell’Enpa in un’apposita “mostra virtuale” o eventuale sito web dedicato.

Per partecipare c’è tempo fino al prossimo 30 giugno 2021.

Consulta il bando e scarica la domanda di partecipazione…clicca qui

Brio, in crescita del 16% il volume d’affari del kiwi verde bio

Il kiwi verde biologico piace sempre di più agli italiani. È quanto emerge dall’analisi dei trend del 2020 realizzata da Brio, realtà specializzata nella commercializzazione di ortofrutta bio: nell’anno della pandemia gli italiani hanno ricercato sempre di più la qualità e la sicurezza dei prodotti biologici confezionati e, fra questi, una buona attenzione è stata riservata al kiwi verde che consolida la propria posizione nei gusti dei consumatori e cresce con un trend di gran lunga superiore a quello del comparto generale.

“A livello nazionale, nei canali Iper, Super e Libero Servizio nel 2020 il kiwi verde biologico confezionato – spiega Mauro Laghi, responsabile commerciale di Brio – ha raggiunto i 7 milioni di euro a valore e ha superato a volume le 1.300 tonnellate con un incremento del 18% rispetto al 2019. Un trend ancor più positivo se confrontato con l’andamento dell’intero comparto dell’ortofrutta biologica confezionata che ha chiuso il 2020 con un +5% a valore e un +6% a volume. Fra i principali driver di acquisto che abbiamo registrato va annoverato sicuramente il senso di sicurezza e salubrità veicolato dalle referenze biologiche vendute a peso imposto e l’importante apporto di vitamina C garantito dal kiwi verde, due aspetti diventati un plus nell’anno della Pandemia”.

In questo quadro, Brio ha confermato il proprio ruolo di top player nel comparto: “Il nostro kiwi verde biologico è stato ampiamente apprezzato dai consumatori – commenta Laghi – consentendoci di chiudere il 2020 con un incremento del 16% del volume di affari per questa referenza. Si tratta di un risultato importante, in un anno che ha visto le produzioni segnate sensibilmente dalle gelate primaverili”. Merito anche della scelta di Brio di diversificare gli areali di produzione: “Possiamo contare su circa 250 ettari investiti a kiwi biologico – spiega Laghi – che i soci di Agrintesa, nostra cooperativa di riferimento, coltivano fra Piemonte, Veneto, Lazio, Calabria, Campania e, naturalmente, Emilia-Romagna: tutte aree vocate e dalle condizioni pedoclimatiche ideali per il kiwi verde. La scelta di sviluppare le coltivazioni in territori diversi ci ha consentito di affrontare positivamente gli effetti degli eventi climatici che si sono abbattuti soprattutto nell’area romagnola fra la fine di marzo e l’inizio di aprile”.

Il kiwi verde biologico di Brio sarà anche protagonista di un’importante iniziativa promozionale dedicata al mercato tedesco nel mese di marzo: “Dopo la positiva esperienza dello scorso anno – conclude Laghi -, rinnoveremo la collaborazione con il retailer tedesco Tegut, storica insegna che fin dagli anni ’80 è sinonimo di prodotti bio di qualità. Il nostro kiwi verde bio Hayward sarà presente in oltre 100 punti vendita della catena. Ritengo si tratti di un’eccellente vetrina per i nostri prodotti e un ottimo veicolo per raggiungere in modo ancora più capillare un mercato che da sempre mostra grande interesse per i prodotti biologici di qualità”. Fonte: Ufficio stampa Brio

Corso di apicoltura biodinamica alla Biolca

A partire da domenica 7 marzo 2021



Relatore: Gianni Stoppa, apicoltore biodinamico

Il corso si propone di porre le basi per una apicoltura innovativa, rispettosa dell’essere ape in sintonia con i fondamenti della biodinamica, è rivolto a tutti, esperti e non; per l’apicoltore esperto, alla ricerca di nuovi stimoli, è una sfida per rimettersi in gioco.

Sono previsti 6 incontri teorico-pratici presso la sede Biolca, dalle 9.30 alle 17.00 con un intervallo per il pranzo dalle 12,30 alle 14,00. Servizio segreteria dalla 9,00 alle 9,30. Possibilità di pranzare presso la sede nell’intervallo di mezzogiorno con menù biologico vegetariano (contributo €10,00).

Primo incontro domenica 7 Marzo
Mattino – L’ape e l’uomo, l’ape e l’universo: impulsi e meditazioni per la comprensione della stretta relazione tra uomo, ape e ciò che ci circonda, in relazione ai dettami della biodinamica. Il rapporto con il mondo astrale e utilizzo degli impulsi. L’apicoltura oggi. L’arnia Top Bar.
Pomeriggio – Morfologia ed etologia dell’ape: entrando nella sua intimità scopriremo particolari curiosi e incredibili che permettono di evitare errori e luoghi comuni; la descrizione particolareggiata della struttura dell’insetto nei minimi particolari e la conoscenza del suo comportamento, suffragato dalle più recenti ricerche, ci aiuteranno ad una maggiore e facile comprensione degli eventi che incontreremo nel percorso di apicoltore.

Secondo incontro domenica 21 Marzo
Mattino – Gestione dell’apiario, prima parte: una approfondita conoscenza nella conduzione degli alveari ci darà la possibilità di ottenere soddisfacenti risultati con un dispendio minimo di energie. In apicoltura non ci sono ricette con verità assoluta, ciò che viene trasmesso da questi incontri è frutto di una esperienza personale non trasferibile, ma può essere una base su cui costruire e personalizzare la propria pratica. Si parlerà di come e dove costituire un apiario, come seguire lo sviluppo delle famiglie d’api dall’uscita dell’inverno e come limitare la sciamatura. L’alimentazione. L’aiuto delle tisane.
Pomeriggio – Visita ad un apiario (tempo permettendo).

Terzo incontro domenica 28 Marzo
Mattino – Gestione dell’apiario, seconda parte: la conoscenza di esperienze fondate su un’attività pratica, ci dà la possibilità di evitare onerosi errori e ci permette quell’autonomia necessaria per poter operare in tutta tranquillità e disinvoltura, senza dipendenza alcuna. I principali temi di questo incontro saranno, la gestione degli sciami, la moltiplicazione degli alveari, il mantenimento in salute degli alveari.
Pomeriggio – Visita ad un apiario (tempo permettendo).

Quarto incontro domenica 12 settembre
Mattino – Le malattie dell’alveare: conoscere ed identificare il più possibile le malattie ci mette nella condizione di evitare condizioni a volte catastrofiche, una precoce diagnostica, magari in forma precauzionale dà la possibilità di evitare brutte sorprese, che in apicoltura possono compromettere in modo irreversibile la vita delle nostre api. Si parlerà delle principali malattie e avversità dell’alveare che colpiscono le api adulte, la covata, le colonie e di come individuarle e difenderci.
Pomeriggio – Visita ad un apiario (tempo permettendo).

Quinto incontro domenica 26 settembre
Mattino – Pre-invernamento e invernamento: a questo punto della stagione si tirano le somme del lavoro svolto, è un momento delicato, dove la valutazione dello stato di ogni singola famiglia è determinante per la preparazione al riposo invernale.
Pomeriggio – Visita ad un apiario (tempo permettendo).

Sesto incontro domenica 10 ottobre
Mattino – Le produzioni: miele, polline, propoli ed altro ancora, come produrre e valorizzare i prodotti dell’alveare, metodi ed attrezzature occorrenti per raggiungere il nostro scopo. In apicoltura esistono delle produzioni non del tutto valorizzate, scopriremo quali.
Pomeriggio – Visita ad un apiario (tempo permettendo).

Relatore: Gianni Stoppa, apicoltore biodinamico ed esperto apistico regionale.
Quota di partecipazione per i soci Biolca per i 6 incontri € 240,00 (i non soci devono aggiungere la quota associativa di € 22,00 che dà diritto, fra l’altro a ricevere il mensile Biolcalenda per un anno). Previsti sconti per coppie e disoccupati.
Nota: le date potrebbero essere soggette a variazioni
Per informazioni e adesioni: 049 9101155 (Biolca) o 345 2758337 (Martina) o info@labiolca.it

Vertical farming, Infarm rompe gli schemi con la sua proposta modulare

Il 24 febbraio, Infarm, azienda berlinese fondata nel 2013 da Osnat Michaeli e dai fratelli Erez e Guy Galonska, specializzata nell’urban farming e nelle coltivazioni verticali, ha lanciato un innovativo e altamente tecnologico centro di produzione e distribuzione (nella formula “all in one”) che ha la particolare caratteristica di essere modulare.

In sole sei settimane possono esse costruiti moduli (sia produttivi che distributivi) di 25 metri quadri di superficie e con un’altezza che varia dai 10 ai 18 metri, in grado di produrre con un’efficienza fino a 400 volte superiore rispetto alle equivalenti produzioni a terra.
Il progetto di Infarm nasce da una visione del mondo produttivo che guarda alla sostenibilità delle forniture agricole e si basa su una combinazione di tecnologie: dal Cloud ai Big Data, all’Internet of Things (IoT).
Sono già aperti i cantieri (che chiuderanno entro l’anno) per sviluppare mega serre (più moduli) per l’approvvigionamento orticolo metropolitano a Londra, Parigi, Copenaghen, Toronto, Vancouver, Seattle e Tokyo. Entro il 2025, l’obiettivo dell’azienda è di installare altri 100 centri di coltivazione, equivalenti a 1,5 milioni di metri quadri di terreno agricolo per produrre 450 milioni di piante in tutta la rete anche attraverso l’espansione verso nuovi mercati.
Tra i big retailer che già fanno parte della rete di Infarm figurano: Empire Company Ltd (Safeway, Sobeys, ThriftyFoods), Whole Foods Markets, Marks & Spencer, Kroger, Kinokuniya, Aldi, Amazon, Auchan, Casino, E. Leclerc, Edeka, Intermarché, Irma, Kaufland, Metro, Migros, Selgros, Summit, che hanno realizzato i “growing center” di Infarm in Germania, Canada, Danimarca, Francia, Giappone, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti e Svizzera.
In soli otto anni di vita, l’azienda tedesca è operativa con le sue soluzioni tecnologiche in 10 Paesi, 30 città e migliaia di punti vendita. L’ultimo nato da questa fabbrica di tecnologia applicata all’agricoltura è appunto il growing center modulare che rappresenta contemporaneamente sia un hub di produzione che di distribuzione. Si tratta di un sistema produttivo ultra-sostenibile, iper tecnologico e facilmente riproducibile su larga scala dal momento che ci vogliono solo sei settimane per installarlo e renderlo operativo.
“L’accesso a cibo fresco, locale e sostenibile è una sfida crescente – afferma Erez Galonska, co-fondatore e CEO di Infarm – poiché le persone si spostano verso le città e il cambiamento climatico accelera. Oggi stiamo accelerando lo scale-up del nostro modello con una nuova tecnologia che ci consente di sviluppare un growing center in qualsiasi città del mondo in una frazione del tempo minima, in poco spazio e con un investimento di capitale che non differisce dalla maggior parte delle soluzioni agricole odierne su larga scala”.
L’intera rete Infarm è collegata a un ‘cervello’ agricolo centrale in grado di raccogliere ed elaborare decine di migliaia di dati sulla crescita, il colore e lo spettro delle piante durante il loro ciclo di vita.
“Finora abbiamo raccolto più di 300 miliardi di data-points in tutta la nostra rete agricola. Questi dati ci consentono di perfezionare le nostre tecniche di coltivazione e migliorare la resa, la qualità e il valore nutritivo dei prodotti, riducendo costantemente il prezzo di produzione”, precisa Galonska.
Un sistema produttivo così capillare può arrivare ad integrare unità agricole in grado di risparmiare, ciascuna, fino a 10 milioni di litri di acqua all’anno, rispetto all’agricoltura a terra per colture simili, e fino al 40% di energia. Risparmi che avvengono attraverso un sistema di agricoltura meccanica automatizzato e controllato dal cloud; impostazioni ambientali (come CO2, temperatura, luce, pH e cicli di crescita) pre-impostate, monitorate e analizzate online in tutte le aziende agricole; il riciclo di 20 litri di acqua di condensa all’ora; la gestione intelligente dei LED che contribuisce fino al 40% di risparmio energetico e fino al 25% di risparmio sull’investimento iniziale.
“In pratica – afferma Galonska – usiamo il 95% in meno di acqua, il 90% in meno di trasporti e zero pesticidi chimici rispetto all’agricoltura a terra, con la maggior parte dell’elettricità impiegata derivata da fonti rinnovabili. Ad oggi la rete Infarm ha risparmiato oltre 40 milioni di litri di acqua e 50mila m2 di suolo”.
L’industria della coltivazione indoor ha visto recentemente grande attenzione e crescita guidata da diversi fattori, non da ultimo l’impatto del Covid-19, che incidono sulla domanda dei consumatori. Le startup di agricoltura indoor stanno adottando un’ampia varietà di approcci per portare le verdure ai consumatori: dalle insalate confezionate di marca alle collaborazioni con i principali negozi di alimentari alle unità di coltivazione in casa. Infarm sta rompendo gli schemi optando per un approccio decentralizzato per l’agricoltura verticale. Invece di costruire impianti di produzione centralizzata su larga scala come ha già fatto la startup AppHarvest del Kentucky e la startup di agricoltura verticale Plenty, lavora su unità modulari collegate ad un unico cervellone agricolo centrale, con l’obiettivo di diventare la più grande rete agricola al mondo.
Per queste sue caratteristiche, Infarm è una delle startup di agricoltura indoor più finanziate di sempre. Ha già raccolto 170 milioni di dollari per il primo closing che risale al settembre 2020, portando il suo finanziamento complessivo totale a oltre 300 milioni di dollari (coperto anche con capitale proprio).

Nuovo ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

Il mondo dell’agricoltura accoglie il nuovo ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Stefano Patuanelli.



Il manifesto di Wendell Berry. Suggerimenti di letture ambientaliste




Leggere oggi Wendell Berry è quasi come fare un’iniezione di speranza, perché qualcosa sta cambiando: finisce l’era del silenzio dei governi sul tema della sostenibilità delle produzioni agricole. E si apre un’epoca di coscienza ambientalista concreta, legata ai nostri atti quotidiani: tra questi, mangiare è davvero un atto agricolo, come recita il titolo del libro di Wendell Berry, perché «preoccuparsi soltanto del cibo» che ingeriamo «ma non della sua produzione è una palese assurdità».

Luca Zanini - Corriere della Sera


Wendell Berry
 (5 agosto 1934) è un romanziere, poeta e critico culturale, ma anche agricoltore, attivista ecologista, pacifista.
Autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, ha ricevuto una lunga serie di riconoscimenti e fellowship e ha insegnato in diverse università nordamericane. Critico di quella che chiama l’«economia faustiana» del nostro tempo, Wendell Berry intreccia la riflessione poetica e spirituale sui valori della vita rurale con i temi del rispetto ambientale e dell’agricoltura sostenibile, pronunciando una condanna impietosa dell’American Way of Life. Oggi vive con la moglie in una fattoria del natio Kentucky. Tutti i libri di Wendell Berry sono pubblicati in Italia da Lindau.


IL CONVEGNO SUI BIODISTRETTI: UNA BELLA OCCASIONE DI SCAMBIO



da Fausto Rossignoli

da facebook: Biodistretto della Valpolicella e Dintorni

IL CONVEGNO SUI BIODISTRETTI: UNA BELLA OCCASIONE DI SCAMBIO. FELICE DEL MIO PICCOLO CONTRIBUTO

Nel convegno sul ruolo dei Biodistretti sono arrivate tante buone notizie.
1. Il mercato dei prodotti biologici continua a crescere. In Italia e nel mondo.
2. Con la pandemia le persone si sono scoperte vulnerabili e fragili: cresce ovunque il desiderio di un mondo piu' sostenibile. E i mercati cercano risposte. 
3. La sostenibilità necessaria non riguarda più solo l'ambiente, ma si allarga a tutti gli aspetti della vita.
4. In Valpolicella abbiamo aziende e professionisti di altissimo livello.


Ciclo di conferenze online - Webinar

 23 Febbraio - Ore 18.30 - “Viticoltura biodinamica in Valpolicella: agronomia, strategia e sensibilità” 

dr. Adriano Zago Agronomo, Enologo, Consulente

9 Marzo - Ore 18.30 “Sostenibilità viticola in Valpolicella: il Consorzio e la certificazione RRR” dr. Edoardo Quarella - Consorzio Tutela Vini Valpolicella

23 Marzo - Ore 18.30 “Progettare un vigneto sostenibile,bello da vivere e da comunicare” dr. Valeria Fasoli Agronomo-Presidente Ass. Naz. Donne della Vite

Iscriviti gratuitamente entro il giorno precedente compilando il seguente modulo online: https://forms.gle/9SBmpkjNXumaeVnp7 

Riceverai il link di accesso al collegamento web



Regione, approvati i nuovi Distretti del commercio: uno è Terre di Valpolicella

“Il numero di richieste ed il livello dei progetti presentati dimostrano che l’idea dei distretti del commercio non solo piace ma, oggi, alla luce della situazione che stiamo vivendo con la pandemia, rappresentano un’occasione più unica che rara per fare sinergia e unire le forze per il rilancio. Abbiamo lavorato molto con i Comuni, ANCI e con le associazioni di categoria per arrivare a far sì che i distretti siano indispensabili strumenti per il rilancio dei nostri centri e delle piccole attività commerciali. Sono strumenti già collaudati e apprezzati dagli imprenditori, che ora, grazie alla stretta collaborazione con le amministrazioni comunali possono diventare volano per il rilancio commerciale del nostro tessuto urbano e delle attività che lo rendono vivo”.

Con queste parole, l’Assessore regionale allo sviluppo economico, Roberto Marcato, annuncia l’approvazione da parte della giunta della delibera che iscrive nell’apposito elenco regionale 17 nuovi distretti del commercio con il coinvolgimento di 41 Comuni.

Questa la suddivisione dei distretti che hanno rilevanza comunale o intercomunale:

Provincia di Padova (2 distretti, 4 Comuni interessati)

- “Le barchesse e le ville veneta Limena e Villafranca Padovana” (Villafranca Padovana e Limena)

- “Il Decumano” (San Giorgio delle Pertiche e Borgoricco)

Provincia di Venezia (1 distretto, 4 Comuni interessati)

-         Tra terra e acqua, le città oltre la Brenta” (Campolongo Maggiore, Camponogara, Pianiga e Vigonovo)

Provincia di Treviso (3 distretti, 3 Comuni interessati)

-         Distretto urbano del commercio di Zero Branco

-         Distretto urbano del commercio di Pederobba

-         Distretto urbano Terre d’acqua di Silea

Provincia di Vicenza (5 distretti, 14 Comuni interessati)

-         Distretto urbano del commercio di Camisano Vicentino

-         Distretto territoriale del commercio di San Vito di Leguzzano, Malo, Monte di Malo

-         Distretto territoriale del commercio – Area Berica (Noventa Vicentina, Campiglia dei Berici, Agugliaro, Albettone, Asigliano Veneto, Pojana Maggiore e Sossano)

-         Distretto territoriale del commercio di Arzignano e Chiampo

-         Distretto urbano del commercio di Dueville

Provincia di Verona (6 distretti, 16 Comuni interessati)

-         Distretto del commercio di Povegliano Veronese

-         Distretto delle terre di Valpolicella (San Pietro in Cariano, Dolcè, Fumane, Marano di Valpolicella, Negrar di Valpolicella, Pescantina, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Sant’Anna d’Alfedo)

-         Polo commerciale bardolinese (Bardolino)

-         Poli commerciali città di Oppeano

-         Polo commerciale Arilicense (Peschiera del Garda)

-         Distretto della collina veronese (Affi, Cavaion Veronese, Costermano del Garda, Pastrengo)

L’elenco dei distretti del commercio della Regione del Veneto aggiornato comprende, quindi, ora 82 distretti (coinvolgenti complessivamente 161 amministrazioni comunali), sui quali la Regione effettuerà un’azione di monitoraggio sull’attuazione delle iniziative contenute nelle proposte di individuazione.

Pubblicato il regolamento di modifica del Reg. (CE) 889/2008 (EN)

Nella GU serie L 53/99  del 16 febbraio 2021 è stato pubblicato il Reg. (UE) 2021/181 “della Commissione del 15 febbraio 2021 che modifica il regolamento (CE) n. 889/2008 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici, per quanto riguarda la produzione biologica, l’etichettatura e i controlli” con il quale si è proceduto a prorogare sino al 31 dicembre 2021 il periodo di applicazione della norma eccezionale di produzione che consente l’uso di pollastrelle destinate alla produzione di uova non allevate con il metodo biologico, di età non superiore a 18 settimane e prevedere, anche per l’anno 2021, la possibilità di utilizzo di una percentuale limitata di mangimi proteici non biologici per l’alimentazione di suini e pollame. Tali norme si sono rese necessarie a causa dello slittamento della data di applicazione del reg. UE 2018/848 del Reg. UE 2020/464. Inoltre sono stati modificati gli allegati V e VIII secondo le determinazioni di EGTOP.

Il presente regolamento si applica a partire dal 1° gennaio 2021.

Reg. (UE) n. 181 del 15 febbraio 2021- ITA

Reg. (UE) n. 181 del 15 febbraio 2021- EN

Fonte: Ue

Da martedì 23.02.2021 – San Pietro in Cariano (Vr) – «Letture luminose» on-line

 


L’ecologia che serve l’economia

Se è vero, come “teleborsa.it”, alla luce di un’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca MuP Research e Norstat, che oltre il 31 per cento degli interpellati dichiara di non aver affatto compreso quale sia la funzione di un ministero denominato “della transizione ecologica”, delle ragioni ci saranno. Buona parte di esse si deve, probabilmente, a ciò che consiglia a un governo, pur quasi senza opposizione, di non esplicitare con chiarezza il fatto che quella presunta “transizione” deve essere ancora una volta subordinata alle ragioni inamovibili della presunta crescita economica. La minaccia di catastrofe ambientale ha ormai da tempo una portata tale che non consente più l’utilizzo di specchietti per le allodole. Enzo Scandurra ci ricorda, ancora una volta, che in ecologia non esistono scorciatoie: una lezione severa che ci viene dal Secondo Principio della termodinamica. Più ci muoviamo, più trasformiamo, meno energia utile rimane a nostra disposizione e non c’è tecnologia che possa ingannare questo principio della fisica, che è anche alla base del vivente. Non ci resta che ripensare la crescita a partire dalla condanna del consumismo, del consumo (inutile) di suolo, dell’uso dell’auto, del turismo di massa, della produzione di armi e del loro commercio e dell’alta velocità che ha impoverito ulteriormente i territori che attraversa senza fermarsi.

rovate a confrontare i contenuti ecologici e il messaggio della Laudato sì di Papa Francesco con i proclami del nuovo Ministero della transizione ecologica. Nel documento papale l’ecologia integrale parte dal creato (biosfera) che abbraccia tutto il vivente in una catena di relazioni senza discontinuitàNon ci può essere transizione ecologica lasciando fuori disuguaglianze, povertà e ingiustizia; questo, in sintesi, l’insegnamento.

Nel Ministero nuovo c’è invece il (solito) tentativo tecnologico delle lobbies di sostituire (invano) l’uso dei fossili con invenzioni fantasmagoriche che comunque ad esso infine riconducono.

Che cosa sono l’idrogeno e la “nuova civiltà” ad idrogeno? Non esistono miniere di idrogeno (esso è solo un vettore capace di trasportare energia), dunque bisogna produrlo e per produrlo occorre energia. Ma quale energia? Quella dei fossili? Si dice che potrebbe essere prodotto con l’uso di energia alternativa. E così siamo tornati al punto di partenza, ovvero produrre energia alternativa.

Altra invenzione: la tecnologia Ccs (Carbon Capture and Sequestration), ovvero ri-catturare la CO2 prodotta e pomparla sotto le viscere del pianeta. Questo è ciò che hanno fatto, in via naturale, per milioni di anni le grandi foreste sottraendo carbonio dall’atmosfera e seppellendolo sotto la crosta terrestre (i rifiuti della terra, ovvero i fossili).

Noi lo abbiamo estratto e utilizzato per tutto il secolo passato e presente, cioè abbiamo utilizzato i rifiuti del pianeta disseppellendoli e modificando così il sottile strato di gas serra che serve a mantenere costante la temperatura (e l’equilibrio) del pianeta.

Ora ci siamo accorti che stavamo mettendo a repentaglio l’equilibrio della biosfera e vogliamo rimettere la CO2 al suo posto (cioè sottoterra). Ma occorre energia: per separare la CO2, per pomparla sotto la crosta. E con quale energia? Anche qui si dirà: l’energia rinnovabile. Già, se ce l’avessimo!

Ancora: le auto elettriche. Sappiamo da studi recenti che allo stato attuale sono più inquinanti di quelle tradizionali per via della batteria. Potremmo migliorare i processi, resta il fatto dei metalli utilizzati per le batterie: dove si prendono e dove si smaltiscono? Ci sono Stati e continenti pattumiere, come l’Asia o l’Africa.

Scavare ancora nel sottosuolo per estrarre metalli per le batterie e poi versare quelle usate, altamente inquinanti, negli stessi territori.

La Laudato sì presupponeva un cambiamento di stile nei comportamenti: più sobri, più solidali, più conviviali (ricordiamo Alex Langer: più lento, più profondo, più dolce). 

Ripensare la crescita a partire dalla condanna del consumismo, del consumo (inutile) di suolo, dell’uso dell’auto, del turismo di massa, della produzione di armi e del loro commercio, dell’alta velocità che ha ancora più impoverito i territori che attraversa senza fermarsi.

Fare questo vuol dire rinunciare al progresso? Semmai significa arrestare la folle corsa verso l’instabilità del pianeta e scongiurare la (prossima) fine della specie umana. Quanto al progresso, basta forse rileggere La Ginestra di Leopardi: questo secol superbo e sciocco…, le magnifiche sorte e progressive.

Progresso dovrebbe significare ritrovare l’alleanza con la terra, con le altre specie che, saccheggiate dei loro habitat, hanno trasmesso la grande pandemia che ci sta uccidendo.

Ma questo non è l’obiettivo della transizione ecologia del nuovo Ministero (o Mistero?). Anzi, accanto ad esso c’è quello dello sviluppo del leghista Giorgetti che persegue gli obiettivi opposti.

È chiaro che l’ecologia, per citare un suo grande studioso, non può essere beffata e non esistono scorciatoie per aggirarla. Quello che noi pervicacemente tentiamo di fare inventando parole, espressioni, tecniche (e Ministeri) per esorcizzare l’apocalisse ambientale.

Articolo pubblicato su il manifesto  e https://comune-info.net/lecologia-al-servizio-delleconomia/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=Le+insurrezioni+non+entrano+nelle+urne

Pesticidi illegali on line

Ancora una volta l’Agenzia di protezione ambientale Usa richiama Amazon a fermare la vendita di fitofarmaci non registrati. Ma il problema non è solo degli Usa 

È la terza volta in tre anni che la Environmental Protection Agency (Epa), Agenzia di protezione ambiente statunitense, ordina ad Amazon di fermare la vendita di pesticidi illegali dalla sua piattaforma di e-commerce. 


Già nel 2018 l’Epa aveva inflitto ad Amazon una multa da 1,2 milioni di dollari per aver commesso oltre 4.000 violazioni della legge federale sulla vendita e la distribuzione di pesticidi non autorizzati negli Stati Uniti.  In quella occasione, si è siglato un accordo nel quale Amazon si impegnava a rimuovere dalla piattaforma fitofarmaci importati. E, soprattutto, non autorizzati ad essere commercializzati negli Usa. Evidentemente il problema non è stato risolto. Lo scorso giugno, infatti, Epa aveva nuovamente richiamato Amazon a interrompere la vendita di circa 30 prodotti illegali – tra pesticidi e insetticidi – e ora ne ha aggiunti altri 70 all’elenco. 

“Sulla piattaforma di Amazon si possono acquistare pesticidi e insetticidi non registrati, potenzialmente pericolosi o completamente inefficaci. Pesticidi che evidentemente rappresentano un rischio significativo e immediato per la salute di consumatori, bambini, animali domestici e altri soggetti esposti ai prodotti”, spiegano dall’Epa. 

Infatti, secondo la legislazione Usa – Federal Insecticide Fungicide and Rodenticide Act – per essere venduti negli Stati Uniti pesticidi e insetticidi devono essere valutati in termini di sicurezza ed efficacia dall’Epa. Inoltre, devono avere un’etichetta con un numero di registrazione. Dati del tutto mancanti nel caso dei prodotti illegali. 

Oltre a chiedere di fermare le vendite, l’Epa ha intensificato la collaborazione con US Customs and Border Protection. L’obiettivo è fermare le importazioni di prodotti non conformi e in vendita su Amazon. 

Il problema della vendita on line di pesticidi illegali non riguarda solo gli Usa ma interessa anche l’Europa

Lo scorso anno un’inchiesta realizzata da Greenpeace Uk, Unearthed e  Public Eye denunciava l’esportazione dalla Ue di 41 diversi prodotti fitosanitari vietati in Europa per i loro potenziali rischi per la salute e l’ambiente  ma considerati buoni per essere utilizzati altrove.  Più di 80.000 tonnellate di prodotti finite in 85 Paesi.

Una pratica definita deplorevole dalle Nazioni Unite che lo scorso anno hanno lanciato un appello affinché fosse interrotta. 

Anche perchè nell’utilizzo di questi prodotti sono i Paesi in via di sviluppo a correre i maggiori rischi. In tali contesti infatti non sempre i pesticidi sono gestiti con le necessarie attenzioni. Spesso chi li utilizza non riceve specifica formazione sui rischi e non utilizza dispositivi di protezione. Il risultato è che sono molte le vittime di avvelenamento da pesticidi. Secondo uno studio del Pan, ogni anno ci sono 385 milioni di casi di avvelenamento grave da pesticidi in tutto il mondo, circa 11.000 dei quali mortali.  

tratto da: https://www.cambialaterra.it/2021/02/pesticidi-illegali-on-line-2/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterCLT

WEBINAR di giovedì 18 febbraio - Biodistretti come presidio della qualità degli alimenti del territorio, dell’ambiente, del lavoro

 


WEBINAR giovedì 18 febbraio 18.00

Biodistretti come presidio 

della qualità degli alimenti 

del territorio, dell’ambiente, 

del lavoro

 

programma

ore 18.00 

Saluti alle autorità presenti e non presenti

                

18.05

Christian Marchesini, Presiedente Consorzio Tutela Vini della Valpolicella 

I Consorzi di Tutela e la promozione del biologico

 

18.30

Daniele Accordini, direttore della Cantina Sociale di Negrar, 

Cantina sociale Negrar e il bio, l'esempio, le prospettive

 

18.50

Maurizio Boselli, già professore ordinario di viticoltura all’università di Verona  

Ruolo dell'Università nell'affermazione del biologico in viticoltura

 

19.10

Fausto Rossignoli, vicesindaco di Negrar

Cosa possono fare le amministrazioni per la difesa di ambiente e salute nel nostro territorio

 

19.30

Mattia Giovannini
, Presidente Biodistretto Valpolicella e Dintorni

Le prospettive del biodistretto, una nuova visione dei rapporti territorio-agricoltori

 

Patrocini dei comuni: Negrar, San Pietro in Cariano, Pescantina, Marano, Fumane, Dolcè, Cavaion Veronese

 

Piattaforma: Google Meet – link al webinar: https://meet.google.com/fab-jmdu-inb

Resoconto del primo incontro on line. Federbio fa il punto sulle opportunità legate ai biodistretti


Strategici non solo per il biologico, i biodistretti possono diventare un volano economico importante. In particolare in un momento in cui sia in Europa che in Italia l’agricoltura è al centro del dibattito e occorre raggiungere gli obiettivi climatici. “I biodistretti hanno una funzione strategica per tutto il territorio in termini di integrazione e coinvolgimento di soggetti e organizzazioni rappresentativi di altri settori economici presenti sul territorio”, ha affermato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio intervenendo al webinar organizzato da Federbio “Il ruolo del biologico nella futura politica agricola europea, le opportunità dei biodistretti”.

“Per questo la creazione di un biodistretto può diventare un’opportunità per il territorio nel suo complesso liberando molte potenzialità economiche ma anche sociali e culturali”, ha aggiunto Mammuccini. “Penso al turismo, alle attività artigianali, al commercio, alla ristorazione. E alle mense pubbliche che costituiscono un elemento fondamentale per educare i ragazzi e i cittadini a nuove abitudini alimentari. Ci sono molti aspetti da valorizzare così come molti nodi da sciogliere. Per affrontarli è necessario creare una governance che comprenda i Comuni, gli agricoltori, le altre parti economiche e le associazioni locali presenti sul territorio“.   

Oggi in Italia i bio-distretti sono circa 40: aree vocate al biologico in cui produttori, cittadini, operatori turistici e pubbliche amministrazioni collaborano per una gestione delle risorse in equilibrio tra sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Un numero in costante aumento. Proprio in questi giorni all’interno del progetto Bio Slow è nato Bio Slow Sardegna. Obiettivo del nuovo biodistretto: promuovere l’agricoltura biologica, lavorare sulla qualità della terra, del paesaggio. Tutto ciò per dar vita a una rete territoriale connessa da percorsi ecologici, culturali e turistici.

I biodistretti inoltre possono diventare un modello di riferimento per l’intero Paese in tema di sicurezza grazie all’articolo 13 sui distretti biologici nella Legge sul bio approvata al Senato dopo due anni di stallo. “Come Federbio abbiamo lavorato perché all’interno di questa legge fosse inserito il principio ‘chi inquina paga’ secondo cui devono essere gli agricoltori convenzionali ad adottare le pratiche necessarie a impedire la contaminazione da pesticidi delle produzioni biologiche”, spiega Maria Grazia Mammuccini. “Purtroppo non siamo riusciti a fare passare questo principio nella Legge sul biologico, ma è stato inserito in riferimento ai distretti biologici.” 

Non solo. La presenza dei biodistretti costituisce anche un elemento sostanziale per raggiungere gli obiettivi indicati dalla Commissione europea. La strategia Farm to Fork fissa una percentuale del 25% di biologico da raggiungere entro il 2030. Livello che molti biodistretti hanno già raggiunto o stanno per raggiungere. 

tratto da: https://www.cambialaterra.it/2021/02/il-biodistretto-un-volano-per-il-territorio/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterCLT

Erbe, storia e saperi femminili. Iniziativa interessante da importare anche in Valpolicella?

Siamo la bellezza di una quarantina di donne. Una rete di donne custodi dei saperi femminili, antica trama di trasmissione delle conoscenze e di condivisione dei valori. Il gruppo nasce per tessere solidarietà tra coloro che ne fanno parte, sostegno a vicenda, e l‘idea comune è di divulgare il sapere che ognuna delle donne coltiva e possiede, come un tempo ormai remoto si faceva da madre in figlia. Insomma, una condivisione mista di buone pratiche e sapere ancestrale, di relazioni umane, di rispetto e attenzione, oltre che amore per Madre Terra, di sorellanza. Un‘unione del femminile che avvicina, in continua evoluzione e che si arricchisca nel tempo, che diventi un bene prezioso.

Libere di essere, ognuna diversa, ognuna unica. 

Il progetto sarebbe dovuto partire a maggio 2020, ma la sua presentazione ufficiale è stata posticipata a causa della pandemia al primo momento possibile nel 2021. Durante il 2020 si è potuto svolgere solo qualche evento, con molte limitazioni: il 5 di luglio “Guarda, che vedi?” tra erbe, arbusti e utilizzi insieme a Daniela Di Bartolo ricercatrice etnobotanica e autoproduttrice; il 19 luglio, “Narrando della Dea”, insieme all’antropologa Adriana Gandolfi alla scoperta della storia del tempio della Madonna di Pietrabona, entrambe organizzate nel comune di Castel Di Ieri (AQ) in collaborazione con la Proloco; l’8 agosto“Alchimie Esperienziali, un laboratorio di erbe selvatiche” e il 9 agosto, “Alchimie Esperienziali, Ascoltiamo le piante”, organizzate rispettivamente nei comuni della Valle Subequana di Castel Di Ieri e di Gagliano Aterno (AQ). Per finire poi “Le Arti di Maja” a Roccacaramanico (PE) sulle pendici della Majella dall‘11 al 13 settembre, con l’obiettivo di affrontare in modo semplice alcuni principi fondamentali per chi vuole iniziare a cimentarsi con le erbe e con diverse pratiche artigianali (lavori a maglia, tinture vegetali e tessitura) un lavoro a tre, due fantastiche artigiane Antonella Marinelli e Valeria Belli e la Donna delle Erbe, Daniela Di Bartolo.


Il luogo, anzi i luoghi, della condivisione della conoscenza, sono stabiliti di volta in volta in base all’attività, a testimonianza del fatto che tutto lo spazio è un luogo vitale, da scoprire.

Officine Sperimentali non è un progetto a scadenza, ma un’entità viva in grado di definirsi e crescere con costanza, rinnovando l’amore e il rispetto per la sacralità della consapevolezza, dei luoghi che ospitano e accolgono le attività e delle donne che si sono fatte custodi di antiche conoscenze. Un luogo ideale e concreto al contempo carico di gentilezza, di rispetto e conoscenza, che ri-pone la donna al centro della vita quotidiana e spirituale.

Ai laboratori potranno partecipare, ovviamente, non solo donne.

Officine Sperimentali, per celebrare la nascita del proprio sito, www.officinesperimentali.com – online da novembre -, propone una ricca serie di incontri tematici i quali, nel pieno rispetto della propria missione, riguarderanno le pratiche del buon vivere, la cura del sé e del Pianeta.

La situazione attuale di malattia, paura e isolamento non ferma la divulgazione e l’Amore per Terra Madre (che proprio in questo periodo si sta rilassando dall’accanimento dell’umanità) e la sobrietà, oltre alla Passione per la manualità, le tradizioni, la cura del corpo e dell’anima. Così grazie alla piattaforma Zoom e altre soluzioni online le Donne di Officine Sperimentali arrivano a casa. Appena co si potrà incontrare fisicamente i corsi si terranno nel periodo estivo – come già è avvenuto, nel pieno rispetto della sicurezza – nell’area del Parco Regionale Sirente Velino.

Così pregustando il momento in cui sarà possibile incontrarsi di persona in Abruzzo in luoghi fatati – per fare insieme un paio di sandali, una tela tessuta a nostra fantasia, un percorso di ipnosi regressiva, una scultura, un saporito e squisito piatto vegano, una sciarpa naturale decorata con eco-printing, approfondire le conoscenze sulla macrobiotica, imparare le arti della pastificazione, della ceramica, un abito di riciclo e tutte le pratiche del vivere in comunione con se stesse/i e con la natura… – ecco le prime proposte online su Officinesperimentali.com/eventi/:

Le cure del sé. Vivere in armonia con il Pianeta”, tenuto da Daniela Di Bartolo, auto-produttrice, ricercatrice etnobotanica e donna delle erbe, riguarderà i rituali, raccolte consapevoli, cure, coccole, meditazioni, restando sempre in profondo contatto e in armonia con Madre Terra, attraverso la semplicità e l’essenzialità che fanno da linee guida nella sua vita. Daniela, grazie alla sua sapienza ed esperienza, guiderà in un cammino ricco e stimolante nel quale verranno illustrate delle buone pratiche, dalla raccolta delle erbe, al saper bilanciare il reale bisogno individuale alla disponibilità delle materie prime presenti sul territorio, all’imparare ad alimentarsi e curarsi con le erbe, riconoscere i ritmi stagionali di ciascun’erba, al prendersi cura dell’ambiente e di sé stesse/i. Ogni giovedì e, seppur ogni incontro sia profondamente legato agli altri, ogni incontro costituisce una lezione a sé. Un primo ciclo volge al termine, ma un altro sarà avviato.

Maharama-rame: l’antica arte del macramè” dal 9 gennaio. Maria Mariella, fantastica artigiana e studiosa delle vecchie arti manuali femminili, ingegnere e tessitrice, ci farà avvicinare a quest’antica arte di confezionare frange e fazzoletti in 8 incontri. Occorre pazienza e concentrazione.

A briglie sciolte, racconti e scambi tra antropologia, etnobotanica e rituali”, 1 incontro al mese, conduce l’antropologa Adriana Gandolfi, che svolge attività di ricerca e documentazione demo-etno-antropologica per il territorio abruzzese e molisano. Ha operato a lungo nel Museo delle Genti d’Abruzzo, partecipando attivamente alla sua realizzazione. Si distingue come studiosa di oreficeria a carattere etnografico e tradizionale; autrice di numerosi saggi ed articoli.

La serie di incontri traccia un percorso antropologico dedicato alla cultura tradizionale dell’Abruzzo ruralepreindustriale, la società agro-pastorale dei/delle nostri/e nonni/e. Rimembrando storie, usanze, saperi anticamente trasmessi oralmente nel passaggio generazionale per riscoprirne gli insegnamenti.

Armonia e consapevolezza corporea” di Rossella Frozza, ideatrice di Armonia in movimento ed operatrice di Biodanza SRT. Con Armonia e Consapevolezza corporea vengono proposti degli esercizi, che derivano da tecniche e discipline differenti ma che sono stati pensati e strutturati in un modello organico coerente, in modo che ognuno possa acquisire maggiore consapevolezza corporea per recuperare la propria Armonia. Dal 23 gennaio per tre sabati consecutivi.

Corso di Comunicazione Efficace. Le basi della Comunicazione Non Violenta” La Comunicazione Nonviolenta, detta anche Comunicazione Empatica, si basa sul principio che sentire empatia fa parte della nostra natura umana e che le strategie violente, siano esse fisiche o verbali, 6 incontri a partire da giovedì 4 febbraio diretti da Maria Teresa Di Francesco, Counselor Trainer Costellazioni Familiari e fondatrice della Scuola di formazione in Counseling Sistemico: “Liberi di Essere”.

Dal 21 gennaio 2021 sono online pure le prime video-pillole di presentazione, narrazione: https://www.officinesperimentali.com/video-pillole/

E questo è solo l’inizio. Officine Sperimentali è una scuola dall’antico significato che si basa su una rete profonda e solidale – tessuta da Daniela Di Bartolo in decenni di attività, incontri, empatie – composta da donne custodiprovenienti da tutta Italia, ma pure da oltre frontiera.


tratto da: https://comune-info.net/erbe-arte-storia-e-saperi-femminili/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=La+sospensione+del+presente